Venerdì dalle 9.30 l'incontro per 'contrastare ogni forma di discriminazione
e rispettare e tutelare l'uguaglianza e la dignità di tutte gli essere umani'
Nell'ambito della campagna nazionale "Io non discrimino", promossa da Amnesty
International, si tiene a Spoleto venerdì 17 ottobre alla Sala Monterosso di
Villa Redenta (dalle ore 9.30 alle 12.30 e poi dalle 16.30 alle 19.30) un
convengo partecipativo dal titolo "Io non discrimino - Di
razzismo si muore: è ora di reagire".
L'appuntamento di Spoleto, che si inserisce in una serie di iniziative in ambito
nazionale per raccogliere adesioni con l'impegno a "contrastare ogni forma di
discriminazione e rispettare e tutelare l'uguaglianza la dignità di tutte gli
essere umani", è organizzato dal Centro Culturale "Città Nuova" con il
patrocinio della Regione Umbria, della Provincia di Perugia e del Comune di
Spoleto.
Il convengo di apre con i saluti di Damiano Stufara, Assessore alle Politiche
Sociali della Regione dell'Umbria; di Giuliano Granocchia, Assessore alle
Politiche Sociali della Provincia di Perugia e di Patrizia Cristofori, Assessore
alla Formazione del Comune di Spoleto.
I relatori sono Tommaso Vitale, ricercatore di Sociologia Generale
dell'Università Statale Bicocca - Milano, Demir Mustafa, vicepresidente
Nazionale della "Federazione Rom e Sinti Insieme" e Luigino Ciotti,
Coordinamento Tavola della Pace di Perugia.
Previsti gli interventi di Rosella Benedetti Del Rio, rappresentante della
Comunità Buddista Soka Gakkai; Gianfranco Formenton, Assistente Scout Spoleto 1
Parroco di S. Martino e S. Angelo; Giampaolo Loreti, Presidente A.N.P.I. -
Spoleto; Filomeno Lopes, giornalista Guinea Bissau; Fausto Manasse Referente
"Associazione Italia-Israele"; Abdel Qader, Imam di Perugia; Lindita Ura,
Comunità Albanese di Spoleto. Presiede Luigi Sammarco, Presidente del Centro
Culturale "Città Nuova".
La campagna IO NON DISCRIMINO intende denunciare le varie forme di
discriminazione per motivi di origine etnica o nazionale, status sociale o
economico, colore, genere, orientamento sessuale, lingua, religione, cultura,
opinione politica che annullano o mettono a rischio i diritti e la dignità di
milioni di esseri umani nel mondo.
"L'articolo 1 della Dichiarazione Universale dei diritti umani afferma
solennemente che tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e
diritti. Ma la realtà di ogni giorno è che non tutti gli esseri umani sono
eguali in dignità e diritti" - ha dichiarato Marco Bertotto, presidente della
Sezione Italiana di Amnesty International, in occasione della presentazione
della campagna dell'associazione sul tema della discriminazione.
Di Fabrizio (del 15/10/2008 @ 22:13:10, in media, visitato 691 volte)
La prima mi arriva da Marco Brazzoduro:
*Domani la fine della schedatura nei campi rom a Radio Popolare Roma*
Domani giovedì 16 ottobre 2008 Radio Popolare Roma dedicherà la puntata
settimanale della trasmissione /Interferenze rom/ alla conclusione del
censimento nei campi della Capitale. Com'è andata la schedatura partita il 22
luglio scorso? Come la giudicano a cose fatte i rom che vivono nei campi
"censiti"? Ma soprattutto: che succederà ora negli insediamenti abusivi - e
non - della Capitale? Dalle 11.30 in studio e al telefono interverranno i
portavoce delle comunità rom, la Croce Rossa, il Campidoglio, l'Arci, le
associazioni e i movimenti che si battono per i diritti dei rom. Sarà possibile
intervenire in diretta chiamando il
numero 06-82003666.
*La fine della schedatura su Radio Popolare Roma
Giovedì 16 ottobre 2008, alle 11.30
sui 103.3 FM oppure in streaming su
www.radiopopolareroma.it
La seconda riguarda un video-concorso promosso
dall'International Alliance of Inhabitants:
Videoconcorso Giornate Mondiali Sfratti Zero 2008!
Tema: Le violazioni del diritto alla casa (in particolare gli sfratti) Durata: Sezione A (tecnica libera): massimo 3 minuti (con qualsiasi tecnica) Sezione B (documentari): massimo 8 minuti (nel caso di documentari o
storie con interviste)
Le durate sono intese COMPRESI titoli di testa e di coda Sezione Extra (fuori formato): video più lunghi. E' possibile mandare
anche un video pertinente al tema, anche se non ricade nelle categorie A e B. In
questo caso non è previsto l'inserimento nel sito, né la pubblicazione in DVD.
E' tuttavia possibile mandare un trailer che ricada nelle categorie temporali
ammesse. Leggi attentamente le linee guida! Grazie in solidarietà!
La International Alliance of Inhabitants è una rete globale di
associazioni e movimenti sociali di abitanti, inquilini, centri sociali,
cooperative, senzatetto.
L'obbiettivo è la costruzione di un altro mondo possibile partendo dal diritto
alla casa e alla città senza frontiere.
Non c’è giorno che non venga diffuso un rapporto che denunci violenze e
violazioni contro le minoranze Rom e Sinte, che riporti cifre spesso estranee
alla realtà, che riferisce sulla drammaticità delle nostre condizioni di vita.
Le denunce inoltrate alle autorità preposte da Rom e Sinti non producono gli
effetti che la legge specifica, anzi spesso sono un premio per chi utilizza
violenze e violazioni contro Rom e Sinti
Con cadenza quotidiana all’opinione pubblica viene somministrata in forma
amplificata una dose di dichiarazioni pubbliche, contraddistinte dalla fierezza
dell’ignoranza e dall’arroganza del potere, che incrementano l’odio contro Rom e
Sinti e ne fanno i capi espiatori di tutti i mali della società, mentre passa
quasi inosservato che un Prefetto chiede la decadenza di un'amministrazione
comunale per infiltrazione della criminalità organizzata, come di recente nel
comune di Fondi e qualche tempo fa nel comune di Nettuno della regione Lazio,
che la stampa nazionale ed i salotti televisivi hanno quasi totalmente ignorato.
La politica è incapace di evitare le "vigliaccate" contro Rom e Sinti, forse
perché è capace di fare solo "porcate"; una politica consapevole che le
proteste e le denuncie dei Rom e dei Sinti produrranno una crescita del consenso
elettorale personale e di partito.
Questo è il contesto politico in Italia, "la descolarizzazione della società",
che amplifica le disuguaglianze sociali e trasforma la massa delle persone in
futuri "sudditi":
il 48,2% della popolazione italiana non ha un titolo superiore alla licenza
media, gli analfabeti totali sono sei milioni,
il 25% dei ragazzi italiani che escono dalla terza media fanno fatica a leggere
e scrivere, 21 milioni d’italiani sono in grosse difficoltà nel leggere un grande
quotidiano.
1 ragazzo su 5 non consegue né diploma, né qualifica professionale; il 20,6%
della popolazione scolastica "scompare" dopo essersi iscritti al primo anno
della secondaria superiore. A questo si dovrebbe aggiungere i dati
sull’insuccesso scolastico che è altissimo.
In questo contesto sociale, culturale e politico alle minoranze Rom e Sinte
manca un prerequisito fondamentale: un progetto politico nazionale e una
strategia organizzativa per realizzarla con il massimo della condivisione
possibile.
Le "passerelle" del passato sono state solo espedienti per un becero
personalismo e la strumentalizzazione di Rom e Sinti per auto accreditarsi come
presunti esperti di una disastrosa politica di assistenzialismo culturale, per
arrogarsi il diritto di sostituirsi a Rom e Sinti in tutte le sedi.
Per noi Rom e Sinti non è più il tempo di fare scelte senza gambe per
camminare, ma dobbiamo andare al cuore delle questioni per definire il
nostro futuro.
I vecchi metodi del passato non ci permetteranno di affrontare con la giusta
razionalità la vera sfida che abbiamo di fronte, occorre cambiare metodo,
cambiamento che deve coinvolgere anche noi.
Le iniziative a livello locale sono sacrosante, necessarie ed utili, ma non
sufficienti se non contenute all’interno di un globale progetto politico
nazionale per Rom e Sinti, perchè rischiano di essere il "nettare" di uno
spregiudicato personalismo che tanti danni ha prodotto nel passato a noi Rom e
Sinti.
La nostra condizione sociale e culturale non ci permette più:
- di tollerare che chi non ha competenze metta le mani sulle nostre vite
- di delegare altri per decidere del nostro futuro
- di rinunciare alla identità culturale collettiva
- di tollerare chi soffia sul fuoco della divisione
In particolare non ci permette più di rinviare la condivisione di un
"progetto politico nazionale" per le nostre minoranze e una strategia
organizzativa per realizzarlo.
Un progetto politico nazionale per Rom e Sinti capace di: - mettere al centro la cultura Rom e Sinta,
- coinvolgere Rom e Sinti in un processo di interazione
- proporre soluzioni adeguate e collaborare per la realizzazione
- costruire un dialogo diretto con la società civile e la politica senza
pregiudiziali
Se la partecipazione attiva di Rom e Sinti è la strategia fondamentale, la
costruzione di un dialogo diretto con il Governo, le Istituzioni, la
politica e la società civile è essenziale per un progetto politico nazionale
CREDIBILE e REALIZZABILE.
Il dialogo diretto NON si realizza solo perché siamo Rom e Sinti, ma richiede un
mix di condizioni; la scelta di un metodo comunicativo e relazionale, la
credibilità partecipativa e professionale, la autorevolezza del progetto e della
strategia organizzativa, sono i principali fattori per la costruzione di un
dialogo diretto in grado di dare "valore" al progetto politico nazionale
per Rom e Sinti, e "peso" mediatico e politico alla denuncia.
Nazzareno Guarnieri - presidente Federazione Rom e Sinti insieme
Segnala Jorge Bernal su
Mundo_Gitano la possibilità di scaricare da Internet la raccolta di racconti
gitani Le Paramícha le Trayóske (Los cuentos de la vida), in versione
bilingue rromanés e castigliano, nell'edizione curata dalla Comisión para
la Preservación del Patrimonio Histórico Cultural de la Ciudad de Buenos Aires.
La
raccolta completa (introduzione, testo e illustrazioni) in pdf, 148 pagine.
Di Fabrizio (del 15/10/2008 @ 08:51:34, in media, visitato 1070 volte)
Aspettando che esca in Italia il film di questo regista, da
noi poco conosciuto, tenetelo a mente. Leggevo la recensione e lo paragonavo ai tanti film di Truffaut sull'infanzia (i Quattrocento colpi, in particolare),
mentre per motivi etnici ricorda Toni Gatlif. Da
Roma_Francais
Khamsa di Karim Dridi, nelle sale francesi da mercoledì [scorso] è un
film senza fronzoli sull'infanzia delinquenziale di un eroe che ne traduce tutta
l'emergenza. Intervista senza peli sulla lingua col cineasta franco-tunisino.
Mercoledì 8 ottobre 2008, par Falila Gbadamassi -
Marco, alias Khamsa, è scappato dalla sua famiglia d'accoglienza per rendere
visita a sua nonna malata. Ritrova il campo dei Gitani dove è nato, 11 anni fa a
Marsiglia, e la banda dei suoi amici: il cugino Tony, nano ma fortemente
protettivo, e Coyote. Se il primo ha deciso di guadagnarsi da vivere con i
combattimenti dei galli, Coyote s'è specializzato nei piccoli furti che
organizza con Rachitique, un piccol Arabo. Khamsa presto raggiunge il trio di
piccoli delinquenti per ingannare la noia e la tristezza di un ragazzo che non
ha più alcun riparo familiare. Lasciato a se stesso, Khamsa si da i mezzi per
sopravvivere. In un vero campo di Gitani, Karim Dridi filma da vicino questa
volontà incrollabile ma contrastata dalla precarietà. Lontani da essere vittime
consenzienti, questi ragazzi che recitano quasi il loro essere personaggi, si
battono con collera e frenesia contro il rullo compressore della delinquenza. Karim Dridi
non edulcora mai la realtà, anche se ne sublima la proiezione filmando in campo
d'azione. Il cineasta se ne fa eco. Consegna così una pellicola forte e
avvincente su un aspetto, incarnato da un giovane Marc Cortes sottile ed
ispirato, dell'infanzia in emergenza.
All'inizio, lei voleva fare un film sulla delinquenza. Come ha fatto
questo progetto a scivolare verso la narrazione del quotidiano di Marco, questo
ragazzo meticcio gitano-arabo che ritrova dopo una fuga il campo dei gitani
dov'è nato? Avevo voglia di parlare nel modo in cui la delinquenza si fabbrica, di come
nasce. C'è gente nel nostro paese, non ne citerò il nome ma si riconosce, che
pensa che la delinquenza è culturale, comportamentale, o genetica. Per queste
persone, si nasce delinquenti all'età di 3 anni, si possono anche fare dei test
per determinare se il bambino è delinquente o no. E' molto pericoloso. Questo
tipo di asinerie non è lontano da altre, come quella di pensare che una razza è
superiore all'altra. Questi pregiudizi sono fondamentalmente legati ad un
pensiero coloniale che, malgrado tutto, oggi sopravvive ancora. Per tornare alla
delinquenza, è fabbricata dal contesto socio-economico in cui vivono i bambini.
Il mio film lo prova.
Perché ha fatto di Marco, soprannominato Khamsa nel film, un meticcio? Nella mia testa è sempre stato un meticcio. Ma l'avevo pensato metà
maghrebino e metà francese, come me. Non avevo affatto l'intenzione di fare un
film sui gitani. E' stato il mio amico, Sofiane Mammeri, il mio giovane attore
in Bye-Bye, che all'epoca aveva l'età di questi ragazzi che recitano in Khamsa,
che mi ha parlato del campo dei Gitani. Poi, sono tornato a Marsiglia con
l'intenzione di girare un film ed ho parlato del mio progetto a Sofiane, che mi
ha detto: "ti voglio presentare dei ragazzi formidabili". Così ho incontrato
Tony, il piccolo nano, e Coyote. Ero allucinato davanti alla loro energia, la
loro lingua, la loro parlantina, la loro potenza visuale. Ma sono rimasto
scioccato per il contesto sociale in cui vivevano. Mi dicevo che non era
possibile nella seconda città più grande di Francia, in una delle più grandi
città d'Europa, che ci fosse una miseria così nera subita da dei Francesi. Non
sono degli esiliati, immigrati venuti dalla Romania o sans-papiers. Il film
parla di cittadini francesi da almeno 400 anni. Il padre di Nicolas Sarkozy è
Ungherese.
La sua ibridazione è tanto più simbolica perché i Gitani ed i "capretti",
è così che i primi soprannominano gli Arabi, non si amano molto in questa parte
della città? I poveri si accapigliano spesso tra loro e gli altri aspettano che si
massacrino.
Lo dice nel suo blog. Su Khamsa, la problematica di lavorare con ragazzi
l'ha sfidata molto. Mi hanno fatto osservare che in tutto il film o quasi, ci sono dei ragazzi.
Dopo aver visto Los Olvidados di Luis Buñuel, Pixote:
A Lei do Mais Fraco d'Hector Babenco, sono colpito dalla potenza cinematografica
dei bambini. Un bambino, è l'innocenza, anche se gioca molto, non lo fa con i
sentimenti e le sensazioni. Avevo voglia di lavorare con esseri molto puri,
anche deboli, i più poveri di fronte alla vita. Khamsa è uscito dal ventre di
sua madre da 11 anni e cerca il suo posto in una società che non lo vuole. E'
drammatico, ma il dramma è il carburante dei film, dei romanzi, delle grandi
opere. Ci sono due tipi di cinema. C'è chi ama quelli che divertono per
dimenticare la loro condizione terrena e chi vuole scoprire un'altra realtà.
Scoprire un'altra realtà, è quello che propone Khamsa. Alcuni giornalisti, non
molti, mi hanno detto che il film non è ottimista. Confondono la realtà in cui
vivono con la rappresentazione che guardano. La rappresentazione è una proposta,
si presume descriva, testimoni una realtà il cui scopo è toccare lo spettatore.
E' la funzione del cinema e dell'arte. In Francia, questa è la prima buona
notizia, si possono girare dei film come Khamsa, finanziato un mese prima
dell'elezione di Sarkozy. Spero che in futuro sia ancora possibile.
Marco porta molto bene questa ambivalenza - sofferenza e innocenza - sulla
sua faccia adorabile. Cosa l'ha decisa a conferire questo ruolo a Marc Cortes,
che non era la sua prima scelta? Era un altro ragazzo che doveva interpretare Marco, ma commise una gran
bestialità e il giudice gli ha impedito di partecipare al film. Dunque ho dovuto
rivoluzionare il casting ed ho incontrato Marco. Gli piace il calcio e diverrà
sicuramente un giocatore professionista, se non sceglierà di diventare attore.
Ho anche scoperto che sapeva cantare il flamenco. Cantava a cappella ed ho avuto
i brividi. Questo piccolo ragazzo è capace di interpretare la collera, la forza,
la tenerezza, il dolore, le emozioni più varie. Si vede bene nel film. E' capace
di una grande violenza come di tenerezza. E' quello di cui avevo bisogno. Marco
è formidabile. Khamsa è stato la scoperta di un grande attore. L'altra buona
notizia di questo film, è che si scopre che questi ragazzi che si ritiene
perduti, con cui si pensa non ci sia niente da fare, sono capaci di consegnare
una prestazione notevole ed notata, visto il numero d'interviste. Si assiste
così all'emergere di un attore come Marco che viene dagli ambienti più
svantaggiati di Francia. Se questo non è ottimismo, non so cosa sia.
Lei ha racconti su tutti questi ragazzi. Come si comportano e come
reagiscono al film? Marco si comporta bene. Ha la chance che manca al suo personaggio, cioè
avere dei genitori ed una struttura familiare molto solida. Va a scuola, gioca a
calcio in un club semi professionale. E' molto inquadrato. Gli altri sono sempre
nel campo ed il guaio è che non c'è niente da fare.
Nella vita reale vivono di piccoli furti? Quelli che vivono nel campo, no. Possono aver avuto esperienze simili nel
passato. Ma oggi, come nel film, non hanno intenzione di farlo. Aspirano, come
tutti, ad una vita normale.
Alla fine, questi giovani non recitano il loro personaggio, recitano un
ruolo? Per Marco, al 99% è un ruolo. La sola cosa che ha in comune con Khamsa, è
l'essere gitano. Quello che interpreta Rachitique, Mehdi Laribi nella vita, l'ha
già fatto. Anche Mehdi ha molto talento, ma vive in una città molto povera. La
delinquenza è paragonabile ad un mulinello che ti aspira verso il fondo. La sola
soluzione, è estrarre i ragazzi dal fiume e metterli altrove. Cosa che è molto
difficile da fare.
Lei ha passato due anni a lavorare sulla delinquenza infantile per fare
questo film. Cos'ha imparato? A livello della delinquenza stessa, non ho imparato niente. Ho solo
dimostrato quello che già sapevo con la mia arma, il cinema. Ma ho scoperto una
minoranza, i Gitani, gli Zigani, i Rom, la Gens du voyage. Chiamateli come
volete. Persone, che appartengono da diversi secoli alla nostra società
francese, e che mettono in evidenza un problema che si pone a noi democratici
europei. Siamo capaci di integrare queste minoranze senza disintegrarle? Voglio
dire accettare l'altro con la sua cultura, accettare che queste minoranze
integrino il tessuto repubblicano apportando un di più alla Francia. Quando
vince la squadra francese, che è composta da Arabi, da Neri che vincono, tutta
la Francia scende a festeggiare per strada. Questo dev'essere possibile anche
quando si tratta di scienziati, cineasti, scrittori, sindaci. In Francia, si
deve poter accettare l'altro quando vuol vivere sul suolo francese e si piega
alle regole della Repubblica. "Tutti aspirano alla felicità" diceva
Houellebecq. Vale per i Neri, gli Arabi ed i Gitani.
Perché le interessa tanto il problema dell'immigrazione? Molto semplicemente perché sono meticcio franco-tunisino. Dopo Bye Bye, ho
battuto sullo stesso discorso. Credo in una Francia meticcia e meticciata, che
integra tutte le minoranze per fare un cemento repubblicano, democratico
francese. E' l'opposto di una corrente di pensiero, non tanto vecchia, che stima
la razza bianca superiore alla razza nera, per esempio. E' intollerabile. Ho in
progetto di fare un film con dei protagonisti di origine africana, perché c'è un
problema vero in Francia. Dove sono i Neri in Francia? Son passati 15 anni da
quando ho girato Bye Bye e c'era lo stesso problema per i Magrebini. Oggi ci
sono Sami
Bouajila, Roschdy Zem... (attori franco-magrebini, per chi non vuole cercare
su Google ndr). Lavorano e si ha l'impressione che il problema per i
Magrebini sia a posto. Può essere. Per quanto riguarda i Neri, è molto difficile
citare un film francese con attori neri. Questo vuol dire che non hanno il
diritto di raccontare le loro storie? Molto semplicemente, il pensiero coloniale
non esiste più nella vecchia maniera, ma esiste ancora.
Quali sono i progetti che abbondano nel suo spirito, che sembra in
costante ebollizione? Lavoro ad un progetto relativo all'esposizione coloniale del 1930, dove sono
stati rinchiusi dei Kanachi. Amerei anche girare in Etiopia perché la musica
etiopica mi tocca parecchio, ed è un paese dove l'Islam e la cristianità
coesistono pacificamente. Non si sa per quanto tempo durerà ancora. Ugualmente
lavoro a Le Dernier vol di
Lancaster con Marion Cottillard e Guillaume Canet. L'azione del film si
svilupperà nel Sahara del 1930.
L'immigrazione, i rapporti intercomunitari, conviene se diciamo che lei fa
un cinema sociale? No, perché è riduttivo. Ho fatto anche un blog con altri cineasti su questo
tema. Bisogna fare attenzione con il termine "sociale". Quando Catherine Deneuve
gira un film in 400 m2 sulla XVIe, non si dice che fa cinema sociale. Tuttavia,
lo è. Film sociale significa film sui poveri? Preferisco che si dica che faccio
film sui deboli, gli esclusi, i marginali. E' vero, sono soggetti che mi
attirano. Lascio ad altri il compito di fare dei film sulla pena di essere
ricchi: a ciascuno il suo sociale. L'ingiustizia è un motore artistico e
drammatico molto forte per me.
I delinquenti, i borseggiatori, c'erano già in Pigalle. I suoi personaggi
sono sempre su un filo. Ho scritto una pellicola sui borseggiatori con Simon
Abkarian, che incarna il padre di Marco in Khamsa. In Khamsa, va tutto liscio
finché non gira male. Avrei voluto essere un funambolo o un musicista. Essere al
limite di resistere o di cadere tra le spine, dalla bellezza alla vita. Nel
contempo, va a finire male per tutti. La morte ci attende. La vita è una
tragedia.
Qualche parola su di lei. Come cineasta lei è così precoce come i suoi
personaggi? Ho cominciato a filmare che avevo 12 anni, l'età di Marco. Avevo voglia di
fare delle foto e mia madre m'ha offerto un apparecchio fotografico. Ho trovato
che non si muovevano. Quindi mia madre a 12 anni m'ha regalato una cinepresa, da
allora non ho smesso di fare film.
Khamsa de Karim Dridi
Avec Marc Cortes, Raymond Adam, Tony Fourmann, Mehdi Laribi
Durée : 1h 48min.
Da
EveshamJournalLa diversità culturale difesa dalla scuola By
Daniel Fawbert Mills
I poliziotti locali Julie De Paris e Julie Pardoe col contastorie romanì
Richard O’Neill e gli scolari Shania Price, Sean Lunnon, e Charlie Smith
9 ottobre 2008 - La scuola primaria di Cleeve sta promuovendo il valore di
differenti culture in un'unica esperienza narrativa per i più giovani.
La scuola ha aperto le proprie porte per accogliere il tradizionale narratore
romanì Richard O’Neill che ha intrattenuto i bambini usando le tecniche
tradizionali romanì, incluse la sua raccolta di bambole di legno.
E' stato raggiunto dall'ufficiale della polizia locale Julie De Paris e
dall'ufficiale di supporto alla comunità Julie Pardoe, ed assieme hanno passato
la mattina con i più giovani.
Pardoe ha detto "E' stata una grande opportunità per tutti scoprire di più
sulle differenti culture in un momento di intrattenimento."
"Alcuni degli scolari provengono dalla comunità viaggiante, così questo
evento è particolarmente speciale."
Il Commissariato di
West Mercia ha lavorato a stretto contatto con O’Neill, lui stesso Romanì, che
ha condotto due momenti formativi per loro.
Grazie a questo lavoro è in grado di offrire queste sezioni narrative uniche
a diverse scuole del Worcestershire, inclusa la Blackminster Middle
School di Evesham e la Pebworth First School.
Ha detto O'Neill: "Intendiamo portare le storie a tanta più gente possibile,
perché crediamo nel potere della narrazione di educare, informare, costruire
ponti e divertire."
Si spera che la formazione specialistica che può fornire assista nel formare
personale con una più ampia consapevolezza della cultura zingara, rom e
viaggiante, come pure una migliore comprensione della negatività che alcune
persone affrontano nella società.
Il consigliere per la diversità zingara e viaggiante, sergente Alistair Webster,
ha detto: "Vorrei questo addestramento per focalizzarsi sul buon lavoro e le
grandi opportunità che si ottengono dal comprendere meglio le differenze."
"Parimenti, gli eventi narrativi nelle scuole aiuteranno a trasportare questi
stessi messaggi alle nostre generazioni più giovani."
Di Fabrizio (del 14/10/2008 @ 09:24:38, in Italia, visitato 616 volte)
Ricevo da ARPJ
il testo che segue. PREMESSA:
Guardando sul loro sito, vedo che la sigla significa
Associazione
Romana Pro Juventute, un nome che mi ha subito ricordato la PRO JUVENTUTE svizzera,
che per
anni si è resa complice di togliere i figli alle famiglie Sinte e Jenisch e
metterli in orfanotrofi. Ho chiesto per iscritto spiegazioni, mi è stato
risposto dal responsabile del progetto che
loro non hanno nulla a che fare con la Pro Juventute svizzera
Alla cortese attenzione del
Prefetto Carlo Mosca
Commissario Straordinario
per l'emergenza nomadi a Roma
Gentile Prefetto,
Le scrivono alcune associazioni che da circa tre anni si stanno occupando della
situazione dei rom nella città, ponendo particolare attenzione alle numerose
famiglie che abitano in quelli che vengono chiamati in maniera significativa
"insediamenti abusivi", ovvero nelle baracche di cartone, legno e lamiera
costruite sugli argini dei fiumi, sotto i ponti e i viadotti o semplicemente
negli angoli nascosti della città.
Negli scorsi mesi dominati dall'ossessivo allarme sulla presenza dei rom nelle
città italiane e dalle proposte più disparate e pericolose non abbiamo potuto
non apprezzare il Suo atteggiamento, sempre attento ai principi fondamentali del
diritto e al rispetto della persona.
Tuttavia il nostro lavoro quotidiano a contatto con gli uomini, le donne e i
bambini che vivono sulla loro pelle la condizione di precarietà e di rischio, ci
ha permesso di vedere anche da un altro punto di vista queste settimane di
polemiche e censimenti.
Dalla seconda metà del mese di agosto molti degli stessi insediamenti che alcune
settimane prima erano stati visitati dalla Croce Rossa Italiana hanno ricevuto
la visita inaspettata di unità miste, composte prevalentemente da giovani
militari della Folgore in tenuta mimetica e generalmente guidati da almeno un
poliziotto del corpo della Polizia Fluviale.
Poliziotti e militari entravano negli insediamenti dicendo che dovevano
controllare chi c'era e chi non c'era, ed effettivamente chiedevano documenti a
tutti i presenti, dando vita ad un parallelo e silenzioso censimento.
In tutti i casi alcuni dei residenti controllati (generalmente gli uomini, ma in
diverse occasioni anche le donne) sono stati portati in questura, dove hanno
passato diverse ore, a volte la notte intera, in attesa del canonico controllo
dei documenti.
Gli stessi insediamenti sono stati visitati più volte con una escalation di
tensione, di minacce e di paura: in molti casi amici e conoscenti rom ci hanno
raccontato di vere e proprie violenze gratuite contro le persone e contro le
cose: tende tagliate, materassi e coperte gettate via, uomini picchiati.
Almeno in due occasioni sappiamo per certo che queste visite sono state
realizzate in piena notte, e anche in quelle occasioni i militari e i poliziotti
hanno costretto uomini, donne e bambini (in uno dei campi visitati di notte
abitava una donna che aveva partorito una bambina solo dieci giorni prima) ad
uscire dai loro ripari, a schierarsi nello spazio più ampio a disposizione, a
tirar fuori i propri documenti per l'ennesimo e inutile controllo.
Sorvolando solo per questioni di tempo sulle modalità con cui paracadutisti e
poliziotti sono entrati nei campi e nelle misere case, sulle capacità di
comunicare e comprendere le diverse situazioni, l'obiettivo esplicito di tutte
queste visite era sempre lo stesso: annunciare l'imminente distruzione totale
dell'insediamento, spingere con modi bruschi e concreti ad andarsene, far
presagire il rischio di ritorsioni ben più gravi per chi avesse deciso di
rimanere in quel campo.
E questo è effettivamente successo.
Nel quadrante sud della città sono stati distrutti e sgomberati diversi
insediamenti: decine di baracche nella zona della Magliana e di Ponte Marconi
sono state abbattute a calci e le persone costrette alla fuga spesso senza
nemmeno avere il tempo di recuperare gli oggetti personali o almeno una coperta
per la notte.
In nessuna occasione era presente personale della Croce Rossa o dei Servizi
Sociali Comunali e famiglie intere sono state semplicemente lasciate per strada
senza alcuna indicazione e alternativa.
Paradossalmente uno degli insediamenti sgomberati è stato quello in cui è stato
avviato il censimento romano; così dopo la visita degli operatori della Croce
Rossa, dopo i servizi televisivi e le foto sui giornali, dopo la partecipazione,
le promesse e le aspettative, quelle persone si trovano ora per strada, a
cercare ogni notte un riparo diverso.
Non è nostra intenzione avviare in questa sede un ragionamento, comunque
necessario e urgente, sulla utilità delle misure straordinarie e sul censimento.
Non possiamo tuttavia non denunciare con forza che quelle misure minime di
garanzia che lei stesso aveva più volte dichiarato agli organi di stampa, in
particolare l'assicurazione che non ci sarebbe stato alcuno sgombero fino al
termine delle operazioni del censimento, sono state ampiamente contraddette e
disattese. Come nei mesi precedenti alla Sua nomina, la modalità di intervento
delle Istituzioni è stata sempre la stessa: creare un clima di paura e
costringere materialmente alla fuga chi abita nelle baracche e nei ripari di
fortuna.
A questo servono i commissari speciali e l'esercito nella città ?
Sono queste le politiche attive per la sicurezza che dovrebbero favorire
l'inclusione sociale e la legalità ?
GRUPPO EVERYONE Il Gruppo EveryOne comunica che presenterà il testo della lettera aperta al
Prefetto anche presso la Commissione europea, denunciando questa nuova, disumana
escalation di terrore istituzionale perpetrata - in violazione delle Direttive
Ue e di tutte le Carte che tutelano i diritti dei popoli - dalle Istituzioni e
dalle autorità romane. In fede, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau
www.everyonegroup.com
Fermiamo la pulizia etnica in Italia!
Veglia di protesta pacifica presso l'Ambasciata italiana - Manifestazione a
Londra
Venerdì 17 ottobre 2008 - dalle ore 12.00 alle 15.00
14 Three Kings Yard, Londra, W1K 4EH
Ultimamente la coalizione di destra formata da Forza Italia di Silvio
Berlusconi, dal partito anti-immigrazione Lega Nord e dal partito fascista
Alleanza Nazionale ha scatenato in Italia un' ondata senza precedenti di
razzismo e xenofobia contro i Rom.
Da qualche tempo è in costante aumento il clima di paura e odio razziale contro
la popolazione migrante dei Rom presente in Italia, anche a causa, sembrerebbe,
dei provvedimenti del Governo.
Le Organizzazioni non governative continuano a denunciare arresti, sfratti e
attacchi contro le comunità Rom italiane.
Bisogna ricordare che, di solito, quella degli zingari Rom è la prima fascia
della società a diventare oggetto di persecuzioni, abusi e discriminazioni e,
non appena tale modo di agire viene considerato socialmente accettabile, si fa
lo stesso contro le altre fasce piú deboli.
Sostiamo le Comunità Rom in Europa!
Uniamoci per dimostrare che i Diritti dei Migranti Rom sono Diritti Umani!
Campagna Sfratti Zero
venerdì 17 Ottobre 2008
Organizzano:
The Monitoring Group - Civil Rights and Anti Racism Projects [Gruppo di
Controllo - Diritti Civili e Progetti Anti Razzismo]
The National Federation of Gypsy Liaison Groups [Federazione Nazionale Gruppi
di Contatto Gitani] - Gruppi diretti dalla Comunità che lavorano per i
Diritti dei Gitani, dei Rom e delle comunità di Migranti Irlandesi.
The Gypsy Council Ltd [Associazione Gitana] - Gruppi diretti dalla
Comunità che lavorano per i Diritti dei Gitani, dei Rom e delle comunità
migranti irlandesi.
Di Fabrizio (del 14/10/2008 @ 08:52:42, in Italia, visitato 779 volte)
Ricevo da Agostino Rota Martir (non ho trovato in rete copia dell'articolo citato
della Nazione, ma solo interventi datati questa primavera)
Dissento totalmente dall'intervento dell'Assessore politiche sociali Sig.na
Valentina Settimelli pubblicato ieri sul vostro quotidiano, La Nazione.
Quello che più mi rammarica è la superficialità e le approssimazioni di tante
sue affermazioni in merito sia al progetto Città sottili e del suo dichiarato
successo che sull'operato dell'Amministrazione in merito a sgomberi
effettuati e censimenti fatti in questi anni.
Ci si vanta degli sgomberi di accampamenti abusivi, l'ultimo è di ieri, definiti
con eufemismo "chiusura di quattro insediamenti non autorizzati" e nello
stesso tempo la Sig.ra Valentina vuol far credere di essere più tollerante di
altre amministrazioni per il semplice fatto che qui non si è arrivati a prendere
le impronte digitali ai Rom, come a voler dire che provvedimenti xenofobi
appartengono ad altri. Suvvia Assessore non si nasconda dietro il dito dell'on.
Maroni!
Sgomberi e impronte appartengono alla stessa cultura e logica, sono espressioni
diverse ma entrambe hanno la stessa radice: quella dell'annientamento,
dell'espulsione, della guerra contro i poveri. E' la logica dello sgombero
(fatto ovviamente sempre per il bene dei Rom e quello dei minori!!) che ha
alimentato la tragedia a Pian di Rota a Livorno dell'anno scorso, non lo
dimentichi carissimo Assessore! Perché la guerra ai poveri sta diventando un
esercizio ormai "normale" in tante Amministrazioni. Provi, se ci riesce a
mettersi nella pelle di chi subisce due, tre volte la demolizione delle proprie
baracche, roulotte e delle poche cose, cosa significhi dover ricominciare tutto
dall'inizio anche a solo qualche centinaio di metri più in là, a veder persi in
poche manciate di minuti gli "investimenti" di due o tre anni di vita.
Provi lei insieme a qualche suo zelante collaboratore se vi riesce ancora
chiamarla :"chiusura pacifica". Quello che lei definisce come "risultati
significativi" io li chiamo invece il disprezzo della vita dei poveri, che
tante volte anche qui a Pisa la Politica ha sacrificato sull'altare solo per
qualche manciata di voti e con la complicità silenziosa di Associazioni, anche
di comunità cristiane e laiche: sono i miracoli della sicurezza!
"Tutti"(??) i bambini del progetto "Città sottili" frequentano le scuole del
territorio, (con quale risultato?) mentre i loro genitori continuano a vivere
nella paura e nell'insicurezza del domani, esattamente come 5 o 10 anni fa. Anzi
oggi la situazione è ben peggiore, perché la disperazione è molto più vera e
palpabile (espulsioni, arresti) anche senza le impronte.
Ma questo non la preoccupa per niente, anzi lei si è mostrata incurante anche di
fronte alla richiesta di un incontro con lei da parte delle famiglie impaurite
del campo Rom, che le avevano chiesto due settimane fa. Da 14 anni che vivo tra
i Rom qui a Pisa non mi è mai capitato di notare così tanta disperazione e
smarrimento: nemmeno quando stavamo nel vecchio campo abusivo in via dei
Falaschi, lei se lo ricorda? In gran parte si tratta delle stesse famiglie che
in questi giorni vivono angosciate, deluse e amareggiate perché si sentono
abbandonate e prese in giro anche dal progetto che lei continua a incensare e
sbandierare ai 4 venti.
"Chi ha violato il patto di cittadinanza è stato escluso dal progetto"
lei e il sindaco non fate altro che ripetere alla noia questo ritornello,come
fosse un trofeo di vittoria da esibire al pubblico, dando per scontato che sono
sempre i Rom a tradire, ma se siamo così sicuri? Gli impegni disattesi in tutti
questi anni, le promesse come fumo negli occhi, i raggiri che non poche volte
avete utilizzato con spavalda disinvoltura..subito lesti invece a puntare il
dito contro i Rom, fingendo di non vedere i tradimenti dentro casa vostra e a
giustificarli in nome di altre imprecisate priorità.
E perché mai dovrebbero pagare intere famiglie le colpe di un loro parente?
Chi commette un reato ne è responsabile a livello personale, non la famiglia in
uno stato di diritto come il nostro. La perdita dell'abitazione, l'esilio o le
rappresaglie sui familiari di chi viola le leggi fino a poco tempo fa,
appartenevano ad epoche storiche lontane da noi o ai tempi feroci delle guerre,
stranamente oggi solo ai Rom si applica una procedura che pensavamo ormai del
tutto superata e sepolta nel passato, invece a quanto pare ritorna, come stiamo
assistendo anche a livello nazionale in queste ultime settimane, anche se a
molti questo può apparire "normale".
Sinceramente faccio fatica a comprendere, anzi mi rifiuto di accettare una
logica che mi sembra discriminatoria e alquanto razzista: quando un cittadino
italiano commette un reato a nessuno viene in mente di allontanare la sua
famiglia dal quartiere dove abita, invece per i Rom questo appare del tutto
"normale", anzi manco si ha la prudenza di aspettare la sentenza finale del
Tribunale, sembra che il Progetto abbia più voce in capitolo. Il sindaco ha già
emesso la sua sentenza. Constato amaramente che il progetto è più importante
delle persone!
"Stiamo lavorando al regolamento del nuovo villaggio.. dedicherà attenzione
al rispetto delle regole": come sempre, tutto sulla testa dei Rom, nessun
Rom coinvolto, ci penseranno invece le nostre quotate Associazioni, Cooperative,
gli esperti Rom a decidere come debbano vivere i Rom, quali espressioni buone da
preservare e quali da evitare della cultura Rom .. possibile che gli errori del
passato non servano a niente? Immagino invece, l'acquolina che verrà alle stesse
pronte a dimostrare di essere capaci a far rispettare le regole e a impegnarsi
in un'opera così importante e appetitosa ..tutto in nome dell' integrazione.
Cito a mo' di conclusione un passaggio dell'intervento di un Rom ad una
manifestazione a Brescia, mi sembra riassuma bene le ragioni dello sfogo di
tanti Rom:
"Quello che stanno facendo la politica in questo momento, con la scusa della
sicurezza, è tremendo per noi. Vuole che cambiamo di colpo un modo di vivere
costruito e cresciuto così in tanti anni.
La politica crede in questo modo di obbligarci a un progresso che non è nostro e
non abbiamo neanche la possibilità di farlo nostro. Distruggere il nomadismo,
distruggere i campi sosta, anche quelli privati, rendere difficili o inutili le
capacità semplici di guadagno come quelle di piccoli intrattenimenti nei luna
park, fare i raccoglitori di ferro, vendere piccole cose o elemosinare, equivale
tagliare le radici a delle piccole piante che cercano di crescere. Si perché
tutti gli uomini hanno la voglia di crescere e di progettare un futuro migliore
per i loro figli. Questo non può succedere se ogni volta che cambiano i
protagonisti della politica noi dobbiamo sempre cominciare di nuovo. Ognuno, e
sono sempre gli altri a decidere per noi, ha la sua ricetta che dovrebbe fare il
bene della nostra vita. La politica deve convincersi che anche noi, Sinti e Rom,
come tutti gli uomini e le donne della terra, desideriamo progredire e dare un
futuro migliore ai nostri figli. Due, però, sono le condizioni perché anche noi
possiamo essere autori noi stessi del nostro cammino: la libertà di scegliere
e lo spazio vitale. Tutti i cambiamenti imposti senza queste due condizioni
sono lavoro inutile, spreco di energie, sofferenze e delusioni. Finita
l'illusione politica bisognerà ricominciare da capo." (Migranti-Press Nr.40
del 27.09.2008)
Don Agostino Rota Martir – campo nomadi di Coltano – 11 Ottobre 2008
Di Fabrizio (del 13/10/2008 @ 10:00:07, in Italia, visitato 768 volte)
Ricevo da Marco Brazzoduro
Cari amici,
vi informo che nei giorni di giovedì 9 e venerdì 10 si è trattenuta a Roma una
delegazione dell'EUROPEAN ROMA
RIGHTS CENTER con lo specifico obiettivo di controllare le modalità di
svolgimento del ben noto censimento. In quei due giorni il censimento si è
svolto nel campo di prima accoglienza RIVER (un ex villaggio turistico affittato
dal Comune e nel quale sono accolti circa 360 rom di origine romena). La
delegazione ha anche intervistato esponenti della Croce Rossa oltre ai rom del
campo. Venerdì 10 un esponente della delegazione (rom macedone che lavora a
Budapest) ha visitato Casilino 900 dove si è intrattenuto a lungo intervistando
i rom del campo circa la loro esperienza di censimento e sui loro problemi in
generale. L'ERRC produrrà una relazione da diffondere nelle sedi opportune
(specialmente a livello internazionale). Con l'occasione mi hanno consegnato
diverse copie di un rapporto steso dopo una precedente indagine. Il rapporto si
intitola SICUREZZA ALL'ITALIANA. Impronte digitali, violenza estrema e
vessazioni contro rom e sinti in Italia. Ad esso hanno collaborato Eva,
Diana, Sucar Drom e il
sottoscritto.
Disclaimer - agg. 17/8/04 Potete
riprodurre liberamente tutto quanto pubblicato, in forma integrale e aggiungendo
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