Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

ASSETTO VARIABILE

E' sospeso sino a data da destinarsi.

Le puntate precedenti sono disponibili QUI


Volete collaborare ad ASSETTO VARIABILE?
Inviate una
mail
Sostieni il progetto MAHALLA
 
  
L'associazione
Home WikiMAHALLA Gli autori Il network Gli inizi Pirori La newsletter Calendario
La Tienda Il gruppo di discussione Rassegna internazionale La libreria Mediateca Documenti Mahalla EU Assetto Variabile
Inoltre: Scuola Fumetti Racconti Ristorante Ricette   Cont@tti
Siamo su:  
L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 28/11/2013 @ 09:00:00, in Europa, visitato 1702 volte)

Sergio Bontempelli 25 novembre 2013 su Corriere delle migrazioni

Quella della "zingara rapitrice" è una falsa leggenda, ormai lo sanno (quasi) tutti. Ma pochi conoscono l'origine di questo mito, che risale all'età moderna e ha una lunga storia letteraria.

A volte i fatti di cronaca sono molto istruttivi. A volte, non sempre. Il 19 ottobre scorso, a Farsala in Grecia, i poliziotti trovano una bambina bionda in un insediamento rom. E siccome i rom - così pensano gli agenti - non possono essere biondi, la bambina sarà stata senz'altro rubata. Parte la caccia ai "veri" genitori, che vengono rintracciati nel giro di pochi giorni: si tratta di una coppia di rom bulgari, anche loro tutt'altro che biondi. La bambina non è stata rubata, ma ceduta dalla famiglia di origine, che non poteva mantenerla.
Due giorni dopo, la polizia irlandese ferma una coppia di rom a Dublino e trattiene la loro piccola figlia, anche lei "troppo bionda per essere zingara". Ma il caso si sgonfia subito: il test del Dna rivela che i due rom sono i genitori "naturali" della piccola.
Il 3 novembre, Il Messaggero riporta la notizia di una rom bulgara che avrebbe tentato di rapire un neonato a Roma. La presunta rapitrice verrebbe dai dintorni di Napoli, dal "campo nomadi di Striano". Bastano poche ore per capire che si tratta di una bufala: a seguito di una rapida verifica, l'Associazione 21 Luglio scopre che non esiste nessun "campo nomadi di Striano", mentre un articolo del giornale online Giornalettismo ridimensionava l'ipotesi del rapimento. La donna - che probabilmente non era rom - era in evidente stato confusionale, e la sua volontà di "sottrarre" il bambino è tutta da verificare.

I rom non rubano i bambini...
Tre episodi di rapimento, rivelatesi tre colossali bufale. Ancora una volta, la storia degli "zingari" che portano via i bambini si rivela per quello che è: una leggenda metropolitana.
Del resto, che i rom non rubino i neonati lo sanno tutti. O, almeno, tutte le persone serie e minimamente informate. Anche perché sul tema si è accumulata una corposa letteratura: dossier, reportage, rilevazioni statistiche, studi e ricerche sistematiche.
Ci sono per esempio i dati della Polizia di Stato sui minori scomparsi. In nessun caso si parla di bambini o adolescenti ritrovati presso famiglie rom o in "campi nomadi" (si veda qui, e per dati aggiornati al 2013 qui).
Poi ci sono inchieste giornalistiche ben fatte, reperibili anche in rete: come quella realizzata nel 2007 da Carmilla Online, dove si dimostrava che i numerosi episodi di presunto rapimento di minori erano delle bufale belle e buone. O come quella, più recente, di Elena Tebano per il Corriere, che arriva alle stesse conclusioni.
Infine, c'è la ricerca dell'antropologa fiorentina Sabrina Tosi Cambini, che ha analizzato tutti i casi di presunti rapimenti, seguendo sia le notizie diffuse dalla stampa che i verbali dei processi nelle aule di Tribunale. L'esito di questa meticolosa indagine è sempre il solito: nessuna donna rom ha mai rapito nessun bambino.

Le origini della leggenda: un mito letterario
Ma allora da dove nasce la bufala dei rom che portano via i bambini? Pochi sanno che si tratta di una storia vecchia di qualche secolo, e che può vantare un'origine "colta", addirittura letteraria: i primi a parlare di "zingare rapitrici" sono stati infatti i commediografi italiani e spagnoli del Cinque-Seicento. Nell'arco di qualche decennio, la trama delle loro opere è diventata leggenda di senso comune: la finzione, potremmo dire, si è fatta realtà (o, per meglio dire, il racconto è divenuto cronaca e falsa notizia). Ma andiamo con ordine.
Tutto comincia nel 1544 a Venezia. Il luogo non è casuale, perché proprio in quegli anni la Serenissima avvia una dura politica di espulsioni, bandi e atti repressivi contro gli "zingari". Mentre la gloriosa Repubblica si industria ad allontanare i rom, i veneziani frequentano il teatro, luogo di svago e di vita mondana: e come in un gioco di specchi, gli "zingari" cacciati dalla città fanno capolino sul palco.
Nel 1544 viene messa in scena La Zingana, una commedia di un certo Gigio Artemio Giancarli. Qui si racconta di una giovane rom che sottrae dalla culla un bambino, sostituendolo col proprio figlio: per quanto se ne sa, si tratta della prima traccia del mito della "zingara rapitrice". Il successo della commedia oltrepassa i confini della Repubblica: nel giro di pochi anni un drammaturgo spagnolo, Lope de Rueda, scrive la Medora, che è nient'altro che una traduzione e un adattamento della Zingana di Giancarli. E attraverso Lope de Rueda, la leggenda della "zingara rapitrice" arriva a Cervantes (l'autore del Don Chisciotte), che ne fa l'oggetto di una delle sue "Novelle esemplari", La Gitanilla.

Da opera letteraria a leggenda metropolitana
Insomma, la storia della "zingara rapitrice" nasce come trama di commedie, novelle e opere teatrali. Poi, nel giro di pochi decenni, oltrepassa l'ambito letterario: a Milano, agli inizi del Seicento, Federico Borromeo accusa i "cingari" di rapire i bambini cristiani, mentre in Spagna Juan de Quiñones, nel 1631, formula un'accusa simile in un virulento pamphlet che invoca l'espulsione dei "gitani". I giochi sono fatti: la trama romanzesca si è trasformata in accusa reale, leggenda metropolitana e falsa notizia.
A cosa si deve questa metamorfosi? Sul punto, le ricerche storiche sono ancora agli inizi, e risposte sicure non esistono. Si possono però formulare alcune ipotesi. E, come punto di partenza, occorre ricordare che i rom non erano gli unici destinatari di questa infamante accusa: altri gruppi sociali, altre minoranze erano sospettate - negli stessi anni - di "rubare i bambini".
C'erano per esempio gli ebrei, già allora discriminati e vittime di persecuzioni (perché l'antisemitismo, è bene ricordarlo, non nasce nel Novecento). Dei "giudei" si diceva sin dal medioevo che rapivano i piccoli cristiani per cibarsi del loro sangue a scopo rituale. Ovviamente non era vero, ma intere comunità ebraiche furono vittime di aggressioni, stragi, processi o condanne a morte.
Poi c'erano i vagabondi e i mendicanti, accusati spesso di rapire i bambini per portarli a chiedere l'elemosina. Piero Camporesi, storico e antropologo, racconta ad esempio la vicenda del "ritrovamento fortunoso da parte di una madre della figlia, rapitale due anni prima, mentre chiedeva l'elemosina in compagnia del suo rapitore davanti alle porte del santuario di Assisi; non solo rapita, ma resa ad arte macilenta e ulcerata sulle spalle per impietosire i fedeli".
Infine, il fenomeno dei rapimenti era diffuso nella pirateria barbaresca: corsari, avventurieri e pirati musulmani solcavano il Mediterraneo, e per guadagnare qualche soldo rapivano uomini, donne e bambini, chiedendo poi un riscatto per la loro liberazione.

Zingari, ebrei, mori, vagabondi
Ebrei, "mori" e vagabondi erano insomma protagonisti di episodi - veri, o più spesso presunti - di sottrazione di minori. Naturalmente, per capire quanto queste figure abbiano influito sull'immagine dei rom occorrerebbe compiere ricerche specifiche. Ma alcuni indizi ci segnalano che, nell'immaginario della prima età moderna, questi gruppi erano spesso confusi, o almeno accostati per similitudine.
La "zingana" della commedia del Giancarli, per esempio, parla un dialetto arabo: all'epoca si pensava che i rom fossero "egiziani", cioè arabi, mentre la teoria dell'origine indiana si diffuse solo qualche secolo dopo. Lutero, dal canto suo, affermava che il "gergo" dei mendicanti (una specie di lingua segreta diffusa nei "bassifondi" della società) aveva origini ebraiche. Dei vagabondi si diceva che erano discendenti di Caino - e per questo condannati a vagare - mentre per gli "zingari" si ipotizzava una provenienza dalla figura biblica di Cam: ma nei testi dell'epoca Cam e Caino erano spesso confusi, e i rom erano trattati come semplici vagabondi.
Insomma, è come se il mito della "zingara rapitrice" fosse nato per una sorta di "osmosi" con analoghe leggende già diffuse a proposito di altri gruppi. Per dirla in altri termini, è come se lo stereotipo degli "zingari" avesse condensato, e mescolato, le caratteristiche proprie dei "marginali": erranti come gli ebrei e i vagabondi, estranei e nemici come i "mori" musulmani.

Quando gli zingari eravamo noi
Nato in età moderna, il mito dei rom rapitori di bambini ha dimostrato una sorprendente longevità: ha attraversato i secoli, arrivando pressoché intatto fino ai nostri giorni. I titoli allarmistici dei giornali delle ultime settimane, i resoconti dei fatti di Farsala e di Dublino, sembrano riecheggiare le inquietudini dei commediografi veneziani del Cinquecento.
È difficile comprendere le ragioni di questa "longevità". Certo è che il tema del "rapimento di bambini" è assai diffuso nel tempo e nello spazio: molti gruppi minoritari, molte comunità marginali e discriminate hanno prima o poi dovuto difendersi da questa infamante accusa, o da altre simili.
È capitato anche ai migranti italiani, nei decenni centrali dell'Ottocento. Dai villaggi rurali del Sud e dalle regioni appenniniche del centro-nord, intere famiglie contadine praticavano all'epoca forme di mobilità stagionale, legate ai mestieri girovaghi di musicante e suonatore. Nel XIX secolo, l'arpa dei "viggianesi" (Viggiano è un paese della Basilicata) e l'organetto dei liguri avevano risuonato nelle strade delle città europee, richiamando l'attenzione dei passanti su queste strane figure di musicisti straccioni.
I bambini che suonavano l'organetto in mezzo alla strada, si diceva, erano stati "venduti" dalle famiglie di origine a trafficanti senza scrupoli. Non erano proprio bambini rapiti, ma quasi: perché i loro genitori, poverissimi, erano spesso costretti a venderli per racimolare qualche soldo. "Il costume di mendicare di città in città col mezzo di fanciulli", scriveva la Società Italiana di Beneficenza di Parigi nel 1868, "ha dato origine ad un traffico che si pratica sotto gli occhi e colla tolleranza delle autorità": una frase che riecheggia i peggiori stereotipi sugli "zingari".
Traffico di bambini, mendicità aggressiva, offesa al decoro, furti e criminalità di strada furono i principali capi d'accusa contestati agli emigranti. E, come i rom di oggi, gli italiani di ieri subirono processi, espulsioni, condanne. Subirono, soprattutto, una degradazione della loro immagine pubblica: chi incontrava un italiano metteva mano al portafogli, per paura di subire dei furti. E nascondeva il proprio bambino.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 29/11/2013 @ 09:09:43, in Italia, visitato 1625 volte)

Spett. ex vicesindaco di Milano per una vita, per una volta i ladri non sono quelli che tutti immaginano. Quella che segue non è una storia facile.

Ci eravamo lasciati un paio di anni fa, con 500 sgomberi e passa sul gobbo. Cioè, sempre le stesse persone che venivano sgomberate e continuavano a girare lì attorno.

Era un gioco a rimpiattino, tu, polizia municipale e le ruspe da una parte, 2/300 rom con i carrelli della spesa dall'altra parte. E noi, buonisti nostro malgrado, a ripeterti: "Guarda che questi pezzenti conoscono il gioco meglio di te, non li caccerai mai!" Lo avessimo detto a un pirla qualunque, magari ci avrebbe dato retta, ma tu eri "l'eterno vicesindaco" (lei non sa chi sono me, signor cittadino) e te ne facesti un punto d'onore: continuasti anche quando era chiaro a tutti (anche a te, non negarlo) che non avresti tirato un ragno fuori dal buco. Perché:

  1. alternative non eri capace di trovarle da solo;
  2. pensavi che, in quanto vicesindaco e pure di destra, tu dovessi aver ragione "a prescindere", anche al di là dei fatti.

E' finita che le elezioni le hai perse tu, mica noi. E poi, dopo due anni, le stiamo perdendo anche noi, buonisti nostro malgrado.

    (E qua le cose si complicano: perché tra persone civili è sempre un casino stabilire chi perda le elezioni e perché. Occorre tornare a quella fine maggio del 2011)

MAGGIO 2011: Certo, il vento arancione, la sconfitta della destra, gli scandali (ricordate la casa di Batman?) grandi e piccoli... Sul fronte degli sgomberi, la gente (quella che vota) dopo anni di "cattivismo", aveva votato contro l'allora maggioranza perché da un lato s'era resa conto di quanti soldi andassero spesi in continui sgomberi senza risultati, in secondo luogo perché cominciava a intuire che, in fin dei conti, anche gli sgomberati fossero persone, bambini, anziani, malati... come tutti, e con gli stessi diritti di tante altre persone. Anche criminali? C'erano anche quelli, ma a furia di essere trattati tutti come CRIMINALI, a furia di essere trattati come pacchi postali, non c'erano altre prospettive che diventarlo.

Noi, buonisti nostro malgrado, ripartimmo da lì. Mi ricordo quello che ci raccontava una delle "madri e maestre di Rubattino":

    "Non facemmo niente di speciale, se non quello che ritenevano giusto. A volte eravamo da sole, più spesso c'era gente sconosciuta che ci chiamava, ci offriva aiuto e solidarietà. Perché quello che accadeva ai compagni di scuola dei nostri figli e dei nostri alunni era qualcosa che ci faceva vergognare come cittadine. Fu un momento di uscita da un ghetto mentale in cui si era noi da una parte e i rom dall'altra. Ci fu chi fece cose simili in passato, questa volta fummo in tanti, senza essere un movimento, senza altra identità che quella di cittadini e cittadine di Milano."

Nel frattempo, cosa combinava la macchina comunale, quelle stesse persone con cui si era affrontato la campagna elettorale spalla a spalla? Sgomberi ce ne sono stati ancora (in tutto questo tempo) ma si è trattato di una specie di "terapia a scalare": quello che prima veniva sbandierato ora avveniva col maggior silenzio possibile; di sicuro non sono stati 500, le famiglie non corrono più il rischio di essere divise, la polizia fa meno mostra di testosterone... a cinque mesi dall'insediamento della nuova giunta mantenevo tutta una serie di dubbi e insoddisfazioni. Dopo oltre due anni momenti critici continuano.

    (Il discorso va complicandosi ancora, abbiate pazienza)

Andando per punti:

  • Restando alla faccenda "sgomberi": non sono un tabù, ci sono dei casi in cui vanno effettuati. Ricordava Ernesto Rossi nel suo recente intervento che devono essere una misura da prendere quando non ci sono alternative, e quindi dev'esserci un adeguato preavviso, assistenza, una destinazione alternativa garantita. Non si tratta soltanto di trattati internazionali che l'Italia ha sottoscritto (e che ci indignano se è uno stato estero a non rispettarli), ma il nodo POLITICO è la gestione: lo sgombero deve presupporre determinate garanzie date da una trattativa con i soggetti coinvolti, altrimenti è solo una misura discrezionale del governante, buono o cattivo che sia.
  • Quindi le politiche, anche quelle repressive, devono presupporre interlocuzione: con i cittadini, con le loro associazioni, con i rom stessi. Questo è mancato assolutamente con l'amministrazione passata, con quella attuale, dopo un primo periodo di incomprensioni reciproche, il dialogo è stato una costante doccia scozzese. Da un lato si è certamente allargato il ventaglio dei soggetti coinvolti, dall'altro cittadini, associazioni, rom sono stati cooptati in singoli momenti periodici, escludendoli poi al momento delle decisioni e delle scelte. Certe volte il dialogo è avvenuto solo con circoli ristretti, rischiando di rompere le forme associative comuni che si erano formate. A parte questo, la costante dell'approccio alle richieste della "società civile" (se vogliamo usare un termine di moda) è stato di una sequela infinita di promesse, quasi mai mantenute. Rileggevo una sobria lettera inviata dalla comunità rom di via Idro (sì, proprio quella che impazza nelle cronache attuali) a giugno 2011: non una delle loro richieste è stata, non dico risolta, ma iniziata ad affrontare. Non c'è da stupirsi se ad un certo punto la situazione è precipitata O era quello per cui qualcuno lavorava in segreto già da allora?
  • Si è partiti, quindi, con speranze e promesse, già cassate a luglio 2011 dal famigerato "Patto di stabilità". Non ci sono soldi, ci è stato ripetuto in tutte le salse e anche un bambino lo capisce che senza palanche le promesse rimangono sogni. Però, ridurre le scelte e la progettualità ad una questione di FONDI DISPONIBILI è stato per questa maggioranza un lampante ERRORE POLITICO: da un lato perché il messaggio che ne deriva è che senza soldi non si possono fare scelte, e che siamo tutti MENDICANTI alla mercé del benefattore di turno (insomma, la solita politica classista); dall'altro perché esisteva (e forse esiste ancora) un capitale politico UMANO (lo stesso che ha deciso l'esito delle precedenti elezioni comunali) che poteva essere speso. Da questa impostazione politica comunale derivano alcune scelte: ad esempio sin dall'inizio  si erano ventilati colloqui tra comune e famiglie residenti nei campi comunali; per quanto fosse un'operazione a costo quasi zero, non sono ancora stati avviati; l'anno scorso è pure stata messa la cifra (spropositata, secondo la mia opinione) a bilancio nell'iper pubblicizzato PIANO COMUNALE, ebbene, tutto è ancora fermo.
  • Ma quando i soldi c'erano, che fine hanno fatto? De Corato ha potuto finanziare parte dei suoi infiniti sgomberi (ma la questione di dove provenissero i fondi è ancora misteriosa), dai 29 milioni circa del piano Maroni. L'altro grosso intervento fu la chiusura del campo comunale Triboniano-Barzaghi, con la campagna elettorale ormai in pieno svolgimento.
  • Alcuni degli sgomberati dei campi Brunetti e Montefeltro sono dei profughi di quell'altro sgombero di oltre due anni fa, tanto per dare una misura dell'efficacia di allora. Altra maggioranza, e il problema si ripropone. Differenti i toni: tutto tranquillo, le operazioni si sono svolte senza problemi, in 254 hanno accettato l'ospitalità offerta dal comune.
  • Certo, tutto tranquillo, SINORA. Ci sono 300 persone a spasso nella zona, in cerca di un posto dove rifugiarsi; viene da chiedersi:
  1. cosa è cambiato rispetto a due anni fa?
  2. così la situazione è destinata a rimanere tranquilla?
  • Il punto dell'ospitalità è interessante. Perché sembra che la capacità di ospitare da parte del comune non superasse le 200 presenze (su 600 sgomberati circa). Stabilito che comunque qualcuno si sarebbe "nascosto" per tempo, forse il comune offriva un'ospitalità inesistente.
  • Ma torniamo a parlare di soldi. Se De Corato (forse) finanziava i suoi sgomberi coi fondi del piano Maroni, quando il piano è stato bloccato, non solo sono terminati tutti gli interventi di sostegno alla comunità (compresi quelli dell'ordinaria manutenzione dei campi comunali, e non si capisce il perché) ma, anche volendo, non c'erano più soldi per sgomberare, dato che anche sgomberare ha un costo. Sbloccati nuovamente i fondi (ne restavano circa 5 milioni) ben 2 milioni vengono investiti nel centro do emergenza (emergenza? A De Corato sono fischiate le orecchie!) di via Lombroso, contro i 260.000 destinati a scuola e lavoro. La declinazione di EMERGENZA non si applicava ai nomadi: ma alla solita compagnia di imprese, cooperative, professionisti della gestione dei campi, che da tempo non vedevano più un soldo.
  • C'è un nuovo soggetto che da un po' di tempo sta facendo sentire il suo fiato, si chiama EXPO. A volte in maniera inquietante, altre volte in maniera più civile. Cioè, da 10 anni sento parlare di "superamento dei campi", senza vedere atti concreti corrispondenti. Là dove sinora non era arrivata la politica, stanno riuscendo gli appetiti suscitati da questo EXPO. Capita l'antifona, va ripetendolo anche il comune: i campi (comunali o no) s'hanno da chiudere, ed è stato trovato il sistema più semplice: basta non intervenire di fronte a qualsiasi urgenza, umana o strutturale che sia. Nel frattempo, come nel caso di via Lombroso, se ne stanno costruendo di nuovi, per la gioia degli amici di sempre, che offrano ospitalità a termine (mascherata da integrazione) e gestiti in maniera privatistica, come certe carceri USA.

Insomma, niente di facile e di promettente. Sembra che l'amministrazione attuale abbia scelto per "la riduzione del danno": politiche forse più UMANE di quelle precedenti (forse più ipocrite), che però non ne mettano in discussione le logiche e gli interessi.

Può essere, che qualche lettore particolarmente sveglio, noti qualche somiglianza tra l'approccio municipale alle questioni rom e quello ad altri punti problematici della città. Qualcuno, forse ragionerà sulla similitudini tra queste politiche, e la situazione nazionale dove, che si vota per la destra o la sinistra, ti servono sempre la stessa minestra. Non lo so ; - ) in Mahalla si ragiona di rom e di sinti, ma... si è anche ripetuto molte volte che come si affrontano queste problematiche è uno specchio di come veniamo trattati noi cittadini di serie A.

    PS: e le prossime elezioni? De Corato ed eredi hanno fatto poco o niente per meritarlo, ma secondo me non ci sarebbe niente di strano se la prossima volta a vincere fosse la sua banda.
Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 30/11/2013 @ 09:08:11, in lavoro, visitato 1242 volte)

I Rom a Geyve vivono di mele cotogne da MEDIAROMA

I Rom di Geyve (regione di Marmara), nonostante ogni tipo di pregiudizio e calunnie rivolte loro, usano la loro creatività per rendere la loro vita simile a quella dei fratelli e sorelle di altre parti della Turchia. Le famiglie a Geyve inviano le mele cotogne difettose coltivate nelle locali aziende agricole a compagnie di esportazione di marmellate e succhi di frutta.

I prezzi delle cotogne a Geyve sono bassi, a causa dell'abbondante raccolto. Perciò i produttori non devono aggiungere quelle difettose alla loro lista di vendita. Queste ultime sono ben sfruttate dai Rom, che le dividono dalle altre. Il tasso di disoccupazione tra i Rom di Geyve è superiore alla media nazionale del gruppo. Quindi questi Rom cercano di sfruttare ogni occasione per sopravvivere alle circostanze, facendo delle cotogne un modo di vita, almeno per ora.

Source: Geyveyoresi.com

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 01/12/2013 @ 09:02:51, in Italia, visitato 1079 volte)

Asce: "Ingiustificata e senza mandato" L'UNIONE SARDA Venerdì 29 novembre 2013 20:27
L'associazione attraverso il presidente Antonio Pabis chiede di far luce sull'accaduto e scrive al prefetto Giuffrida.

"Un'irruzione ingiustificata". E' così che Antonio Pabis, presidente della Asce (Associazione sarda contro l'emarginazione), definisce la perquisizione da parte di un contingente dei carabinieri all'interno di tutte le abitazioni dell'insediamento in località Pizz'e Pranu a Selargius. "L'associazione è venuta a conoscenza di questa irruzione e, secondo una prima ricostruzione, pare che questa sia avvenuta senza che vi fosse un regolare mandato", sottolinea Pabis. Inotre, sempre secondo quanto riporta il presidente dell'Asce, "le modalità sono state ingiustamente invasive". L'Asce oltre denunciare l'accaduto ha chiesto un incontro con il Prefetto di Cagliari, Alessio Giuffrida attraverso una lettera nella quale si sottolinea che "l'accaduto non favorisca l'auspicato clima di inclusione sociale già più volte evidenziato anche dal Consiglio dei ministri".

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 02/12/2013 @ 09:09:06, in lavoro, visitato 1326 volte)


Torino, 19 novembre 2013. Cristian Santauan, ragazzo rom rumeno, ha spiegato all'incontro "Torino Meno Rifiuti" , organizzato da Eco dalle città, la sua esperienza di recuperatore, che durante la settimana scandaglia i cassonetti e poi sabato e domenica tenta di vendere al Balon gli oggetti recuperati: abiti, scarpe, persino piatti e bicchieri. Commenta questa pratica l'assessore all'Ambiente del Comune di Torino Roberto Ronco

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 03/12/2013 @ 09:06:23, in Italia, visitato 1229 volte)

Amalia Chiovaro 1 dicembre 2013 su corriere delle migrazioni

Via Boito n. 7, la palazzina in cui era situato il centro si trova nel quartiere Malaspina, a pochi passi dalla centralissima Via Notarbartolo. Il Laboratorio Zeta era il luogo sempre aperto ed accogliente in cui incontrarsi, pensare iniziative, realizzare quello che decenni di amministrazioni inadempienti non avevano voluto o potuto garantire ad un pezzo di Palermo. "La ragione di questa decisione consiste principalmente nell'impossibilità di continuare a coniugare le attività del centro sociale con l'accoglienza di rifugiati politici e quindi con la dimensione abitativa", si legge nel comunicato, pubblicato sul sito del collettivo, che ha dichiarato conclusa l'esperienza dello Zeta Lab, così era chiamato lo stabile che l'ha ospitato per oltre dieci anni.

Si tratta di un centro sociale nato nel 2001, considerato fin da subito uno dei centri pulsanti della città, che ha preso forma dall'incontro di diverse anime, esperienze e realtà sociali, tutte accomunate dalla voglia di cambiamento e da "no" risoluti verso razzismo, guerra, globalizzazione e ingiustizia sociale. Un gruppo che si è organizzato, fin da subito, in base al principio dell'autogestione e al potere decisionale dell'assemblea.

Ma lo Zeta Lab è stato anche di più, e chi l'ha vissuto o semplicemente attraversato questo lo sa. Laboratorio di idee, spazio politico e aggregativo, ha assunto negli anni un ruolo esemplare rispetto a pratiche di accoglienza e inclusione sociale, in materia di politiche migratorie.

Era il primo marzo 2003, quando una cinquantina di Sudanesi, riunitisi davanti alla Prefettura di Palermo, chiedevano asilo politico e un'accoglienza degna di uno Stato democratico. Di fronte al silenzio dell'amministrazione, lo Zeta Lab si fece carico di questa emergenza, pur non essendo attrezzato allo scopo. Gli stanzoni umidi, nel giro di poco tempo, divennero i luoghi più "caldi" che la città potesse offrire loro. Quell'ospitalità immaginata provvisoria si trasformerà in definitiva, dando vita a una lunga esperienza di cogestione.

Circa seicento migranti, provenienti da diverse parti del mondo, hanno attraversato, negli anni, questo spazio che, grazie al contributo di molti volontari e militanti, è divenuto oggi un luogo simbolo. La sua storia, infatti, è un intrecciarsi di percorsi di singoli e associazioni che ne hanno fatto casa propria.
È stato promotore di manifestazioni di ogni tipo e diversi progetti sono decollati da lì, esempio ne è il caso della Rete Antirazzista Siciliana, protagonista di numerose vertenze locali e nazionali.

Tra sgomberi e ri-occupazioni, - si tratta di uno stabile mai assegnato formalmente a scopi sociali - lo Zeta è riuscito a costruire uno spazio pubblico per la città, regalandole concerti, dibattiti, presentazioni di libri, cineforum, una biblioteca, una scuola di italiano per stranieri e uno sportello legale. Una grossa perdita, questa, per una città già sofferente, carente di servizi sociali e di spazi d'aggregazione. Ma suo contributo lo si è visto anche su altri fronti sociali, come quello della lotta antimafia, terreno su cui il centro è sempre stato molto determinato, dei senzacasa e dei beni comuni.

Dario Librizzi, una della anime del collettivo, spiega così le ragioni della chiusura e ci chiarisce: "Lo Zeta Lab non è nato per fare accoglienza, gli spazi erano stati pensati e destinati ad altre attività. In più di dieci anni, nessuna amministrazione ha trovato alcuna struttura da destinare ai ragazzi sudanesi, ritrovandoci a supplire questo vuoto istituzionale. Ma adesso non è più possibile. Da una parte questa decisione nasce dall'impossibilità di occuparsi di accoglienza, e dall'altra da una sofferta convivenza e dall'incapacità di trovare regole comuni. Attualmente sono rimasti circa sette sudanesi nei locali e con alcune di queste persone ci sono stati problemi personali molto gravi. Negli ultimi due anni lo Zeta è diventato un bivacco vero e proprio, non più un punto di partenza per provare a cambiare la propria vita, ma uno stallo". Ma si ragiona anche di futuro altrove per lo Zeta: "Stiamo ragionando - continua Dario Librizzi - su varie ipotesi. Il collettivo continua a riunirsi, discute e partecipa alla vita politica della città. Insomma lo Zeta Lab esiste e resiste". Oggi lo stabile di via Boito è diventato sede del Centro Culturale Sudanese Baobab. Lo spazio, infatti, è stato lasciato agli ultimi profughi sudanesi rimasti, declinando a loro ogni responsabilità nella gestione, come è stato dichiarato. "Le lotte dello Zeta - però - continueranno ad essere portate avanti, ma in altre forme, in altri luoghi e con altri nomi". Lo hanno promesso.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Sucar Drom (del 04/12/2013 @ 09:07:55, in lavoro, visitato 1414 volte)

Etichette: sintologia

Così Gianni Fava intervenendo al convegno sul tema tenutosi oggi a Milano. L'assessore alla Cultura della Lombardia ha sottolineato: "Il processo attuale di presidio va sostenuto". Trecentottandadue giostre che servono circa 105.000 persone, per una presenza annua in 8.000 fiere paesane. E', in sintesi, il ritratto delle piccole giostre in Lombardia, ovvero l'insieme delle attività dello spettacolo viaggiante, che, oltre alla rivitalizzazione delle piazze comunali, comprende le tradizionali piccole attività di spettacolo gestite in particolare da appartenenti alle minoranze linguistiche sinte e destinate in particolare ai più piccoli, dai tratti fortemente identitari per la tradizione lombarda.

"Attività di nicchia - ha detto l'assessore regionale all'Agricoltura Gianni Fava, intervenendo, oggi, in apertura dei lavori del convegno 'Spettacoli tradizionali delle giostre in Lombardia: sicurezza e valorizzazione delle attività verso Expo 2015' - e di qualità, frutto di attività che assicurano il mantenimento di un presidio fondamentale nei piccoli paesi: se le giostre abbandonano i nostri piccoli centri, le piazze dei piccoli centri rimangono vuote e perderanno sempre di più il loro carattere di incontro e sicurezza"

...continua su U VELTO

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 05/12/2013 @ 09:02:26, in Italia, visitato 1085 volte)

di Jacopo Paoletti su MARINO24ORE

Da qualche anno a questa parte esiste una realtà molto positiva sul territorio italiano, che ha fatto e sta facendo davvero molto per migliorare l'interazione degli immigrati nella quotidianità del tessuto sociale del nostro Paese, in particolare a Roma. Questa realtà ha il nome e i volti degli operatori e dei volontari dell'associazione Popica Onlus. La mission dell'organizzazione di promozione sociale è il sostegno e la tutela delle persone con difficoltà socio-economiche, a partire dai rom provenienti dall'Europa Balcanica. Interviene, inoltre, nella delicata situazione dei bambini e adolescenti in Romania. Il nome Popica (che in italiano significa birillo) deriva proprio dal nomignolo di uno dei tanti bambini di strada per il quale l'associazione ha lavorato. Insieme a Christian Picucci, referente di Popica Onlus a Roma per quanto riguarda gli interventi di inserimento scolastico dei bambini rom, e a Mauro Nicolò Cipriano, che da un paio di anni si occupa del progetto di sostegno all'apprendimento dei rom nelle elementari, esploriamo più da vicino la situazione capitolina e il mondo del volontariato.

Christian, quando è nata Popica Onlus? E' nata nel 2006 con progetti attuati in Romania in favore dei bambini di strada e nel 2008 ha esteso il suo raggio d'azione a Roma, in particolare sviluppando interventi di sostegno nei confronti dei rom presenti nella Capitale. Vorrei sottolineare che a Roma, sui campi rom cosiddetti "autorizzati" o "tollerati", esiste già un intervento di scolarizzazione ma contemporaneamente sono sorti, specialmente a seguito delle ultime ondate migratorie, tantissimi altri insediamenti di rom romeni che possiamo definire spontanei e proprio in questa nicchia si è inserita Popica Onlus dato il pazzesco ritardo delle istituzioni in questa situazione.

Quali sono stati i primi passi mossi dall'associazione? Nel novembre del 2008, in collaborazione con altre associazioni, è stato avviato un progetto di monitoraggio e di mappatura dei campi rom abusivi, al fine di sopperire alle esigenze primarie delle persone che vivevano in questi insediamenti. Poi, una volta riscontrati dei casi urgenti si è passati alla fase di intervento, ad esempio con gli accessi alle scuole, l'accesso alla sanità e l'orientamento verso le strutture del territorio. Terminata la collaborazione Popica ha continuato il proprio lavoro dedicandosi all'inserimento scolastico dei bambini, seguendo con costanza la relativa frequenza e soprattutto l'apprendimento. Operiamo come supporto alle scuole, anche perché alcune volte gli stessi insegnanti non sono pronti, visti i notevoli problemi della scuola italiana, a cogliere le diversità.

Come hanno vissuto i bambini l'avvicinamento alla scuola? Abbiamo iniziato, sempre nel 2008, con delle realtà in cui i bambini rom neanche sapevano cosa fosse la scuola. Poi, col tempo, abbiamo registrato un notevole riscontro. Molti bambini e adolescenti sono passati da una totale estraneità alla scuola ad una completa frequenza quotidiana. Alcuni hanno perfino conseguito la terza media. E' veramente importante la positività dell'apprendimento per questi bambini.
Alcuni anche grandicelli - interviene Mauro -, che presentavano delle lacune rispetto ai pari età italiani, attraverso l'inserimento e il sostegno scolastico sono riusciti a colmarle. Questo testimonia che il lavoro condotto, da tutti i punti di vista, non è assolutamente inutile.

C'è una storia particolare che ti è rimasta impressa più delle altre? Mi ricordo lo sguardo fiero e commosso dei genitori che osservavano i propri figli accingersi ad entrare in classe per il primo giorno di scuola. In quel caso ho percepito che l'ambiente scolastico è anche una forma di riscatto per i rom. Purtroppo, però, è anche vero che buona parte dell'associazionismo di settore si è spesso mosso su binari di mero assistenzialismo, vissuto come una sorta di "scambio" da parte degli stessi genitori, nel senso "io ti do mio figlio, tu che cosa mi dai?". Un disinteresse nel seguire i propri figli nella vita scolastica in cui Popica ha cercato di essere presente per sopperire a questa mancanza, stando anche a stretto contatto con gli insegnanti.

E lo sport? Quanto può aiutare nel processo di interazione? E' determinante quanto la scuola - spiega Christian -. Da quasi tre anni abbiamo affiancato a Popica l'attività calcistica dei bambini sfociata, poi, nella nascita dell'Associazione Sportiva Dilettantistica Birilli (che ha a disposizione le categorie Pulcini, Esordienti e Giovanissimi ndr), di cui sono il presidente e Mauro, insieme a Lorenzo Bartolomei, è uno dei soci fondatori nonché allenatore. Si tratta di un'esperienza di sport sociale per Roma, con lo scopo in primis di insegnare il rispetto per compagni ed avversari. Una tappa fondamentale di questo percorso è stata Palermo dove, nel 2011 e quest'anno, abbiamo partecipato al Mediterraneo Antirazzista insieme ad una squadra di rifugiati. Proprio nell'edizione di due anni fa ci siamo accorti che potevamo espandere l'attività di Popica ed è germogliata l'idea di costituire l'Asd Birilli, il frutto di una continuità del lavoro seminato in precedenza. Vorrei ringraziare la Uisp (Unione italiana sport per tutti), che ci ha aiutato a muovere i primi passi; l'Asd Sporting Tor Sapienza che ci ha da subito supportato con donazioni di materiale sportivo; Daniele e l'Atletico San Raimondo di Anagnina che tante volte ci ha ospitati per allenamenti e amichevoli. Un ringraziamento particolare va sicuramente ai Blocchi precari metropolitani e all'occupazione del Metropoliz che ci hanno ospitati per gli allenamenti, dando un contributo fondamentale alla nostra partecipazione al Mediterraneo del 2011. Al Metropoliz, oltretutto, alcuni rom ripetutamente sgomberati dalle baraccopoli senza una soluzione abitativa alternativa hanno trovato una casa, insieme a italiani, peruviani e altri. Un altro ringraziamento particolare va a Silvia e al centro sociale Corto Circuito di Cinecittà, che settimanalmente mette a disposizione dei ragazzi il campo da calcetto Auro Bruni e la struttura del centro sportivo, unitamente a competenze e materiale per gli allenamenti, per non parlare della campagna "porta un birillo a Palermo", con cui si è contribuito a finanziare la nostra discesa al Mediterraneo l'estate scorsa.

Quali altri progetti sono stati realizzati o avete in mente di concretizzare? Di recente abbiamo collaborato ad un progetto dell'OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) in partnership con Amnesty International, rivolto agli abitanti rom romeni delle baraccopoli di Roma. E' stata attuata una forte campagna di sensibilizzazione dal titolo "Conosci i tuoi Diritti", elaborando un opuscolo informativo in italiano e romeno, realizzato da alcuni rom da noi formati, su argomenti di rilievo come l'accesso alla scuola, alla sanità e ad altri servizi primari. E' stato ideato anche un video proiettato nelle baraccopoli. Per il futuro speriamo che altri progetti presentati per dei bandi, anche europei, vengano finanziati.

Il volontariato s'inserisce lì dove c'è un'assenza dello Stato. Cosa si dovrebbe o si potrebbe fare per migliorare l'integrazione? Tutto ciò che riguarda lo stato sociale dovrebbe essere un qualcosa di pubblico. Il nostro obiettivo è quello di diventare un giorno "inutili", significherebbe l'autonomia delle persone. Lo Stato in alcuni settori è carente e noi cerchiamo di sopperire a questa assenza con il sostegno e l'orientamento, senza nessuna intenzione di lucrare sull'emergenza. Il giorno che i rom saranno "integrati", termine che peraltro non ci entusiasma e a cui preferiamo quello di "non esclusi", ci occuperemo di altro.

Grazie al vostro lavoro, avete notato dei cambiamenti socio-culturali riguardo alla situazione dei rom? Qual è il vero valore del volontariato in questo senso? Inviterei tutti a trovare altre fonti d'informazione che non siano i giornali o la televisione perché, dietro alla situazione dei rom, c'è un mondo positivo che spesso e volentieri non è raccontato - afferma deciso Mauro -. Devo ringraziare il mio vecchio amico Lorenzo, che mi ha avvicinato al volontariato e per me è stato un modo per riempire il tempo in maniera costruttiva per gli altri. E' vero che esiste una situazione di volontariato "egoista", cioè il sentirsi utili a tutti i costi, tuttavia la mia esperienza personale mi ha portato a conoscere una nuova realtà che mi ha arricchito totalmente, anche in altri ambiti diversi dalla situazione dei rom. Bisognerebbe essere un po' più altruisti, pensare al prossimo in qualsiasi ambiente e ne esistono davvero tanti nella nostra società in cui c'è bisogno di una mano.
Non posso che essere in totale accordo - ribadisce Christian -. Credo che nella vita di ognuno di noi, oltre alla famiglia, al lavoro e agli amici, ci debba essere un po' di spazio per dedicare del tempo al prossimo. Ho iniziato a conoscere i rom nel 1999 e, come la stragrande maggioranza delle persone, ero convinto che fossero tutt'altro rispetto a quanto ho poi scoperto: un mondo davvero colmo di positività."

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 06/12/2013 @ 09:07:52, in media, visitato 1019 volte)

Elmas Arus, regista turca di origine rom, insignita del premio Raoul Wallenberg - 02/12/2013, da Consiglio d'Europa

Strasburgo, 02.12.2013 - La giuria del premio Raoul Wallenberg - Consiglio d'Europa ha assegnato per la prima volta il premio a Elmas Arus, giovane regista rom della Turchia. Il premio 2014 riconosce l'eccezionale contributo di Arus nel sensibilizzare sulle condizioni dei Rom in Turchia e altrove. Ha cercato di migliorare la loro situazione, particolarmente quella delle donne, e di portare la discriminazione nei loro confronti alla ribalta del dibattito politico.

"Il duro lavoro portato avanti da Elmas Arus, con coraggio e perseveranza, è un contributo realmente impressionante alla lotta contro i pregiudizi radicati a fondo e le discriminazioni sofferte dal popolo rom in tutto il nostro continente," ha detto il segretario generale Thorbjoern Jagland, annunciando la decisione della giuria.

Tra il 2001 e il 2010, Arus con un gruppo di volontari della sua università ha visitato oltre 400 insediamenti rom in 38 città turche. Hanno prodotto 360 ore di documentazione, e creato un documentario di un'ora sulle sfide dei differenti gruppi rom in Turchia. Successivamente, Arus ha fondato l'organizzazione Zero Discriminazione, che ha aperto la strada ad altri gruppi simili, ora in Turchia ci sono oltre 200 associazioni rom. Il suo lavoro ha giocato un ruolo cruciale nell'elaborazione nel 2009 della politica di "Apertura ai Rom" del governo turco.

La cerimonia di assegnazione del premio - che ammonta a 10.000 euro - avrà luogo il 17 gennaio 2014 alla sede del Consiglio d'Europa a Strasburgo.

Sito di Zero Discrimination Organisation (in turco)

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 07/12/2013 @ 09:00:03, in Kumpanija, visitato 1828 volte)

di Giorgio Bezzecchi

Signor Galli,

Sono un attivista Rom che da 30 anni condivide la realtà quotidiana dei Rom e Sinti. Ho riflettuto prima di scriverle per l'antica abitudine a sopportare il pregiudizio e la discriminazione, ma alla fine sento il bisogno di rispondere al suo articolo scritto sul "Corriere della Sera" apparso martedì 26 novembre 2013 a pagina 3 della cronaca di Milano a proposito dei funerali di Luca Braidic. Lei parla di "Funerali..........con più poliziotti che familiari"; "celebrati il più in fretta possibile"; e soprattutto di "funerali da boss di mafia...".

Io ho partecipato ai funerali di Luca Braidic celebrati da Monsignor Mario Riboldi, con Padre Luigi Peraboni (da 60 anni tra i Rom e Sinti) con don Massimo Mapelli della Caritas ambrosiana, i Padri Somaschi e esponenti di altre associazioni anche loro impegnati da molti anni con i Rom e Sinti, da lei neppure considerati evidentemente per non essersi degnato di venire a vedere o di informarsi compiutamente.

Premesso che i poliziotti erano 6 con 3 auto e parlavano tranquillamente tra loro sulla piazzetta antistante la chiesa, mentre le famiglie Rom hanno riempito la chiesa con la presenza del Sindaco con partecipazione seria secondo la nostra tradizione; che se per fretta s'intende percorrere i circa 2 chilometri dalla chiesa alla cascina per la sosta per l'ultimo saluto all'abitazione del defunto con fuochi, musica pianti fino all'imbrunire per poi percorrere un altro chilometro fino al cimitero con la cassa portata a spalla, la banda, le decine di corone, di fiori sparsi senza parsimonia (almeno l'ultima strada.... è fiorita anche per lui), certo i bersaglieri invidieranno la nostra velocità; ma la cosa che più mi ha colpito è stato definire da parte sua questi come "Funerali da boss di mafia", un insulto gravissimo per la cultura dei Rom e Sinti.

Tutto il suo articolo è pervaso, oltre che dall'ignoranza delle tradizioni di un popolo antico che avrebbe da insegnare qualcosa anche a lei, da affermazioni approssimative e infamanti ("...persone sopra i 14 anni tutte con precedenti") e quando parla di faida da una vera e totale ignoranza di quello che è veramente successo nelle comunità di via Idro e di via Chiesa Rossa e di quello che ha portato a questo tragico epilogo. Ma tanto siamo "zingari" con i quali lei certo - e per fortuna, aggiungo io - non è in grado di parlare... e per questo lei che fa il giornalista - non ho detto che lo è - dovrebbe almeno avere il dovere non dico di cercare la verità, ma almeno di non sputarci addosso.

Saluti

Milano, 05/12/2013
Rag. Giorgio Bezzecchi
Presidente Museo del viaggio Fabrizio De Andrè

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587

Titolo
Quest'anno ci saranno le elezioni europee. Ti senti coinvolto:

 Per niente
 Poco
 Normalmente
 Abbastanza
 Molto

 

Titolo
La Newsletter della Mahalla
Indica per favore nome ed email:
Nome:
Email:
Subscribe Unsubscribe

 

********************

WIKI

Le produzioni di Mahalla:

Dicono di noi:

Bollettino dei naviganti:

********************


Disclaimer - agg. 17/8/04
Potete riprodurre liberamente tutto quanto pubblicato, in forma integrale e aggiungendo il link:
www.sivola.net/dblog.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. In caso di utilizzo commerciale, contattare l'autore e richiedere l'autorizzazione.
Ulteriori informazioni sono disponibili QUI

La redazione e gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ai post.
Molte foto riportate sono state prese da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non hanno che da segnalarlo, scrivendo a info@sivola.net

Filo diretto
sivola59
per Messenger Yahoo, Hotmail e Skype


Outsourcing
Questo e' un blog sgarruppato e provvisorio, di chi non ha troppo tempo da dedicarci e molte cose da comunicare.
Alcune risorse sono disponibili per i lettori piu' esigenti:

Il gruppo di discussione

Area approfondimenti e documenti da scaricare.

Appuntamenti segnalati da voi (e anche da me)

La Tienda con i vostri annunci

Il baule con i libri Support independent publishing: Buy this e-book on Lulu.


Informazioni e agenzie:

MAHALLA international

Romea.cz

European Roma Information Office

Union Romani'

European Roma Rights Center

Naga Rom

Osservazione


Titolo
blog (2)
Europa (7)
Italia (6)
Kumpanija (2)
media (2)
musica e parole (4)

Le fotografie più cliccate


26/10/2020 @ 11:17:36
script eseguito in 157 ms

 

Immagine
 Gli amici sono partiti... di Fabrizio



Cerca per parola chiave
 

 
 

Circa 1199 persone collegate


InChat: per non essere solo un numero scrivete /n  e poi il vostro nome/nick

< ottobre 2020 >
L
M
M
G
V
S
D
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
 
             
Titolo
blog (506)
casa (438)
conflitti (226)
Europa (986)
Italia (1410)
Kumpanija (377)
lavoro (204)
media (491)
musica e parole (445)
Regole (348)
scuola (335)
sport (97)

Catalogati per mese:
Maggio 2005
Giugno 2005
Luglio 2005
Agosto 2005
Settembre 2005
Ottobre 2005
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019
Dicembre 2019
Gennaio 2020
Febbraio 2020
Marzo 2020
Aprile 2020
Maggio 2020
Giugno 2020
Luglio 2020
Agosto 2020
Settembre 2020
Ottobre 2020

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
BuongiornoQuesto messaggio è per gli individui, ch...
20/10/2020 @ 08:03:13
Di FRANCO
LEGGI UN MOMENTO QUESTA OFFERTA DI PRESTITO .... O...
07/10/2020 @ 20:34:53
Di Alesi Gallo
 

Locations of visitors to this page

Contatore precedente 160.457 visite eliminato il 16/08/08 per i dialer di Specialstat

 Home page © Copyright 2003 - 2020 Tutti i diritti riservati.

powered by dBlog CMS ® Open Source