Rom e Sinti da tutto il mondo

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Gli Zingari fanno ancora paura?

La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Daniele (del 21/07/2006 @ 14:28:33, in Italia, visitato 1343 volte)

GIUGLIANO in Campania: I ROM NON SONO LADRI DI BAMBINI

"I Rom non sono ladri di bambini! Basta con queste superstizioni che servono solo a generare altri pregiudizi nei confronti di persone vittime di esclusione sociale!", sono le parole amareggiate di Tanio Angioino, dell'Opera Nomadi di Giugliano in Campania, l'organizzazione che si prende cura da anni del più grande campo ROM della Campania, il campo di Ponte Riccio, dove vivono oltre 500 bosniaci, dei quali 250 minori, perlopiù nati in Italia, come molti dei loro genitori. "Non desideriamo entrare nel merito dell'indagine giudiziaria che deve accertare se c'è stata la riduzione in schiavitù, e deve prevedere l'accompagnamento ai servizi sociali dei minori, come prevede la normativa in vigore, ma ciò che non troviamo accettabile è che sul presunto comportamento criminoso di alcuni si colpisca una comunità intera, con metodologie discutibili quali il prelievo di materiale biologico per l'esame del DNA. Grave è stata anche la spettacolarizzazione di questo metodo, che induce a rafforzare i pregiudizi nei confronti dei Rom." "Ciò che non emerge mai in questi veri e propri pogrom giornalistici sono le ragioni dell'esilio delle comunità rom della Campania", aggiunge Emiliano Di Marco, collaboratore dell'Opera Nomadi ed operatore del Programma che il Comune di Napoli ha avviato in partenariato con l'assessorato alle politiche sociali del Comune di Giugliano per la tutela dei Rifugiati, "i Rom di Ponte Riccio sono tutti bosniaci, sono persone fuggite dalla terribile guerra civile in Jugoslavia, vittime di persecuzioni e violenze documentate dai più autorevoli organismi internazionali di tutela dei diritti umani.

Ma il paradosso è che molti di loro sono nati in Italia, ma non sono cittadini italiani per il nostro paese e non sono bosniaci per le autorità della Bosnia Erzegovina, sono quindi apolidi di fatto, persone che andrebbero aiutate ed essere accolte con programmi sociali degni delle migliori esperienze sviluppate in Europa". "E' necessario che nei nostri territori le istituzioni prendano atto che non è con i programmi di rimpatrio che si risolve il dramma sociale e l'abbandono in cui vivono le popolazioni Rom. La Provincia non ha mai sbloccato i fondi per intervenire strutturalmente a ponte Riccio per realizzare un campo accogliente e dotato di servizi, nonostante la disponibilità del Comune di Giugliano. Ci auguriamo che questo appello trovi una riposta, prima che la stampa torni nuovamente ad accorgersi dei Rom, magari la prossima volta parlando dei bambini che muoiono di freddo." Opera Nomadi Progetto IARA (art. 1 sexies 189/02)

Caserta24ore news - 20/07/2006 17.18.23

ЈУГОСЛАВИЈА:
www.flickr.com/photos/gustomaina

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Di Fabrizio (del 21/07/2006 @ 12:13:16, in lavoro, visitato 1331 volte)

Da Bulgarian_Roma:

14.07.2006 da Lili Makaveeva: Lo scorso 30 giugno è terminata l'implementazione del progetto "Sviluppo locale delle comunità Rom nelle aree rurali in Bulgaria", condotto da Integro Association con la partecipazione dell'olandese SPOLU International Foundation, col finanziamento del programma MATRA del Ministero degli Affari Esteri olandese.

Integro Association è lieta di cooperare e scambiare le reciproche esperienze con chi opera sul tema delle comunità Rom nelle aree rurali.

La nostra associazione ha raggiunto i seguenti risultati:

  • Migliorata l'auto-organizzazione di 14 comunità Rom, cosa che ha permesso loro di interloquire direttamente con le autorità locali.

  • Il formarsi di una rete di comunicazione tra le comunità coinvolte: RIUN (Roma Initiative United Network), che si estende dal nord-est al sud-ovest della Bulgaria.

  • I giovani Rom di queste comunità, hanno a loro volta creato un network informale, per ottenere la maggior visibilità a livello regionale.

  • Abbiamo stabilito strategie per portare a pareggio le attività e aiutare la nascita di attività produttive in 9 comunità.

  • In 12 insediamenti abbiamo creato organizzazioni e centri comunitari.

  • Coadiuvato lo sviluppo di piccole attività a livello locale in 16 insediamenti, assieme alla riorganizzazione dei quartieri stessi e al fermare l'abusivismo edilizio, ripulito le discariche, previsti spazi comuni per i giochi dei bambini, costruiti gli impianti di canalizzazione e le linee elettriche, equipaggiato le comunità di computer per l'accesso ad Internet, ecc.

  • Contribuito a instaurare gruppi d'iniziativa, OnG locali, centri femminili, per i giovani e i bambini.

A seguito del lavoro svolto, continueremo l'attività tramite la European Roma Grassroots Organization Network (ERGO).

Nel quadro delle attività sin qui svolte, continueremo a monitorare lo sviluppo delle comunità Rom, non solo nelle aree rurali, ma allargandoci alle medie città e ai villaggi. Lo scopo è creare e rafforzare le strutture auto-rappresentative dei Rom, perché possano partecipare a tutti i livelli delle decisioni che li riguardano, preservando la loro lingua, identità e cultura.

Integro Association

7200 Razgrad
4 Osam Str.,

room 220 Youth hostel
Phone/fax: (+ 359 84) 66 14 93
(+ 359 84) 66 10 26

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Di Sucar Drom (del 21/07/2006 @ 10:22:24, in musica e parole, visitato 1623 volte)
Il 27, 28 e 29 luglio a Mantova invitamo tutti al Festival Diari Sonori con la partecipazione di musicisti, brass band rom e non solo...

Giunto alla quarta edizione, il Festival Diari Sonori affronta senza timori la delicata quanto entusiasmante tematica dell’incontro. Il filo che lega quest’anno le tre serate, organizzate da Arci Provinciale di Mantova con il contributo del Comune di Mantova e dell’Assessorato alle Politiche Giovanili della Provincia di Mantova, non è infatti geografico, ma piuttosto teso a raccontare, in musica, la profonda necessità degli uomini ad incontrarsi, dialogare, comprendersi e partecipare.

Un tema che ben si adatta al lavoro quotidiano di Arci, che con i suoi Circoli e l’impegno volontario di tanti, promuove quotidianamente nuove strade di socialità e forme originali e plurali di condivisione.

I più “grandi” della musica popolare d’Europa e del mondo si danno quindi appuntamento sul tradizionale palco di Piazzale Te, mettendo a disposizione il racconto collettivo della propria cultura di riferimento, attraverso il proprio talento e soprattutto grazie ad una eccezionale capacità di mettersi in gioco.

La musica infatti, intesa come linguaggio che attiene fortemente alle identità culturali, non si esime dalle difficoltà che ognuno di noi incontra ogni qual volta si trovi a confrontarsi con forme di “alterità”, sociale o culturale che sia. In questo senso essa non rappresenta affatto, come spesso si sente dire, un linguaggio universale, ma al contrario si delinea come forma comunicativa fortemente legata alla cultura delle donne e degli uomini che la producono e ne fruiscono.

Per questo assume particolare valore il lavoro promosso dall’Ufficio Cultura di Arci Provinciale, che considera Diari Sonori come un Progetto prima ancora di un Festival.

Gli artisti di questa edizione, che dal Klezmer statunitense di Frank London ai Balcani di Boban Markovic, dalla ex Yugoslavia dei Kal alla Sicilia di Roi Paci, dall’Africa di Ba ba Sissoko al Salento di Officina Zoè porteranno a Mantova fusioni, sincretismi e suggestioni originali, forti e,a tratti, sconvolgenti.

Di particolare rilievo, infine, la partecipazione al Festival di Aleksandar Stoijkovic, figura che ormai tutti i mantovani conoscono per la profondità della sua voce e per la dolce malinconia della sua fisarmonica: un omaggio ad un talento vero, ad un uomo che accompagna da anni con la propria voce il nostro incedere cittadino, cantando di guerra e disperazione, “cantando l’arte” e l’amore di vivere. Suonerà con i KAL di Belgrado, una delle ensamble oggi più conosciute ed apprezzate al mondo. Un ringraziamento particolare all’Istituto di Cultura Sinta, per la preziosa condivisione e la collaborazione alla realizzazione di quest’ultimo incontro.

La cucina, come ogni anno, proporrà pizza e risotto “alla pilota” dalle 20.00 alle 24.00, con sospensione durante le esibizioni. Zona birreria bar adiacente al palco. Inizio Concerti ore 21,30, ingresso gratuito.

Per informazioni
Francesco Meneghello, Ufficio Cultura, Arci Provinciale Mantova
telefono 0376 2853, fax 0376 2853235, e-mail mantova@arci.it

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Di Fabrizio (del 20/07/2006 @ 10:19:56, in Kumpanija, visitato 1123 volte)

da Valery Novoselsky: Oggi (ieri: 19-7-06 ndr) è il 7° anniversario di Roma Virtual Network, che iniziò la propria attività il 19 luglio 1999.

Praticamente apparso dal nulla come segno della maturità dei Rom nel far valere la loro voce a livello internazionale, nell'esprimere le proprie opinioni, nel fornire il proprio punto di vista su cosa accade nel mondo, una voce che ragiona!

Il numero 7 ha risvolti profondi e spirituali. E' il numero che denota saggezza, perfezione e totalità. Si riferisce allo sviluppo spirituale. Il numero 7 è stato il simbolo del mistero nei libri sacri, ad indicare forza spirituale. Significa la benedizione, il regalo dello spirito.

Come redattore di Roma Virtual Network sono felice di confermare che tutte queste qualità sono parte del lavoro svolto che dal millennio scorso arriva a questo settimo giubileo!!!

Grazie a tutti per il vostro supporto.

Spero con la vostra partecipazione di continuare ed estendere quest'attività online, a fronte delle sfide del XXI secolo.

OPRE ROMA! - ALZATEVI ROM!

Saluti,
Valery Novoselsky.
Editor of Roma Virtual Network.

Galilee, Holy Land

P.S. Mentre scrivo queste righe, continua la battaglia ai confini tra Israele e Libano, e quanti non hanno abbandonato la regione vivono nei rifugi, con l'orecchio alle esplosioni e ai colpi. Ma la volontà del popolo Rom nel cercare diritti umani ed uguaglianza in questo mondo è così forte, che questo spirito mi ha impedito di nascondermi in un rifugio, ma invece di stare a casa e scrivervi, miei carissimi amici!!!

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Di Sucar Drom (del 20/07/2006 @ 09:52:48, in Regole, visitato 1141 volte)
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Di Fabrizio (del 19/07/2006 @ 11:31:10, in Kumpanija, visitato 1212 volte)

Ho bisogno di aiuto per:

  1. selezionare i 7 eventi più importanti (come conferenze, seminari ecc.) tenutisi negli anni 2005 -2006 (sinora);
  2. individuare 50 figure (di etnia Rom oppure no) che hanno contribuito alla causa del movimento e della cultura Romani nella sua storia. Avrei anche bisogno della loro data di nascita e del loro domicilio, oltre che la loro sfera di attività.

Ho bisogno di queste informazioni per aggiungerle al mio libro "The Mystery of the Baltic Roma", che sto traducendo dal russo in inglese.

Grazie in anticipo!

Valdemar Kalinin

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Di Sucar Drom (del 19/07/2006 @ 10:53:33, in blog, visitato 1137 volte)
Lunedì scorso Fata e Zingara, romnì abruzzese, ha pubblicato sul suo blog un bellissimo post con domande e risposte che vi riproponiamo perchè crediamo siano propedeutiche a tanti lettori. Fata e Zingara in una paginetta, con intelligenza ed humor, smonta la maggior parte degli stereotipi che condizionano la vita dei Rom e dei Sinti Italiani. Invitiamo tutti a leggere e a riflettere seriamente...


Fata e Zingara
Diario a dieta di una zingara, cresciuta tra gli zingari, che non porta più la gonna, che ha tagliato i capelli e che per dimagrire si è operata
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Di Fabrizio (del 19/07/2006 @ 10:14:40, in lavoro, visitato 1189 volte)

BUCAREST - Il giornale Romania Libera riporta che tra il 2002 e il 2005, sono 2.442 i Rom che hanno trovato impiego tramite le Agenzie Municipali per il Lavoro (AMOFM).

Altri 177 Rom hanno trovato lavoro nella prima metà del 2006. Molti di loro non avevano terminato gli studi, e hanno trovato lavoro nelle costruzioni, nel campo dell'idraulica di sanità, o lavori senza qualifica, dice Dumitru Pelican, direttore esecutivo di AMOFM.

AMOFM, su suggerimento dell'Agenzia Nazionale per l'Etnia Rom e altre OnG, ha organizzato "borse lavoro" già dal 2003. Sono in 543 quanti se ne sono avvantaggiati.

L'Agenzia Regionale per l'Impiego (AJOFM), ha impiegato 150 Rom nella regione di Teleorman, durante la prima metà dell'anno in corso, oltre il 40% in più dell'anno precedente; questo ha dichiarato a Rompres, Mihai Sorin Murar, direttore esecutivo di AJOFM. Tenendo conto dei complessi problemi delle comunità Rom nella regione, si è fatta una divisione tra i gruppi interessati, tenendo conto anche della componente femminile, che ha trovato parimenti impiego.

Da Romanian Roma

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Di Daniele (del 18/07/2006 @ 12:30:23, in Kumpanija, visitato 1270 volte)

L’AQUILA. Si terrà dal 17 al 23 luglio presso il salone polifunzionale del Complesso di Collemaggio, a L’Aquila, la mostra “Differenti identità”, percorsi di conoscenza della cultura Romanì.



Fortemente voluta dall’assessore provinciale alle Politiche sociali della Provincia dell’Aquila, Teresa Nannarone, in collaborazione con l’Associazione “Them Romanò, l’iniziativa, inserita nell’ambito di “Provincia in festival”, è stata presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa dall’assessore Nannarone e da Alexian Santino Spinelli, curatore della mostra, docente di cultura Rom e musicologo. Erano presenti anche il consigliere provinciale, Gabriele Perilli, in rappresentanza della Commissione consiliare Affari Sociali e il prof. Walter Tortoreto, presidente del Comitato tecnico del Forum delle Attività Culturali.

La mostra, itinerante, farà tappa anche a Sulmona, dal 24 al 30 luglio, presso Palazzo della Provincia, in via Mazara. Toccherà Castel di Sangro, dal 7 al 13 agosto, presso la scuola elementare e si concluderà ad Avezzano, dove sarà allestita dal 21 al 27 agosto, presso la Scuola Media Statale “Camillo Corradini”.
Composta da diverse sezioni, l’iniziativa ripercorre la storia del popolo Rom. Dal suo insediamento in Italia, ai primi del 1300, si passa al bando della Chiesa, nel 1557, che inflisse dure restrizioni e alle strategie di sopravvivenza, messe in atto dal popolo Rom. Una sezione a parte è dedicata all’Olocausto, che colpì più di mezzo milione di Rom. Grande attenzione è rivolta alla sartoria romanì e all’abbigliamento femminile e alla musica rom, da cui attinsero diversi musicisti, Schubert, Liszt, Stravinskij, Cajkovskij e oggi Goran Bregovic. In esposizione anche oggetti di rame e ferro, diapositive e proiezione di video.
Nell’ultima sala del centro Polifunzionale di Collemaggio è stato interamente ricostruito un accampamento rom dei primi del ‘900. Attualmente sono 12 milioni i Rom nel mondo, 8 milioni in Europa, 120 mila in Italia.

«Si tratta di una delle iniziativa più interessanti di Provincia in Festival- ha commentato Teresa Nannarone- tesa a far conoscere la cultura romanì e a lanciare un messaggio di tolleranza e di pace. Il popolo Rom, infatti è uno dei pochi, che non ha mai posseduto un esercito e di non ha mai avviato guerre».
«Insieme per vincere il pregiudizio nei confronti di una cultura, da sempre messa ai margini, ma da cui hanno attinto musicisti e artisti vari», ha aggiunto Alexian Spinelli.

Il 21 luglio a L’Aquila è previsto anche un concerto dell’Alexian Group al Parco della Transumanza, a Collemaggio, sulla musica romanì, che verrà replicato anche il 28 luglio a Sulmona (cortile interno SS Annunziata), l’11 agosto a Castel di Sangro ( Piazza Plebiscito), il 26 agosto ad Avezzano (Piazza S. Giovanni).

17/07/2006 15.00
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Di Fabrizio (del 18/07/2006 @ 10:58:47, in Italia, visitato 1322 volte)

di Nando Sigona, osservAzione

Al meeting antirazzista dell'Arci (Cecina, 8-15 luglio) quest'anno c'era un clima diverso dagli anni passati. Il successo elettorale di Prodi e compagni (colleghi e amici) ha ovviamente aperto nuove possibilità e spazi di intervento per un'organizzazione come l'Arci. Il meeting è stato quindi l'occasione per fare conoscenza con alcuni dei nuovi interlocutori al governo (con una discreta rappresentanza di ministri e sottosegretari), per testarne capacità, disponibilità e volontà politica, ma anche per lanciare proposte concrete sui temi storicamente cari all'organizzazione.

Anche quest'anno si è parlato di rom e sinti con un'intera giornata (12 luglio) dedicata ad affrontare il tema: ad un incontro mattutino aperto e ricco di interventi da varie parti d'Italia con il prezioso contributo di alcuni rom presenti, ha fatto seguito una tavola rotonda a cui hanno partecipato Cristina De Luca (Margherita), sottosegretaria del ministero alla solidarietà sociale, Gianni Salvadori, assessore alle politiche sociali della Regione Toscana, Lucia de Siervo, assessore all'immigrazione del comune di Firenze, Demir Mustafà dell'associazione Amalipè Romanó e il sottoscritto per OsservAzione - Centro di Ricerca Azione contro la Discriminazione di Rom e Sinti.

Al centro di entrambi gli incontri c'era il tema dell'abitare, in particolare "il superamento della logica dei campi nomadi", uno slogan che negli ultimi anni si è affermato nel mondo delle associazioni ma che fatica a trovare concreta attuazione. D'altro canto, va notato che l'espressione finisce con essere tanto vaga da prestarsi talvolta a facili manipolazioni da parte della destra, che fa dell'eliminazione tout court dei "campi nomadi" uno dei suoi cavalli di battaglia nelle campagne elettorali per le elezioni amministrative, quanto di un certo centrosinistra che vede in termini come "logica" e "superamento"' un'autorizzazione implicita ad infiniti rinvii e non una concreta direzione di intervento. E non sempre le associazioni che si occupano di rom e sinti e che collaborano che queste amministrazioni riescono (o volendo essere un po' cinici, vogliono) a spingere verso un superamento reale dei campi.

Superamento verso dove? La domanda è lecita, troppo spesso si immergono in un unico calderone gruppi e comunità molto diverse tra loro. Mentre per la maggior parte dei rom superare i campi dovrebbe significare promuovere attivamente l'inserimento abitativo nell'edilizia pubblica e privata, per molte famiglie sinte, superare i "campi nomadi" dovrebbe significare creazione di microaree attrezzate e flessibili dove sostare con la propria roulotte o casa mobile o la conversione di aree private agricole in terreni per servizi dove sostare senza la continua minaccia degli uffici urbanistici e delle ruspe. Può lo slogan "superare la logica dei campi" includere situazioni tanto diverse? La risposta è: forse. A patto che a questa frase si accompagnino azioni concrete centrate sulla partecipazione reale ed effettiva delle comunità, gruppi, famiglie interessate. Solo così, l'astrattezza di questa espressione può trovare una sua dimensione reale, ancorandola ai bisogni e alle esigenze di rom e sinti.

Ma, ha ricordato Nicola Solimano (Fondazione Michelucci), bisogna tenere conto anche del fatto che oggi l'emergenza abitativa in Italia non sono più solo i campi nomadi. Baraccopoli, spazi occupati, insediamenti improvvisati appaiono e scompaiono da un giorno all'altro, alcuni si radicano, altri si spostano, altri si espandono. Si tratta di una nuova realtà di cui il rapporto di UN-Habitat (2003) - The challenge of slums - ha rivelato la portata: 54 milioni di persone in Europa vivono in insediamenti precari e con standard abitativi insufficienti. È una realtà in crescita, acuita, dice UN-Habitat, dal forte ridimensionamento dello Stato voluto dalla dottrina neoliberale e che la mobilità interna nell'Unione Europea allargata potrà ulteriormente incentivare. È necessario allora ripensare le politiche sociali e abitative tenendo conto di questa realtà, riconoscendo al contempo la specificità dei gruppi e dei contesti e la portata globale dei fenomeni che si vanno ad affrontare. D'altra parte, è stato sottolineato all'ncontro, nei campi nomadi, nei centri di accoglienza, nei campi profughi c'è uno spaccato del mondo e dei suoi conflitti, cui i paesi occidentali non possono certo ritenersi estranei.

Nel suo intervento la sottosegretaria Cristina De Luca ha affermato che il Governo si impegna intraprendere tre iniziative specifiche per affrontare la situazione di rom e sinti:

  • la costituzione di un osservatorio permanente sulle condizioni di rom e sinti in Italia (in realtà nell'intervento pubblico la sottosegretaria non ha citato l'osservatorio, che ha fatto la sua comparsa invece nel comunicato stampa post-incontro);
  • l'insediamento di un tavolo di coordinamento tra enti locali e organizzazioni della società civile per il superamento dei campi nomadi;
  • una mappatura delle buone pratiche di intervento da parte di enti locali e organizzazioni.

Per quanto si tratti di segnali importanti, è evidente che mancano ancora loro, rom e sinti, e che l'attenzione è tutta alle organizzazioni della società civile, possibili bacini elettorali. Manca la volontà di elaborare una strategia nazionale, un piano d'azione che coordini e monitori gli interventi locali, come invece ci viene richiesto dall'Europa.

Nella giornata successiva, dedicata alla lotta alla discriminazione, i rom sono spariti, nonostante siano, lo mostra il nostro rapporto "Cittadinanze imperfette" (Edizioni Spartaco) e la recente condanna del Consiglio d'Europa, tra i gruppi più discriminati in Italia, insieme agli immigrati musulmani.

Questa assenza rivela un'attitudine di fondo ben radicata in Italia che considera le questioni relative a rom e sinti come un caso a parte. E dire che tra i partecipanti al dibattito sulla discriminazione c'era anche l'UNAR che ha, tra i suoi assi di intervento prioritari, la lotta alla discriminazione razziale contro rom e sinti.

Questa assenza ci rinforza nella convinzione che per incidere realmente sulle attuali condizioni di vita di rom e sinti in Italia sia fondamentale mettere al centro la questione dei diritti e della lotta alla discriminazione. Le due cose vanno di pari passo. Non si può contrastare la discriminazione senza un riconoscimento sostanziale di rom e sinti in quanto portatori di diritti.

Dare centralità ai diritti è anche un antidoto contro il mercato della politica, degli interessi di bottega, partito, associazione, alla concertazione, in cui rom e sinti hanno raramente la parola, schiacciati in meccanismi e logiche in cui è difficile inserirsi.

Mettere al centro i diritti significa, infine, ridare senso alla battaglia per una giustizia sociale, che non sia un'etichetta vaga, aperta a mille negoziati - ai quali spesso proprio le vittime non sono invitate, ma di una giustizia strictu sensu, ancorata nei principi e nelle norme dell'ordinamento giuridico e che sia valida per tutti, rom e sinti compresi.

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