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La redazione
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 16/11/2011 @ 09:05:09, in Italia, visitato 1133 volte)

...dagli insediamenti siti nel Comune di Milano, promossa dal Naga (Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Cittadini Stranieri, Rom e Sinti).

Al Sindaco di Milano
Al Prefetto di Milano

L'associazione Naga si dichiara contraria ad ogni sgombero di insediamenti abitativi di cittadini Rom nel Comune di Milano, in particolare di quelli che non siano accompagnati da politiche di accoglienza e alternative valide, sia in termini di migliori e più stabili condizioni abitative che di concrete possibilità di integrazione scolastica e lavorativa, con il preventivo coinvolgimento delle famiglie stesse.

Riteniamo che, a maggior ragione con l'arrivo delle basse temperature e di avverse condizioni atmosferiche, vi debba essere la cessazione immediata di qualsiasi sgombero.
Le motivazioni addotte dall'amministrazione per gli sgomberi effettuati nell'ultimo periodo - vale a dire che si tratterebbe di insediamenti nuovi - non possono essere un alibi per questo tipo di azioni. Come abbiamo più volte sottolineato, gli sgomberi riguardano da tempo, nella maggior parte dei casi, gli stessi gruppi familiari e non hanno altra conseguenza che aggravare le condizioni di vita di queste persone e spostare il “problema” in altre zone. Né possono essere un alibi generiche “esigenze di sicurezza” che, se fossero veramente esistenti, andrebbero affrontate non con i soli sgomberi, ma con la messa in sicurezza delle aree e la ricerca di soluzioni alternative.

Segnali allarmanti arrivano anche da insediamenti come quello di Chiaravalle che, pur nel degrado e nelle serie difficoltà in cui versa, si può considerare uno dei campi stabili e di lunga durata dell'area di Milano, dove abitano - forse grazie alla sua stabilità - un buon numero di persone con un lavoro e molti bambini con un'esperienza scolastica e formativa.
Chiediamo perciò all'Amministrazione comunale chiarimenti e garanzie in merito alla salvaguardia delle condizioni di vita degli abitanti del campo.

Sulla base di queste premesse, con la presente petizione si chiede :

1. La sospensione immediata di ogni sgombero nel Comune di Milano che non sia accompagnato da un serio e concreto sforzo di accoglienza alternativa per i gruppi familiari.

2. La comunicazione pubblica del piano del Comune riguardo alle condizioni abitative di cittadini Rom e Sinti presenti in aree dismesse e campi autorizzati e del finanziamento degli interventi attuati e ancora da attuare.

Milano, 10 novembre 2011

<FIRMA LA PETIZIONE>

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Di Fabrizio (del 15/11/2011 @ 09:32:52, in Italia, visitato 978 volte)

blog.vita.it/francamente di Franco Bomprezzi

Il tempo per pensare e per osservare non manca, fino a quando resto qui, accanto al letto 14 dell'Unità Spinale. I giornali sul letto, la televisione in sottofondo, il computer acceso per sfogliare il web. Ammetto di aver gioito in silenzio, ieri sera, senza crudeltà e senza rabbia, ma giusto con quel tanto di fiduciosa speranza in un cambiamento possibile, e quasi epocale, che non poteva non accompagnarsi alle immagini delle faticose quanto ineluttabili dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio. A parte il giudizio su di Lui, di cui si è scritto e detto anche troppo, ho pensato subito al disfacimento di una innumerevole e costosa corte dei miracoli, governativa e paragovernativa, che, specialmente negli ultimi anni, cioè in questa disperante legislatura, ha dato prova talmente scarsa, in fatto di competenze e di attendibilità delle decisioni, da meritare un rapido silenzio, un definitivo oblio, senza ritorno.

Ecco perché stando qui, con le mie ossa in esposizione, adagiate su teche di resina, come reliquie di una fragilità umana della quale dovrò finalmente e stabilmente tener conto, non riesco ad appassionarmi al sangue, un po' vigliacco e scontato, che si accompagna alle scene peraltro prevedibili e ovvie di giubilo e di scherno nei confronti di Silvio. Il mio pensiero corre all'improvviso e ormai quasi certo cambio di scena, come quando in teatro, tra un atto e l'altro, si spostano le quinte, si cambiano gli arredamenti, entrano sul palco nuovi protagonisti. Il volto di Monti è rasserenante. Dà la sensazione di avere già in mente non soltanto le prime mosse, ma anche i dettagli, le strategie, i collaboratori ai quali affidare, con metodo sperimentato in anni di lavoro in alta quota, le politiche immediate, le misure congiunturali, gli scenari a breve termine. La scelta dei ministri e dei sottosegretari, se corrisponderà al suo profilo, e se i partiti glielo consentiranno (ma in questo senso un ruolo decisivo lo sta giocando sicuramente il presidente Napolitano) ci porterà improvvisamente a fare i conti con persone competenti nei singoli settori, prevalentemente di estrazione universitaria, ma già fortemente connotati per una lunga consuetudine al confronto programmatico con pezzi della società civile ed economica del Paese.

Qui dal letto 14 avverto perciò un rischio tutt'altro che banale. Ossia temo che il mondo del sociale, non solo della disabilità che ben conosco, ma più in generale quella parte di società che ogni giorno vive su di sé e interpreta al tempo stesso il welfare, il volontariato, la cooperazione sociale, la sussidiarietà, la gestione dei servizi sul territorio, arrivi a questo appuntamento con la Storia in una situazione paradossale, di massima stanchezza, di logoramento, di sfiducia quasi rassegnata nel funzionamento delle istituzioni pubbliche, specialmente statali.

E' invece adesso che dobbiamo, tutti quanti, trovare la forza e la lucidità delle proposte migliori. Non solo la difesa, ovvia, dell'esistente, quando riguarda i diritti essenziali delle persone più deboli (disabili, anziani, vecchi e nuovi poveri, giovani, disoccupati, donne, immigrati, e così via), ma anche l'attacco, ossia la proposta attiva di pezzetti di riforma possibile, di miglioramento della qualità della spesa, di individuazione dei percorsi virtuosi, di azzeramento di tavoli di discussione ridicoli (penso alla legge delega sulla riforma dell'assistenza).

Dobbiamo cioè sforzarci di evitare che l'agenda di un governo tecnico di emergenza sia dettata solo dagli euroburocrati che hanno messo in un angolo Berlusconi e soci. Il modo per farlo è inserirsi attivamente, robustamente, in modo visibile e forte, in questa fase di ripensamento del welfare, non delegando ai poteri forti, alla finanza, alle banche, alle grandi imprese, agli opinion makers che spesso sono totalmente sprovveduti o addirittura male informati rispetto ai temi che ci stanno a cuore.

Mi piace immaginare che ci sia un parallelo tra la mia convalescenza lenta ma costante e la cura ri-costituente di un governo che dovrà di volta in volta conquistare sui singoli provvedimenti il più vasto e inedito consenso nel Parlamento e nel Paese. In un certo senso a Roma può accadere adesso ciò che a Milano stiamo sperimentando, fra mille fatiche e difficoltà, e anche incomprensioni: un'alleanza creativa e operosa fra la parte più riformatrice della società e la borghesia laica e cattolica che sa dove mettere le mani e la testa. In questo modo, se avremo un po' di fortuna, potremo perfino aver voglia di nuovo di far politica, nel senso più nobile e corretto del termine.

Una cosa è certa: in queste ore mi cresce la voglia di tornare a casa, di riprendere il cammino, per quel che poco che potrò fare, da giornalista e da cittadino. Speriamo.

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DA PS, IL 10 NOVEMBRE 2011


La Corte europea dei diritti dell'uomo ha emesso una sentenza contro lo Stato della Slovacchia nel caso della presunta sterilizzazione forzata di una donna rom nell'ospedale di Presov nel 2000, ha informato ieri il Centro di consulenza per i diritti civili e umani con un comunicato a tutti gli organi di stampa. «Accogliamo con favore il verdetto. La Corte ha confermato ciò che il Centro di consulenza andava sostenendo sin dalla sua costituzione un anno fa: donne rom hanno subito una sterilizzazione forzata negli ospedali senza il loro consenso informato», ha dichiarato Vanda Durbakova, avvocato di Barbara Bukovsky, la donna rom che ha fatto la denuncia.

La Bukovsky avrebbe presumibilmente firmato un modulo di consenso per la sterilizzazione nel reparto maternità dopo che, alla nascita del suo bambino, le sarebbe stato detto che lei o il prossimo figlio rischiavano la morte se non si fosse proceduto alla sterilizzazione. La donna ha affermato che all'epoca non sapeva cosa si intendesse con il termine "sterilizzazione".

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha respinto l'affermazione che la sterilizzazione si sarebbe dovuta fare a causa di "motivi di salute", dato che questo tipo di procedura non è classificata come "salva-vita". La Corte ha anche assegnato alla donna il compenso di 31.000 euro oltre ad altri 12.000 per coprire le spese relative al processo.

(La Redazione)


NdR: il comunicato (.pdf in inglese) di Poradňa pre občianske a ľudské práva che sollevò il caso

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Di Fabrizio (del 14/11/2011 @ 09:47:59, in musica e parole, visitato 2290 volte)

VENERDI' 18 NOVEMBRE 2011 alle ore 18
presso la Sala delle Colonne – Banca Popolare di Milano (via san Paolo 12, Milano)

I ROM DI VIA RUBATTINO Una scuola di solidarietà
Elisa Giunipero e Flaviana Robbiati (a cura di)
Presentazione di Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio
Collana Libroteca Paoline ISBN 88-315-4055-1

Milano, 19 novembre 2009: la baraccopoli di via Rubattino, occupata da circa trecento rom, viene sgomberata dalle forze dell'ordine. Un'operazione gonfiata ad arte per rassicurare i cittadini milanesi circa la presenza, guardata con diffidenza e con sospetto, dei Rom. Questa operazione crea una reazione inaspettata: i cittadini si mobilitano in favore dei rom. Famiglie milanesi aprono la porta della propria casa per dare ospitalità ad alcune famiglie che non avrebbero alternative reali alla strada. Tutto questo è avvenuto perché i pregiudizi alimentati da una informazione tendenziosa hanno lasciato il posto alla conoscenza reciproca.

Rom fa rima ancora oggi con allarme sociale e l'unica cosa che sembra restare è il dovere di schierarsi. Sui rom ci si scontra senza mai fare una proposta o indicare una possibile soluzione. Questo libro ha il grande vantaggio di guardare in faccia la realtà così com'è, senza aggiunte né proclami, allo scopo di provare a identificare una via da percorrere, pur consapevoli che non si tratta di un cammino in discesa, ma certamente, per tanti motivi, in salita. (dalla presentazione di Marco Impagliazzo)

Questo libro racconta la straordinaria avventura di incontro, solidarietà, amicizia tra un quartiere di Milano e i Rom, avventura iniziata con l'iscrizione a scuola di 36 bambini rom da parte della Comunità di Sant'Egidio. La scuola si è rivelata così il primo luogo di un'integrazione, non facile ma possibile.
La rete di simpatia, buon senso, generosità, voglia di cambiare che ha circondato i Rom di via Rubattino ha molto da dire al clima di antigitanismo che sembra crescere in Europa. Gli autori di questo libro sono tanti: maestre, genitori e alunni delle scuole, volontari, cittadini, giornalisti. Scritto come cronaca diventa testimonianza di percorsi possibili e stimolo a cercare strade di integrazione, unico futuro possibile.

A due anni esatti dallo sgombero e in occasione della Giornata dei diritti dell'infanzia, il libro viene presentato dalla Comunità di Sant'Egidio e dalle Mamme e maestre di Rubattino

Intervengono:
Maria Grazia Guida – Vicesindaco di Milano; Giangiacomo Schiavi – Corriere della Sera; Gianni Zappa – Arcidiocesi di Milano; Corrado Mandreoli – CGIL; Garofita Durusan – donna rom sgomberata da via Rubattino; Bianca Zirulia – Mamme e maestre di Rubattino.
Musiche di Jovica Jovic.

Le Curatrici

Elisa Giunipero, della Comunità di Sant'Egidio, è impegnata nelle attività a favore dei rom a Milano.
Flaviana Robbiati, maestra elementare, da trentacinque anni insegna nella scuola vicina a via Rubattino, a Milano.

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Di Fabrizio (del 14/11/2011 @ 09:33:42, in Europa, visitato 949 volte)
Chiara-di-notte.blogspot.com

La situazione e' drammaticamente peggiorata dopo il 2008. In passato, una famiglia rom di cinque persone avrebbe potuto, con i sussidi, arrivare fino al 14 del mese. Poi, una volta finito il denaro, avrebbe potuto ottenere un credito presso i negozi del luogo e gli uomini, con i loro lavori occasionali, costruzione di muri, riparazione di tetti, eccetera, sarebbero riusciti a guadagnare il necessario per far sopravvivere la famiglia l'altra meta' del mese.

Ma con la crisi finanziaria, la gente ha smesso di spendere soldi per questi lavoretti e i negozi non fanno piu' credito. Anche se gli tzigani piu' poveri sono riusciti a sopravvivere - a stento - negli ultimi vent'anni, oggi con la crisi economica sono davvero in una situazione tragica, ed e' gia' da tempo che si inizia ad osservare un fenomeno che per chi e' rom e' davvero sintomo di disperazione: figli che, per mancanza di mezzi di sussistenza, vengono abbandonati agli orfanotrofi nella speranza che almeno trovino un piatto caldo e un tetto.

Inutile che stia qui a raccontare quanto sia dura la vita in un orfanotrofio. In mezzo a centinaia di bambini tutti disperati, e trascurati da chi si dovrebbe prendere cura di loro, che per menefreghismo e indolenza vengono lasciati e se stessi, senza regole, si forma una generazione di violenti pronti a tutto pur di conquistarsi uno spazio di sopravvivenza, nel tentativo di emergere sugli altri e non esserne a loro volta annientati, cosi' da perdere completamente il senso stesso di appartenenza ad una comunita'. Anche se qualcuno, di tanto in tanto, diverso per carattere o per particolare capacita', riesce poi ad emergere non con la forza ma con l'intelletto, ed accede a qualcosa di piu' elevato, riscoprendo il valore della cultura e della solidarieta' fra persone.

“Mentre nella maggior parte dell'Europa occidentale la questione rom e' marginale, in Ungheria, a causa delle dimensioni della comunita', delle conseguenze disastrose del comunismo e del fallimento delle politiche degli ultimi vent'anni, tale questione e' diventata centrale.” E' cio' che dichiara Balog Zoltán, per dieci anni pastore protestante prima di diventare ministro e il piu' fidato fra i consiglieri di Orban Viktor, il premier ungherese.

Magro, barba grigia, il cinquantatreenne Balog, oggi e' visto come la vera coscienza del governo conservatore ungherese. E' colui che e' stato dietro alla decisione del governo, durante il suo semestre di presidenza dell'Unione europea, di portare il problema dell'integrazione dei rom a livello europeo come una priorita' assoluta.

Per Balog - che ha dato al suo governo tre anni di tempo per affrontare il problema in modo efficace e risolverlo preannunciando in caso contrario il disastro - questa esplosione del fenomeno dei vigilantes in divisa in ghetti di Gyöngyöspata e di molte altre localita' ungheresi, e' il sintomo di una crisi nazionale molto profonda, ma non perche' presagisce l'ascesa dei neo-nazisti. Il problema e' secondo lui ancor piu' serio.

"La vera differenza tra il nostro problema rom e quello dell'Europa occidentale”, dice Balog “sta nel grado di rischio. In Italia e in Spagna si parla di integrare un gruppo marginale, piccolo, quindi e' tutto sommato esclusivamente una mera questione di diritti umani. Ma in Ungheria si tratta di una questione di strategia nazionale che riguarda tutto il paese. I rom hanno il doppio del tasso di natalita' degli altri ungheresi. La maggioranza della popolazione ungherese sta invecchiando, mentre circa la meta' della popolazione rom e' sotto i vent'anni. Nelle citta' del nord-est, fra dieci anni, ogni due bambini che nasceranno, uno sara' rom. Ma la disoccupazione per i rom e' dell'85%, e un terzo dei bambini non finiscono neppure la scuola elementare. Quindi questo non e' un problema come gli altri, ma e' il problema principale.”

Come le altre minoranze in Ungheria, la rumena, la tedesca e gli altri gruppi etnici, gli tzigani hanno una certa autonomia nella gestione dei propri affari, attraverso quello che e' l'Autogoverno Nazionale Rom. Per Balog, la risposta alla crisi spetta alle sia alle autorita' nazionali ungheresi, sia a quelle rom per creare, insieme, centomila nuovi posti di lavoro, a partire dai lavori pubblici da effettuare nelle comunita' in cui gli stessi rom vivono, e al tempo stesso aumentando massicciamente gli standard educativi dei giovani, avviandone il prossimo anno ventimila alla formazione professionale e preparandone altri cinquemila, dei piu' brillanti, per l'universita'.

Tutto cio' dovrebbe iniziare a mostrare i primi risultati in tre anni. La speranza di Balog e' che sul lungo periodo i rom si trasformino da problema sociale in un vantaggio per l'economia ungherese. Infatti, se il loro tasso di occupazione salisse fino a raggiungere la media regionale, cio' potrebbe significare una crescita compresa tra il 4 e il 6 per cento del prodotto interno lordo tale da poter innescare di nuovo un efficiente sistema di welfare.

Questo progetto, nonostante niente sia verificato e si tratti soprattutto di “proiezioni” che dovrebbero essere poi confermate dai risultati, e' controbattuto ed osteggiato da entrambe le parti. Balog e' sotto attacco da chi difende i rom per l'approccio autoritario del suo governo, ma anche dai gadje', soprattutto dai rappresentanti dei piu' poveri, che vedono "ancora una volta" un favore fatto ai rom.

Ma per Balog la necessita' principale e' quella di mandare un chiaro messaggio politico alla maggioranza degli ungheresi per far capire quanto la questione sia importante per tutti e come cio', piu' che per gli tzigani, sia un vantaggio per l'intera nazione. “Se infatti questi cambiamenti non saranno fatti” dice ancora Balog, “l'intera nostra struttura sociale, economica e del mercato del lavoro crollera', portando l'Ungheria sull'orlo del baratro e del conflitto civile. La questione rom, dunque, e' un problema di sopravvivenza nazionale".

A una trentina di chilometri da Gyöngyöspata c'e' un altro villaggio: Tarnabod. Abbandonato dopo il comunismo, e lasciato in balia dei piu' disperati (rom e non-rom) che non avevano un posto dove andare, e' stato preso in mano da giovani operatori sociali, uomini e donne, tzigani e gadje' di provenienza anche straniera. Oggi, in un'antica stalla riadattata a capannone, si possono vedere dozzine di persone al lavoro mentre smontano vecchi computer e altri apparecchi tecnologici obsoleti per il riciclarne i pezzi. Tutti percepiscono il salario minimo nazionale.

In altri edifici di Tarnabod, riadattati e restaurati, sono state create una scuola materna, una mensa per bambini e genitori, un centro di cultura con una sala proiezioni, un centro di insegnamento dopo scuola, un'infermeria, un centro sportivo. Ovunque i pavimenti sono stati sostituiti, le pareti ridipinte, i tetti riparati. C'e' una chiesa, una squadra di calcio, un gruppo teatrale. In biblioteca gli scaffali, tutti allineati, sono pieni di libri che vengono dati in prestito e sul muro campeggia il ritratto del primo e finora unico santo rom: Ceferino Giménez Malla.

Oltre settecento persone, uomini donne e bambini, a Tarnabod, vivono come una grande famiglia. Alcune sono rom, altre no e non esiste un modo facile per distinguerle. Ci sono voluti sette anni per arrivare a questo, ma dopo la poverta' e la disperazione di Gyöngyöspata, Tarnabod rappresenta l'altra faccia della medaglia, un'oasi felice in cui, a volte, confuso in mezzo alla gente, non e' difficile incontrarvi anche Choli Daróczi József, il piu' famoso scrittore rom ungherese vivente.

Come sostiene chi dirige il progetto, tale lavoro per avere successo su scala nazionale ed essere esportato anche in altre citta' e villaggi, creando nuovi posti di lavoro partendo proprio dalle comunita' tzigane, come appunto auspica anche Balog, deve avere il sostegno totale del governo ungherese e dell'Autogoverno Nazionale Rom. Solo cosi' non arriveranno piu' vigilantes vestiti di nero a terrorizzare la gente, e ai razzisti saranno tolti gli argomenti con i quali, oggi, si aizzano le persone le une contro le altre.


Questo il mio commento all'articolo originale:

Vorrei capire meglio il ruolo dell'Autogoverno Nazionale Rom.
In Italia ne ho sentito parlare qualche volta da "esperti" ed "intellettuali" (due parole di cui istintivamente mi fido poco) ungheresi, con toni diversi.
La mia impressione da profano, è che un organismo del genere in tempi di vacche grasse ha contribuito a diffondere l'immagine di Ungheria come paese all'avanguardia nell'integrazione di Rom.
Ma che col sopraggiungere della crisi, soprattutto dato la sua composizione, veda il proprio ruolo compromesso e rischi di elargire qualche piccola regalia agli "amici degli amici", senza riuscire ad essere un interlocutore "politico" affidabile.

La risposta:

Avevo iniziato a scriverti la risposta. Poi la tastiera mi ha preso la mano ed e' venuto un commento talmente lungo che forse merita farne un post. Tu che ne pensi?

Il suo nuovo articolo lo trovate QUI, lo riprenderò in Mahalla tra qualche giorno

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Di Fabrizio (del 13/11/2011 @ 09:17:07, in Europa, visitato 910 volte)

"Siamo nomadi, non criminali" Il Resto del Carlino di Tommaso Moretto

Il capo della carovana dei gitani che si sono fermati a Villamarzana "In Italia ci trattano male"

Rovigo, 8 novembre 2011 - Sono tornate le carovane di nomadi vicino al casello dell’autostrada a Villamarzana. Quelli che c’erano la settimana scorsa si erano spostati poi a Costa di Rovigo, ma domenica se ne sono andati di nuovo, non si sa verso dove. La gente del posto ha ricominciato preoccupata a chiamare il sindaco Valerio Galvan. Questa volta non sono più di cinque o sei roulotte. Per capire chi sono questi zingari che nelle loro peregrinazioni si fermano in Polesine siamo andati a conoscerli ieri mattina. Appena siamo scesi dalla macchina e ci siamo avvicinati si è fatta sotto una donna con un grembiule a fiorellini come quelli delle contadine di una volta. Pochi denti in bocca ma il sorriso stampato. Stava mescolando una zuppa in un pentolone e ci è venuta incontro. «Siamo del Resto del Carlino, vogliamo conoscervi e farvi qualche domanda». Prima ancora di stringerci la mano ci hanno chiesto dei soldi: «Quanto avete in tasca? Dateci qualcosa per dar da mangiare ai bambini e vi facciamo fare l’intervista».

Da dove venite?
«Dalla Spagna come origini, ma stiamo spesso in Francia. La maggior parte della nostra comunità sta in Francia».

Come mai siete qui nei pressi di Rovigo?
«Siamo venuti per i morti, abbiamo dei parenti a 50 chilometri di distanza». E pronuncia il cognome della famiglia ma non si capisce bene se sia Braidi, Bradi o Bradic.

Lei come si chiama?
«Cueves, Ivanovic Manolo Cueves». Chiestogli di scriverlo su un foglio non siamo sicuri che abbia scritto Cueveces, Cueves o qualcos’altro. Allora lo abbiamo scritto noi in stampatello perché lo leggesse e ci desse conferma: «Non so leggere» è stata la risposta. Il capo della carovana però era il più ben disposto nei nostri confronti: si è fatto fotografare senza chiedere soldi, mentre l’uomo più giovane che gli stava di fronte proponeva la foto di gruppo per 20 euro. «Noi siamo gitani, zingari. Ma gli zingari non sono tutti cattivi o tutti ladri. Qui in Italia ci trattano sempre male. Ci cacciano dappertutto, ma noi non facciamo male a nessuno», ci tiene a far sapere. «Noi siamo una famiglia che gira in tutta l’Europa. Esistiamo da 2.000 anni, prima giravamo con i cavalli, ora ci siamo un po’ modernizzati e giriamo con le roulotte, ma siamo sempre noi».

In quanti siete, del vostro gruppo?
«Siamo 10.000 roulotte in tutta Europa, stiamo tanto in Francia perché in Italia ci mandano via».

Qui a Villamarzana come vi siete trovati?
«Bene, il sindaco e i carabinieri sono stati gentili».

In Francia vi aiutano?
«Sì, lo Stato ci dà dei soldi. A me, per la mia famiglia, moglie e due figli, mi danno 800 euro al mese. E poi Sarkozy ha obbligato ogni comune sopra i 5.000 abitanti ad attrezzare un campo nomadi».

Tommaso Moretto

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Di Fabrizio (del 12/11/2011 @ 09:16:47, in Italia, visitato 812 volte)

8 novembre 2011

Gentile redazione,
A.I.Z.O. rom e sinti, associazione di volontariato che da quarant'anni opera a fianco della popolazione rom e sinta su tutto il territorio nazionale, vi invia un comunicato stampa riguardo le dichiarazioni del on. Cavallotto
a seguito dell'allontanamento dei rom presenti nell'accampamento di Lungo Stura Lazio a Torino.

A disposizione per ulteriori delucidazioni, si porgono distinti saluti.

Ufficio Stampa A.I.Z.O.

A.I.Z.O. ONLUS
Via Foligno 2
10149 Torino
Tel: 0117496016 - 3488257600
Faz: 011740171

www.aizo.it

Nella giornata di ieri, a seguito dell'alluvione che ha colpito il torinese e dell'allontanamento dei rom accampati nel campo di Lungo Stura Lazio per motivi di sicurezza, l'onorevole Cavallotto della Lega Nord è intervenuto sull'evento dichiarando "La pioggia è riuscita nell'impresa fallita da Fassino, cioè lo sgombero del campo nomadi abusivo di Lunga Stura". Una dichiarazione choc che arriva nel giorno in cui vengono commemorate le vittime di questa alluvione, vittime che il gruppo della Lega Nord del comune di Torino ha chiesto di ricordare con un minuto di silenzio.

A.I.Z.O. rom e sinti, Associazione che da 40 anni opera a favore dell'inclusione del popolo rom, si esprime costernata per queste dichiarazioni, che non possono essere giustificate con nessuna motivazione. Una calamità naturale come un'alluvione è una tragedia che colpisce l'intera popolazione e il popolo rom, spesso duramente colpito da queste disgrazie, merita la stessa solidarietà di tutto il resto della popolazione. Ricordiamo per esempio la morte di una bambina rom durante un'alluvione di alcuni anni fa', quando il fiume Stura è esondato all'altezza del campo autorizzato di Strada dell'Aeroporto, rischiando di travolgere tutte le abitazioni dell'area realizzata dal Comune.

Gioirsi di un evento così tragico che può mettere a repentaglio la vita di persone, di qualsiasi etnia esse siano, è un atto vile e criminoso e che risulta stridente con la richiesta del gruppo della Lega Nord di osservare un minuto di silenzio per esprimere solidarietà alle famiglie colpite dalle recenti alluvioni. Gli esponenti della Lega sembra continuino a dividere la popolazione in due categoria: una a cui esprimere solidarietà e vicinanza, un'altra da dimenticare e considerare solo quando crea problemi.

La replica del deputato, intervenuto dopo le polemiche che hanno suscitato le sue parole, non sono sufficienti per giustificare delle parole così pesanti e irrispettose della vita umana.

A.I.Z.O. ritiene che sia di fondamentale importanza affrontare la situazione del accampamento di Lungo Stura Lazio ma trovando soluzioni alternative per le persone che vi abitano che permettano loro di emanciparsi dalla condizione del grande campo abusivo e non le costringano a cercare un'altra area dove accamparsi tra topi e immondizia, senza acqua e elettricità. Uno sgombero senza alternative di certo non risolve il problema della sicurezza e della legalità e risulta essere solo un'inutile spreco di risorse economiche, ma augurarsi che sia un'alluvione a sgomberare il campo è oltremodo insensato e irrispettoso.

A.I.Z.O. invece si augura che dichiarazioni di questo tenore, che provocano anche l'indignazione della comunità internazionale, non vengano più espresse da coloro che fanno parte dell'attuale governo.


Ndr: in redazione a Mahalla pensiamo che Davide Cavallotto si sia montato la testa e pensi di essere parte di un progetto divino. Il sospetto ci è venuto sin dai tempi che Cavallotto faceva l'imbianchino: come potete vedere nel suo lavoro alla Cappella Sistina (QUI foto originale), già allora immaginava che gli zingari non dovessero trovare posto sull'arca.

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Di Fabrizio (del 11/11/2011 @ 09:43:04, in Regole, visitato 1022 volte)

Intitoliamo questo siparietto "prove tecniche di dialogo". La stessa testata un paio di settimane fa, riportava che i Sinti erano disposti a pagare gli arretrati dovuti (rateizzandoli, immagino). Come potete leggere qui sotto, a Stefano Cavalli della Lega Nord questo non basta. Anzi, lo manda su tutte le furie (forse li preferisce morosi).

Piacenza24.eu - Stefano Cavalli, Lega Nord

Pubblicato: lunedì 7 novembre 2011 - 17:16
Piacenza - Sinti di Piacenza, Cavalli (LN): "Sinti strumentalizzano i loro stessi figli per continuare a non pagare. Comune e tribunale dei minori intervengano per revocare loro la potestà genitoriale".

«Devo ammettere - dichiara Stefano Cavalli, consigliere regionale della Lega Nord - che la comunità dei sinti piacentini è riuscita, ancora una volta, a sorprendermi. Pur di non pagare i debiti accumulati per le utenze e pur di ostacolare l'istallazione di impianti capaci di addebitare le utenze in base ai consumi, gli occupanti del campo attrezzato di Torre della Razza ora tirano in ballo, strumentalizzandoli nel peggiore dei modi, i loro stessi figli, privandoli della scuola dell'obbligo. Un comportamento che si commenta da solo, - aggiunge l'esponente del Carroccio - mi auguro solamente che l'Amministrazione piacentina, spesso troppo accondiscendente nei confronti dei nomadi, non ceda ai loro vili ricatti morali. Confido inoltre - conclude Cavalli - che il tribunale dei minori si attivi quanto prima per revocare la potestà genitoriale a coloro che stanno deliberatamente vietando ai loro figli di frequentare la scuola dell'obbligo al solo scopo di poter continuare a consumare acqua ed energia elettrica a sbaffo.»

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Di Fabrizio (del 11/11/2011 @ 09:22:16, in Italia, visitato 1061 volte)

Nella giornata del 7 novembre è stato attuato l'ennesimo intervento di polizia nei riguardi dei rom rumeni presenti sul nostro territorio, con lo sgombero di circa quaranta persone, tra le quali tre bambini minori di cinque anni e due donne in stato di gravidanza, accampati da circa due mesi sotto il ponte di via Baracca nel Comune di Firenze. Le forze dell'ordine, giunte alle prime ore del mattino quando gli abitanti si erano allontanati per le consuete occupazioni, hanno provveduto a sequestrare le tende presenti e liberare lo spazio, sparpagliando a terra gli effetti personali. Queste persone sono state lasciate senza alcun riparo ed è stato concesso loro di dormire soltanto un'altra notte nella stessa zona.
Ancora una volta un intervento di forza, attuato in condizioni climatiche sfavorevoli e senza previsione di alcuna soluzione di emergenza per garantire alle persone una minima tutela.
MEDU, in risposta ad un'urgenza umanitaria, provvederà [...] a distribuire delle tende per offrire nei prossimi giorni una minima protezione almeno alle famiglie in cui sono presenti i soggetti più vulnerabili.
MEDU denuncia le modalità di un'operazione di polizia che, oltre a ledere la dignità e minacciare il rispetto dei diritti umani e in particolare del diritto alla salute delle persone, non può avere altra conseguenza che il peggioramento delle loro condizioni. Da ultimo, non è possibile non rilevare come tali operazioni siano svolte nei confronti della popolazione rom con una frequenza e una facilità che non è permessa né accettata in alcun altro contesto di marginalità.

Medici per i Diritti Umani - cell.3351853361

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Di Fabrizio (del 10/11/2011 @ 09:11:08, in lavoro, visitato 1048 volte)

Segnalazione di Maria Di Lucia

Sfilata di moda 'rom' Nuovi modelli ma anche stimolo alla tolleranza

(ANSA) - BUDAPEST, 6 NOV - Una sfilata di moda per combattere i pregiudizi e far conoscere la cultura e le tradizioni del popolo Rom: e' quanto avvenuto ieri sera nel cuore della capitale ungherese Budapest dove, al Museo delle Belle Arti, e' stata organizzata da Romani Design una sfilata con le nuove creazioni.

''Diminuire i pregiudizi contro i Rom, e limitare il piu' possibile il crescente numero di conflitti in seno alla societa' attraverso la moda'' e' stato l'obiettivo che Romani Design si e' proposto.


 Da youtube: Attivista per i diritti dei Rom e fondatrice del Romani Design Studio, Erika Varga organizza una sfilata di haute couture che spera contribuirà a abbattere i pregiudizi. Durata: 00:51

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