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Immigrazione, Milano lancia il vino Rom per sostenere i bimbi nomadi sgomberati
Di Fabrizio (del 11/03/2010 @ 09:36:35, in Italia, visitato 1552 volte)

Repubblica Milano

Un vino Rom - Rosso di origine migrante - per sostenere progetti di integrazione dei bimbi nomadi di Milano, sgomberati dal campo di via Rubattino lo scorso settembre. L'idea di vendere bottiglie di Merlot e Sangiovese 2007 - prodotte in una unica partita di poche migliaia di esemplari dalla cooperativa Eughenia - è venuta alle mamme e alle maestre del quartiere Feltre e Lambrate a Milano. In questo modo, grazie all'iniziative di mamme e maestre, si potrà continuare a a sostenere l'integrazione delle famiglie rom che da due anni mandano i loro bambini nelle scuole elementari della zona.

Sostenuto dalla Comunità di Sant'Egidio e Naga - si legge in una nota - il progetto prevede borse di studio per i piccoli e l'inserimento lavorativo delle famiglie che in Romania lavoravano la terra nelle cascine e nelle aziende agricole situate nell'hinterland. I vini Rom sono in vendita unicamente allo stand di InterGAS Milano di Fa' la cosa Giusta!, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, in programma alla Fiera di Milano dal 12 al 14 di marzo prossimi.

(10 marzo 2010)


Ricevo inoltre

Cari amici e conoscenti che state seguendo la vicenda dei bimbi rom di Rubattino, della battaglia delle loro maestre e di noi tutti che li vogliamo veder andare a scuola come e con i nostri bambini,ho il piacere di inviarvi, di seguito sotto nella mail, le etichette del vino ROM, Rosso di Origine Migrante, che venderemo alla fiera “Fa’ la cosa giusta”, 12-14 marzo, presso lo stand di Intergas (che raggruppa tutti i Gruppi di Acquisto Solidale milanesi) per finanziare borse di studio e di lavoro per loro e per i loro fratelli più grandi, ma anche per i loro genitori.

Chi non potesse sostenere il progetto con l’acquisto diretto di questo vino lo potrà presto fare sottoscrivendo quote per le borse studio e lavoro che stiamo istituendo con la Comuità di Sant’Egidio.

Ma l’importantissimo sostegno che, come genitori e maestre delle scuole di Lambrate, vi chiediamo è la segnalazione di possibilità di stage di lavoro, da retribuirsi con le nostre borse, anche di breve periodo, presso cascine, officine meccaniche, imprese edili ecc.; inoltre cerchiamo segnalazioni per case in affitto, anche modeste o da ristrutturare, presso cascine, in aree peri-urbane, che possano essere economicamente accessibili a queste famiglie.

Il progetto abitativo e quello lavorativo hanno come garanti, anche finanziariamente, Segnavia- padri somaschi e la Comunità di S. Egidio, che affiancano da anni le famiglie rom nel loro percorso di integrazione.

Molti capifamiglia hanno al momento già contratti di lavoro ed esperienze lavorative precedenti. Ma precarietà dei loro lavori sommata alla loro estrema indigenza ed alla loro persecuzione tramite gli sgomberi continui li tiene oppressi e senza uscita dalla loro condizione.

Allego anche una significativa cronologia dell’esperienza di Rubattino scritta da alcune maestre.

Alla vostra salute con un bel bicchiere di Rosso di Origine Migrante!

assunta vincenti

INTORNO A RUBATTINO: STORIA DI UN’INTEGRAZIONE POSSIBILE

Da quasi due anni le scuole elementari della zona Lambrate, a Milano, sono coinvolte in un percorso di integrazione scolastica dei bambini rom. Intorno a questa realtà si è costituita una rete fatta di volontari, cittadini, associazioni del territorio, insegnanti, genitori, parrocchie, a sostegno di un processo di integrazione che cerca di tenete conto di tanti aspetti della vita: socialità, lavoro, casa, scuola anche per ragazzi e adulti, aiuto concreto nei momenti più drammatici. Questo lavoro viene continuamente interrotto e reso difficile dagli sgomberi, che però paradossalmente hanno rinsaldato le relazioni tra le persone italiane e rom. Ora queste a queste famiglie vogliamo bene, le stimiamo, soffriamo con loro per le ingiustizie subite.

Possiamo forse lasciarli soli?

Giugno 2008:

Le maestre vengono a sapere che dopo l’estate arriveranno 9 scolari rom.

“Ragazze, ricordiamoci di tenere stretta la borsetta!” è il commento di qualcuna, iniziano contatti preoccupati tra alcuni genitori decisi a opporsi; tutti gli altri tacciono e lasciano fare.

Settembre 2008

Preparandosi ad accoglierli, qualche maestra immagina bambini con comportamenti problematici, poco abituati alle regole.

Arrivano invece bambini educatissimi, che tengono gli occhi bassi e non dicono una parola, disciplinati, ubbidienti. All’inizio cercano sicurezza cercando di fare gruppo tra di loro durante gli intervalli.

Capiamo che il lavoro non comincerà dai quaderni, ma dal restituire ai bambini rom la dignità di tutti i bambini.

I volontari della Comunità di S. Egidio e dei Padri Somaschi, che seguono quotidianamente la comunità rom, con pazienza ci aiutano a capire un mondo che non può essere guardato solo con i nostri occhi.

Fuori da scuola genitori italiani e genitori rom iniziano a conoscersi

Un anno di lavoro

L’inizio è stato duro per molte maestre e per loro.

Loro parlano il romanes, noi l’italiano.

Per noi è normale avere degli orari scanditi, l’acqua e il bagno (scopriremo che i bambini rom, che non ce l’hanno ci vanno spessissimo e si lavano, si pettinano, si profumano), del materiale di cui avere cura….

Loro in silenzio si adattano a tutto, ma chissà che fatica è per loro il nostro “dare per scontato”!

Per molti di loro è la prima occasione per stare con bambini non rom: un mondo sconosciuto. Per molti di noi i loro genitori sono i primi rom guardati senza paura. Un po’ alla volta ci si scopre uguali; le differenze ci sono, ma come è normale che accada quando le provenienze sono diverse.

Il primo periodo è per conoscersi e imparare a comunicare: vita quotidiana e gioco sono la strada migliore da seguire.

SETTEMBRE 2009

Gli alunni rom nelle nostre scuole sono diventati 26, altri 10 frequentano altre scuole elementari o medie della zona.

Le relazioni tra italiani e rom si intensificano: le maestre vengono invitate a una festa di battesimo al campo, i bambini rom vanno alle feste di compleanno dei compagni, fanno delle merende insieme, i genitori scambiano qualche parola tra loro, in una classe gli scolari usano i loro risparmi per regalare alla compagna rom l’astuccio delle Winks che le piace tanto…

Nella scuola di Via Pini viene aperto una sportello settimanale di ascolto e consulenza curato dai Padri Somaschi, rivolto a insegnanti e genitori.

In un anno abbiamo imparato tanto e abbiamo accumulato tante belle storie.

All’inizio della scuola arriva come una doccia fredda l’annuncio dell’imminente sgombero del campo, dove ormai vivono 300 persone rifugiatesi lì in seguito agli sgomberi di altri campi.

Si possono perdere 36 scolari senza batter ciglio? Inizia una battaglia fatta di raccolte firme, parte del quartiere si mobilita, sulla stampa il fatto che degli italiani agiscano in favore dei rom ha un’eco grandissima e le iniziative a sostegno della comunità di Rubattino si moltiplicano e raccolgono un numero sempre maggiore di sostenitori.

Si mobilita anche Amnesty International, si cerca un dialogo con le istituzioni.

All’inizio di novembre una fiaccolata porta la solidarietà dei cittadini italiani fino al campo rom, dove avvengono incontri commuoventi: solitamente le torce arrivavano ai campi per dare fuoco alle baracche, qui vogliono solo illuminare facce di persone che per la prima volta si incontrano.

19 novembre 2009

Il giorno prima della celebrazione dei 20 anni della Convenzione dei Diritti dell’Infanzia il campo di via Rubattino viene sgomberato.

20 novembre 2009

Le famiglie si accampano nel capannone semi crollato della Innocenti di fronte all’ex campo, in mezzo a macerie e topi.

21 novembre,

Sgombero da parte della polizia dal capannone, 30 minuti per andarsene. “esodo” verso la chiesa di S.Ignazio. L’arcivescovo e la chiesa Milanese intervengono.

Donne e bambini trovano rifugio temporaneo in vari centri di accoglienza. Dopo tornano alla baracchine, dispersi in tante zone della città e nell’hinterland. Li seguiamo come possiamo, senza mai perderli di vista.

De Corato annulla la festa organizzata per celebrare lo sgombero.

Nonostante tutto una dozzina di bambini continua a frequentare le scuole

Gennaio 2010

molte famiglie si rifugiano al campo di Redecesio dopo aver subito numerosi altri sgomberi (Corsico, Bovisa, Bovisasca, Chiaravalle)

Inutili gli appelli dell’Arcivescovo Tettamanzi che in occasione della festa di S.Ambrogio in chiesa si rivolge agli amministratori chiedendo di non vanificare quello che i rom stanno costruendo insieme ai volontari, della Caritas che chiede inutilmente al Sindaco una moratoria degli sgomberi almeno nel periodo di grande freddo.

16 febbraio 2010

Sgombero di Redecesio. Sono sempre le stesse famiglie. L’accanimento porta a intervenire su queste persone altre 5 volte nella stessa giornata. Siamo accanto a loro, salviamo materassi, coperte, pentole, vestiti. Li ospitiamo nelle nostre case.

In seguito troveranno rifugio in un edificio messo a disposizione da un comune vicino.

Adesso

In questi mesi abbiamo imparato a conoscerci e a capire.

I bambini vengono a scuola con assiduità, nei momenti di grande difficoltà andiamo a prenderli nei posti in cui sono dispersi, le famiglie contano su di noi e noi ci troviamo a svolgere il compito che dovrebbe essere della protezione civile.

A renderci diversi dalla protezione civile è il fatto che ora noi a queste famiglie teniamo, che ci vogliamo bene, che siamo indignati nel vedere le ingiustizie che sono costretti a subire.

Molti gruppi, scuole, parrocchie, ci chiedono di raccontare.

Molti ci offrono disponibilità a collaborare. Arrivano proposte che mai avremmo pensato. Forse Milano ha ancora voglia di solidarietà, di una legalità che non sia a senso unico, di legami e di giustizia.
 

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