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Conoscere non significa limitarsi ad accennare ai Rom e ai Sinti quando c'è di mezzo una disgrazia, ma accompagnarvi passo-passo alla scoperta della nostra cultura secolare. Senza nessuna indulgenza.

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 01/09/2005 @ 00:55:37, in Italia, visitato 1765 volte)
 
Nomadi, dal 2001 cresciuti del 50 percento
Negli ultimi 4 anni sono arrivati 5.000 rom, di questi il 60% sono minorenni. Consistente la comunità rumena nei campi, "specializzata" nell'accattonaggio. La scolarizzazione e i progetti del Campidoglio
Roma, 31 agosto 2005 - Cresce in modo significativo la presenza dei nomadi a Roma. Nella capitale rappresentano ormai una polis autonoma che vive soprattutto nei campi abusivi, improvvisati, senza acqua ne' luce. I rom sono aumentati negli ultimi quattro anni: secondo l'Opera nomadi sono aumentati del 50% passando da 10 mila a 15 mila. La maggior parte, il 60% -sempre secondo i dati dell'Opera Nomadi- sono minorenni. Di questi il 70% ha meno di 14 anni.

Sarebbero quindi 5000 - secondo queste stime - i nomadi arrivati a Roma negli ultimi quattro anni, che si sono aggiunti ai circa diecimila che erano gia' presenti nel 2001, quando la cifra ufficiale era di 6.500 unita' di residenti nei campi e di circa 3500 rom italiani che vivevano in abitazioni. Secondo l'Opera Nomadi, i 5000 arrivati dal 2001 in poi pero' vivono per lo piu' nei campi: si tratta di rumeni, molti clandestini, dediti alle attivita' piu' svariate ma soprattutto all'accattonaggio. La maggior parte vive in campi abusivi nei quali - sempre secondo l'Opera Nomadi- sono lievitate a dismisura le presenze e si vive in condizioni di vero sovraffollamento. Oggi dei 15 mila nomadi presenti a Roma - dicono all'associazione che rappresenta i rom - molti vivono in condizioni di estrema difficolta', con un tasso di disoccupazione pari al 90 per cento, in 26 campi nomadi, gli unici rimasti dei 51 insediamenti spontanei del 1996. Tra queste strutture, secondo quanto ha reso noto l'assessorato alle politiche sociali e promozione alla salute del comune di Roma, gli insediamenti di Tor Sapienza, Spinaceto, Via Candoni alla Magliana Vecchia, villa Troili e il campo Cesare Lombroso, sono attrezzate con moduli abitativi, muniti di energia elettrica e di collegamento alla rete fognaria cittadina. Circa mille persone, che vivono in condizioni igienico-sanitarie piu' o meno accettabili alle quali si uniranno i 2500 nomadi dei campi semi attrezzati.

L'assessorato ha annunciato che saranno presto ultimati i lavori nel campo di Salone che ospita 1245 rom e nel quale sono stati assorbiti anche gli abitanti dell'insediamento di via Collatina. A settembre dovrebbe essere ultimata la ristrutturazione del campo di vicolo Savini, uno dei piu' numerosi con 800 bosniaci, mentre ci vorra' ancora del tempo per rendere vivibili quelli della Barbuta sull'Appia, delle Sette Chiese, di via della Martora e di via dell'Arco di Travertino. Inoltre, i dati forniti mostrano una rete di accoglienza quintuplicata negli ultimi anni. Adesso i posti disponibili sono aumentati da 600 a 3.500 e diventeranno 5000 nel prossimo anno. Ma e' ancora troppo poco. A fronte delle poche migliaia che vivono in strutture attrezzate, gli altri sono relegati in insediamneti spontanei, al limite della sopravvivenza.Tutte realta' fatiscenti dove, molto spesso, l'unico segno di civilizzazione e' la fontanella pubblica. Condizioni difficilissime, dice l'Opera Nomadi, che diventano inaccettabili, se si pensa che ci vivono moltissimi bambini.

Giovani e giovanissimi utilizzati per l'accattonaggio e ancor peggio, per piccoli furti o prostituzione, secondo quanto denunciato in un documento ufficiale dal Tribunale dei minori di Roma. Per cercare di migliorare le condizioni di quasi 5000 bambini, il comune ha avviato un progetto di scolarizzazione e monitoraggio sui piccoli zingari con un servizio di pulmini per raggiungere le strutture scolastiche. Nell'anno scolastico 2004-2005 sono stati iscritti a scuola 1804 tra bambini e adolescenti rom, un dato in crescita se si pensa che nel biennio 1999/2000 erano 1161. Anche i piu' piccoli, cioe' quelli che frequentano la scuola materna o la scuola dell'infanzia, sono aumentati tra il '99 e il 2005, passando da 230 a 319.Se le iscrizioni sono cresciute, esiste pero' un'alta percentuale di bambini che non rispondono con frequenza all'appello, collezionando assenze e arrivando persino all'abbandono nel corso dell'anno scolastico.

Nel 2002/2003 ha frequentato regolarmente le lezioni il 47,44 per cento dei piccoli rom, mentre quasi il 15 per cento in modo saltuario. Ma esiste un 40 per cento di minori che nelle aule delle 264 scuole coinvolte nel progetto di scolarizzazione, non ha mai messo piede. Un fenomeno grave se si pensa che la maggior parte di questi bambini non risulta presente neanche campi. Piccoli fantasmi, nella maggior parte dei casi nascosti ai controlli della polizia. Per i genitori, infatti, rappresentano una preziosa fonte di guadagno perche' utilizzati per l'accattonaggio e per attivita' illegali. Bambini che vanno a ingrossare il tessuto della microcriminalita', che affollano i marciapiedi, i semafori, le strade. Chiedendo soldi, costretti a borseggiare. E invece dovrebbero solo giocare e studiare.
Fonte Ansa
 
 
 
Opera Nomadi
 Ente Morale (D. P. R. 26/03/70 n. 347)
SEZIONE del LAZIO                
posta elettronica: operanomadilazio@supereva.it
Segreteria tecnica :
Viale di Porta Labicana, 59 –00185 Roma
tel.: 06/44701860- fax 06/49388168
31.08.2005
 
Alla REDAZIONE ROMANA dell’ANSA
                    
 
OGGETTO : LETTERA APERTA all’On.le SABBATANI-SCHIUMA
 
 
UNA SERIA POLITICA COMUNALE
PER L’AVVIAMENTO AL LAVORO dei cittadini Rom/Sinti
 
Gentile On.le Sabbatani-Schiuma
 
era da tempo che volevo parlarLe e spero che ci possa incontrare in Comune quanto prima.
Le premetto che l’Opera Nomadi da sempre ha chiesto il numero controllato delle presenze in città e che allo stesso sia parallelo un patto sulle regole con i capifamiglia Rom/Sinti.
Numero controllato vuol dire redistribuzione organica degli sventurati profughi Rom Rumeni sull’intero territorio laziale, non significa espulsione verso la miseria e la totale mancanza di ammortizzatori sociali seguiti, per il popolo Rom di Romania, alla caduta del cosiddetto muro nel paese di residenza. Ed in Romania i Rom sono ben 2 milioni, una percentuale quasi superiore a quella già limite dell’Ungheria, mentre in Italia i Rom/Sinti non arrivano a 150.000, ovverosia la percentuale più bassa di tutto il territorio europeo. Bene ha fatto quindi Raffaela Milano a non stendere cavalli di frisia alla periferia di Roma.
Le scrivo dalla mia casa natale in Calabria, dove ad ogni fabbrica che chiude si minaccia di trasferire la produzione in Romania nazione in cui i nostri bravi connazionali industriali hanno la possibilità di pagare salari anche 10 volte inferiori a quelli del nostro Paese. Come in effetti sta accadendo, causando quindi un generale impoverimento della popolazione rumena.
Sarebbe stato quindi opportuno che Lei citasse anche le responsabilità del Governo Italiano nell’induzione dell’immigrazione dalla Romania e non soltanto attaccare a mò di ariete Valter Veltroni e Raffaela Milano. E comunque pure il Governo (ben tre Ministeri) si sta muovendo su di una linea ormai completamente diversa da quella della medievale <Bossi-Fini> tant’è che nelle prossime settimane anche il Comune di Roma parteciperà ad una riunione sull’innegabile in Italia.
 
Certamente bisogna fare molto ma molto di più : ancora nella politica capitolina restano tracce dei madornali errori strategici della gestione Rutelli (si veda, un solo esempio, la tragica discesa della scolarizzazione negli ultimi tre anni) , ma l’apertura dell’Rom> (legga per cortesia con attenzione i dati sull’avviamento al lavoro e l’intervento deciso contro la devianza fin dentro Rebibbia) ed un razionale piano per l’habitat della immigrazione Rom dalla Jugoslavia, dovrebbe farLa riflettere sul fatto che con Veltroni ed i suoi Assessori Milano e Carrazza (e numerosi Municipi, in testa il V°, il VII° , l’XI°, il IV° ed anche il XII° - quest’ultimo a Lei vicino politicamente -), nonché con l’intera Amministrazione Provinciale determinatissima anch’essa sulla strategia di <lavoro, habitat e regole> per i Rom/Sinti.
Il suo collega di partito, l’On.le MARCO CLARKE, ha compreso questa strategia perfettamente già dagli infausti giorni delle barricate di fine anni ’80 ed ha concorso in questi 17 anni ad avviare al lavoro numerosi capifamiglia Rom/Sinti, disegnando con noi un modello di possibile integrazione che si sta rivelando preziosa e che sarà definitivamente utile se Lei comincerà ad ascoltare e conoscere. La invitiamo quindi a visitare l’ROM> del Comune di Roma od uno qualsiasi dei tanti siti dove si avviano al lavoro i nostri sfortunati fratelli Rom/Sinti, verso cui, lo ribadiamo, non valgono né il buonismo né la mera repressione, ma la sopradetta strategia di <lavoro, habitat e regole>.
Insomma siamo molto più preoccupati di Lei per l’aumento esponenziale della popolazione Rom, ma ci piace la concretezza e molto meno il propagandismo.
 
Nei prossimi giorni attendiamo un Suo cortese cenno di riscontro.
 
 
Il Presidente Nazionale
Dr Massimo Converso
 
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Di Fabrizio (del 31/08/2005 @ 16:35:32, in Europa, visitato 2109 volte)
da Bulgarian_Roma / Bulgarian Helsinki Committee

E' uscito il numero 122 del bimensile online "Obektiv" (in lingua inglese). In questo numero il pericolo della deriva xenofoba e nazionalista in Bulgaria, alla luce del recente successo elettorale della coalizione "Ataka/Attack".

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Di Fabrizio (del 31/08/2005 @ 16:12:09, in Europa, visitato 2444 volte)
da Roma_Yugoslavia
Di nuovo molotov contro i Rom

BELGRADO, 29 agosto (IrA)

All'incirca alle 2.00 di questa notte, ignoti hanno lanciato due molotov contro una casa di via Sumatovacka 124 a Belgrado. Una delle bottiglie è caduta sul tetto, proprio sopra alla stanza dove dormiva un bambino di 14 mesi. L'altra è finita nel parcheggio di frnte all'abitazione, diproprietà di uno dei residenti. E' il secondo attacco di questo genere contro i Rom nelle ultime due settimane. Il primo era avvenuto a Zemun.

Gli abitanti hanno denunciato il fatto all'Ufficio Socio-Legale del Centro Comunitario Rom e al Social Club Maladipe. Alcuni dei residenti, Djordje Jevtic, Goran Rajic, Boban Mitrovic e Gabrijela Kamberovic ritengono che l'attentato sia da collegarsi alle minacce che ieri sarebbero state rivolte loro da non meglio identificati poliziotti in divisa. I poliziotti avevano intimato loro di lasciare immediatamente la casa, anche se non avevano nessuna richiesta del tribunale o altri documenti a suffragare la richiesta. Nell'abitazione di via Sunmatovacka, che in precedenza era stata sede di uffici comunali, vivono sette famiglie, circa 40 persone, alcune trasferitesi lì in maniera irregolare.
Anche se quanto raccontato dai testimoni è tuttora da vagliare, è indicativo del clima in città.
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Di Fabrizio (del 31/08/2005 @ 00:13:37, in Europa, visitato 2093 volte)
Nella città di Suto Orizari (municipalità alla periferia di Skopje a maggioranza e sindaco rom), si sono verificate contestazione nelle recenti elezioni comunali.
Alcune organizzazioni femminili Rom hanno creato un gruppo di osservazione allo scopo di dialogare con partiti e candidati e nel contempo controllare la regolarità delle elezioni.
Il gruppo formatosi sarà attivo nel prossimo turno elettorale dal 4 al 5 settembre.

Info:
Roma Lobby Group
DROM Office
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Di Fabrizio (del 30/08/2005 @ 23:05:14, in musica e parole, visitato 9043 volte)
da Studio Celentano

Torino: 4° Festival Internazionale Jazz Manouche “Django Reinhardt”

La cultura Manouche sarà al centro della rassegna che si svolgerà dal 15 al 18 settembre 2005

(Comunicato Stampa)

Lí'ASSOCIAZIONE JAZZ MANOUCHE "DJANGO REINHARDTî"
presenta

4° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ MANOUCHE "DJANGO REINHARDT"
Dal 15 al 18 settembre 2005 a Torino

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA
ESPOSIZIONE LABORATORI LIUTAI
CONCERTI E JAM SESSION

Per quattro giorni il cuore di Torino si colorerà delle atmosfere della tradizione Manouche. il centro della movida torinese, in via Borgodora (BalÚn) e nella suggestiva cornice del Cortile del Maglio (ex Arsenale Militare, ingresso da via Andreis 18), si trasformerà in un immenso palcoscenico, una prestigiosa scena su cui si presenteranno artisti di calibro internazionale.
Studio Celentano
Il chitarrista manouche Django Reinhardt, a cui è dedicato il festival

Unico appuntamento europeo interamente dedicato alla musica Manouche, il 4° Festival internazionale Django Reinhardt è intitolato allo straordinario personaggio che ha fatto da collegamento fra la tradizione musicale di uno dei ceppi più antichi del popolo zingaro, i Manouche appunto, e il Jazz dellíanima nera americana.
Il risultato è uníalchimia perfetta e coinvolgente conosciuta come ìJazz Manoucheî o ìGipsy Jazzî proprio perchÈ coniuga le sonorità del jazz degli Anni Trenta e la sua libertà di espressione con il valzer Musette francese e la virtuosità tzigana del fraseggio.
Il Jazz Manouche è una musica in evoluzione che si è sviluppata per tutto il Novecento e che oggi, a più di cinquantíanni dalla morte di Django Reinhardt, continua a rinnovarsi ad affascinare un numero sempre crescente di appassionati.
A riprova del grande interesse suscitato dalla tradizione Manouche, la scorsa edizione del festival ha riscosso un notevole successo: tra le presenze più prestigiose dell'edizione 2004, basta citare Mandino Reinhardt, anche protagonista del film "Swing" di Tony Gatlif, Samuel Beker, prodigioso diciassettenne, David Reinhardt, nipote del grande Django Reinhardt e altri favolosi gruppi che hanno ammaliato e coinvolto centinaia di visitatori.

Il programma dellíedizione 2005, invece, propone altri grandi nomi del Jazz Manouche, che si esibiranno in concerti e jam session emozionanti, tanto da riuscire a far vibrare il cuore del pubblico. Ovviamente, non possono mancare i torinesi ìManomanoucheî, divenuti ormai una sorta di ìsiglaî di presentazione del festival sia in quanto Torinesi quindi particolarmente cari al pubblico della città, sia perchè simbolo dellíanima manouche che vive a Torino tutto líanno.
Per líoccasione i Manomanouche si presenteranno con una performance díeccezione esibendosi insieme al pianista Alessandro Ambrosoli e al Coro dellíUniversità degli Studi di Torino diretto dal Maestro Sergio Pasteris.
Tra i grandi artisti che danno vita allíemozione del jazz manouche, il 4° Festival Internazionale di Torino si vanta di ospitare i francesi ìAlma Sintiî con il chitarrista Patrick Saussois, i ìMontmartreî, gli ìHot Quartetî con Fiorenzo Zeni, il ìTolga Emilio Trioî, il gruppo ìDorado Schmitt Quartetî e Peter Beets con gli olandesi ìBasilyî, il più famoso sestetto di cugini dei Paesi Bassi che suonano insieme sin dallíinfanzia proponendo originali interpretazioni di Swing Gipsy come se fossero un unico elemento.
Ai concerti e jam session che animeranno le strade torinesi, si aggiunge líappuntamento con una rassegna cinematografica dedicata alla tradizione zingara. Tra le pellicole che verranno proiettate si segnalano i film ìLatcho Dromî di Tony Gatlif, ìAppuntamento a Belvilleî di Sylvain Chomet e il film-documentario ìDjango Legacyî di John Jeremy.
Da non perdere, infine, líoccasione di vedere allíopera alcuni maestri liutai di fama internazionale che, per tutta la durata del festival, saranno presenti nel Cortile dei Ciliegi con uníinteressante esposizione di chitarre manouche e laboratori a cielo aperto in cui mostreranno le particolari tecniche di lavorazione dello strumento.

Breve storia del Jazz Manouche
I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano. Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creÚ con il violinista StÈphane Grappelli il Quintetto a corde dellíHot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.
Il jazz Manouche, perÚ, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno allíemblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio líinvenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare.Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony MurÈna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina díanni líinfluenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.
Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dellíHot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.

La chitarra manouche
La chitarra manouche si differenzia da altri strumenti simili, come la chitarra elettrica o quella classica, sotto vari aspetti che la rendono un pezzo assolutamente originale sia per la struttura che per le sonorità che crea.
Eí possibile cercare di definire la manouche come una creatura ibrida che unisce alcuni elementi della chitarra acustica, dellíelettrica e del violino: rispetto allíacustica ha una cassa più grande mentre il manico si restringe avvicinandosi alle dimensioni dellíelettrica. Ora sul manico è montata una barra díacciaio, una sorta di ferro a ìTî che i costruttori degli Anni 20 non utilizzavano. Successivamente è stata montata anche una vite per compensare le corde.
Le sei corde della chitarra manouche, anzichÈ essere in nylon come nella classica, sono in argento o in acciaio; la cordiera è mobile e il ponte appoggia sulla tavola allo stesso modo del violino. La buca puÚ assumere due forme tipiche: ad ellisse oppure a ìDî.
Sono queste caratteristiche che rendono le sonorità della chitarra manouche inconfondibili.


PROGRAMMA 4° Festival internazionale
JAZZ MANOUCHE "Django Reinhardt"

Martedì 14/9:
Rassegna cinematografica presso il Cinema Romano:
Proiezione Film/Documentario Django Legacy di John Jeremy.
Orario degli spettacoli: ore 20:00 – 22:30

Giovedì 15/9 - 1° giorno:
Rassegna cinematografica presso il Cinema Romano:
Proiezione del film ìLatcho Dromî di Tony Gatlif,
Proiezione Film ìAppuntamento a Bellevilleî di Sylvain Chomet.
Orario degli spettacoli: ore 20:00 – 22:30

Cena di gala inaugurale e concerto presso il ristorante Arcadia
Alle 21:00 incontro con sponsor e Istituzioni
Alle 22:30 concerto con gruppo di fama europea.

Venerdì 16/9 - 2° giorno:
Dalle 21:30 alle 24:00 Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Alma Sinti Trio, Montmartre, Tolga Emilio ed altri gruppi a sorpresa.

Sabato 17/9 - 3° giorno:
Dalle 11:00 alle 14:00 Esposizione dei liutai in Piazza Andreis; Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Hot Quartet & Fiorenzo Zeni, Montmartre, Alma Sinti Trio, Tolga Emilio Trio ed altri gruppi a sorpresa.
Dalle 15:00 alle 19:00 Jam-session e Esposizione dei liutai nel Cortile dei Ciliegi.
Alle 21:00 Concerto del gruppo Stringology (ITA) nel Cortile del Maglio.
Alle 22:15 Intervento del gruppo Manomanouche (ITA) con la partecipazione del pianista Alessandro Ambrosoli e il Coro dellíUniversità degli Studi di Torino diretto dal maestro Sergio Pasteris nel Cortile del Maglio.
Alle 23:00 Concerto del gruppo Patrick Saussois & Alma Sinti (FRA) nel Cortile del Maglio.

Domenica 18/9 - 4° giorno:
Dalle 11:00 alle 19:00 Jam-session e Esposizione dei liutai nel Cortile dei Ciliegi.
Dalle 14:00 alle 15:30 Palco aperto per gruppi esordienti.
Dalle 16:00 alle 17:30 Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Hot Quartet, Tolga Emilio Trio e Basily.
Alle 21:00 Concerto del gruppo Dorado Schmitt Quartet (FRA) nel Cortile del Maglio.
Alle 22:30 Concerto del gruppo Basily e Peter Beets(OLA) nel Cortile del Maglio.

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Di Fabrizio (del 30/08/2005 @ 14:21:57, in Italia, visitato 2415 volte)

Se permettete, un po' di fatti miei.

Stamattina sono andato ai funerali di Aldo Aniasi, pezzo di storia di una Milano che era fabbriche, immigrazione, accoglienza, tensioni politiche. L'attuale sindaco Albertini, prima che un rappresentante di Forza Italia, è una persona colta e civile, e come mi aspettavo ha fatto un discorso di commemorazione molto bello e sentito, anche se ovviamente non ne ho condiviso tutti i passaggi...

Sempre fatti miei (ma già un po' meno): un certo senso di straniamento, perché i nomi di Albertini e Aniasi li avevo letti assieme poco tempo fa:

da ONEMOREBLOG 17 AGOSTO 2005

"Ho un rimpianto come sindaco: continuo a sperare di far visita al campo 10 accompagnato da un rappresentante dell´associazione dei partigiani (ndr: quello del cimitero milanese in cui sono sepolte le carcasse dei repubblichini e le carogne di 10 SS). Ho addirittura implorato un atto di pietà. Questo non significa rivedere i valori della storia né dare giudizi, ma nessuno dell'Anpi si è mai reso disponibile"

.... "Comandante Iso", l’ex sindaco Aldo Aniasi ("Ognuno di noi ha tanti rimpianti. Scegliere quel rimpianto, con tutte le polemiche che ha suscitato, è una doppia provocazione")

Non sono più fatti miei, perché Snowdog mi tira per la camicia:

Se vi ricordate, sui Rom sgomberati da via Capo Rizzuto due mesi fa, si era aperto un indecente balletto delle responsabilità tra Comune e Provincia. Ma stranamente qualcosa s'è mosso, e finalmente la Provincia da un segnale di buona volontà e di voler essere proattiva, nonostante le incomprensioni. Insomma, toglie le castagne dal fuoco al Comune, almeno per l'immediato. Il sindaco Albertini (che è sempre una persona colta e civile) perde una buona occasione per fare silenzio.

Oh, fatti miei, ma visto che ferie NISBA, chissà com'è questa Giordania!

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Di Fabrizio (del 29/08/2005 @ 14:12:26, in conflitti, visitato 2548 volte)
In Italia ci fu un periodo, forse 10 anni fa (potrei sbagliarmi) in cui le "carrette del mare" scaricavano in Sicilia e Calabria masse di Sudanesi che scappavano dalla guerra e dalla siccità. Una situazione feroce che oggi chiamiamo Darfur.
Nel Sudan (anche in Pakistan la situazione era simile, e anche in Egitto: man mano riprendo a ricordare) però i campi profughi erano al limite per i rifugiati che erano arrivati lì da altri conflitti e miserie.
Precisiamo: più che campi profughi, erano immense distese brulle piene di tende e di gente abbandonata a se stessa, senza nessuno che badasse loro.
Il discorso sembra ritornare con questo articolo, che vi invito a leggere integralmente su:


(in pratica, i paesi da cui riceviamo più immigrati irregolari, sono anche quelli che fungono da "barriera" tra l'Italia e il resto del mondo che bussa):

Rifugiati ai confini dell’Europa
29.08.2005 [Mihaela Iordache]

Sono fuggiti dall'Uzbekistan dove vengono perseguitati. Ora 439 profughi sono ospitati presso un centro d'accoglienza creato con fondi UE a Timisoara. Dovrebbero rimanervi 6 mesi in attesa di essere spostati altrove. Se la Romania si dimostra solidale, l'UE sembra sempre più una fortezza

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Di Fabrizio (del 29/08/2005 @ 10:44:31, in scuola, visitato 2235 volte)

da Studio Celentano

Studio Celentano World Summit Youth Award: Un Concorso Internazionale Dedicato All'E-Content

Il concorso si colloca nell'ambito del Summit mondiale delle Nazioni Unite sulla Societa' dell'Informazione.

BRUXELLES. Il World Summit Youth Award e' una competizione internazionale organizzata dai "giovani per i giovani", destinata a partecipanti di eta' compresa tra i 16 ai 27 anni, che si propone di selezionare le migliori pratiche per cio' che riguarda i contenuti web e la creativita' tecnologica.
Il concorso si colloca nell'ambito del Summit mondiale delle Nazioni Unite sulla Societa' dell'Informazione, con il patronato del Commissario Europeo responsabile per la Societa' dell'Informazione e mezzi di comunicazione, Viviane Reding.
I vincitori saranno premiati durante la cerimonia di gala, che avra' luogo il 16 novembre 2005 a Tunisi.
Si tratta della prima iniziativa globale volta a dimostrare il potenziale dei giovani nel creare opportunita' digitali.
Tre le categorie in concorso:

continua

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Di Fabrizio (del 28/08/2005 @ 01:48:04, in musica e parole, visitato 2636 volte)
Cent'anni

Qui la foresta man mano cede alla palude, l’acqua si mischia alla foglie e alla poca terra. Il mondo doveva essere così, quando arrivammo la prima volta a Macondo.

La storia appartiene a chi sa scrivere, ma noi fummo qui prima che José Arcadio Buendía e la sua gente fondassero il villaggio. Ma allora giravamo, e nessuna traccia è rimasta di quei tempi così lontani.

Presto, anche il ricordo di Melquíades sparirà, come quei petali che la mattina volano sulla palude appena il sole si è alzato. Melquíades, che conosceva la giungla palmo a palmo, come conosceva la mente degli uomini. Lui è stato rispettato da tutti, senza mai aver combattuto nessuna guerra e ha portato qui benessere e felicità. Lui ci guidò sino a qui, dai porti della Grecia e dell’Egitto, risorgendo ogni volta. Scampando a tutti gli eserciti.

Questa volta, dovremo farcela da soli. La palude è circondata dai soldati e non ci permettono di andar via. Per il nostro bene e per proteggerci, dicono loro.

Il figlio “dilo” di José Arcadio, il grande colonnello Aureliano Buendía, ha combattuto tutte le guerre, e tutte le ha perse. Ora l’esercito è sulle sue tracce, e dice che l’ultima guerra il colonnello Aureliano l’ha dichiarata contro noi Zingari.

Non sarebbe la prima volta che succede questo. Siamo cresciuti assieme, c’era un patto di sangue tra la sua gente e la nostra, quando suo fratello José Arcadio fuggi con una delle nostre donne. Ma i Gagé non hanno mai rispettato il sangue, e José Arcadio, che era tanto forte, fu ammazzato da loro.

Ogni volta che uno Zingaro risorgeva, moriva uno dei figli di Aureliano Buendía. Furono l’esercito e gli squadroni della morte, ma fu facile dare la colpa a noi. Così, per proteggerci, l’esercito ci disse che avremmo dovuto rimanere nella palude senza poter più girare.

Confinata tra i rifiuti e la malaria, la mia gente muore piano piano di fame e malattia.

Deepali sta leggendo nelle foglie del the. Quando anche l’ultimo Zingaro morirà, nascerà l’ultimo erede dei Buendía, e avrà una coda di maiale. Quel giorno, si onorerà il vecchio patto di sangue. Senza più Zingari, sparirà anche la sua stirpe.

(Macondo XIX secolo - Europa XX secolo)

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Di Fabrizio (del 27/08/2005 @ 21:32:22, in Italia, visitato 2321 volte)

Pubblicato ieri, questo articolo del Corriere di Como è già sparito. Al suo posto, la scritta Scheda articolo inesistente. In aggiunta, se cerco dalla home page, L'ARCHIVIO E' MOMENTANEAMENTE NON DISPONIBILE

Eppure, l'articolo appare ancora su tutti motori di ricerca.
Cominciava con:

 Venduto a diverse bande di zingari e costretto a ore e ore di elemosina ai semafori dall'età
di appena 14 anni. È il clamoroso retroscena emerso dal misterioso pestaggio avvenuto martedì in piazza Duomo, a Como. ...

Qualcuno ne sa niente?

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