Rom e Sinti da tutto il mondo

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Notizie in italiano dai Rom, Sinti, Kalé, Pavees di tutto il mondo

La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Marco Nieli (del 09/12/2005 @ 10:30:14, in Italia, visitato 1643 volte)
Cari compagni e amici,
aggiornamento sugli sgombrati di Casoria.
Dopo un mese e passa, una parte, ovverossia gli ospitati nella chiesa dei gesuiti a Scampia (circa 40) sono stati finalmente accolti dal Comune di Napoli, su investitura della Prefettura, nella scuola G. Deledda di Soccavo.
L'operazione è stata condotta per i primi venti ieri sera, in fretta e furia, senza interpellare l'O.N. e quindi senza opportuna mediazione. I Rom hanno titubato, anche perchè istigati a rifiutare da parte di alcuni scalmanati fricchettoni che non hanno problemi di permessi di soggiorno e di tetto sulla testa.
Stasera sono andato a parlargli io e mi sono fatto interprete di una richiesta di maggiore elasticità delle regole del centro, in particolare, sul punto riguardante le uscite diurne (ore 9-19) per i neonati, i malati gravi e le donne incinte. L'accoglienza non è ottimale, ma migliorabile, come già si è fatto in altre parti della Deledda, ad opera degli stessi Rom.
Credo che sia un'occasione che non dovrebbero lasciarsi sfuggire, visto che tre anni di lotta hanno prodotto solo questo poco, teniamocelo stretto, nella prospettiva di rilanciare la lotta politica su scala più generale (vedi legge regionale).
Rimane il problema per quelle famiglie rom rimaste in baracca a Scampia e nella chiesa evangelica, oltre che per quelli a Torre del Greco (e a Bari).
Su queste famiglie, non esiste accoglienza prevista e il Comune di Napoli se ne lava le mani.
Tra l'altro, alla Rotonda di Cupa Perillo, si sente sempre più insistentemente la voce di sgombero imminenti per tutti, rumeni e slavi compresi (1-2 mesi).
Ultima comunicazione: lunedì mattina alle 10 vado con l'avv. in Questura, se avete casi emblematici di p.di s. da chiedere, fatemelo sapere in tempo.
[...]

ciao e a presto.
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Di Fabrizio (del 09/12/2005 @ 11:54:37, in media, visitato 2075 volte)
da University of Wales, Newport  

30 novembre 2005

Premiate le immagini drammatiche dei Rom del Kosovo che stanno morendo nei campi profughi contaminati.

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Ivor Prickett, studente e fotodocumentarista che ha vinto il Tom Webster Award

Ivor Prickett, ha ottenuto il prestigioso Tom Webster Award per le sue commoventi foto che mostrano la difficile situazione di dozzine di rifugiati interni, è il secondo studente della scuola d'arte, media e design di Newport a vincere quest'anno un premio tanto importante. Il mese scorso era toccato a Guy Martin che aveva ricevuto l' Observer Hodge Student Award 2005 per la sua relazione-progetto sull'enorme mole di traffico della strada tra Baghdad e Costantinopoli - lavoro che aveva partecipato anche al Tom Webster Award.

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Le foto di Ivor sulle condizioni del campo di Kabbare

“Sono molto contento di aver vinto questo premio,” ci ha detto Ivor (22 anni) che ha passato cinque settimane in Kosovo per le fotografie che ha adoperato per una ricerca del suo corso. “Per me è importante questo riconoscimento, il primo da un ente esterno all'Università, e mi rassicura sulle ragioni del mio lavoro e sul futuro che mi prefiggo nel fotogiornalismo."

“Quella del Kosovo è stata la prima guerra di cui ho avuto coscienza quando ero più giovane e mi ha sempre interessato. Quando ho letto di questa gente che viveva nei campi rifugiati costruiti su terreni contaminati, ho sentito che dovevo andare e raccontare quella storia. Sono rimasto schoccato dalla scoperta di bambini zingari sotto i sei anni di età, esposti a quei livelli di radiazioni e che tutti potrebbero morire presto o soffrire di danni irreparabili al cervello."

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Durante la sua prima visita al campo, Ivor è stato con Vebbi (foto sopra) e la sua famiglia. Al ritorno, Ivor ha scoperto che Vebbi nel frattempo era diventato l'ultima vittima della contaminazione del campo

Ivor andò al campo di Kabbare dove vivevano 60 Rom dispersi interni, e scattò oltre 2000 foto, e ne presentò 12 alla giuria del premio, sponsorizzato dall'agenzia fotografica Impact di Londra.

 

“Il campo, costruito dalle Nazioni Unite e dall'OMS, si trova dove una volta c'erano miniere di zinco ed è contaminato da piombo che lentamente sta avvelenando gli occupanti. Sinora, circa 35 persone sono morte prematuramente in circostanze inaspettate.”

Durante la sua seconda visita al campo, Ivor scoprì tragicamente che il capofamiglia che l'aveva ospitato la volta precedente, era tra le ultime vittime.

 

A DESTRA: Per Ivor si è trattato di un problema di coscienza fotografare il funerale di Vebbi, ma ho sentito di doverlo fare per ricordare al mondo la sofferenza dei Rom.

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“Rimasi shoccato scoprendo che Vebbi, aveva solo 27 anni, era morto per un tumore al cervello,” dice Ivor. “Avevo vissuto con lui e la sua famiglia, erano in cinque in una stanza, quando andai la prima volta a scattare foto. Fu un momento doloroso - avevo convissuto con quella famiglia e stavo riprendendo il funerale di Vebbi, ma dovevo raccogliere quella testimonianza. Come fotogiornalista avevo il dovere di documentare e raccontare."
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Queste foto sono state recentemente pubblicate su Foto8, una rivista che ospita il meglio del fotogiornalismo. Il premio di £1000 ha permesso a Ivor di dedicarsi al suo prossimo progetto - sui fuorilegge cercatori d'oro in Mongolia.

 

"Ho letto che dopo la caduta del comunismo, si è scoperto che là c'erano filoni auriferi. Questa gente, che si autonomina Ninjas, scava senza permessi e spesso ci sono dispute tra loro e le forze di sicurezza. Non ci sono soltanto poveracci, ma anche docenti e impiegati, tutti quelli che con la caduta del comunismo hanno perso la loro pensione. L'unico futuro per loro e le loro famiglie è trovare trovare dell'oro."

 

A SINISTRA: Questo ritratto del padre di Vebbi subito dopo il funerale è tra le fotografie pubblicate dalla rivista internazionale Foto8

Ivor dice di dovere il suo successo al corso della Newport’s University. "Studiare fotogiornalismo è stata la cosa migliore della mia vita. I miei tutors mi hanno influenzato profondamente e mi hanno guidato negli ultimi tre anni."

Commentando il successo dei due studenti che hanno ottenuto un premio quest'anno, Pete Davis, il coordinatore del corso, afferma: "Il Tom Webster award per giovani studenti di fotografia è diventato uno dei più prestigiosi oggi in GB. Gli standards sono alti, ed eccellere con due studenti è un indiscutibile traguardo"

A DESTRA: Gli studenti Ivor Pricket (a destra) e Guy Martin entrambe premiati quest'anno

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"Tanto Ivor che Guy sono un esempio di ciò che motiva i giovani fotografi. Interesse e passione per la ricerca e comprensione degli eventi nazionali e mondiali, assieme ad iniziativa e capacità di testimoniare, per produrre immagini forti che comunichino le loro idee ad una vasta audience. Sono certo che tutti e due faranno parte in futuro di un grande gruppo mondiale di studenti impegnati ai più alti livelli nelle varie aree della fotografia."

 

Notes for Editors: 

Il Tom Webster Award è patrocinato da Impact Photos ed è intitolato alla memoria di un fotogiornalista morto nel 1994 all'età di 24 anni. Il premio si prefigge di offrire a giovani fotogiornalisti di iniziare o continuare progetti specifici. I vincitore riceve un premio di  £1000 e la segnalazione di Impact Photos. E' riservato a fotografi di età inferiore a 29.

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Di Fabrizio (del 10/12/2005 @ 12:58:18, in media, visitato 1551 volte)
Da Roma Press Agency (RPA)

Non voglio cambiare i Rom, voglio creare per loro migliori condizioni di vita
di: Kristína Magdolenová
Jarmila Vaòová (1965) lavora come giornalista per Roma Press Agency. Nel 2002 ha concorso come indipendente al posto di rappresentante comunitaria. Non è stata eletta per un pugno di voti. Comunque, continua il suo impegno nella regione di Kosice e dintorni. Ha quattro figli. Attualmente, sempre come indipendente, è candidata alle elezioni regionali (VUC).
  • Ci sono soltanto un paio di giornalisti Rom in Slovacchia. Nonostante i notevoli investimenti nel campo scolastico, ci sono degli sprechi. Cosa ti porta a lavorare come giornalista?
Lo sono diventata per caso. Ho terminato gli studi nel 2002, erano gestiti da Roma Press Agency e dall'Istituto Democrazia Nazionale per le Donne Rom. Scopo del corso era offrirci una possibilità di partecipare agli affari pubblici. presto ho scoperto che c'era un ampio spazio vuoto nella politica locale, dove potevo avere un ruolo tanto come indipendente che come persona autosufficiente. Dopo il corso, RPA mi offrì un posto da giornalista. Questo lavoro ha un'importanza chiave, ma non tutti sarebbero in grado di farlo. Non soltanto perché è un tipo di lavoro precario nel terzo settore e no adeguatamete valutato, ma anche per la perdita di privacy, per le aspettative che una comunità demotivata ripone in te,a spettative che spesso non è proprio possibile mantenere. E' un lavoro che richiede un grande supporto dai familiari e nel contempo la capacità di lavorare in proprio.
  • Dici che la comunità si aspetta risposte rapide. Cosa ne consegue?

Dopo il 1989, quando i Rom divennero il gruppo che pagava il prezzo più alto ai cambi nel mondo del lavoro, si trovarono in una specie di trappola sociale, con lo stato che offriva loro come unico aiuto la dipendenza dall'assistenza sociale. I benefici sociali relativamente alti e la crescita del razzismo, portò la comunità a rinchiedersi in se stessa. Strettamente legato a ciò, l'abbassamento del suo livello scolare. Chi non si adeguaqva, si trovava davanti un muro e l'unica soluzione era l'emigrazione. Con lo schock delle riforme sociale (febbraio 2004 ndr) la comunità fu costretta a risvegliarsi dal letargo. Però, lo stato ancora non da sufficienti ragioni ai Rom perché risolvano i loro problemi da soli. Se tu passassi ora in un quartiere rom, o se addirittura tu fossi una figura importante dentro la comunità, ci si aspetta da te che agiti una bacchetta magica e tutto si risolve. Un'aspettativa naturale nella situazione odierna.

  • Come si puoi aiutarli?

Cosa posso dirti? Ho uno spazio per informare sui loro problemi e le loro esigenze. Ho un'opportunità sicuramente maggiore alla loro di comunicare con i rappresentanti dello stato e el autorità locali, per offrire soluzioni o porre questioni. Ho l'opportunità di condurre discussioni, far valere la mia opinione, manifestare per i Rom. Quello che non posso fare è legiferare e creare programmi specifici.

  • Quando hai preso coscienza del tuo essere Rom? Che avevi dei doveri verso la tua comunità?

Sono cresciuta in una famiglia dove ebbi la possibilità di conoscere la cultura rom. A casa si ascoltava musica rom, si parlava il romanès, anche con i miei bambini. Ma non sono mai stata cosciente della mia personale differenza. Anche a scuola, nessuno mi ha mai fatto sentire diversa. Mi sentivo una donna slovacca. Il punto di svolta fu la Rivoluzione di Velluto. Improvvisamente, mi resi conto che i non-Rom ci rifiutavano non solo di far parte della loro vita, ma anche di riconoscerci come membri a pieno titolo della società. Fu un sonoro schiaffo e mi ci volle parecchio per capire definitivamente chi ero: Una Romnì, con tutto ciò che questo comporta, nata in Slovacchia ma Romnì. E da quel momento, visto che avevo maggiori possibilità rispetto al resto della mia gente di acquisire informazioni, sentii che era un mio dovere aiutare la comunità.

  • I politici rom spesso dicono che i Rom devono cambiare. Come lo intendi?

Per me, aiutare i Rom significa dar loro sufficienti opportunità perché amministrino e abbiano la responsabilità delle loro vite. Sono convinta che non abbiano bisogno di chi decida per loro come vivere o come far crescere i loro bambini. Hanno bisogno di uno spazio come gli altri cittadini nella società - quindi delle stesse opportunità di essere responsabili. Svolgo giornalmente un lavoro sul campo e so, per esempio, che i Rom sanno costruirsi la casa da soli. Non hanno bisogno di appartamenti tutti uguali dove non si trovano a loro agio. Ma se non hanno reddito, se non lavorano, se non possono accedere al credito, cosa possono costruire? E' un circolo vizioso da cui non sappiamo venirne fuori. E secondo la mia opinione, la ragione è che i Rom sono sottovalutati dalla società. Ci vuole in una posizione dove abbiamo minori possibilità di influenzare la qualità della nostra stessa vita e di ottenere gli stessi risultati della maggioranza. Così non ce la faremo.

  • Quindi la chiave di soluzione del problema è data dalla sua stessa denominazione?

In un certo modo, è così.

  • E come dev'essere rinominato?
Possibilità diseguali.
  • C'è bisogno di una discriminazione positiva?
Non so se è il termine corretto. Forse io non lo userei. Abbiamo necessità di accesso su basi paritetiche. Quindi, se uno ruba, dobbiamo punirlo perché ladro e non come Rom; allo stesso modo se uno è un vbuon lavoratore non dobbiamo giudicarlo con pregiudizio per la sua origine etnica e dobbiamo offrirgli possibilità di lavorare, senza licenziarlo alla prima occasione. Non percepiamo un bambino a scuola come Rom, per esempio, sino a ché questa percezione non si qualifica dal bisogno di insegnargli il romanès, altrimenti ha le stesse domande e richieste di qualsiasi altro coetaneo. Così saremo in grado, come Rom, di essere pienamente valutati come compèonenti della società e partners ai vari livelli.
  • Hai la sensazione che ci siano meno richieste sui bambini rom?

Sì. Percepisco il problema della scolarizzazione, anche come un problema degli insegnanti, che non sanno come comportarsi o non adempionoi al loro compito verso gli studenti rom. Dicono "per uno zingaro questo può bastare". Il risultato di questa formazione incompleta è che i ragazzi poi regrediscono. Oppure finiscono in scuole differenziali di seconda scelta. Così la società sta investendo nell'ignoranza. Logica dispari.

  • Ci sono abbastanza soldi per affrontare i problemi dei Rom?

Mi risulta di sì. Il problema è che non sono ben investiti. Ed anche il modo in cui i media scrivono su come sono impiegati, che spesso si riduce a "ancora altri soldi per i Rom". Non è così. E' denaro per cittadini di questo paese, che qui risiedono e vogliono goderne i vantaggi. Vogliono vivere in sicurezza e con uno standard di vita decente. Potrebbero anche trovare da loro la soluzione. Io sono una donna Rom, ma non ho meno bisogno di libertà, perché non mi trovo in situazione di indigenza. Quelli che non mi conoscono, invece pensano che sia così. La somma di denaro necessaria a risolvere il "problema Rom", secondo me, dev'essere commisurata al livello di razzismo. Più tardi ne saremo coscienti, più ne pagheremo i costi.

  • Nella comunità rom, il ruolo della donna è tradizionalmente succube a quello maschile. Tu sei una donna, sei candidata indipemndente alle elezioni a Kosice. Questa tua partecipazione, e l'eventuale elezione, come si concilia col tuo ruolo tradizionale?
Certamente per me è più complicato che per una donna dell'etnia maggioritaria. Tra i Rom, gli uomini non mostrano molto interesse nel supportare le loro donne. Lo testimonia il fatto che il mio concorrente nella località dove vivo e holavorato a lungo, è un leader riconosciuto dei Rom. Me lo spiego in questa maniera: vorrebbe fermarmi dall'entrare in politica, perché il nostro bacino elettorale è limitato.
  • Cambierà questo stato di cose?
Se la maggioranza non mi sostiene, come persona che vuole risolvere i problemi dei Rom e creare uno spazio per loro, potrebbe anche essere che nessuno di noi venga eletto. E nuovamente i Rom non avranno un loro rappresentante. Forse è questo lo scopo di chi costantemente predica il cambiamento, e per questo vede solo ciò che non è stato fatto o che è stato rovinato.

  • Pensi che i Rom preferiranno votare per un uomo piuttosto che per una donna?
La mia squadra crede in me e penso che in questi quattro anni hanno capito cosa volevo ottenere e la direzione in cui mi sarei mossa. So di avere la loro fiducia e questa è la cosa più importante. Non sono il tipo di persona che appare ad una settinmana dal voto, dicendo: Sono qui, votate me. La gente mi conosce, sa cosa faccio per loro. E questo non solo perché mi sono candidata. Conosco i problemi dei Rom e come giornalista posso influenzare alcune cose. Credo nei Rom, vivo la loro stessa vita e mi confronto quotidianamente nella pratica. I Rom non sono stupidi. Apprendono dal lor passato e non possono più essere comprati per una manciatra di monete. Il loro voto è importante, almeno quanto quello di qualsiasi altro elettore.
  • Significa che non entrerai in nessun partito politico?

Non intendo aderire ai partiti politici Rom registrati, anche se sono in contatto con loro. Visto che nella mia regione non hanno un candidato proprio, mi devono appoggiare anche se sono una candidata indipendente. E' importante anche per loro che venga eletta una Romnì.

  • Sinora, c'erano oltre 20 partiti politici dei Rom, Dopo che è stata imposta la registrazione, ne restano solo due. Cosa ne pensi?
Da un canto, come al risultato dell'incostanza e del dilettantismo di alcuni dei cosiddetti leaders. Da un altro lato, come la possibilità di essere più uniti. In ogni caso, voglio ricordare che i Rom sono cittadini di questo stato e le loro convinzioni politiche devono essere libere, e devono votare indipendentemente dalla loro appartenenza etnica.
  • Cosa diresti a un votante della maggioranza etnica?

Voglio dir loro che la soluzione dei nostri problemi è nelle nostre mani, se solo si collabora. Ad esempio, se chi vota appoggerà candidati Rom che non si presentano con vagoni di promesse, ma viceversa con una prospettiva di responsabilità e di capacità di affrontare i problemi. Se questo votante vuole proteggere il proprio benessere futuro, se vuol continuare a sentire questa terra come casa sua, deve iniziare a cooperare con questi Rom che hanno le sue medesime aspettative. A questo punto selezioneremo un vasto numero di Rom, che possa essere aiutato con un investimento minimo. Il resto, il lungo termine che è comunque necessario, non dovrà pesare sul bilancio dello stato. Sembra semplice e lo è realmente. Manca solo la volontà. O meglio: da parte dei Rom c'è. Ora è il turno dei votanti non-Rom.

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Di Fabrizio (del 10/12/2005 @ 19:41:09, in Europa, visitato 1581 volte)

cliccare sull'immagine per leggere l'articolo (testo in inglese)

9. 12. 2005: E' uscito il 7 novembre il libro (Ne)boli [(No)dolore], sulle memorie dei sopravvissuti Rom all'Olocausto della II guerra mondiale. Il volume raccoglie le testimonianze orali sull'Olocausto assieme ai racconti sulla vita prima e dopo la guerra. Alla presentazione presso il coffeeshop Krasne Ztraty di Praga erano presenti alcuni dei sopravvissuti.

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9. 12. 2005: In occasione del 57° anniversario della Giornata Internazionale dei Diritti Umani (10 dicembre) l'ambasciatore USA nella Repubblica Ceca, William J. Cabaniss, ha premiato l'attivista Sri Kumar Vishwanathan, creatore del programma Common Life.

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9. 12. 2005: Si autodefinisce "un animale da fatica a tempo pieno"; Enisa Eminova, Romnì macedone, consulente di Roma Women's Initiative, fondata lel 1999 nell'ambito delle iniziative di Open Society
Institute. Roma Women's Initiative opera per sviluppare, collegare e catalizzare un gruppo guida di donne Rom impegnate nello sviluppo dei diritti umani delle donne dell'Europa Centrale e Orientale.

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Di Fabrizio (del 10/12/2005 @ 21:59:21, in musica e parole, visitato 1659 volte)
Scrive Yvonne Slee dall'Australia (ve la ricordate?)

Ho terminato di scrivere un nuovo libriccino: Read About Gypsies.

Molto sinteticamente è un'introduzione all'universo Romani, riporta informazioni, foto, poesie e articoli sui Rom, Sinti Kalé di tutto il mondo, con accenni alla loro storia, cultura, cucina, linguaggio ecc.

Ci sono anche un paio di pagine dedicate ai Sinti e ai Rom che morirono durante l'Olocausto, inoltre una foto dell'Holocaust Memorial, a cui è dedicata un'ulteriore sezione (ndr vedi). Termino con le parole che mi lasciò mia nonna, Sinti: "Potranno toglierci tutto, ma non il nostro orgoglio", che descrivono pienamente i Rom e i Sinti che attraversarono la II guerra mondiale.

Altre informazioni le potete trovare visitando il mio sito (libro e sito in inglese ndr.)

Yvonne Slee

Cover
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Di Fabrizio (del 11/12/2005 @ 00:42:16, in scuola, visitato 2107 volte)
da Gente Veneta

Un progetto durato tre anni, con preside, insegnanti, istituzioni e operatori abbondantemente coinvolti, pensato per far convivere i sinti e il mondo della scuola. Tre anni raccontati in un filmato. Cosa accade? Il filmato parte e parla di giochi, laboratori, giornalini e siti internet, ma dei sinti neanche l'ombra.

Stessa scena in una giornata di festa, durante l'anno, nel cortile della stessa scuola: i bambini giocano, i genitori guardano e alcuni operatori del Comune, giunti per l'occasione, vengono invitati a riconoscere i sinti del campo nomadi tra gli altri bambini. Questi aguzzano la vista, ma niente da fare.

Eppure sono sedici i giovani inquilini delle roulotte che stanziano a meno di un chilometro, nel noto campo nomadi di via Vallenari. Un numero che non è una novità per la scuola elementare Francesco Baracca di Mestre, che per più di una generazione è stata considerata "la scuola degli zingari", e che ora dà a tutti una lezione di innovazione e dignità: «I sinti non si vedono perché sono come tutti gli altri - dicono oggi insegnanti e operatori - si mescolano con gli altri bambini e stanno bene, e sono loro ad insistere coi genitori dicendo: "vogliamo andare a scuola"». E inoltre partecipano alle gite scolastiche, si fermano il pomeriggio, e in barba alla tradizionale incompatibilità tra "zingari" e società, vivono la scuola come la "loro" scuola, senza sentirsi necessariamente minacciati o estranei.

E' infatti questo il risultato principale dimostrato dal progetto "Minori Sinti", presentato mercoledì 30 novembre nel convegno "Scuola di convivenze" presso l'elementare Virgilio di Mestre e realizzato in alcune classi della scuola elementare Baracca, con l'appoggio del preside Lucio Pagnin, di insegnanti come Nerio Bellemo e Antonio Perazzi, e in collaborazione con altri e diversi enti: il Servizio Infanzia e Adolescenza del Comune, il Servizio Adulti Etam-Animazione di comunità e territorio e la Cooperativa Sociale Gea. Una rete che ha "intrappolato" saldamente non solo i ragazzini in classe - sinti e non sinti, coinvolti tutti insieme in attività di gioco e di lavori di gruppo in orario scolastico per migliorare il senso di appartenenza e la collaborazione - ma anche i genitori e lo stesso campo nomadi, terreno di azione degli operatori di Comune e associazioni che hanno sostenuto da un parte i ragazzi, aiutandoli con attività extrascolastiche e nei compiti, e dall'altra i genitori: «A loro abbiamo fornito una rappresentazione della scuola- conferma una operatrice - visto che la maggioranza dei genitori non l'ha mai frequentata».

Abbandoni, bocciature, assenteismo, e grosse difficoltà di convivenza: sono questi i principali problemi che riguardano la presenza dei ragazzini sinti nelle scuole. Ma il nodo principale, così come avviene per molte altre etnie, sta soprattutto nelle differenze culturali, che il progetto ha cercato di sfruttare e di comprendere. Un buon esempio per tutti quello della elementare Baracca, commentano anche i servizi educativi e la municipalità di Mestre, un progetto utile ma anche strettamente urgente e necessario ormai in molti altri istituti, viste le difficoltà che soprattutto nelle scuole medie insegnanti e famiglie quotidianamente incontrano, con ragazzini poco gestibili «che a 14 anni già in famiglia sono considerati adulti», ha sottolineato anche Domenico Canciani, psico-pedagogista intervenuto al convengo, «e che soffrono di grosse lacune sul piano dell'istruzione».

Dunque, un consiglio per insegnanti e genitori? «Rivolgetevi ai servizi già attivi» propone per esempio Radiana Gregoletto dell'Etam, denunciando le scuole che chiudono le porte agli operatori e negano il problema : «Oggi proprio le scuole di periferia - com'era un tempo la Baracca, dice la Gregoletto - hanno da tempo constatato questa problematicità, e sono le più avanzate. Mentre nelle scuole di centro Mestre ora c'è la disperazione».


Maria Paola Scarmuzza                                 

Tratto da Gente Veneta , no.46 del 2005
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Di Fabrizio (del 11/12/2005 @ 16:07:27, in musica e parole, visitato 1631 volte)

A fine settembre si è accennato alla musica zigana che affonda le radici nel jazz e nella tradizione europea (1 - 2). Per quanto questo filone musicale sia poco conosciuto, fa parte della tradizione musicale dei Sinti da almeno 90 anni.

Ecco invece un gruppo che fa della contaminazione etnica e musicale la sua bandiera.

Dalla California il punk dei Clash mischiato con suoni rom: i Gogol Bordello

Qui potete scaricare alcuni mp3. Hanno anche un blog

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Di Marco Nieli (del 12/12/2005 @ 09:23:33, in scuola, visitato 2082 volte)

RELAZIONE SULLA SCOLARIZZAZIONE DEI MINORI ROM NELLE SCUOLE MATERNE, ELEMENTARI E MEDIE DELLA REGIONE CAMPANIA

 
I Rom a Napoli e nella Campania

In Campania, a fronte delle presenze tradizionali di Rom italianizzati e perfettamente integrati nella società locale, esistono circa 3000 Rom di origine ex-Jugoslavia, in prevalenza dasikhané (dei sottogruppi Mrznarja, Kanharija e Banguleshd) con una minoranza di Musulmani (khorakhané). Le loro condizioni abitative sono quasi dappertutto disastrose (baraccopoli), con alcune significative eccezioni come il nuovo campo attrezzato di Secondigliano a Napoli, che presenta però vistosi problemi di isolamento e gestione. Un ottimo villaggio attrezzato è stato recentemente aperto a Caivano e un altro è atteso a Giugliano, dove esiste il più grande insediamento di baracche dopo quello di Scampia (rispettivamente, circa 600 e 800 persone). Per i circa 1000-1500 Rumeni presenti nella provincia esiste, allo stato attuale, un solo Centro di Accoglienza Comunale a Napoli, la Scuola “G. Deledda” di Soccavo.

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Scuola materna ed elementare a Napoli

A cinque anni dall'inizio del progetto comunale Napoli-Zona Nord gestito dall’Opera Nomadi di Napoli (oggi ribattezzato “Attività specifiche per minori rom ed extra-comunitari”), la percentuale di minori rom che frequenta le scuole materna ed elementare a Napoli con una certa regolarità è del 50% circa. La percentuale scende a circa il 20 % nella scuola media, per i motivi che ben conosciamo: necessità di contribuire all’economia familiare, per le femminucce al menage domestico e in più, precoce avviamento al matrimonio.

Le scuole interessate a Napoli, tra Scampia e Secondigliano, sono la Pascoli II (elementare e media), l'80°, l'87° e il 10°. Qualche altra scuola del Centro accoglie i minori rom abitanti in zona, ma non avendo progetti in queste scuole, l’O.N. non ha un monitoraggio di queste frequenze.

Il numero di bambini iscritti è salito quest'anno (2005-2006) a 264. Il principale ostacolo alla frequenza è rappresentato dalla necessità economica della famiglia, che impiega i bambini per il mangel. Le inadempienze vengono gestite dagli operatori dell'Opera Nomadi, che avvisano e sollecitano costantemente le famiglie sulla necessità di rispettare i "Patti di cittadinanza" istituiti con il Comune di Napoli, in particolare riguardo l'obbligo di iscrizione/frequenza dei minori. Per fare sì che gli O.D.S. inviati dalla scuola sui casi di dispersione più eclatanti abbiano un esito positivo, l’Opera Nomadi lavora a stretto contatto con l’assistente sociale di Scampia, in modo da concordare insieme interventi fattivi e non inutilmente repressivi.

L'Opera Nomadi dà anche sostegno logistico e consulenza per i bambini rom rumeni iscritti a Soccavo (6 alle elementari).

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Scuola media a Napoli

A Napoli, la frequenza nella scuola media di alunni Rom è estremamente limitata (25 iscritti, di cui 7-8 frequentano più o meno con regolarità). Data l’esiguità delle risorse a disposizione dell’O.N., in passato solo poche ore sono arrivate a questa fascia così delicata del processo di scolarizzazione. L’O.N. di Napoli sta attualmente cercando di intervenire su questa fascia di dispersione con un progetto comunale ad hoc sul campo di Secondigliano, relativo all’alfabetizzazione degli adolescenti e finalizzato al conseguimento della terza media. Laddove in passato è stato realizzato, si é riusciti a intervenire con qualche risultati in questa sacca di dispersione.

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Fuori Napoli

Fuori Napoli, la sezione napoletana della nostra associazione, quella di Caserta e quella di Giugliano hanno attivato percorsi di scolarizzazione sulle comunità locali, pur tra mille difficoltà e ostacoli.

A Caivano è iniziata la scolarizzazione di circa 30 minori rom del gruppo Crna Gorja del Montenegro, con accompagnamento scolastico.

A Caserta, circa 30 bambini frequentano in varia maniera la scuola elementare, dove l’Opera Nomadi locale svolge attività di mediazione con le famiglie e sta per mettere in campo dei laboratori interculturali.

A Giugliano, il progetto dell'Opera Nomadi locale, prevedente l'accompagnamento e la mediazione per circa 70 bambini rom va avanti ormai da 2 anni.

25 bambini rumeni erano stati iscritti a Casoria (v. Lufrano), dove recentemente c’è stato uno sgombero di 400 persone, ma per mancanza di accompagnamento comunale, il diritto allo studio di questi bambini non è stato adeguatamente sorretto e incoraggiato.

E’ difficile seguire le situazioni sparse della provincia napoletana, dell’avellinese e del beneventano, dal momento che non sono in atto progetti in queste zone. Nel Salernitano era stato iniziato un discorso di scolarizzazione dei minori rom slavi locali, ma le difficoltà dell’Opera Nomadi locale hanno fatto sì che anche qui il monitoraggio fosse discontinuo.

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Attività svolte dall'Opera Nomadi riguardanti l'alfabetizzazione primaria e l’intercultura

Accompagnamento scolastico (legge 285/'97): quest'attività costituisce a tutt'oggi il grosso del progetto 285 di cui si è detto. Attualmente l'accompagnamento dei circa 240 alunni rom nelle diverse scuole di Secondigliano e Scampia (circa la metà frequentano con una certa regolarità) viene svolto coi pulmini donati dal Banco di Napoli all’Opera Nomadi e guidati da operatori rom. Gli operatori italiani e rom sono coinvolti in una difficile e paziente opera di mediazione con le famiglie rom, si preoccupano anche di sollecitare le famiglie su punti delicati come l'igiene, eventuali pediculosi o altre affezioni/infezioni, la certificazione dopo l’assenza per malattia, il materiale scolastico e le inadempienze.

Laboratori interculturali e di sostegno dell'alfabetizzazione (legge 285/'97): tale attività viene svolta in tre scuole di Secondigliano, l'87° (Don Guanella), l'80° e Pascoli II. In tali scuole sono state organizzate attività di sostegno all'alfabetizzazione in un'ottica interculturale che, spesso, vengono eseguite in condizioni di grande precarietà logistica dovuta anche alla mancanza cronica di spazi. Tali laboratori prevalentemente linguistici hanno l'importante funzione di colmare l'evidente lacuna di una programmazione didattica differenziata, tarata sulle esigenze specifiche dei minori rom, che sono in parte diverse da quelle degli alunni italiani. I bambini rom presentano infatti dei condizionamenti che sono dovuti alle precarissime condizioni igienico-sanitarie e abitative, nonché al carattere orale della loro cultura. E' dunque importante che la loro frequenza scolastica sia seguita e monitorata nel tempo da operatori qualificati che cercano anche di dare un taglio interculturale all'alfabetizzazione (con l’obiettivo di arrivare in prospettiva a un apprendimento bilingue: italiano/romanes). Fondamentale è infatti che gli alunni rom non dimentichino la loro lingua, il Romanés, le loro tradizioni e i loro costumi. L’Opera Nomadi ha anche costantemente introdotto attività ludiche, grafico-pittoriche, espressive e musicali sulla storia, la lingua, la cultura del popolo rom, con interventi mirati sul gruppo classe e in presenza delle maestre. Quest’anno, in una delle scuole, la Pascoli II, è partito un piccolo laboratorio di circo sulle tradizioni del popolo rom.

Doposcuola (legge 285/'97): le attività di doposcuola, svolte nel Campo Nuovo, presso il centro sociale B o presso le varie case del campo, è condotto a stretto contatto con il lavoro svolto a scuola, spesso dagli stessi operatori. Tali attività hanno coinvolto una ventina di bambini, dai 6 agli 11 anni, corrispondenti alla fascia di età della scuola elementare, a vario titolo bisognosi di sostegno per l'alfabetizzazione e l'integrazione scolastica. L'attività è stata condotta, per quanto possibile, anche in romanés, madrelingua dei bambini rom.

Progetto di aggiornamento per docenti sulla scolarizzazione di minori rom: svolto a Giugliano, in collaborazione con l'Opera Nomadi locale, ha interessato nell’anno 2004-2005, una ventina di insegnanti di vari circoli di Giugliano e altrettanti operatori sociali e tutors del Comune di Giugliano e dell'Opera Nomadi locale.

A Napoli, a tutt’oggi, non si è ancora vista un tale iniziativa e se ne sente fortemente la mancanza.
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Criticità e principali difficoltà incontrate

Le difficoltà riscontrate, nell’interfaccia scuola-famiglie rom, sono legate alle condizioni igieniche spesso precarie, alla diffidenza delle famiglie Rom verso l’istituzione dei gagé, da sempre ostile al loro popolo, alla mancanza in alcune scuole della provincia o della regione di progetti calibrati sulle esigenze di questi bambini e all'assenza di corsi di aggiornamento specifici per insegnanti e operatori del settore. Parecchie scuole non approvano più i progetti interculturali per mancanza di fondi o di personale o, più semplicemente, perché non ritengono che dalla cultura rom si possa imparare qualcosa.

A parte una mediatrice rumena, mancano, inoltre, in Campania, mediatori culturali rom, formati ufficialmente con un Corso Regionale, che intervengano nei rapporti con le maestre e nella promozione di un clima favorevole all’apprendimento e vicino al vissuto dei piccoli Rom. I pochi mediatori che in passato si era riusciti a formare con enormi sforzi sono fuggiti in nord-Italia per problemi con la comunità rom ortodossa, ma anche per la discontinuità dei pagamenti e la mancata valorizzazione a livello locale del loro importantissimo ruolo interculturale.

In generale, bisogna dire che nel processo di scolarizzazione, come è stato portato avanti in questi anni in Campania, manca molto la concezione del lavoro in rete, in un’ottica di fattiva collaborazione interdisciplinare ed interistituzionale. A livello cittadino napoletano, è venuto ad esempio meno il tavolo interistituzionale "Scolarizzazione minori rom e immigrati", che costituiva un punto di riferimento per gli operatori del settore, anche per rilevare e discutere gli eventuali punti di criticità dei progetti e del lavoro svolto in comune. Si spera a breve che questo momento di raccordo venga ripreso, perché costituiva un validissimo momento di confronto e riscontro.

Questo discorso di lavoro in rete riguarda tuttavia, crediamo, anche il livello centrale e sovraregionale, e a questo proposito sarebbe forse utile una maggiore attenzione da parte degli organi centrali (Ministero. Sovrintendenze) sul livello di rendimento del processo di scolarizzazione, che non può essere sostenuto solo dall’associazionismo. La costituzione di un Ufficio Centrale e Regionale per il Monitoraggio sarebbe a questo proposito, un validissimo strumento per la rilevazione dei dati (iscrizione, frequenza, successo scolastico), allo scopo di migliorare la qualità dell’offerta formativa rivolta ai piccoli rom. A livello centrale, inoltre, si avverte comunque, nell’immediato, l’esigenza di un monitoraggio da parte del Ministero dei risultati conseguiti, magari attraverso apposite ricerche messe in campo con l’IRRSAE o altri enti di ricerca/formazione.

Un’altra scelta intelligente sarebbe, a nostro avviso, quella di raccomandare, fermo restando l’autonomia delle singole scuole in fatto di curricola, l’adozione di offerte curricolari che contengano, in una certa percentuale, elementi tratti dalla storia, dalla lingua e dalla cultura rom. Spesso, infatti, si può dire che viene completamente trascurata o sottostimata la legittima esigenza di una programmazione interculturale, vale a dire che accolga spunti della cultura rom all’interno del curricolo o delle attività extra-curricolari. In questo senso, una revisione della legge 482 del ’99 sulle minoranze linguistiche, in direzione di un’inclusione del Romanes tra le lingue minoritarie da proteggere o tutelare, apporterebbe enormi benefici al lavoro svolto sul campo dagli operatori.

A distanza di circa 5 anni dall’inizio dei progetti dell’Opera Nomadi con il Comune di Napoli e a 2 dall’inizio dei progetti con Giugliano, in definitiva, si riconoscono indubbi risultati nell’affermazione del diritto allo studio dei minori extra-comunitari di etnia rom. L’iscrizione e l’accoglienza sono ormai prassi consolidate, a Napoli, come in parecchi casi nella provincia.

D’altro canto, la percentuale di frequenza (regolare) di circa il 50% (e del 60-70% saltuaria), come anche i dati riguardanti il successo scolastico (60-70% dei casi di promozione, ma con criteri che a volte andrebbero meglio verificati), impone l’esigenza di una valutazione complessiva del lavoro svolto insieme nelle scuole. I risultati ottenuti in termini di rendimento (livello complessivo di alfabetizzazione, capacità strumentali base, socializzazione) sono, infatti, a nostro avviso, inferiori alle aspettative, in alcune delle scuole dove si collabora, nonostante gli sforzi enormi messi in campo dall’Opera Nomadi con le poche risorse a disposizione. Quello che serve è un maggiore coordinamento a livello locale (orizzontale) e locale-centrale (verticale), con una maggiore capacità di monitoraggio dei risultati e delle criticità, una maggiore valorizzazione della lingua e cultura rom in sede curricolare, metodologico-formale e contenutistica, e un maggiore dispiegamento di risorse, in senso sia finanziario che di investimenti nella formazione del personale.

Napoli, 30 novembre 2005
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Di Fabrizio (del 12/12/2005 @ 09:34:28, in conflitti, visitato 2522 volte)

Fate finta che sia un tentativo di mettere la testa fuori dal seminato.

Una scena a cui alcuni di voi hanno sicuramente assistito è lo sgombero/ il controllo in un campo rom: pistole puntate sulle donne e sui bambini, caroselli di gipponi... e per quanti non ne hanno mai visti (o si ostinano a negare che succedano cose simili), il riferimento per capire lo trovano in film come Soldato Blu o Piccolo Grande Uomo.

Per anni, i Rom hanno vissuto con un PARADIGMA: i celerini potevano agire in quella maniera (che lo facessero a ragion veduta oppure no, qui non importa), perché i Rom sono ai margini della società, tanto geograficamente che nell'agenda politica. Questo ha anche significato che le associazioni, più che i Rom stessi, avevano una ragione in più per battersi per diminuire l'isolamento geografico e politico: fare in maniera che certi atteggiamenti della polizia non passassero sotto silenzio.

Facile comportarsi come RAMBO, quando il nemico è indifeso e nessuno può testimoniare. Il Rom, italiano o straniero, in un campo abusivo o regolare, è per la legge un tipo di cittadino che se si lamenta perde il diritto a risiedere, che il comune gentilmente gli concede.

Ma ecco, si presenta nell'ultimo mese un malessere che percorre l'Europa. Nelle periferie francesi, scoppia una rivolta, le cause si perdono in quarant'anni di storia francese. La miccia è nuovamente l'isolamento geografico e politico. La risposta dello STATO è stata l'impiego della forza pubblica e la militarizzazione delle periferie. Forse i Flic sono stati + civili con i figli del Maghreb, dei loro colleghi italiani nei confronti dei Rom, rimane il fatto che anche in quel caso LA FORZA PUBBLICA E' INTERVENUTA PER SANCIRE IL DISTACCO TRA POPOLAZIONE E ISTITUZIONI. In questo mese e mezzo difatti, non è emersa nessuna strategia pubblica che affronti il tema dei rapporti tra le istituzioni (centrali o decentrate) e settori marginali in rivolta.

Un bubbone che può espandersi a macchia d'olio nel continente: a differenza dei Rom qui si tratta di cittadini riconosciuti come tali, che si ribellano e che non possono essere sgomberati. Al limite, li si può lasciare a marcire, sapendo che prima o poi la rivolta può tornare.

PARTICOLARE IMPORTANTE: dato che in Francia le violenze sono avvenute da entrambe le parti, al di là di quel che raccontano governi e giornali, chiunque può rintracciare in rete documenti, video, testimonianze di cosa è successo. Senza censure.

Mi rendo conto, che i miei ragionamenti si perdono in 100 rivoli. Un intermezzo?

3 pericolosi agitatori anarco-insurrezionalisti e uno che passava di lì per caso

Ma ecco che la cura esonda: in Val di Susa. Non sono disperati delle periferie, non sono una dimenticata minoranza etnica (non ancora, almeno). Eppure la polizia si è comportata con loro come se dovesse fare un controllo in campo rom. Un ministro, che si affretta a dichiarare che non ci sono state cariche della polizia. Una TV (grazie internet!) che mette online le riprese di cosa è successo.

Il punto chiave, come all'inizio di questo post, resta la mancanza di dialogo tra decisori e cittadini (quell'altro ministro: "...si mettano il cuore in pace!"). E nel mio piccolo, proprio quel ministro che ha interessi privati nell'appalto, ricorda molto da vicino quegli assessori che sgomberano i campi, e hanno preso qualche mazzetta perché su quei terreni si costruisca il solito centro commerciale...

Diciamo che l'argomento (TAV sì, TAV no) per me ha un'importanza minima, rispetto al risultato ottenuto: la polizia che carica cittadini inermi e gli stessi cittadini che vengono fatti passare per ostaggio di chissà quale complotto sovversivo. Sulla protesta in sé, personalmente posso essere o meno d'accordo, ma ritengo che la differenza tra una democrazia e il suo contrario è la possibilità di esprimere, pacificamente ma con forza, le proprie opinioni. Quindi, d'accordo o meno, vi segnalo dove confrontarsi con l'eterogeneo comitato che si è formato in quella valle.

Quello che mi interessa, piuttosto, è che mentre sulla carta l'Italia passa ad una Costituzione "federalista", nei fatti le istanze locali vengono soffocate (e sconfessate dagli stessi "federalisti"). La mancanza di una mediazione trasforma in pericolosi agitatori anche chi tra i manifestanti avrà sempre votato moderato o leghista.

Quello che lega tra loro tre situazioni molto diverse tra loro (il campo sosta, la banlieu francese, la valle piemontese) a parte la reazione poliziesca, è che sono un puzzle di nodi locali, che presi singolarmente hanno poco valore, rischiano di essere proteste corporative, o comunque minoritarie: una difesa del proprio ghetto o del proprio cortile.

La scommessa, al di là degli schieramenti di destra o sinistra, è di uscire dai propri schemi ed orizzonti, anche per le politiche dei Rom e dei Sinti. Trovare le ragioni remote perché le rivendicazioni specifiche possano essere assunte da uno schieramento più vasto. Sapendo che più si sarà civili e democratici nel nostro argomentare, più saremo (civilmente e democraticamente) censurati.

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Di Fabrizio (del 13/12/2005 @ 09:10:17, in scuola, visitato 1609 volte)
StranieriInItalia
Pochi fondi per l'integrazione in aula
Preoccupante il divario nei tassi di promozione tra alunni italiani e stranieri. Oggi sul Sole 24 Ore

Aumentano gli alunni stranieri nelle scuole italiane, ma non i fondi stanziati per favorire la loro integrazione. È il chiaroscuro tratteggiato del Sole 24 Ore nella consueta pagina del lunedì sull'immigrazione realizzata in collaborazione con Stranieri in italia.

Lo scorso anno scolastico gli alunni stranieri hanno superato quota 360mila, con un aumento del 56% rispetto a due anni prima.

Il loro inserimento nelle scuola non è però indolore, come dimostra il divario nei tassi di promozione tra italiani e stranieri. Nel 2001/02 è stato promosso il 77% degli stranieri (contro l'84% del totale), mentre nel 2003/04 la percentuale è scesa al 72,6%, contro l'85% che si è registrato sul totale degli alunni.

Ogni anno il ministero dell'Istruzione stanzia 53 milioni di euro per "realizzare interventi mirati alla lotta all'emarginazione scolastica nelle aree a forte processo migratorio". Risorse previste dal contratto degli insegnanti, che però scade nel 2006. I sindacati hanno chiesto al Miur l'impegno a garantire lo stanziamento fino al rinnovo.

Altri stanziamenti sono legati a progetti specifici, che ad esempio prevedono l'impiego di mediatori culturali e facilitatori linguistici. Ma "le riduzioni degli organici che hanno colpito 34mila posti nel 2002 hanno inciso anche qui", denuncia la Flc-Cgil.

Succede così che nell'istituto comprensivo Gianni Rodari di Baranzate (Milano), dove gli alunni stranieri sono il 35% del totale, non c'è nessun mediatore linguistico a facilitare il loro inserimento. "Alle materne il problema è relativo perché i bambini imparano in fretta e già a febbraio tutti riescono a comunicare," spiega la preside Maria Fiorenza Lombardi "la questione si complica alle elementari e alle medie, quando ai ragazzi si chiede di fare cose più complesse".

Una scheda realizzata dall' avv. Mariangela Lioy, il nostro esperto in immigrazione, spiega le tappe principali per l'iscrizione a scuola dei ragazzi stranieri, dal riconoscimento dei titoli di studio alla scelta relativa alla frequenza dell'ora di religione. Come ogni settimana, il Sole 24 Ore pubblica infine uno scadenzario fiscale in inglese, romeno e arabo, dedicato agli imprenditori stranieri in Italia.

(5 dicembre 2005)

EP

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