Rom e Sinti da tutto il mondo

Ma che ci fa quell'orologio?
L'ora si puo' vedere dovunque, persino sul desktop.
Semplice: non lo faccio per essere alla moda!

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L'essere straniero per me non è altro che una via diretta al concetto di identità. In altre parole, l'identità non è qualcosa che già possiedi, devi invece passare attraverso le cose per ottenerla. Le cose devono farsi dubbie prima di potersi consolidare in maniera diversa.

Wim Wenders
-

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 23/06/2008 @ 09:49:32, in Italia, visitato 1317 volte)

Ricevo da Tommaso Vitale

ROMA (22 giugno) - Chi si aspetta uno stile silenzioso e senza sorprese cambi passerella. Non c'è traccia nel Dna di Vivienne Westwood di quella pesante, soffocante e sbiadita normalità. Sarà per l'aria rivoluzionaria respirata accanto ai Sex Pistols al fianco del marito- manager della band punk britannica, o per quell'inconsueta quanto invidiabile voglia di non ripetersi. Fatto sta che madame Viv non si arrende e dopo essersi battuta per i diritti civili aderendo alla campagna Liberty creando t-shirt da collezione con lo slogan I am not a terrorist, please don't arrest me, a Milano ha portato alla settimana della moda i rom. Non solo la loro cultura tradotta in abiti per la collezione uomo primavera-estate 2009, ma proprio loro. Sfilano modelli dalla pelle ambrata, tatuaggi, sorrisi incastonati in dentature d'oro, catenoni e stampe floreali, cachemire indiano, camicie a righe e pantaloni stretti e tirati. Resuscitato il tartan westwoodiano di due icone come Cary Grant e Clark Gable, regalato all'icona del fashion newyorkese Carrie di Sex and City l'abito (sfortunato) per convolare a nozze con l'amato Big, madame Viv è scesa in strada, ha respirato le atmosfere dei vicoli metropolitani senza casa e si è lasciata affascinare dalla cultura dei nomadi. Cosa non gradita a tutti.

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Di Fabrizio (del 23/06/2008 @ 08:47:39, in Italia, visitato 1368 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

La Federazione Rom e Sinti insieme promuove per il giorno 10 Luglio 2008 a Roma alle ore 14.00 al Foro Boario del Quartiere Testaccio (a 700 metri dalla stazione Piramide della Metro linea B) l’assemblea pubblica:

"Dosta… Basta … manipolazione e autoreferenzialità. Rom e Sinti: dialogo diretto e ruolo attivo",

INVITA a partecipare Rom e Sinti, gli amici di Rom e Sinti, la società civile ed i cittadini dell’Italia multiculturale e solidale per dire BASTA! … alla discriminazione razziale verso Rom e Sinti, per CHIEDERE la piena applicazione delle norme e dei principi Costituzionali, Europee ed Internazionali, il rispetto della legalità e la sicurezza per tutte le persone, nessuno escluso.

Individuare nelle minoranze Rom e Sinte il nemico da prendere come pretesto e colpevolizzare una intera popolazione, accusata di essere pericolosi criminali, ci riporta ai tempi di un nostro funesto passato, quando anche Rom e Sinti hanno ingiustamente pagato con la perdita di vita umane.

La lettura dei dati dal punto di vista mediatico, individuale o politico, incuranti delle conseguenze che le false dichiarazioni e l’agire politico/mediatico hanno nella popolazione, sottolinea come la richiesta di legalità sia una "maschera" che non collega più la causa all’effetto e che genera insicurezza.

L’obiettivo dichiarato sembrerebbe quello di "garantire la sicurezza", ma spesso l’effetto concreto è quello di aumentare inutilmente il tasso di percezione dell’insicurezza e della paura civile senza risolvere il problema in modo responsabile, ma sempre funzionale al proprio tornaconto mediatico, individuale o partitico.

Le minoranze Rom e Sinte non hanno mai chiesto privilegi, ma LA NORMALITA’, cioè i riconoscimenti democratici di minoranza, alla pari di tutte le altre minoranze, ed essere protagonisti pensanti di una sicurezza sociale basata sulla risoluzione non violenta dei conflitti e nelle relazioni sociali e culturali aperte, responsabili e solidali.

La Federazione Rom e Sinti insieme dice BASTA! … DOSTA!...

Dosta! … illegalità, insicurezza

DOSTA! … al comportamento di quei cittadini, quei politici e quei media che ci condannano, NON per responsabilità e colpe individuali, ma per la nostra appartenenza etnica, senza conoscerci

DOSTA! … alle dichiarazioni pubbliche false, diffamanti e discriminanti di tutti i rom e di tutti i sinti, che fanno da detonatore alle tensioni, mettendo in moto una "giustizia fai da te", montata ora dopo ora tra gente esasperata.

DOSTA! … al clima di odio razziale diffuso dai principali media italiani contro le minoranze Rom e Sinte, con mistificazioni e falsità, senza alcun diritto di replica alla rappresentatività Rom e Sinta, alla quale hanno sempre negato la presenza attiva e concesso spazio mediatico a presunti esperti, opportunisti senza scrupoli, che si sono arrogati il diritto di autorappresentare Rom e Sinti

DOSTA! … alle soluzioni "differenziate", segreganti e discriminanti, senza prospettiva di NORMALITA’, subite passivamente da Rom e Sinti

DOSTA! … all’indifferenza verso i Rom immigrati, costretti a fuggire dal loro paese per la guerra, arrivati in Italia da moltissimi anni e ancora oggi sprovvisti di documenti e della cittadinanza Italiana, difficile se non impossibile da ottenere nelle condizioni in cui vivono, soprattutto ora

DOSTA! … ALL’ASSENZA di un dialogo diretto e di un ruolo attivo di Rom e Sinti

DOSTA! … al "lavoro sporco" per frammentare e dividere Rom e Sinti.

DOSTA! … manipolazione, autoreferenzialità, assistenzialismo culturale

La "Federazione Rom e Sinti insieme" INVITA ad aderire e a partecipare all’assemblea pubblica del 10 luglio 2008 a Roma con un caloroso appello:

a Rom e Sinti per rendere visibile la nostra numerosa presenza, per dare voce alle nostre proteste e alle nostre proposte, per farci conoscere direttamente;

a tutte le persone Rom e Sinte che hanno usufruito di corrette opportunità per "farcela", per non essere più costretti a nascondere e rinnegare la propria storia familiare e personale per la paura della discriminazione razziale;

agli amici di Rom e Sinti per sostenere il dialogo diretto ed il ruolo attivo di Rom e Sinti, per dire BASTA! … alle violenze e alle violazioni;

ai cittadini dell’Italia multiculturale e solidale per la piena affermazione dei diritti e dei doveri per tutti, nessuno escluso;

alle organizzazioni della società civile per manifestare solidarietà alla popolazione Rom e Sinta;

alle personalità e gli artisti Italiani ed Europei, per dire con autorevolezza "NO alla discriminazione razziale, SI all’applicazione delle norme e dei principi Costituzionali, Europee, Internazionali.

Federazione Rom e Sinti insieme

Per adesioni: federazioneromsinti@yahoo.it
Per aggiornamenti sull’assemblea pubblica: http://comitatoromsinti.blogspot.com

Programma provvisorio:
1° parte della giornata: assemblea pubblica con interventi diversi
2° parte della giornata: manifestazione culturale

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Di Fabrizio (del 22/06/2008 @ 13:22:59, in Italia, visitato 1357 volte)

di Roberto Malini

Il caso di Rebecca Covaciu e di suo padre, il missionario cristiano evangelico Stelian, è emblematico del clima che circonda oggi il popolo Rom in Italia. Le segnalazioni di atti di violenza, minacce e insulti razzisti nei confronti di Rom, attuate da cittadini italiani, neonazisti o membri delle forze dell'ordine ("presunti membri" sottolineano le autorità) aumentano ogni giorno. Quando le vittime protestano o reclamano i loro diritti attraverso associazioni per i Diritti Umani o i media, si verificano ritorsioni immediate, sempre più dure. Alcuni Rom, soprattutto romeni, sembrano essersi volatilizzati e le loro famiglie non ne hanno più notizia di loro. Come denunciato dall'europarlamentare ungherese di etnia Rom Viktoria Mohacsi, la pratica della sottrazione dei bambini Rom da parte delle autorità è tuttora in atto e riguarda ormai centinaia di casi. Le madri Rom, che improvvisamente si vedono sottrarre i loro piccoli, tentano in molti casi il suicidio, "anche bevendo benzina o candeggina," ci ha detto un testimone. Pesanti intimidazioni colpiscono ormai anche gli attivisti. "Affiancando il Gruppo EveryOne nelle azioni di supporto alla famiglia Covaciu," ci ha confidato ieri un volontario, "ho vissuto giorni di terrore. Chi tutela i Rom è trattato dalle autorità con ostilità, come se fosse un criminale pericoloso o un favoreggiatore di delinquenti. Viviamo in un regime dittatoriale che sta operando una purga etnica, ma la complicità fra carnefici e media fa sì che la tragedia umanitaria avvenga nell'indifferenza". Per fortuna l'Europa e le Nazioni unite sono molto vicine alla rete antirazzista che si è creata in Italia. Il commissario europeo per i diritti umani Thomas Hammarberg è costantemente in contatto con il Gruppo EveryOne e il Coordinamento Nazionale Antidiscriminazioni e in questi giorni effettuerà un audit presso le Istituzioni italiane per identificare le azioni da intraprendere. Anche il Cerd (Comitato delle Nazioni unite contro la discriminazione razziale) e l'Unicef sono in rete con noi e intendono attuare interventi sia in relazione al caso di Rebecca che in generale per combattere la persecuzione dei Rom. Non dimentichiamo, poi, il sostegno alle campagne del Gruppo EveryOne e del Coordinamento Nazionale Antdiscriminazioni che i radicali e alcuni gruppi politici europei ( ALDE, PSE, Verts/ALE, Gruppo GUE/NGL ecc.) non fanno mai mancare. "La campagna per i diritti del popolo Rom ci vedrà sempre accanto a voi," mi ha assicurato recentemente Marco Pannella. Contemporaneamente, l'europarlamentare Viktoria Mohacsi si impegna con grandi energie per divulgare la realtà di un'oppressione che assume i contorni foschi di un nuovo olocausto. La nuova sinergia con l'Associazione Thèm Romanò (Mondo Zingaro) e la crescita progressiva del Coordinamento Nazionale Antidiscriminazione ci assicurano la possibilità di attuare strategie nazionali e internazionali a 360 gradi. Tornando al gravissimo episodio di persecuzione della famiglia Covaciu, ricordiamo che Stelian è membro del Gruppo EveryOne e che da molte parti questo particolare comincia ad essere associato alle molteplici aggressioni che si sono verificate contro di lui. Minacce gravi e intimidazioni di ogni genere hanno già toccato, ormai, praticamente tutti i membri del Gruppo EveryOne, nonostante il Parlamento europeo abbia intimato agli Stati membri dell'Unione di assicurare un clima di collaborazione intorno alle organizzazioni che operano per i Diritti Umani e di evitare di ostacolare il loro operato, fondamentale in una società democratica. Dopo l'aggressione del 17 giugno e il pestaggio del 19, il giorno successivo, 20 giugno 2008, gli stessi agenti violenti, ancora in divisa e brandendo i micidiali manganelli, sono tornati in Piazza Tirana e hanno setacciato la zona, chiedendo con tono minaccioso ai Rom del posto dove potessero trovare Rebecca. In previsione del nuovo raid, però, il nostro gruppo e i suoi partner milanesi avevano già spostato la famiglia in un luogo sicuro. A tutti gli antirazzisti, un invito a centuplicare gli sforzi, perché l'arroganza e la violenza manifesta da parte degli aguzzini, coperta pervicacemente e acriticamente dalle autorità, non è segno di forza, ma di quel nervosismo incontrollato che appartiene ai vili. Il coraggio non deve venir meno a nessuno, perché se quattro anni fa eravamo in poche unità a fronteggiare gli abusi e i pogrom nei confronti delle famiglie Rom, oggi siamo in migliaia. E se prima la stampa, le televisioni e le radio attuavano una censura totale, riguardo a questo argomento (fatta eccezione per network come radio Radicale, Radio Popolare e IndyMedia), oggi vi sono decine di giornalisti democratici che diffondono regolarmente la cronaca della persecuzione, rompendo la cortina di complicità e silenzio. Nessuno di voi, amici antirazzisti, è solo.

Contatto:
Gruppo EveryOne
Tel. (+ 39) 331-3585406 - (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com

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Di Fabrizio (del 22/06/2008 @ 09:40:33, in Europa, visitato 1078 volte)

Da Roma_ex_Yugoslavia

20.06.2008

Spettabili,

Signore e Signori, istituzioni, politici, attivisti...

Il 20 giugno è [stato] il Giorno internazionale del Rifugiato, ma per molti anni la popolazione Rom è stata fuori dalle loro case, forzata a migrare e sono rifugiati. La nostra reazione è simile a quella degli anni scorsi perché non abbiamo visto cambi positivi. In questo giorno è meglio il dolore della celebrazione. Questa è una chiamata per una nostra maggiore responsabilità ed uno stimolo più effettivo nel risolvere le tematiche dei Rom rifugiati.

Il Congresso Nazionale Rom (RNC) come Federazione di movimenti Romani dei diritti civili ed umani, organizzazione rivolta a combattere il razzismo anti-Romani e gli abusi dei diritti umani sui Rom, continua a premere per un miglioramento dei diritti dei Rom. RNC come organizzazione internazionale con lo scopo di rappresentare e stimolare la partecipazione attiva e l'integrazione del popolo Romani sui principi della moderna società europea è tuttora preoccupata per i Rom rifugiati dal Kosovo. RNC sta scrivendo per esprimere la propria grave preoccupazione sulla situazione irrisolta di molti rifugiati della regione balcanica.

Oggi stiamo testimoniando contro la moderna deportazione dei rifugiati dai paesi europei, con vecchi strumenti non democratici. Il maggior esempio non umano è la situazione dei Rom rumeni in Italia. A questo aggiungiamo i suggerimenti dei politici europei che dicono che ognuno è benvenuto eccetto  Rom. Se andiamo indietro di diversi anni, 8 anni dopo che la guerra in Kosovo è finita, e i Rom sono ancora rifugiati senza nessun visibile meccanismo di sviluppo. I Rom non sono stati inclusi nei negoziati per definire il futuro status del Kosovo, anche se RNC ha fatto pressione in tutti questi anni per migliorare la loro situazione.

La tragedia dei rifugiati Rom non è stata tenuta in conto seriamente da molti soggetti, i rifugiati Rom non sono un "piccolo errore" ed un danno collaterale delle guerre dei Balcani, specialmente se sono una minoranza senza stato, questo è un momento urgente in cui la UE e gli altri soggetti internazionali devono avere un serio approccio verso questa situazione che dura da 8 anni. I Rom tuttora hanno di fronte violazioni della dignità e dei diritti umani basici in Kosovo, quando volontariamente decidono di farvi ritorno, ma d'altra parte molti Rom richiedenti asilo in paesi terzi europei, hanno di fronte gli sgomberi forzati e le deportazioni.

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, RNC chiede nuovamente con urgenza il miglioramento dei Rom rifugiati nella regione balcanica e la definizione del loro status, tentando di focalizzare l'attenzione verso i Rom rifugiati in seguito alla guerra del Kosovo e delle precedenti guerre balcaniche. RNC intende fare pressione alle autorità internazionali per implementare compiutamente tutti gli standard relativi ai rifugiati. Il 20 giugno, come Giorno Internazionale del Rifugiato, sembra ora un giorno comune, abbiamo misure dichiarative visibili, ma non abbiamo misure visibili ed effettive per tutto l'anno, forse soltanto i nomi degli alti rappresentanti sono cambiati, ma la tragedia dei rifugiati Rom rimane soggetto di immensa preoccupazione per tutti noi. Diritti dei rifugiati senza status legale sono soltanto un'illusione.

In fede,

Devlesa

Asmet Elezovski

Spokesman of Roma National Congress (RNC), ERTF delegate

asmetelezovski@yahoo.com

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Di Fabrizio (del 22/06/2008 @ 08:57:04, in Italia, visitato 1159 volte)

Ricevo da Maria Grazia Dicati

BARLETTA, 17 GIU - "Il sentimento per quanto accaduto, qualora le forze dell'ordine accertino che si sia trattato di un atto di violenza, è di dura condanna e biasimo". Così afferma Luigi Terrone, assessore comunale alla sicurezza e legalità del Comune di Barletta, a proposito dell'incendio che nella tarda serata di ieri nel campo nomadi alla periferia della città ha distrutto una baracca temporaneamente disabitata. Un episodio sul quale indagano i carabinieri di Barletta. Se fosse un atto doloso, sarebbe - per Terrone - la prima volta che una cosa del genere accade in 30 anni di convivenza civile e pacifica tra i rom che vivono nel campo e i barlettani: "questo - aggiunge - crea sgomento e preoccupazione". "La città - conclude - deve prendere una posizione univoca e netta perché quelli sono cittadini barlettani e a quanto accaduto va data una spiegazione".

Azdovic Idriz, il capo della comunità Rom che vive nel campo nomadi di Barletta, a Barberini, è convinto che qualcuno abbia dato fuoco alla baracca distrutta dalle fiamme alle 23 di ieri, all'ingresso del campo.

"Li ho visti anche ieri sera quei due, sul loro motorino, come le altre volte, che passano e dicono che devono bruciarci e ci chiamano bastardi e brutti zingari, come hanno visto fare a Napoli. Ieri sera, però, non hanno detto nulla, c'era già il fuoco, li ho visti in lontananza, forse erano venuti a godersi lo spettacolo". La baracca era temporaneamente disabitata e nessuno è rimasto ferito a causa dell'incendio. Anche di fronte al fatto che, secondo i vigili del fuoco, non ci sono elementi certi che le fiamme siano state appiccate, Idriz insiste. "È vero - dice - che non ci sono tracce di un incendio appiccato da qualcuno,- ma le fiamme bruciano tutto ed è difficile, dopo, dire perché c'è stato un incendio, le fiamme non nascono dal nulla". Stamattina Idriz ha avvisato i proprietari della baracca distrutta, una famiglia che ha lasciato Barletta da qualche tempo per andare in Montenegro ma che tra poco sarebbe tornata a Barletta. "Non credevano a quello che gli ho detto - racconta - ora dovranno ricostruire la loro casa: anche quel poco che c'era lì dentro è stato distrutto". Masserizie, tre bombole di gas, quasi esaurite, e altri pochi oggetti erano nella capanna bruciata, niente altro. I vigili del fuoco, che hanno spento l'incendio, sono tornati anche stamane, insieme con i carabinieri di Barletta, per accertare, di giorno, che non vi fossero elementi trascurati nella notte per dire che le fiamme sono riconducibili a qualcosa e a qualcuno, e - a quanto viene reso noto - non li hanno trovati. "Io e la mia famiglia, perché siamo una famiglia - aggiunge Idriz - viviamo qui da quasi trent'anni e siamo benvoluti da tutti, non solo nel quartiere, ma anche a Trani, ad Andria: i nostri figli frequentano le scuole di questa città". "Se a dare fuoco alla nostra baracca sono stati quei ragazzini e sono del quartiere - conclude - io parlerò con i loro genitori, qui ci sono solo amici, e cercheremo di mettere tutto a posto perché questa volta non è successo nulla, nessuno si è fatto male, ma se non fosse andata così come avrebbero potuto stare a posto con la loro coscienza?". La scuola è finita il 10 giugno scorso, e i bambini del campo erano lì stamane. Una piccola si avvicina: "Frequento la terza elementare in via Paolo Ricci - dice - e mi piace scrivere, sono brava". Alla domanda se racconterà in un tema quanto accaduto ieri sera risponde: "Non lo so, che cosa è successo ieri sera?". "Niente - le dice la mamma - niente, dormivi".

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Di Sucar Drom (del 21/06/2008 @ 09:57:04, in blog, visitato 1335 volte)

Milano, continua la schedatura
Proseguono le schedature dei Sinti e Rom ordinati dal commissario straordinario, il prefetto Gian Valerio Lombardi. Questa mattina polizia e carabinieri sono entrati nel insediamento di via Martirano e sono stati identificati 120 Rom e Sinti, quasi tutti italiani. Nell’insediamento sono i...

Puglia, sono seimila i Rom
I Rom presenti in Puglia sono circa diecimila. Un dato attendibile, ma non ufficiale. Dietro questa incertezza c’è una motivazione precisa: più della metà dei Rom sono italiani, perciò non sono identificabili né tra gli ex...

Milano, "Rom bastardo, indagine sul nuovo razzismo in Italia"
«Romeni bastardi»: è la scritta che campeggia su un muro di fianco a un gruppo di case a Pavia, dove vivono alcune famiglie di rom. Segno evidente di un doppio luogo comune e, soprattutto, del un nuovo cli...

Barletta (BA), incendio doloso?
“Li ho visti anche ieri sera quei due, sul loro motorino, come le altre volte, che passano e dicono che devono bruciarci e ci chiamano bastardi e brutti zingari, come hanno visto fare a Napoli. Ieri sera, però, non hanno detto nulla, c'era già il fuoco, li ho visti in lontananza...

Monserrato (CA), una festa insieme
"Lasciate che Rom e Sinti vivano tra noi. Ne abbiamo bisogno. Potrebbero aiutarci a scompigliare un po’ del nostro ordine rigido. Potrebbero insegnarci quanto prive di significato sono le frontiere: incuranti dei confini i Rom e i Sinti sono di casa in tutta Europa. Sono ciò...

I "rom" della cultura
Se un americano arrivasse all’Istituto di Cultura Sinta e formulasse la domanda: in Italia le popolazioni sinte e rom sono discriminate? La risposta potrebbe prevedere le immagini di Ponticelli e tanto altro ma Il Sole 24 ore ha pubblicato domenica 15 giugno 2008 u...

UCEBI: siamo vicini ai Rom
Uno dei momenti più sentiti della 40a Assemblea generale dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI) (Bellaria, 12-15 giugno) è stata la discussione e l'approvazione di una mozione di solidarietà con il popolo Rom...

Sinti italiani in viaggio per il diritto e la cultura
Da alcune settimane è nato in rete un nuovo spazio web sinto: sinti italiani in viaggio per il diritto e la cultura. Lo spazio è gestito dal Pastore Davide Casadio, già promotore dello spazio web la buona novella. L’intenzione dell’autore è quello di far emergere gli aspetti cult...

Thomas Hammarberg in Italia
Il commissario per i Diritti umani del Consiglio d'Europa Thomas Hammarberg oggi e domani è in visita in Italia per discutere con le autorità governative le implicazioni del “Pacchetto sicurezza” nel campo dei diritti fondamentali. Lo riferisce un comun...

La fabbrica della paura
Straniero, rom, clandestino, pericolo, paura: queste parole si rincorrono, ormai da mesi, dall’inizio della campagna elettorale in poi, insieme a quell’altra -“sicurezza” - che ci viene offerta dalle destre come se esse fosser...

Milano, si prepara la grande cacciata
Il Prefetto Lombardi, neo commissario per l’emergenza nomadi, ha rilasciato un intervista a Oriana Liso, pubblicata oggi sulle pagine della Lombardia di Repubblica. Il Prefetto per tutta l’intervista parla e risponde sui “nomadi”, facendo sempre riferimento a Cittadin...

Mantova, intervista a Yuri Del Bar
E’ bastato che venisse denunciato un (molto) presunto tentativo di rapimento di un neonato da parte di una ragazzina Rom per scatenare a Napoli autentici pogrom, come sottolineato dalla Parlamentare europea Viktoria Mo...

Articolo 3, newsletter n° 1
E’ uscito il numero uno della newsletter di “Articolo 3, osservatorio sulle discriminazioni”, fondato a Mantova il mese scorso. Nella newsletter troverete alcuni approfondimenti sulle discriminazioni a Mantova e non solo. La redazione è formata da Maria Bacchi; Antonio Benassi; Carlo Berini; Angelica Bertellini; Barbara Nardi; Fabio Norsa; Eva Rizzin. Per ricevere la newsletter a cadenza quindicinale scrivete a osservatorio.artic...

Il sonno della ragione genera mostri, l'appello diventa seminario
Promosso da oltre 600 personalità, l’appello “il sonno della ragione genera mostri” nelle scorse settimane ha invitato il governo e le autorità locali ad un confronto vero per soluzioni concrete sulla questione sinta e rom. Ora l’i...

Genova, «ho visto anche degli “zingari” infelici, oggi come ieri leggi razziali e persecuzione etnica»
«L´idea di vivere nelle case non ci piace, così rischiamo di perdere la nostra cultura». Tito ha cinquant´anni e quattro figli, il più piccolo ha quindici anni e il nipote più grande, il figlio della figlia maggiore, ne ha tredici e me...

Venezia, intervento di Yuri Del Bar
«Il concetto risolutivo non è quello di integrazione, bensì di interazione. Non c'è una cultura migliore delle altre. Bensì ci sono tante culture diverse che devono, appunto, interagire, collaborare nel rispetto reciproco e nel riconoscimento reciproco. Solo così è possibile mantenere e s...

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Di Fabrizio (del 21/06/2008 @ 09:25:40, in scuola, visitato 1181 volte)

Praga, 17.6.2008, 16:04, (ROMEA/CTK) Jelena Silajdzicova, dell'associazione civica Slovo 21, ha detto ai giornalisti che oltre 2000 persone hanno partecipato al progetto di aiuto dei Rom a Praga, mentre oltre 800 di loro hanno frequentato corsi d'istruzione e di formazione ed oltre 200 hanno trovato nuovi lavori.

Il progetto "Supporto per i Rom di Praga", lanciato nel 2005, ha aiutato alcuni Rom a studiare alle scuole secondarie ed alle università

Il progetto terminerà ad agosto. Altre regioni hanno espresso il loro interesse nel modello, ha detto Silajdzicova. Nota ancora che gli autori hanno basato il progetto su stime qualificate, dicendo che nella capitale di 1,3 milioni di abitanti vivono circa 24.000 Rom, di cui l'80% è senza lavoro.

L'alto tasso di disoccupazione tra i Rom è causato, tra l'altro, dai loro bassi livelli di istruzione e qualificazione, discriminazione nel mercato del lavoro come pure un ben sviluppato mercato del lavoro nero, ha aggiunto.

Oltre a Slovo 21, hanno partecipato altre associazioni civiche come il distretto municipale Praga 3 ed una scuola municipale, come pure due partner stranieri. Il progetto ha ottenuto successo grazie alla partecipazione ed alla cooperazione di parti dell'amministrazione pubblica, di OnG ed istituzioni scolastiche, ha detto Silajdzicova.

Lo scopo è stato di creare un modello che potesse essere applicato in altre città ceche come pure altrove in Europa. Una delle attività principali del progetto è stata la preparazione dei giovani Rom alla scuola secondaria e agli studi universitari.

Gli autori inoltre hanno indirizzato trovare lavoro per i Rom e lanciato un sito web che offre posti vacanti. Il progetto all'interno dell'iniziativa Equal è costato quasi 27 milioni di corone.

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Di Fabrizio (del 20/06/2008 @ 09:35:04, in Europa, visitato 1372 volte)

Da British_Roma

Quando Shay Clipson, unica Magistrata Rom del Regno Unito, tentò di fermare il bullismo contro sua figlia, trovò la polizia locale riluttante ad intervenire, anche quando Shay ha puntualizzato di essere un Magistrato e come tale di sapere come la legge dovesse proteggere sua figlia.

La figlia della signora Clipson è stata gettata in mezzo al traffico da compagni razzisti, le sono state spente delle sigarette tra i capelli, l'hanno coperta di sputi ed è stata picchiata sino all'incoscienza sul campo di giochi della scuola, mentre altri registravano tutto questo sui loro telefoni mobili e postavano l'assalto su YOUTUBE.

Quando Shay Clipson ha criticato la polizia per la loro riluttanza nell'aiutarla, e ha chiesto ragione di ciò, ha trovato che la sua carriera come magistrato era finita. È stato detto che perché aveva sollevato la sua partecipazione alla magistratura e criticato la polizia "la signora Clipson non era credibile nello svolgere il suo lavoro".

Shay Clipson è uno dei pochi modelli positivi per la comunità Zingara e così si crea una cattiva impressione, se qualcuno della comunità Zingara intraprende un ruolo come quello di Magistrato, viene rifiutato alla prima occasione.

Chiediamo a Gordon Brown, ed all'Ufficio dei Reclami Giudiziari di riconsiderare in favore di Shay Clipson.

Posted by The Gypsy Council Ltd.

Firma la petizione

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Di Fabrizio (del 20/06/2008 @ 09:11:32, in Italia, visitato 1404 volte)

Da ChiAmaMilano

Avete sempre voluto presidiare i marciapiedi davanti casa nelle ore notturne, ma con i leghisti "oddio cosa diranno i miei amici cui ho ammannito per anni omelie sulla bellezza del multiculturalismo?!".
Da anni desideravate attendere l’invasione dei barbari asserragliati sul vostro pianerottolo fortificato "ma il verde proprio non mi dona!".

Da tempo volevate ridare una mano di ‘bianco’ al quartiere ma "se poi arriva Borghezio e ci fa pure i complimenti?"

Niente paura con le "ronde democratiche", oggi si può.

Uno strumento efficace e moderno, capace di cavare dall’imbarazzo anche le coscienze più progressiste affinché possano fare il loro dovere, serenamente e pacatamente, per combattere l’emergenza sicurezza che assedia il paese e infesta le strade di borghi e città.

Finalmente si può fare.

Senza complessi di inferiorità, né sensi di colpa. Guardando al futuro e al nuovo clima politico, già si parla delle prossime mosse: quando il Governo, dopo l’esercito, deciderà di schierare Superman e Capitan America, con lo spirito costruttivo volto al dialogo che caratterizza questa tersa repubblica, la proposta democratica sarà coerente e conseguente: Batman e l’Uomo Ragno.

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Di Fabrizio (del 19/06/2008 @ 09:27:20, in Kumpanija, visitato 1810 volte)

Da Mundo_Gitano

Por: Terra Actualidad - EFE GITANO E PALESTINESE, DOPPIA DISCRIMINAZIONE

[05-06-2008] A Gerusalemme, dove le identità hanno una rilevanza speciale, circa 170 famiglie coniugano le loro radici Gitane con la loro condizione di palestinesi in un esercizio di equilibrismo che li lascia nella terra di nessuno.

Le autorità israeliane li trattano come qualsiasi altro arabo, mentre la maggioranza dei palestinesi li percepisce con gli stessi stereotipi che perseguitano i Gitani ovunque siano.

Serva come esempio che il termine arabo per Gitano, "nawar", è peggiorativo e di solito accompagnato da uno sputo a terra.

Loro, i Gitani dell'est del Mediterraneo e del Medio Oriente, si autodenominano Domari (da "Dom" che significa uomo nella loro lingua nativa) e sono in maggioranza musulmani, a differenza dei Rom, che si stabilirono in Europa e professano il cristianesimo.

La loro presenza a Gerusalemme è documentata dal XIX secolo, dove oggi si ripartiscono tra Bab Hutta - un umile quartiere dentro la cittadella murata -, Ras Al-Amud o Silwan.

A prima vista, niente li distingue dai loro vicini: parlano arabo, vivono nella parte palestinese della città ed non si sono neppure liberati dall'esilio nei conflitti bellici con Israele.

Durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967, arrivarono in Giordania non meno che 34.000-35.000 gitani che risiedevano a Gerusalemme.

Il Centro d'Investigazione Domari riconosce la difficoltà di dare il numero di Gitani che oggi vivono nei territori palestinesi perché molti rifiutano di definirsi come tali.

Si calcola, tuttavia, che siano circa 7.000 tra Israele ed i territori palestinesi, più della metà di loro nella striscia di Gaza, dove storicamente hanno tenuto molti contatti coi loro compagni di origine e diaspora egizi.

"Abbiamo lo stesso problema del resto dei palestinesi: l'occupazione israeliana", sentenzia Abdelhakim Salim, il muktar (una specie di notabile) di questa comunità a Gerusalemme.

Non è del tutto così. I Gitani si confrontano con danni sociali specifici che vanno oltre gli arresti, registri all'alba e barriere al movimento, che racconta il muktar.

Per iniziare, i Domari della cittàsanta viveno in media in locali di otto persone dove entrano solamente 700 dollari (450 euro) al mese.

Inoltre, lamentano indici di analfabetismo (circa il 40%) ed assenteismo scolare molto superiore a quello dei palestinesi, uno dei popoli più capace di leggere e scrivere nel Medio Oriente.

Le droghe inoltre causano stragi tra i giovani, si suppone il 75% dei Gitani di Gerusalemme, spiega Imad Jauny, direttore esecutivo di Burj Al Luq Luq, un'istituzione che tenta di evitare che i bambini e gli adolescenti che non vanno a scuola passino tutto il giorno per la strada.

"La loro autostima come collettivo è molto bassa. Lo vediamo nella gente  con cui lavoriamo", aggiunge Jauny prima di indicare che il 90% dei frequentatori del suo centro sociale sono Gitani.

Per cambiare questo ordine di cose, Amoun Sleem creò nel 1999 il Centro Domari, col quale prova a migliorare il livello di vita della comunità Gitana e frenare la progressiva sparizione della loro cultura.

Sleem teme che l'eredità Gitana muoia schiacciata tra l'indifferenza delle autorità israeliane, "che rifiutano di considerarci come minoranza in una città che ne è piena", e l'assimilazione interessata dei palestinesi.

Tutto questo con il tempo contro, così che solo alcuni anziani sono capaci di esprimersi in Domari, mentre i balli e i vestiti propri sono quasi finiti nell'oblio.

"Io non mi considero palestinese. Non mi vergogno a definirmi Gitana di Gerusalemme. Viviamo qui da duecento anni e stiamo perdendo le nostre tradizioni", lamenta la fondatrice di questa società che l'anno scorso visitò lo scrittore israeliano e Premio Principe delle Asturie Amos Oz.

E' una delle ultime sfide di un collettivo discriminato per partita doppia - tanto come Gitano che come palestinese - che cerca il suo posto come minoranza dentro una minoranza.

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