Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

L'OROLOGERIA DI MILANO srl viale Monza 6 MILANO

siamo amici da quasi 50 anni, una vita! Per gli amici, questo e altro! Se passate di li', fategli un saluto da parte mia...

ASSETTO VARIABILE

E' sospeso sino a data da destinarsi.

Le puntate precedenti sono disponibili QUI


Volete collaborare ad ASSETTO VARIABILE?
Inviate una
mail
Sostieni il progetto MAHALLA
 
  
L'associazione
Home WikiMAHALLA Gli autori Il network Gli inizi Pirori La newsletter Calendario
La Tienda Il gruppo di discussione Rassegna internazionale La libreria Mediateca Documenti Mahalla EU Assetto Variabile
Inoltre: Scuola Fumetti Racconti Ristorante Ricette   Cont@tti
Siamo su:  
Da maggio 2005 circa 6.000 post

La redazione
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 16/04/2013 @ 09:09:40, in Italia, visitato 1166 volte)

CORRIERE IMMIGRAZIONE - di Sergio Bontempelli

Il "caso Alicata" riapre una vecchia questione: lottare contro omofobia e discriminazioni immunizza dal razzismo? Si può essere razzisti e democratici?

A Roma, nessuno avrebbe mai pensato di associare il nome di Cristiana Alicata a un episodio di razzismo, vero o presunto. Dirigente Pd di osservanza "renziana", Alicata è nota per le sue battaglie a favore delle comunità gay, lesbiche e Lgbt. Ma pochi giorni fa una sua dichiarazione sui rom ha fatto il giro della rete. E ha provocato un terremoto.

Riassumiamo ad uso dei distratti. Domenica scorsa gli elettori del Pd erano chiamati a scegliere, nelle elezioni primarie, il loro candidato sindaco. Ne è uscito vincitore Ignazio Marino, che ha battuto il principale avversario, David Sassoli. Commentando l'esito del voto, Cristiana Alicata ha accusato il vincitore di brogli: "Le solite file di rom", ha scritto su Facebook, "che quando ci sono le primarie si scoprono appassionati di politica...".

Parole forti, che non sono piaciute al gruppo dirigente del Pd. E che hanno sollevato accuse esplicite di razzismo. Alla fine, Alicata ha rassegnato le dimissioni da tutti gli incarichi di partito, ma ha voluto anche precisare la sua posizione: "Dare a me, donna e lesbica, della razzista mi sembra un paradosso", ha dichiarato all'Huffington Post, "capisco che, così come l'ho scritto, il mio post può sembrare brutale, ma ho registrato quello che stava succedendo. Non c'entra niente col razzismo".

Una donna, lesbica, attivista contro le discriminazioni, non può pronunciare frasi razziste. Sarebbe una contraddizione in termini. Questa la tesi della Alicata. Noi di Corriere Immigrazione, al di là dell'episodio di cronaca, abbiamo deciso di soffermarci proprio su questo punto. E abbiamo provato a rifletterne assieme a due esperti, entrambi romani: Marco Brazzoduro, docente universitario (in pensione) di Politiche Sociali, e Ulderico Daniele, ricercatore dell'Osservatorio Razzismo e Diversità dell'Ateneo di Roma Tre, e dirigente della ong "Osservazione".

Razzisti e democratici: Quando leggiamo a voce alta le parole della Alicata, Marco Brazzoduro si inalbera. E alza la voce. "È una sciocchezza questa", dice, "l'antiziganismo, cioè la forma specifica di razzismo che si rivolge contro i rom, è diffuso ben al di là degli ambienti di destra. Purtroppo abbiamo fior di esempi, proprio qui a Roma, di antiziganismo "democratico"".

Chiediamo qualche spiegazione, e Brazzoduro non si fa pregare. "In Italia la forma più odiosa di discriminazione sono i "campi nomadi"", spiega. "Sono veri e propri ghetti. E i campi, a Roma, li hanno costruiti Rutelli e Veltroni, ben prima di Alemanno. O sbaglio?".

Brazzoduro si sofferma anche sugli sgomberi: "Smantellare un insediamento senza dare soluzioni alternative è una cosa gravissima, perché priva intere comunità – uomini, donne e bambini – del diritto ad un'abitazione. Guardiamo cosa è successo a Roma: gli sgomberi li ha fatti Alemanno, ma prima li hanno fatti Veltroni e Rutelli. O no?".

Una forma specifica di razzismo? D'accordo, essere "democratici" e magari "di sinistra" non è una garanzia. Ma forse il discorso di Cristiana Alicata era più complesso. La dirigente del Pd non si riferiva all'appartenenza ad uno schieramento politico, ma ad un impegno personale e diretto contro le discriminazioni. Forse un sindaco di centro-sinistra può essere razzista, ma come può esserlo una che vive sulla propria pelle i pregiudizi contro le persone omosessuali?

Marco Brazzoduro si ferma un attimo. "Le modalità con cui il razzismo si esprime possono essere diverse", spiega. "C'è un razzismo più rozzo, quello che dice che i rom sono ladri e delinquenti, sfruttano i bambini, rubano nelle case e così via. E poi esiste un razzismo "rispettabile", democratico... è il razzismo dei distinguo, di quelli che dicono "io non ce l'ho con i rom, però anche loro...". Il razzismo di chi magari vuole lo sgombero "per il loro bene", "perché non è giusto che vivano in condizioni inumane". Come se buttare le persone in mezzo a una strada fosse una soluzione...".

Esiste insomma, dice Brazzoduro, un pregiudizio più difficile da decifrare, e per questo più diffuso anche in ambienti "insospettabili". "Per esempio esiste il razzismo del merito", spiega, "quello che dice "io ai rom voglio dare la casa, ma loro se la devono meritare". Non ci si accorge che anche questa è una forma di discriminazione. Se un italiano non-rom commette un reato, nessuno si sogna di levargli la casa: subirà un processo, andrà in carcere, ma poi quando esce tornerà a casa sua. Per i rom invece si prevede una doppia pena, vai in galera e nel frattempo ti revoco l'assegnazione della piazzola al campo...".

Lo stereotipo della vittima: "Razzismo democratico", "razzismo del merito". "Sgomberiamoli per il loro bene". Stereotipi "gentili", pronunciati da persone che usano il termine "rom" per evitare gli epiteti più offensivi ("zingari", "nomadi"). Ulderico Daniele condivide questa analisi, e aggiunge un altro elemento: "nel caso specifico della Alicata mi sembra che sia all'opera anche un altro meccanismo, quello che definirei lo "stereotipo della vittima"".

Daniele si ferma un attimo per raccogliere le idee. Poi prosegue: "il razzismo non è fatto solo di toni offensivi e brutali. Al contrario. I pregiudizi si nutrono spesso di parole accoglienti, protettive. Il colonialismo europeo, per esempio, ha sempre affermato la necessità di "aiutare" i popoli considerati meno evoluti: non date il pesce, si diceva, insegnate loro a pescare. Il sottinteso era che i "primitivi" non sapessero pescare da soli, cioè non fossero capaci di vivere autonomamente, di fare le loro scelte".

"Questo in fondo", prosegue Daniele, "era il sottinteso delle parole pronunciate dalla Alicata: se i rom vanno ai seggi per le primarie non è per una loro scelta autonoma, che ovviamente può essere giusta o sbagliata, condivisibile o non condivisibile, ma perché sono manipolati da altri. Sono vittime di macchinazioni esterne, non esseri umani che scelgono, partecipano, dicono la loro, elaborano le proprie strategie. I rom sarebbero soggetti passivi, capaci solo di subire...".

Se i rom non possono avere un conto in banca "Voglio farvi un esempio", prosegue Daniele. "Qui a Roma sono state fatte delle indagini patrimoniali, da cui è emerso che alcuni rom dei campi possedevano proprie ricchezze: conti in banca, proprietà immobiliari, risparmi nascosti sotto il materasso... Apriti cielo! Si è scatenata la solita canea dei rom con la Mercedes, che fingono di essere poveri per elemosinare un po' di aiuti al Comune...".

Ma cosa c'entrano le Mercedes con il razzismo democratico? "C'entrano", spiega Ulderico Daniele, "per vari motivi. Anzitutto, per questo modo di vedere i rom come un'entità unica e monolitica. Il mondo dei rom e dei sinti è fatto di migliaia di persone: che tra di loro ci siano anche delinquenti, truffatori e "furbi" di vario tipo non dovrebbe stupire. E invece l'approccio è sempre il solito: i rom devono essere per forza tutti ladri o tutti santi. Se uno di loro viene sorpreso a rubare, se ne deduce che sono tutti ladri. Se si scopre che una famiglia è ricca, tutti i rom diventano proprietari di Mercedes...".

Ma il punto, per Ulderico Daniele, non è solo questo. "Non si è fatta nessuna distinzione tra le famiglie che erano effettivamente ricche, e quelle che invece avevano accumulato qualche risparmio. Avere un piccolo conto in banca, magari per far fronte a spese impreviste, o per aiutare un familiare in difficoltà, è cosa diversa dall'essere ricchi sfondati. L'accumulazione di risparmi è da sempre una strategia di sopravvivenza dei ceti sociali più poveri: si pensi a quel che facevano gli emigranti italiani qualche decennio fa, alle rimesse che inviavano ai familiari rimasti in patria... e loro mica erano ricchi".

"Ecco", conclude Daniele, "qui vediamo all'opera lo stereotipo della vittima. I rom devono essere per forza tutti indifesi, inermi, passivi. L'idea che possano elaborare proprie strategie per resistere a condizioni di segregazione, non passa per la mente a nessuno: così, quando si scopre che una famiglia ha un piccolo conto in banca, non si pensa a persone che faticosamente, mese dopo mese, hanno messo da parte qualche risparmio per i periodi peggiori. Si pensa subito allo zingaro con la Mercedes. E non si fanno distinzioni".

Il razzismo, ci dicono insomma i nostri interlocutori, è un fenomeno complesso e multiforme. Non assume sempre i toni dell'aggressione verbale o fisica, ma è più spesso un insieme di associazioni mentali, di presupposti dati per scontati, di generalizzazioni arbitrarie che appaiono plausibili e ovvie. Che possono albergare anche negli spiriti più "tolleranti".

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 15/04/2013 @ 09:09:32, in casa, visitato 975 volte)

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 14/04/2013 @ 09:01:51, in Regole, visitato 1435 volte)

Scritto da: Pierpaolo Farina, 11 aprile 2013

Pisapia dà 30mila euro ad ogni famiglia rom. Questo, in soldoni, il messaggio che nelle ultime ore è rimbalzato per tutti i social networks, facebook in primis. La notizia, ovviamente, l'ha data Libero, che parla anche di 20 case prefabbricate, per una spesa complessiva di 700mila euro.

Peccato che non sia vero. Perché il Piano Rom varato dalla giunta Pisapia a luglio non prevede affatto di dare contributi di natura economica a ciascuna famiglia rom, come invece prevedeva quello varato dalla giunta Moratti nel 2008: furono spesi 8 milioni di euro, (15mila euro a ciascuna famiglia), ma il problema non fu risolto, perché dopo un breve soggiorno nei paesi d'origine, i Rom lautamente pagati dalla Moratti tornarono in città.

Per inciso, poi il Piano Rom della Moratti fu bocciato il 6 novembre 2011 dal Consiglio di Stato, in quanto la presenza Rom non è straordinaria, e quindi di natura emergenziale, bensì ordinaria.

Il Piano Rom varato dalla giunta Pisapia il mese scorso ha sbloccato 5 milioni di euro di fondi statali, vincolati dalla legge Maroni del 2008 ad azioni per la gestione della presenza rom sul territorio milanese (dunque, se non si possono utilizzare per fare altro, il centrodestra se la prendesse con il proprio ex-ministro e attuale presidente della Lombardia).

In ogni caso, per rassicurare i patiti dello slogan "L'Italia agli italiani", il piano Rom della giunta Pisapia prevede tre tappe, tutte finanziate dallo Stato:

  • Allontanamenti programmati dai campi abusivi e messa in sicurezza dei terreni per impedire la rioccupazione;
  • Ospitalità nei centri di emergenza sociale, nei dormitori gestiti dalla Protezione civile, Terzo settore e controllati dalla Polizia locale;
  • Un percorso di integrazione proposto dal "Piano Rom" che prevede, a fronte dell'assistenza, l'obbligo a mandare i figli a scuola, seguire un percorso di formazione professionale e la disponibilità a collaborare con i servizi sociali.

Ora, non è Pisapia che decide di dare i soldi alle famiglie Rom: è la legge Maroni che vincola quei 5 milioni di euro. E in ogni caso, il Piano Rom approvato dalla giunta non prevede l'erogazione di contributi nella misura di 30mila euro per ogni famiglia rom. E dunque? E dunque, smettete di leggere Libero, se mai foste talmente masochisti da spendere soldi per restare disinformati.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 13/04/2013 @ 10:43:00, in conflitti, visitato 2564 volte)

COMUNICATO STAMPA Gruppo sostegno Forlanini - 333/4451206

Nella notte tra il 12 e il 13 aprile, poco prima dell'una, alcune persone hanno tentato di lanciare delle bottiglie incendiarie oltre i cancelli dell'insediamento rom informale di via Dione Cassio, in zona viale Ungheria (est di Milano, zona 4). La pronta reazione degli abitanti ha evitato l'attentato, con la fuga degli assalitori.

Secondo le testimonianze degli abitanti del campo, nei dintorni c'era un inquietante andirivieni di auto che ha accompagnato l'attacco e ha raccolto i fuggiaschi.
Si tratta della conseguenza di una squallida manifestazione neofascista - imbastita da organizzazioni collaterali alla Fiamma Tricolore - che si è tenuta nel tardo pomeriggio di venerdì, tra saluti romani, urla da stadio e soprattutto slogan inquietanti, inneggianti al farsi giustizia da sé, all'esasperazione di toni razzisti, alla retorica della xenofobia e del degrado.

Riteniamo profondamente sbagliato che la Questura abbia concesso l'autorizzazione a questa manifestazione, malgrado la richiesta preventiva che avevamo formulato, sensibilizzando tempestivamente le autorità.

Riteniamo pericolosissimo che gli slogan razzisti di qualche ora prima abbiano avuto il loro esito in questo attacco notturno, che poteva causare una strage crudele.

Riteniamo che non si stato assolutamente adeguato il presidio delle forze dell'ordine nei confronti del campo, che pure avevamo sollecitato, rispetto ai prevedibili strascichi della manifestazione; al momento dell'attacco, una pattuglia della polizia di stato stazionava a diverse centinaia di metri dall'insediamento, all'angolo tra via Quintiliano e via Dione Cassio, e non è intervenuta tempestivamente, quando invece sarebbe stato più opportuno un presidio davanti all'entrata del campo. La nostra richiesta di un intervento dei Carabinieri tramite il 112, fatta nella notte a ridosso dell'attacco, non ha avuto esiti.

Milano, 13 aprile 2013

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Martina Zuliani (del 13/04/2013 @ 09:08:14, in scuola, visitato 1053 volte)

Da Danas

Le hanno detto che puzza ed è stupida, è finita in psichiatria - Barbara Matejcic - 22.01.2013.

Alla fine dell'anno scolastico T.M. (14 anni) avrebbe terminato la scuola primaria e avrebbe continuato gli studi, probabilmente in un istituto turistico dove avrebbe ottenuto il diploma da cuoca. Questo era il suo sogno.

Invece T.M. è a casa da mesi, assume farmaci potenti, dorme molto, guarda la televisione, ripassa poco le lezioni e tralascia lo studio. All'inizio dell'anno scolastico, il 15 settembre, è stata ricoverata all'ospedale municipale a Cakovec con la diagnosi di "disturbi d'ansia", così è scritto nella cartella clinica. Due giorni prima si mostrava estremamente spaventata, dormiva male, era ansiosa e nervosa, piangeva, non mangiava quasi nulla, aveva gli incubi e pregava la madre di stare sempre con lei. É Stata ricoverata a Cakovec per un peggioramento delle sue condizioni e, dopo tre giorni, è stata trasferita all'Ospedale psichiatrico per bambini e giovani di Kukuljevicevo, a Zagabria. Nel reparto psichiatrico di Kukuljevicevo è stata messa su una barella, piangeva e chiamava la madre e si lamentava delle vessazioni subite da parte dei compagni di classe, secondo le dichiarazioni uscite dall'ospedale.

T.M. è alunna della scuola primaria Hodosan del comune di Međimursko. È l'unica rom tra i 16 alunni della sua classe. La sua famiglia proviene dal villaggio rom di Pribislav trasferitasi da due anni e mezzo nella cittadina di Hodosan. Suo padre V.M. dice che se ne andarono da Pribislav a causa della povertà del villaggio e nella speranza in un futuro migliore. A Hodosan hanno una bella casa dove ci troviamo a parlare. Nella stanza di T.M. le pareti sono tinte di rosa e viola con fiori applicati e le scritte "Love" e "Girl".

[] Il direttore "Non si possono educare i bambini a bastonate ne influenzarne i genitori"

Il padre sostiene che abbia avuto problemi nella scuola di Hodosan dopo il passaggio in 6a. Sedeva da sola in ultima fila, gli altri bambini la chiamavano "zingara", le dicevano che puzza e che è stupida, non volevano stare in sua compagnia, non volevano nemmeno prenderle la palla dalle mani durante l'ora di educazione fisica e lei spesso tornava a casa piangendo.

Nonostante ciò era brava a scuola, ha frequentato i corsi supplementari ed ha superato la 6a e la 7a classe con successo. Il padre ha detto di essersi recato alla scuola una trentina di volte per segnalare il comportamento degli studenti ma il preside gli ha risposto che "non si possono educare i bambini col bastone ne influenzarne i genitori". Nel giugno 2012, durante un'assemblea di classe, il padre della ragazza ha pregato i genitori degli altri alunni di parlare ai propri figli. Chiese aiuto al centro per l'aiuto sociale dicendo che avrebbe tolto la figlia dalla scuola a causa dei pericoli per la sua salute mentale, gli è stato risposto che avrebbe dovuto pagare una multa per l'abbandono scolastico. All'inizio di quest'anno scolastico T.M. è crollata e da allora, sotto consiglio medico, ha smesso di frequentare le lezioni.

Durante un'intervista telefonica l'insegnante Zeljka Tot ha detto "i bambini sono bambini" ma ha affermato di non aver mai sentito parlare di maltrattamenti. T.M. è stata descritta come una bambina coscienziosa e solitaria che studia molto. Non ha mai dato problemi agli insegnanti. Ha aggiunto che non socializzava con gli altri bambini. Il padre dice che, da quando ha smesso di andare a scuola, nessuno ha mai chiamato per sapere come stava, ne gli studenti ne gli insegnanti. L'insegnante ha confermato dandone la causa ai genitori che non avrebbero saputo motivarne l'assenza.

Il direttore Ivan Baric ha detto a sua volta che si tratta di "una scuola piccola, pacifica ed esemplare" e che non ci sarebbe niente di cui lamentarsi in T. M., ma che le accuse del padre non sono vere. Ha confermato che il padre fosse venuto a scuola ma solo "due o tre volte" e di certo non più di dieci. "Non abbiamo notato nulla di quello che ha affermato, ma non possiamo sapere esattamente cosa sia successo. Sappiamo molto sulla popolazione rom e spesso costringono le bambine a ritirarsi dalla scuola primaria per farle sposare precocemente " afferma il direttore Baric.

Però il padre insiste sull'importanza di continuare l'educazione della figlia e intende trasferirla in un'altra scuola, a Kraljevec. "I medici hanno detto che è ora sta meglio e che può tornare a scuola, ma non voglio più mandarla in quella vecchia. Speriamo bene, altrimenti non riuscirà a finire l'ottava classe e a continuare gli studi" ci ha detto lunedì 21 gennaio.

L'ispezione del Ministero non ha contattato i genitori

Nel frattempo, la scuola di Hodosan è stata oggetto di un'ispezione da parte del Ministero della Scienza, dell'Istruzione e dello Sport, che ha rilevato che ne gli insegnanti ne gli studenti avevano violato il codice etico di condotta degli studenti e che i genitori, che avevano accusato la scuola di discriminazione, non avrebbero specificato quando e in che modo fosse avvenuta, come indicato nella lettera che hanno mandato dal Ministero.

Ma il padre di T. M. dice che nessuno li ha contattati in questi mesi, ne dal Ministero ne dalla scuola, per cui si può concludere che l'ispezione del Ministero non ha considerato le dichiarazioni di entrambe le parti e che la conclusione è stata fatta solo sulla base di ciò che è stato detto a scuola. Inoltre, la lettera del Ministero non menziona nemmeno le misure che potrebbero essere adottate per reinserire la studentessa in classe e per farle terminare la scuola primaria. Come è invece la raccomandazione del medico dell'ospedale psichiatrico "si chiede la partecipazione della scuola e l'aiuto del personale docente nel lavorare per migliorare le relazioni della ragazza coi compagni."

Lucia Kuharic, avvocato del Centro di Studi per la Pace al quale il padre ha chiesto aiuto, ha detto che in tali situazioni la scuola, in base alla legge antidiscriminazione, debba essere segnalata col ragionevole sospetto di discriminazione presso il mediatore o ombudsman speciali previo consenso della persona ritenuta oggetto di discriminazione. Inoltre, dice, la scuola dovrebbe prendere alcune misure per fermare la condotta violenta nei confronti di un bambino, condurre immediatamente un colloquio col vittima di violenza in presenza di uno staff di scuola professionale, fornire ai genitori il riferimento per ottenere un aiuto professionale il più presto possibile, condurre un colloquio con il bambino o i bambini che hanno commesso violenza mostrando loro l'inaccettabilità di tale comportamento così come ai loro genitori e riportare tutto ciò all'interno di un rapporto ufficiale.

La scuola, dice l'avvocato, non ha fornito le prove di aver agito secondo le regole ed il padre di T.M. è pronto a citare in giudizio la scuola per discriminazione.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 12/04/2013 @ 09:09:50, in Italia, visitato 1306 volte)

Io, la festa di un popolo, l'ho sempre sognata come quella dei francesi il 14 luglio:

    che si saranno tagliate anche le teste, ci saranno state le guerre, ma alla fine "...una folla allegra e sorridente si riversa nelle strade, ai bambini si concede tutto, i bar possono allargare quasi al limite i loro dehors, si balla e si fa festa, si fanno pic nic sugli enormi prati tra la Tour Eiffel e l'Ecole Militaire e ci si emoziona a guardare i grandiosi fuochi d'artificio sugli Champs de Mars." [testo e immagine da MAGAZINE FOTOGRAFIA]

Mi piacerebbe che questo giorno di pazzia tranquilla e contagiosa fosse:

  1. un momento comune, da tutti condiviso;
  2. fosse concesso ANCHE ai Rom e ai Sinti, e che la loro giornata diventasse un'invasione pacifica delle nostre strade e delle nostre piazze.

"Fosse concesso", per la semplice ragione che Rom e Sinti non sono animali o fenomeni da baraccone (e neanche spaventapasseri da agitare in periodo elettorale): a festeggiare, a ricordare le loro storie - belle o brutte che siano - sono capacissimi da soli, nei loro tuguri isolati dal nostro mondo, ma vorrei che, magari un giorno all'anno, ci concedessimo NOI il lusso della loro compagnia.

8 aprile: GIORNATA INTERNAZIONALE DEL POPOLO ROM. La vigilia ero al Teatro Valle Occupato di Roma, a festeggiare il ROMANO DIVES con amici vecchi e nuovi da tutta Italia e anche dall'estero. E musica, balli, vino, poesia e teatro (persino una giornata di sole dopo mesi e mesi di pioggia!)... Che io fossi Rom oppure no, sono uscito dal teatro e mi pareva di camminare ad un metro da terra.

In città, in quelle stesse ore, si stava svolgendo un'altra festa, più laica e compassata ma altrettanto importante: le PRIMARIE per scegliere il candidato del centro-sinistra a sindaco di Roma. Non ho capito bene come (è un classico del nostro tempo: le notizie girano ma non le capiamo), la festa civile e democratica che doveva essere la conclusione delle primarie, si è tramutata in una bassa polemica sui Rom richiamati alle urne da qualche prebenda.

La prima cosa che mi è venuta in mente è stata: ma neanche il giorno della propria festa si può rimanere in pace?? O dite che la cosa è stata fatta apposta?

Io non lo so, chi ha lanciato il sasso, pronta, ha ritirato la mano: "Non è razzismo!" si è subito giustificata. Così qualche ora dopo (mi aspettavo una reazione sincronica del PDL, lo ammetto), è il Movimento 5 Stelle, anzi il suo candidato a sindaco di Roma, che riprende la palla con la foto riportata sotto.

Devo dirlo, la tristezza è triplicata:

  1. perché così si sono rovinate due feste lo stesso giorno, e chi non sa godersi l'atmosfera della festa, non sarà (credo) qualcuno di cui fidarmi;
  2. Cristiana Alicata e Marcello De Vito non sono residuati bellici, sono invece quella politica che avremo di fronte in un futuro prossimo, sono quello si dice "IL NUOVO". Un nuovo, che non riesco a distinguere dal resto del vecchiume.

Termino, ricordando una bella pagina: Laura Boldrini, la Presidente della Camera, che riceve una delegazione di giovani (ancora, il futuro che ritorna) rom e sinti proprio l'8 aprile. Qualcosa si è rotto nel silenzio dei media, e così la notizia gira su diverse testate. Ne parla anche il Giornale, con un articolo che non condivido, ma mi è piaciuto perché rispettoso, anche se critico.

Quello che nuovamente mi ha rattristato sono i commenti, beceri, di chi fa di tutto per dimostrare che punti di contatto non ne vuole, non ne cerca, neanche un giorno all'anno.

Non sono rom, questo almeno lo so, ma quel che è peggio è che in momenti simili, credo di non essere più nemmeno italiano. Forse, è giusto così.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 11/04/2013 @ 09:09:10, in casa, visitato 1036 volte)



Messina: a un anno dal lancio del progetto di autocostruzione di abitazioni per i rom promosso dal Comune, quasi ultimati 10 appartamenti dove abitano complessivamente 70 rom che prima vivevano in un campo fatiscente: costo complessivo solo 150 mila euro.

Chiudere un campo e permettere a rom e sinti di vivere in casa, si può fare: costa anche dieci volte meno di un campo attrezzato, risparmiano i cittadini e ne beneficiano tutti in termini di integrazione. È quanto sta succedendo a Messina, dove ad un anno dal lancio del progetto di autocostruzione di abitazioni per i rom promosso dal Comune, sono stati realizzati e quasi ultimati ben 10 appartamenti dove ci abitano complessivamente 70 rom che prima vivevano in un campo fatiscente: costo complessivo dell'operazione? Solo 150 mila euro.

Proprio nella giornata internazionale per i Rom, che si celebra oggi, a fare il punto con Redattore Sociale sull'andamento dei lavori è l'ex assessore alle politiche per l'Integrazione multietnica, Dario Caroniti, uno dei promotori del progetto "Casa e/è lavoro" prima del commissariamento del Comune di Messina. "L'ultima parte del progetto si sta esaurendo proprio in queste settimane - spiega Caroniti -. Sono ormai completati i lavori degli ultimi quattro appartamenti". Tuttavia, le 10 famiglie allargate sono già tutte in casa.

Il progetto è stato realizzato per iniziativa del Comune e grazie ai fondi messi a disposizione dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Gli appartamenti, inoltre, resteranno di proprietà del Comune. "Per i primi anni i rom non pagheranno l'affitto perché si terrà conto del loro lavoro - ha spiegato Caroniti -, poi, dopo 5 o 6 anni, cominceranno a pagare un canone sociale. I rom non hanno partecipato alle spese, ma hanno lavorato". In fase di avvio del progetto, dieci rom sono stati coinvolti in un percorso di formazione promosso dalla Scuola Edile, al termine del quale sono stati consegnati gli attestati per la sicurezza sul lavoro. E sono stati loro, insieme a ditte specializzate, a rimettere a nuovo stabili abbandonati all'interno della città. "Alcuni appartamenti si trovano vicino al capolinea del tram - spiega Caroniti -, all'inizio di una zona residenziale. Erano appartamenti al pian terreno abbandonati nel degrado più totale. Altri appartamenti, invece, si trovano in un villaggio di Messina centro e sono stati realizzati partendo da una scuola chiusa". Non sono situati nel centro storico, spiega Caroniti, ma non sono neanche in periferia: sono nel centro urbano, "in quartieri popolari dove si è verificato un inserimento completo per la maggior parte dei rom".

Il progetto realizzato a Messina, racconta Caroniti, è il primo sull'isola, ma in Italia di esperienze di questo tipo ce ne sono altre. Come quella di Padova, dove sono state costruite alcune abitazioni, sempre in autocostruzione. È il Villaggio della Speranza, seguito dall'Opera nomadi di Padova Onlus e realizzato grazie al finanziamento del Comune di Padova e dell'allora Ministero della Solidarietà sociale. In questo caso, sono 12 i nuclei di famiglie sinte che hanno lasciato uno dei due campi di Padova per trasferirsi nelle 12 abitazioni realizzate, anche in questo caso, non lontane dal centro della città. "Il progetto si è concluso nel 2009 - racconta Marta Silvi, operatrice dell'Opera nomadi Padova -. Le famiglie sono tutte entrate in casa e sono tutte sistemate negli alloggi che funzionano perfettamente, consentendo la chiusura del campo di via Tassinari. Erano tre macronuclei, tutte con parentela tra di loro: circa 30 persone". I costi per la realizzazione delle abitazioni, in questo caso, sono stati maggiori di quelli del progetto siciliano. Si parla di circa 750 mila euro, ma per abitazioni nuove. "Il comune di Padova ha messo a disposizione il terreno e la prima parte dei finanziamenti - spiega Silvi -. Il resto dei fondi sono arrivati dall'allora Ministro della Solidarietà sociale, Ferrero. Gli alloggi sono di proprietà del Comune e le famiglie che vi risiedono pagano l'affitto in base all'Isee".

In tutti e due i casi, inoltre, è bastato un solo anno di lavoro dalla posa della prima pietra per vedere il progetto realizzato. Un po' più lunghe le fasi di progettazione, ma alla fine, spiegano i responsabili dei vari progetti, non ci sono stati intoppi e lungaggini. Quel che balza agli occhi, però, è il costo netto dei due progetti confrontati con le spese che affrontano le amministrazioni comunali per tenere in piedi campi attrezzati. Uno su tutti, l'esempio di Roma, dove secondo l'associazione 21 luglio, da anni impegnata nella difesa dei diritti dei rom, i costi procapite per i rom residenti nei campi voluti dal "Piano nomadi" sono ben più alti. Prendendo in considerazione il nuovo campo della Barbuta, infatti, tra costi di realizzazione (stimati dall'associazione in 10 milioni di euro per accogliere 600 persone) e di mantenimento (circa 450 euro al mese a persona, secondo la 21 luglio), per singolo rom il Comune di Roma arriva a spendere oltre 20 mila euro. Per una comunità di 70 persone, come a Messina, si supera quota 1,5 milioni di euro, contro i 150 mila utilizzati in Sicilia. Le case realizzate dagli stessi rom e sinti, inoltre, non hanno un costo annuo. Hanno comportato soltanto una spesa iniziale, nel caso di Messina inferiore di dieci volte alla stima della 21 luglio per la capitale, restano di proprietà del Comune, gli inquilini pagano regolarmente affitto e utenze e soprattutto risiedono all'interno del tessuto sociale da cui troppo spesso sono tagliati fuori.

Fonte: Redattore Sociale

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Sucar Drom (del 10/04/2013 @ 09:05:16, in blog, visitato 970 volte)

Mantova, blitz inaccettabile!
Pubblichiamo il comunicato stampa del Consiglio direttivo dell'associazione Sucar Drom, dopo il "blitz" delle Forze dell'Ordine che ha visto coinvolte alcune famiglie mantovane, appartenenti alla minoranza linguistica sinta...

Mantova, la Federazione stigmatizza le modalità del blitz
La Federazione Rom e Sinti Insieme denuncia l’uso abnorme e sproporzionato della "Forza Pubblica" nell’intervento congiunto effettuato martedì scorso, 26 marzo, in zona Trincerone...

Mantova, Sucar Drom: il Sindaco risponda alle cinque domande!
Respingiamo con forza le accuse formulate dal Sindaco di Mantova (in foto) e dall'Assessore comunale Rose. Il Sindaco di Mantova difende il Comandante e il Vice comandante della Polizia Municipale, ma...

Mantova, manifestazione CHER PAR KROLL
L'associazione Sucar Drom, insieme alla Federazione Rom e Sinti Insieme, invita tutti alla manifestazione con corteo "IA CHER PAR KROLL - UNA CASA PER TUTTI" per riaffermare il diritto alla casa per i Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze linguistiche sinte...

Mantova, presentata interrogazione in Consiglio comunale
Pubblichiamo l'interrogazione a risposta scritta presentata dal Consigliere comunale Claudio Bondioli Bettinelli (in foto), Capogruppo "Insieme per Brioni Sindaco", relativa all’operazione delle Forze dell’ordine, coordinate dalla Polizia locale, in zona Trincerone, del 26 marzo 2013...

Mantova, 26 marzo 2013: il blitz

Mantova, revocata la manifestazione IA CHER PAR KROLL – UNA CASA PER TUTTI
Il Consiglio direttivo dell'associazione Sucar Drom, ieri e questa mattina, ha avuto dei contatti informali con il Sindaco del Comune di Mantova, Nicola Sodano. I colloqui avvenuti con una delegazione del Consiglio direttivo hanno aperto un confronto...

Venerdì 12 aprile, 2013, h. 17.30. Piazza San Leonardo a Mantova, presso il Teatro del Palazzo del Mago
Invitiamo tutti a partecipare alla pubblica assemblea "IA CHER PAR KROLL - UNA CASA PER TUTTI" per riaffermare il diritto alla casa per i Cittadini italiani, appartenenti alle minoranze linguistiche sinte.
Partecipa anche tu per conoscere le problematiche vissute dai sinti sul tema dell'abitare. I singoli e le associazioni possono aderire all'assemblea pubblica scrivendo a info@sucardrom.eu

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 09/04/2013 @ 09:07:11, in Europa, visitato 867 volte)

Osservatorio Balcani e Caucaso - di Milena Miloshevic | Podgorica 3 aprile 2013

Campo di Konik (foto Balkan Insight)

Nel più grande campo profughi dei Balcani, i rom fuggiti dalla guerra del Kosovo hanno passato mesi in container di metallo senza elettricità, dopo che le baracche in cui vivevano erano andate a fuoco. (Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Balkan Insight il 13 marzo 2013, col titolo Montenegro's Container Camp Refugees Survive Winter Freeze)

Le file di scatole bianche di metallo sono l'unico segno di ordine in mezzo al caos del campo di Konik, impantanato nel buio del tardo pomeriggio nonostante il clamore dei bambini che giocano e la musica proveniente dai container i cui abitanti sono riusciti a 'prendere in prestito' elettricità dalle case vicine. Siamo nel più grande campo profughi dei Balcani, situato alla periferia della capitale montenegrina, dove vivono 1.500 profughi rom che hanno lasciato il Kosovo durante il conflitto fra le guerriglie albanesi e le forze del governo serbo nel 1999.

Valjdet Ramaj è uno degli abitanti del campo. La sua famiglia viveva in una fra le tante fatiscenti baracche di legno disposte su un terreno abbandonato coperto di spazzatura, ma è stata trasferita in una tenda quando la maggior parte di queste strutture sono bruciate nell'incendio che ha devastato il campo a luglio dell'anno scorso. Nel mese di novembre 2012, il governo montenegrino ha fornito oltre 200 container da utilizzare come abitazioni temporanee, promettendo che l'elettricità sarebbe stata installata. Ma, all'inizio dell'inverno, l'elettricità non è arrivata.

"Le capanne erano migliori, più calde", ha dichiarato Ramaj a BIRN, affermando che vivere in un container è "quasi come vivere in un congelatore".

Diverse decine di persone hanno protestato davanti alla sede della delegazione UE a Podgorica nel mese di gennaio, chiedendo l'installazione dell'elettricità.
"I miei figli vanno a scuola. Quando tornano la sera, non possono fare i compiti. È buio. Non vogliono andare a scuola. Non riescono a leggere. Non riescono a vedere", ha detto a BIRN un altro residente del campo, Gasi Gani.

Una bolletta da 800.000 euro

Prima dell'incendio, gli abitanti di Konik avevano usato elettricità senza pagare fino ad accumulare un debito di 800.000 euro nei confronti dell'Elektroprivreda Crne Gore (compagnia elettrica del Montenegro, a maggioranza statale): una somma che è improbabile i rifugiati possano mai possedere. Il problema è ora sulla via di soluzione, anche se Zheljko Shofranac, direttore dell'Ufficio per i rifugiati del Montenegro, ha avvertito che "nessuno può essere più esentato dall'obbligo di pagare l'elettricità".

Molti dei rifugiati che vivono nel campo sono ancora in attesa che le autorità risolvano la questione del loro status giuridico in Montenegro, e non hanno quindi i documenti necessari per ottenere posti di lavoro. Ma dopo aver trascorso la maggior parte dell'inverno al freddo, Ramaj dice di essere pronto a firmare un contratto con la società di energia elettrica, anche se non è ancora sicuro di come riuscirà a pagare le bollette.

"Cercheremo una soluzione, faremo qualcosa... faremo la fame, ma almeno saremo in grado di vedere quello che mangiamo e beviamo", dice Ramaj.

Anche se manca poco alla primavera e all'arrivo della luce, per alcuni dei rifugiati le serate sono destinate a rimanere buie. Non c'è luce nelle nove baracche di legno sparse sulla terra senza erba, fra enormi pozzanghere, in fondo al campo: le uniche case sopravvissute all'incendio dello scorso anno. A differenza di chi sta nei container, le 350 persone che vivono qui non avranno elettricità fino a quando i residenti del campo non avranno saldato il debito.

"Il debito deve essere pagato perché loro possano usare l'elettricità", ha dichiarato SHofranac, che ha promesso: "Il governo è consapevole del problema e sta cercando una soluzione con l'azienda elettrica".

Una luce nelle tenebre

Alcuni residenti di Podgorica sembrano simpatizzare con la difficile situazione dei rifugiati: "Una società si misura dal modo in cui tratta i suoi membri più deboli", ha dichiarato a BIRN un abitante del luogo.

Ma la situazione al campo Konik è il segno di un problema più ampio che affligge il Montenegro da anni. Anche se il paese è riuscito a evitare alcune delle più dure conseguenze delle guerre degli anni novanta, alla fine di quel decennio oltre il 10 per cento della popolazione era costituita da rifugiati. Ora vanno affrontate le questioni abitative di quei rifugiati che hanno deciso di restare, dato che sia il governo che le organizzazioni internazionali sono consapevoli del fatto che né i container né le baracche di legno rappresentano una soluzione al problema.

I funzionari di Podgorica sperano di ottenere il denaro necessario per migliorare la situazione attraverso le donazioni di un progetto internazionale istituito lo scorso anno in una conferenza a Sarajevo, che ha raccolto finora 270 milioni di euro, nel tentativo di risolvere i problemi logistici dei profughi in Bosnia, Croazia, Montenegro e Serbia.

Nel marzo dello scorso anno, dopo un accordo tra il Montenegro e l'Unione europea, tre milioni di euro sono stati stanziati per la costruzione di 90 appartamenti e un community center per le famiglie che vivono nel campo di Konik.

"Questo progetto dovrebbe essere un indicatore dei risultati raggiunti e degli standard che dobbiamo raggiungere per avviare i progetti che saranno realizzati attraverso il processo di Sarajevo", ha dichiarato Shofranac.

Altri due progetti volti a fornire alloggi per i rifugiati del Kosovo sono stati proposti per il sostegno dei donatori di Sarajevo. Uno di questi prevede la costruzione di 62 appartamenti a Nikshic, seconda città del Montenegro, e un altro dovrebbe fornire ulteriori 42 appartamenti per i residenti del campo di Konik.

I lavori di costruzione dovrebbero iniziare nel settembre di quest'anno. Ma fino a quando le nuove case non saranno ultimate, la maggior parte dei profughi continuerà a vivere nei container di metallo e guardare con invidia alle case di pietra e mattoni dei loro vicini.

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Di Fabrizio (del 08/04/2013 @ 09:03:34, in Italia, visitato 1253 volte)

Intervista a Dolores Barbetta - Laura Eduati, L'Huffington Post | Pubblicato: 07/04/2013 13:04 CEST


Al liceo i compagni di classe si stupivano che non portasse le gonne lunghe delle zingare e che vivesse in una casa con quattro mura e un bagno. D'altronde suo padre, operaio Fiat a Melfi, quando era piccola le ripeteva che avrebbe sempre incontrato persone ottuse e ignoranti. Glielo diceva in romanés, la lingua dei rom, la stessa con la quale ora Dolores Barbetta si rivolge alle nomadi che chiedono l'elemosina in metropolitana: lontane anni luce dalla sua esperienza di vita ma vicine nella tradizione culturale.

"Non sono mai entrata in un campo rom", confessa questa ragazza di 27 anni, laureata in lettere e residente a Roma, che lunedì varcherà il portone di Montecitorio per incontrare la presidente Laura Boldrini in occasione della Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti. Con lei un gruppo di ragazzi rom dell'Associazione 21 luglio: una vittima degli sgomberi forzati, uno studente di Milano, una madre residente in un campo rom romano e un apolide. Dolores dice che in quel momento, mentre entrerà alla Camera, si sentirà "una mosca bianca": "So che la mia vita, la mia realtà, le mie giornate sono completamente diverse e molto più fortunate della stragrande maggioranza dei rom che vivono in Italia". Dolores sta frequentando un corso di ripresa e montaggio: vorrebbe girare presto docu-film. Legge con passione i romanzi di Irène Némirovski e Haruki Murakami. Come moltissimi suoi coetanei, teme di dovere fare le valigie e andare all'estero per trovare un lavoro. E sulla crisi politica dice: "Grillo era una grande speranza e invece sta facendo il despota".

Cosa dirà a Laura Boldrini?
Dirò che i rom hanno bisogno di integrazione e gli apolidi, nati in Italia da profughi della ex Jugoslavia, hanno bisogno della cittadinanza italiana. I bambini che vivono segregati in questi ghetti vengono portati a scuola da autobus con una R sulla fiancata, vivono molto lontani dai centri abitati e non possono giocare e fare i compiti con i loro compagni come succedeva a me, a Melfi.

A Melfi esiste una nutrita comunità rom. La sua famiglia ha subito discriminazioni?
I rom vivono a Melfi dal 1600. Viviamo tutti negli appartamenti, siamo italiani e abbiamo naturalmente la cittadinanza. Eppure i gagé (i non-rom, ndr) ancora oggi ci guardano con diffidenza. Per esempio i miei nonni materni non volevano che mia madre sposasse "uno zingaro" ma poi il matrimonio si è celebrato ugualmente. E quando si gioca a calcio e arriva una squadra da un'altra città allora partono i cori dei tifosi contro gli zingari. Da piccola mi vergognavo di essere rom ma poco a poco ho capito che questa è la mia cultura di appartenenza e ne sono orgogliosa: i miei bisnonni erano realmente nomadi e giravano la Puglia in carovana, mio nonno lavorava con i cavalli, le mie zie hanno molti figli, una addirittura 13. Io invece sono figlia unica. Ma sogno di avere almeno tre o quattro bambini. Per noi la famiglia è importante, un rifugio che ripara anche dalla diffidenza ma che può ostacolare l'integrazione.

Fatica a dire che è rom agli estranei?
No. Lo dico con orgoglio, non mi nascondo. Per fortuna ho amici che mi vogliono bene e raramente ho incontrato persone razziste. L'episodio che mi ha fatto soffrire maggiormente è capitato a quattordici anni, quando un ragazzino che si era invaghito mi scrisse un messaggio per invitarmi a uscire. Gli risposi che non mi andava, e allora si sfogò: "Sei solo una brutta zingara, perché te la tiri tanto?". I miei genitori mi hanno sempre parlato delle discriminazioni che avrei potuto subire.


Perché non ha mai visitato un campo rom?
Lo farò presto. Sto frequentando un corso di montaggio e regia, la mia passione, ma potrei cominciare a lavorare come mediatrice culturale perché conosco il romanés. E quando incontro una nomade che chiede l'elemosina non riesco a sopprimere la mia curiosità, mi avvicino e comincio a parlare con lei per sentire parlare la nostra lingua. È il legame che unisce le comunità rom, un'eredità che non riuscirò a trasmettere ai miei figli: la capisco bene ma la parlo male. E non c'è modo di recuperarla, perché è una lingua non scritta, non esiste una grammatica.

Come si sente quando i rom vengono definiti ladri e criminali?
È una strumentalizzazione politica. Lo so che i rom non sono tutti santi, ma è come se dicessimo che tutti gli ebrei sono ricchi. Penso che se i rom finalmente potessero vivere nelle case, se gli italiani capissero che un rom può laurearsi e vestirsi come tutti gli altri, allora le cose cambierebbero.

Vive a Roma da molti anni, sarà per sempre?
Roma è una grande città del Sud, una mamma che ti vizia troppo e ti culla. Questo mi fa felice. Ma è anche una città immobile, i romani stanno sempre in macchina, pigri e arrabbiati. Potrei andare a vivere a Milano oppure a Berlino. Se non troverò un lavoro dovrò andarmene, come tanti. Ho votato a sinistra e pensavo che Grillo fosse una speranza ma si sta rivelando un despota. L'Italia ha bisogno di cambiare in fretta.

(Claudio Stasolla, il presidente dell'associazione 21 luglio che ha organizzato l'incontro dei rom con Laura Boldrini, suggerisce a giornalisti e lettori di sostituire durante la lettura dell'articolo la parola "ebreo" alla parola "rom". Soltanto così, dice, è possibile comprendere l'abisso di discriminazione subita dai cosiddetti nomadi).

Articolo Permalink Commenti Oppure (0)  Storico >>  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587

Titolo
Quest'anno ci saranno le elezioni europee. Ti senti coinvolto:

 Per niente
 Poco
 Normalmente
 Abbastanza
 Molto

 

Titolo
La Newsletter della Mahalla
Indica per favore nome ed email:
Nome:
Email:
Subscribe Unsubscribe

 

********************

WIKI

Le produzioni di Mahalla:

Dicono di noi:

Bollettino dei naviganti:

********************


Disclaimer - agg. 17/8/04
Potete riprodurre liberamente tutto quanto pubblicato, in forma integrale e aggiungendo il link:
www.sivola.net/dblog.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicita'. Non puo' pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. In caso di utilizzo commerciale, contattare l'autore e richiedere l'autorizzazione.
Ulteriori informazioni sono disponibili QUI

La redazione e gli autori non sono responsabili per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ai post.
Molte foto riportate sono state prese da Internet, quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non hanno che da segnalarlo, scrivendo a info@sivola.net

Filo diretto
sivola59
per Messenger Yahoo, Hotmail e Skype


Outsourcing
Questo e' un blog sgarruppato e provvisorio, di chi non ha troppo tempo da dedicarci e molte cose da comunicare.
Alcune risorse sono disponibili per i lettori piu' esigenti:

Il gruppo di discussione

Area approfondimenti e documenti da scaricare.

Appuntamenti segnalati da voi (e anche da me)

La Tienda con i vostri annunci

Il baule con i libri Support independent publishing: Buy this e-book on Lulu.


Informazioni e agenzie:

MAHALLA international

Romea.cz

European Roma Information Office

Union Romani'

European Roma Rights Center

Naga Rom

Osservazione


Titolo
blog (2)
Europa (7)
Italia (6)
Kumpanija (2)
media (2)
musica e parole (4)

Le fotografie più cliccate


17/11/2019 @ 08:53:11
script eseguito in 169 ms

 

Immagine
 6 maggio: Djurdjevdan - Herdelezi - la festa di san Giorgio... di Fabrizio



Cerca per parola chiave
 

 
 

Circa 1343 persone collegate


InChat: per non essere solo un numero scrivete /n  e poi il vostro nome/nick

< novembre 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
    
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
 
             
Titolo
blog (506)
casa (438)
conflitti (226)
Europa (986)
Italia (1410)
Kumpanija (377)
lavoro (204)
media (491)
musica e parole (445)
Regole (348)
scuola (335)
sport (97)

Catalogati per mese:
Maggio 2005
Giugno 2005
Luglio 2005
Agosto 2005
Settembre 2005
Ottobre 2005
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019
Settembre 2019
Ottobre 2019
Novembre 2019

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
BuongiornoStai cercando un prestito per far rivive...
08/11/2019 @ 09:18:43
Di FRANCESCA
Assistenza finanziaria in 24 ore (assistance.finan...
05/11/2019 @ 19:07:35
Di damien
 

Locations of visitors to this page

Contatore precedente 160.457 visite eliminato il 16/08/08 per i dialer di Specialstat

 Home page © Copyright 2003 - 2019 Tutti i diritti riservati.

powered by dBlog CMS ® Open Source