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Ungheria
Di Fabrizio (del 28/02/2010 @ 08:34:43, in Europa, visitato 1592 volte)

Da Hungarian_Roma

The Huffington Post By Joelle Fiss, Pennoyer Fellow - Combating Hate Crimes

24/02/2010 - Proprio un anno fa, il 23 febbraio 2009, Robert Csorba, 27 anni di origine rom, e suo figlio di quasi 5 anni furono colpiti a morte mentre scappavano dalla loro casa in fiamme a Tatárszentgyörgy [leggi QUI ndr]. La sparatoria è avvenuta subito dopo mezzanotte. La famiglia tentava di fuggire dalla sua casa in fiamme, ma nel mentre Robert Csorba e suo figlio furono colpiti a morte dalle pallottole. La moglie di Robert e altri due bambini furono seriamente feriti, oltre naturalmente a patire traumi emotivi.

Un anno dopo, quando Human Rights First visitò la famiglia, c'era una sensazione che queste morti avrebbero potuto essere evitate. Senza dubbio ci sono stati degli errori: l'ambulanza arrivò più tardi del previsto dopo che il crimine fu commesso. La polizia ed il personale medico furono lenti nel riconoscere il motivo dell'incidente che portò alla loro morte. In aggiunta, la polizia concluse inizialmente che il fuoco era stato causato da un incidente elettrico. Mancarono di indagare su importanti indizi che li avrebbero portati rapidamente ai sospetti.

Questo doppio omicidio non è stato un incidente isolato. Violenze simili hanno colpito la nazione nel 2009, colpendo la comunità rom ungherese di 600.000 membri. Sono stati registrati dozzine di gravi crimini razziali, comprendenti l'uso di fucili, il lancio di molotov o di severi pestaggi.

Sono stati compiuti progressi nell'affrontare il circolo vizioso della violenza e le autorità ungheresi hanno preso misure importanti. Quattro sospetti coinvolti in quelli che vengono chiamati "omicidi seriali" sono stati arrestati l'agosto scorso. Centinaia di investigatori sono stati mobilitati su questi casi. Human Rights First spera che inizi presto il processo e che sia pubblico, così da aiutare a portare un senso di giustizia tra le vittime. Un processo, aperto e nazionale, porterebbe in primo piano al dibattito pubblico della questione della violenza razziale contro i Rom. Le conversazioni potrebbero partire dai politici, esperti sui diritti umani e comunità rom, allo scopo di evitare violenze simili in futuro. I giornalisti potrebbero discutere su come evitare di cadere nei soliti luoghi comuni, quando gli incidenti riportati riguardano i Rom.

Paradossalmente, è incoraggiante il fatto che la polizia abbia recentemente ammesso che siano stati fatti degli errori. Con questa constatazione, c'è più possibilità che i responsabili siano disposti a discutere sulle riforme necessarie alla polizia per evitare il ripetersi degli errori.  Qualche giorno fa - quasi un anno dopo gli omicidi - la polizia nazionale riconobbe che c'era stata una cattiva condotta da parte sua, in risposta al doppio omicidio di Tatárszentgyörgy. Come risultato, sono iniziate procedure interne disciplinari verso due poliziotti per assicurare la responsabilità sulle loro mancanze. Ciò va in qualche maniera nella direzione intrapresa dal governo, che chiede vengano messi in atto meccanismi adeguati per rispondere agli abusi polizieschi.

Detto questo, rimane ancora molto da fare.

In primo luogo, l'addestramento della polizia è un punto centrale nel prevenire violenze a sfondo razziale. Quando questa avviene, la polizia deve usufruire di una buona formazione nel raccogliere le prove, così che l'indagine possa definire correttamente la natura del crimine commesso. Effettivamente, se l'indagine sulla scena del crimine è incompleta e viene ignorato il motivo razziale, il sistema della giustizia non può assicurare la sua piena responsabilità.

Quanti sinora si sono occupati degli assassini seriali sono investigatori di esperienza. Ma la polizia locale è formata adeguatamente nel fare fronte agli avvenimenti a livello base, agli episodi giornalieri di minacce e piccole violenze, che non assumono a fama nazionale? La polizia ha bisogno di adattare i meccanismi di risoluzione dei conflitti ai rispettivi contesti locali. Sarebbe utile che potessero confrontarsi con le loro controparti di altri paesi per arrivare a soluzioni creative. A tale proposito, gli Stati Uniti potrebbero essere di grande aiuto. Allo stesso modo che gli investigatori dell'FBI volarono a Budapest l'estate scorsa per dare assistenza alla polizia ungherese nell'identificare gli assassini seriali, potrebbero radicarsi nel futuro anche altre forme di cooperazione tecnica e di mutui progetti, col supporto del Dipartimento USA alla Giustizia e del Dipartimento di Stato.

Secondariamente, le autorità ungheresi preposte alla legge dovrebbero considerare di compiere sforzi concertati per includere più ungheresi di origine rom nelle unità di polizia [leggi QUI ndr], per rompere il sentimento cognitivo di "noi contro loro" che alimenta le tensioni sociali.

Terzo, quando la polizia commette degli errori, le indagini devono essere effettuate sistematicamente - come nelle deviazione avvenute nel caso degli omicidi Csorba, cosicché ci sia un senso genuino di responsabilità per coloro che ritengono che i loro diritti siano stati violati.

Anche più difficile, ma non una sfida meno importante, è trasformare gli stereotipi anti-Rom profondamente radicati che sono tollerati a molti livelli all'interno della società ungherese - sia nei circoli privati, sia nell'arena politica che nei media. Istvan Serto-Radics, sindaco della città di Uszka  - largamente popolata da residenti rom, ha scritto assieme al professor John Strong di Long Island USA una ricerca, in cui si paragona la difficile situazione dei Rom nell'attuale Ungheria a quella degli Afroamericani nel Mississippi della metà degli anni '60 e '70. Descrivendo i modelli psicologici pregiudicati, dice: "Ci sono diverse ed importanti similarità tra i Rom e gli Afroamericani... stereotipi simili sono frequentemente usati per descriverli. Sono entrambi visti come pigri, proni al crimine, inferiori intellettualmente, emozionalmente immaturi, anche se dotati nella musica". In aggiunta, i problemi strutturali degli alti tassi di disoccupazione, le aree abitative ghettizzate, la discriminazione nella sanità e nell'istruzione, come pure i rapporti tesi con la polizia, sono tutti gli altri fattori che determinano le rassomiglianze storiche. Malgrado ciò, ci sono differenze significative; per esempio la comunità rom non ha mai lottato per acquisire il diritto di voto - partecipano persino attivamente alle elezioni.

Come si inserisce questo turbolento contesto sociale nelle imminenti elezioni nazionali che si terranno ad aprile? Il neofascista partito Jobbik è in buona posizione per ottenere una generosa massa di voti. La sua agenda politica è semplice: militaristica. A parte i crudi discorsi razzisti contro gli Ebrei, chiama all'uso dell'esercito per agire contro i Rom per "restaurare l'ordine" e combattere "il crimine zingaro". La "criminalità zingara" è una nozione problematica filtrata tristemente nel discorso pubblico come concetto tradizionale. Tuttavia, il pubblico sembra afferrarla intuitivamente, mentre il capire l'effetto della violenza razzista è meno condiviso e non sempre accettato. Invero è un problema di micro-criminalità che colpisce una corda sensibile di molti Ungheresi. Tuttavia, l'oltraggio pubblico è ben più forte se un Rom è beccato a rubare, piuttosto di quando viene colpito a morte. La risposta della polizia può riflettere questo, mentre gli attacchi razzisti contro i Rom possono essere benzina gettata sui crimini di cui sono gli esecutori.

I membri della Guardia Ungherese, l'ala paramilitare di Jobbik, sfruttano le legittime paure del crimine. Sono conosciuti per vagare intorno ai villaggi popolati da Rom intimidendoli con violente minacce o aggredendoli. Infatti, Tatárszentgyörgy è uno dei primi posti dove hanno cominciato sfilare dalla loro creazione nell'agosto 2007.

Ecco allora un suggerimento a tutti i democratici in Ungheria che seriamente combattono l'ascesa dell'estremismo nel loro paese mentre incombe la campagna elettorale. Se i cittadini ungheresi si sentissero protetti ugualmente dallo stato, ci sarebbe una migliore probabilità porre freno l'estremismo. Gli elettori di Jobbik [...] stanno rivolgendosi ai bulli neonazisti in cerca di più sicurezza. Nel contempo, i componenti della comunità rom hanno paura di essere insultati, minacciati o assaltati per strada: è tempo che i politici responsabili - e quanti formano l'opinione pubblica - parlino apertamente contro il razzismo, così come lo fanno contro il crimine. E' tempo di essere sicuri che non esiste crimine pari al rubare le vite di Robert Csorba e del suo piccolo figlio.

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