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\\ Mahalla : VAI : musica e parole (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 08/09/2005 @ 14:39:47, in musica e parole, visitato 1955 volte)

Ho sentito la voce del mare
Di uccelli e sirene
Le voci del bosco e del fiume
Tamburi e chitarre di Spagna
Le orchestre profane
E l’organo in chiesa
Ho sentito la voce dell’uomo
Anche quando è bugiarda
E tradisce il fratello
La voce dell’uomo
Quando parla gli rispondo

Ho sentito l’urlo di belve
In gabbia e in catena
E il passero in cerca di pane
Il silenzio della prigione
E il grido degli ospedali
Chi nasce e chi muore
Ho sentito la voce dell’uomo
Che canta per fame
Per rabbia ed amore
La voce dell’uomo
Quando canta io l’ascolto

Ho sentito fanfare di guerra
E passi in cadenza
Per le strade imbandierate
Le canzoni dei soldati
Di trionfo di dolore 
Chi vince e chi perde
Ho sentito la voce dell’uomo
Anche quando è violenta
E uccide il fratello
La voce dell’uomo
Quando parlo mi risponde

È più forte della tortura
E dell’ingiustizia
Delle fabbriche e dei tribunali
Più forte del mare e del tuono
Più forte del terrore
Più forte del male
È più forte la voce dell’uomo
Più forte del vento
Della vita e del tempo
La voce dell’uomo
Quando chiama gli rispondo

Sergio Endrigo 1933-2005

(thanks to ONEMOREBLOG)

 
Di Fabrizio (del 30/08/2005 @ 23:05:14, in musica e parole, visitato 10266 volte)
da Studio Celentano

Torino: 4° Festival Internazionale Jazz Manouche “Django Reinhardt”

La cultura Manouche sarà al centro della rassegna che si svolgerà dal 15 al 18 settembre 2005

(Comunicato Stampa)

Lí'ASSOCIAZIONE JAZZ MANOUCHE "DJANGO REINHARDTî"
presenta

4° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ MANOUCHE "DJANGO REINHARDT"
Dal 15 al 18 settembre 2005 a Torino

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA
ESPOSIZIONE LABORATORI LIUTAI
CONCERTI E JAM SESSION

Per quattro giorni il cuore di Torino si colorerà delle atmosfere della tradizione Manouche. il centro della movida torinese, in via Borgodora (BalÚn) e nella suggestiva cornice del Cortile del Maglio (ex Arsenale Militare, ingresso da via Andreis 18), si trasformerà in un immenso palcoscenico, una prestigiosa scena su cui si presenteranno artisti di calibro internazionale.
Studio Celentano
Il chitarrista manouche Django Reinhardt, a cui è dedicato il festival

Unico appuntamento europeo interamente dedicato alla musica Manouche, il 4° Festival internazionale Django Reinhardt è intitolato allo straordinario personaggio che ha fatto da collegamento fra la tradizione musicale di uno dei ceppi più antichi del popolo zingaro, i Manouche appunto, e il Jazz dellíanima nera americana.
Il risultato è uníalchimia perfetta e coinvolgente conosciuta come ìJazz Manoucheî o ìGipsy Jazzî proprio perchÈ coniuga le sonorità del jazz degli Anni Trenta e la sua libertà di espressione con il valzer Musette francese e la virtuosità tzigana del fraseggio.
Il Jazz Manouche è una musica in evoluzione che si è sviluppata per tutto il Novecento e che oggi, a più di cinquantíanni dalla morte di Django Reinhardt, continua a rinnovarsi ad affascinare un numero sempre crescente di appassionati.
A riprova del grande interesse suscitato dalla tradizione Manouche, la scorsa edizione del festival ha riscosso un notevole successo: tra le presenze più prestigiose dell'edizione 2004, basta citare Mandino Reinhardt, anche protagonista del film "Swing" di Tony Gatlif, Samuel Beker, prodigioso diciassettenne, David Reinhardt, nipote del grande Django Reinhardt e altri favolosi gruppi che hanno ammaliato e coinvolto centinaia di visitatori.

Il programma dellíedizione 2005, invece, propone altri grandi nomi del Jazz Manouche, che si esibiranno in concerti e jam session emozionanti, tanto da riuscire a far vibrare il cuore del pubblico. Ovviamente, non possono mancare i torinesi ìManomanoucheî, divenuti ormai una sorta di ìsiglaî di presentazione del festival sia in quanto Torinesi quindi particolarmente cari al pubblico della città, sia perchè simbolo dellíanima manouche che vive a Torino tutto líanno.
Per líoccasione i Manomanouche si presenteranno con una performance díeccezione esibendosi insieme al pianista Alessandro Ambrosoli e al Coro dellíUniversità degli Studi di Torino diretto dal Maestro Sergio Pasteris.
Tra i grandi artisti che danno vita allíemozione del jazz manouche, il 4° Festival Internazionale di Torino si vanta di ospitare i francesi ìAlma Sintiî con il chitarrista Patrick Saussois, i ìMontmartreî, gli ìHot Quartetî con Fiorenzo Zeni, il ìTolga Emilio Trioî, il gruppo ìDorado Schmitt Quartetî e Peter Beets con gli olandesi ìBasilyî, il più famoso sestetto di cugini dei Paesi Bassi che suonano insieme sin dallíinfanzia proponendo originali interpretazioni di Swing Gipsy come se fossero un unico elemento.
Ai concerti e jam session che animeranno le strade torinesi, si aggiunge líappuntamento con una rassegna cinematografica dedicata alla tradizione zingara. Tra le pellicole che verranno proiettate si segnalano i film ìLatcho Dromî di Tony Gatlif, ìAppuntamento a Belvilleî di Sylvain Chomet e il film-documentario ìDjango Legacyî di John Jeremy.
Da non perdere, infine, líoccasione di vedere allíopera alcuni maestri liutai di fama internazionale che, per tutta la durata del festival, saranno presenti nel Cortile dei Ciliegi con uníinteressante esposizione di chitarre manouche e laboratori a cielo aperto in cui mostreranno le particolari tecniche di lavorazione dello strumento.

Breve storia del Jazz Manouche
I Manouches sono giunti in Europa occidentale tra il XV e il XVI secolo. Dopo un viaggio durato circa un millennio, hanno scelto come sede di permanenza la Francia, l'Olanda, la Germania e il Belgio. La loro origine indiana trova conferma nel nome "manus", appartenente al ceppo linguistico indo-europeo. E' entrato nel linguaggio corrente francese come Manouches che dall'antico Hindi deriva dal termine "manusa": essere umano. Tra i contributi più significativi allo stile manouche figura quello del chitarrista e compositore Django Reinhardt che, nel 1934, creÚ con il violinista StÈphane Grappelli il Quintetto a corde dellíHot Club de France: nasce così un nuovo ed interessante jazz Europeo.
Il jazz Manouche, perÚ, prende forma ufficialmente nella Germania del 1967 attorno allíemblematica figura del violinista Schnuckenak Reinhardt, con il quale molti musicisti impararono il loro mestiere prima di formare i propri ensembles. I musicisti Sinti scoprirono Django attraverso i dischi e attraverso la pratica musicale, propria delle loro famiglie. Amando suonare tra loro e per loro stessi una musica nella quale si riconoscono, ancora oggi si tramandano di padre in figlio il loro immenso patrimonio culturale. Nelle comunità Manouche, la tradizione si trasmette oralmente in occasioni di festa ed incontri familiari dove la musica occupa sempre un posto preponderante. Senza dubbio líinvenzione di questo nuovo folklore risale alla fine degli Anni Sessanta. Il fondamentale riferimento per il suo sviluppo fu il primo quintetto a corde di Django, quello formatosi prima della guerra. I Manouche ne impararono il repertorio e acquisirono padronanza con gli strumenti: due chitarre da accompagnamento e un contrabbasso per assicurare una imperturbabile sezione ritmica (da loro chiamata "la pompe" manouche), una chitarra solista, un virtuoso violino e talvolta una fisarmonica. I chitarristi, fedeli ai propri maestri, danno priorità alla ricerca del virtuosismo e dello spettacolare.Il punto di partenza dei loro studi è rappresentato da un certo numero di composizioni di Django (quali Nuages, Minor Swing, Manoir de me Rèves…), dagli standards suonati da Django prima del 1940 e da alcuni valzer musette (influenza dei fisarmonicisti swing come Gus Viseur, Tony MurÈna o Jo Privat). Questo fenomeno sia di natura estetica sia di natura sociologica è stato denominato, forse impropriamente, Gypsy Jazz: i Manouche non aderirono affatto al Jazz, ma allo stile di Django con il desiderio di affermare la loro appartenenza etnica. Il Gypsy Jazz o Swing Manouche possono essere meglio descritti come movimento folcloristico, folklore vivente aperto a influenze esterne nel quale è possibile ogni sorta di scambio, abbracciando un ampio spettro di stili pur rimanendo nel proprio contesto musicale. Da una buona decina díanni líinfluenza di Django sembra non diminuire affatto: sono stati organizzati nuovi festival a lui dedicati in Francia (Django Memorial Festival – Samois Sur Seine, Festival di Angers e Strasburgo), Belgio, Germania (Django Reinhardt Festival di Augsburg), Svezia (Gypsy Jazz Festival di Thorshalla), Inghilterra (UK Gypsy Fest), Norvegia (Django Festival in Oslo), Canada, Stati Uniti (Django Festival di New York al Birdland, North West Django Fest a Washington), Islanda (Django Jazz Festival di Akureyri), Giappone e Italia proprio con il Festival Jazz Manouche Django Reinhardt di Torino.
Diversi gruppi composti da zigani o da gadjès (termine zigano per definire la popolazione non zigana) stanno conferendo un nuovo look alla musica dellíHot Club suonandola sui palchi, registrando in studio, viaggiando e facendo rivivere questa tradizione e riscontrando un successo popolare sempre crescente.

La chitarra manouche
La chitarra manouche si differenzia da altri strumenti simili, come la chitarra elettrica o quella classica, sotto vari aspetti che la rendono un pezzo assolutamente originale sia per la struttura che per le sonorità che crea.
Eí possibile cercare di definire la manouche come una creatura ibrida che unisce alcuni elementi della chitarra acustica, dellíelettrica e del violino: rispetto allíacustica ha una cassa più grande mentre il manico si restringe avvicinandosi alle dimensioni dellíelettrica. Ora sul manico è montata una barra díacciaio, una sorta di ferro a ìTî che i costruttori degli Anni 20 non utilizzavano. Successivamente è stata montata anche una vite per compensare le corde.
Le sei corde della chitarra manouche, anzichÈ essere in nylon come nella classica, sono in argento o in acciaio; la cordiera è mobile e il ponte appoggia sulla tavola allo stesso modo del violino. La buca puÚ assumere due forme tipiche: ad ellisse oppure a ìDî.
Sono queste caratteristiche che rendono le sonorità della chitarra manouche inconfondibili.


PROGRAMMA 4° Festival internazionale
JAZZ MANOUCHE "Django Reinhardt"

Martedì 14/9:
Rassegna cinematografica presso il Cinema Romano:
Proiezione Film/Documentario Django Legacy di John Jeremy.
Orario degli spettacoli: ore 20:00 – 22:30

Giovedì 15/9 - 1° giorno:
Rassegna cinematografica presso il Cinema Romano:
Proiezione del film ìLatcho Dromî di Tony Gatlif,
Proiezione Film ìAppuntamento a Bellevilleî di Sylvain Chomet.
Orario degli spettacoli: ore 20:00 – 22:30

Cena di gala inaugurale e concerto presso il ristorante Arcadia
Alle 21:00 incontro con sponsor e Istituzioni
Alle 22:30 concerto con gruppo di fama europea.

Venerdì 16/9 - 2° giorno:
Dalle 21:30 alle 24:00 Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Alma Sinti Trio, Montmartre, Tolga Emilio ed altri gruppi a sorpresa.

Sabato 17/9 - 3° giorno:
Dalle 11:00 alle 14:00 Esposizione dei liutai in Piazza Andreis; Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Hot Quartet & Fiorenzo Zeni, Montmartre, Alma Sinti Trio, Tolga Emilio Trio ed altri gruppi a sorpresa.
Dalle 15:00 alle 19:00 Jam-session e Esposizione dei liutai nel Cortile dei Ciliegi.
Alle 21:00 Concerto del gruppo Stringology (ITA) nel Cortile del Maglio.
Alle 22:15 Intervento del gruppo Manomanouche (ITA) con la partecipazione del pianista Alessandro Ambrosoli e il Coro dellíUniversità degli Studi di Torino diretto dal maestro Sergio Pasteris nel Cortile del Maglio.
Alle 23:00 Concerto del gruppo Patrick Saussois & Alma Sinti (FRA) nel Cortile del Maglio.

Domenica 18/9 - 4° giorno:
Dalle 11:00 alle 19:00 Jam-session e Esposizione dei liutai nel Cortile dei Ciliegi.
Dalle 14:00 alle 15:30 Palco aperto per gruppi esordienti.
Dalle 16:00 alle 17:30 Concerti e Jam-session in Via Borgodora e Piazza Andreis con i gruppi: Hot Quartet, Tolga Emilio Trio e Basily.
Alle 21:00 Concerto del gruppo Dorado Schmitt Quartet (FRA) nel Cortile del Maglio.
Alle 22:30 Concerto del gruppo Basily e Peter Beets(OLA) nel Cortile del Maglio.

 
Di Fabrizio (del 28/08/2005 @ 01:48:04, in musica e parole, visitato 3307 volte)
Cent'anni

Qui la foresta man mano cede alla palude, l’acqua si mischia alla foglie e alla poca terra. Il mondo doveva essere così, quando arrivammo la prima volta a Macondo.

La storia appartiene a chi sa scrivere, ma noi fummo qui prima che José Arcadio Buendía e la sua gente fondassero il villaggio. Ma allora giravamo, e nessuna traccia è rimasta di quei tempi così lontani.

Presto, anche il ricordo di Melquíades sparirà, come quei petali che la mattina volano sulla palude appena il sole si è alzato. Melquíades, che conosceva la giungla palmo a palmo, come conosceva la mente degli uomini. Lui è stato rispettato da tutti, senza mai aver combattuto nessuna guerra e ha portato qui benessere e felicità. Lui ci guidò sino a qui, dai porti della Grecia e dell’Egitto, risorgendo ogni volta. Scampando a tutti gli eserciti.

Questa volta, dovremo farcela da soli. La palude è circondata dai soldati e non ci permettono di andar via. Per il nostro bene e per proteggerci, dicono loro.

Il figlio “dilo” di José Arcadio, il grande colonnello Aureliano Buendía, ha combattuto tutte le guerre, e tutte le ha perse. Ora l’esercito è sulle sue tracce, e dice che l’ultima guerra il colonnello Aureliano l’ha dichiarata contro noi Zingari.

Non sarebbe la prima volta che succede questo. Siamo cresciuti assieme, c’era un patto di sangue tra la sua gente e la nostra, quando suo fratello José Arcadio fuggi con una delle nostre donne. Ma i Gagé non hanno mai rispettato il sangue, e José Arcadio, che era tanto forte, fu ammazzato da loro.

Ogni volta che uno Zingaro risorgeva, moriva uno dei figli di Aureliano Buendía. Furono l’esercito e gli squadroni della morte, ma fu facile dare la colpa a noi. Così, per proteggerci, l’esercito ci disse che avremmo dovuto rimanere nella palude senza poter più girare.

Confinata tra i rifiuti e la malaria, la mia gente muore piano piano di fame e malattia.

Deepali sta leggendo nelle foglie del the. Quando anche l’ultimo Zingaro morirà, nascerà l’ultimo erede dei Buendía, e avrà una coda di maiale. Quel giorno, si onorerà il vecchio patto di sangue. Senza più Zingari, sparirà anche la sua stirpe.

(Macondo XIX secolo - Europa XX secolo)

 
Di Fabrizio (del 20/08/2005 @ 00:18:58, in musica e parole, visitato 2510 volte)

Slovenia

International Gypsy Music Festival ''IAGORI'' - Oslo, Norvegia, 
dal 2 al 4 settembre

Kulturkirken Jakob

Partecipano:

  • ROMANS (Ukraina)
  • Janka Sendrei e KOKAVAKERE LAVUTARA (Slovacchia)
  • RAYA (Norvegia)
  • ILO (Russia)
  • BASILY e TCHAVOLO Schmitt (Olanda/Francia)
  • Orkestar AGUSEVI DJAMBO (Macedonia)
  • Trio GYPSY LEGACY (Norvegia)

Info: www.iagori.com

E-mail: natbiel@hotmail.com


 


[...] Iagori (che significa piccolo fuoco) è un Festival di grande importanza non solo per i Rom, l'anno scorso assistette al concero finale anche il principe Haakon Magnus.

Il Festival è organizzato dalla famosa cantante Raya. Cantante Rom dell'ex Unione Sovietica, divenne celebre alla fine degli anni '50, esibendosi nel primo teatro Rom mondiale, il Teatro Romen. Alla fine degli anni '60, migrò in Norvegia dove iniziò la sua carriera internazionale, che la portò in Europa, Stati Uniti, Arabia e India, con differenti gruppi musicali. Sino all'anno 2000 è stata nel Parlamento della International Romani Union (IRU).

[...]
(Dzeno Association)

 

 
Di Fabrizio (del 29/07/2005 @ 00:00:01, in musica e parole, visitato 2453 volte)
Khanchi Dos (Nema problema)
è un gruppo musicale ungherese, formatosi quasi 20 anni fa a Nagyecsed presso la locale comunità zigana.

La loro carriera è ricca di riconoscimenti artistici, sia in patria che all'estero.

Vorrebbero organizzare una tournee anche in Italia.

In ogni caso, altre informazioni e una selezione dei loro brani musicali, dal
loro sito

Khancidos
 
Di Fabrizio (del 20/07/2005 @ 03:50:35, in musica e parole, visitato 3018 volte)

Gojma _____Si sono tenuti il 12 luglio scorso i funerali di Antal Kovacs, conosciuto come Gojma, morto a Budapest il 2 luglio scorso per un cancro improvviso.

E' stato per 20 anni la voce dei gruppi musicali Ando Drom e Romano Drom e del gruppo di ballo Olah Gypsy. Allegro e vitale, molto amato dal pubblico. è stato un grande rappresentante culturale dei Rom ungheresi.

 
Di Fabrizio (del 12/07/2005 @ 10:10:14, in musica e parole, visitato 2352 volte)


Ciiiccio!!!! Meno di tre settimane e inizia il festival di Guca

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, QUI:

foto e immagini da scaricare, la storia del festival degli ottoni e le informazioni su trasporti e alloggi.

 
Di Fabrizio (del 10/07/2005 @ 20:07:37, in musica e parole, visitato 3261 volte)

Giovedì scorso avevo scritto Disonesti e smemorati, poi m'è venuto un dubbio: possibile che qualcuno si sia offeso? : - P

Una delle qualità migliori che riconosco ai Rom, è di essere inguaribili bugiardi. Un po' come i leghisti, i giornalisti e i blogger; anche se devo riconoscere che di solito le bugie dei Rom fanno meno danni. L'ho già scritto e lo ripeto, non siete migliori o peggiori di loro: solamente, tendete a fidarvi delle bugie che arrivano da chi riconoscete della vostra tribù, chiamandole verità.

Tutto questo sproloquio, per presentare un altro redattore virtuale: Tikla, che sa inventare bugie e storie come il più scafato direttore di telegiornale. Solo, che lavorare in un telegiornale gli farebbe schifo.

Quel giorno, ero contento. Era stata una buona giornata, mia moglie aveva lavorato bene e mi aveva preparato un buon pasto. Ora che faceva notte, toccava a me lavorare. Dovevo soltanto scopare davanti al carro. Ma non era un lavoro che mi piaceva (a dire il vero, non ho mai amato troppo il lavoro), così brontolavo ad alta voce tra me e me:

"Sono sempre io a restare ultimo. E' quasi mezzanotte e ho tanta voglia di dormire. Mia moglie, lei che fa tutto, ha una paura atroce di uscire di notte. Vede fantasmi ovunque. Fortunatamente io non hopaura di niente, neanche del Diavolo in persona!".

Non avevo neanche finito di parlare, che mi apparve proprio lui, il Diavolo:

"E così, tu non hai paura di me?"

Non capii subito con chi avevo a che fare. Magari era qualcuno dei dintorni che voleva farmi paura. E poi col buio non civedevo molto bene. Gli risposi:

"Devi essere veramente molto forte per sfidare Tikla in duello. Mi piacciono gli uomini coraggiosi. Ma non è sufficiente dire delel parole campate in aria: dovrai provarmi la tua forza".

Il Maligno stava forse per sfidarmi a duello? Avevo terribilmente paura, ma dovevo nasconderla. Fortunatamente, era notte fonda, cosicché il Diavolo non mi vedeva tremare. E lui disse:

"Se riesci a vincermi nelle diverse scommesse che ti proporrò, ti concederò la fortuna".

Io sapevo per averlo sentito spesso dai vecchi della tribù, che quel tipo era ricchissimo. Non possedeva forse tutte le fortune della terra? Io ero povero da sempre. Mi sarebbe piaciuto avere una manciata d'oro per acquistare un cavallo nuovo, che il mio era lì lì per rendere l'anima.

"Ma se perdi una sola delle mie scommesse..."

"Ecco il pericolo" mi dissi "E poi quante scommesse mi proporrà? E come farò a vincerle tutte?"

"Ti renderò più disgraziato di quanto tu non sia mai stato!"

Più disgraziato?? Lo ero già così tanto. Dopo tutto, cosa potevo perdere ancora? Ripresi coraggio. Anche la paura era completamente svanita. Dal momento che ero soltanto un Rom ingenuo - almeno così credevano tutti - non dubitavo di nulla e, senza la minima esitazione, accettai la sfida del Diavolo.

"Da cosa cominciamo?" domandai.

"Cominceremo col vedere chi di noi due griderà più forte"

"E sia" gli concessi "A te l'onore di farmi sentire la potenza della tua voce!"

Il Diavolo si riempì d'aria i polmoni, chiuse gli occhi ed emise un grido terribile. Il soffio fu così potente che mi scaraventò sul tetto del carro. Quando riaprii gli occhi, il Diavolo mi guardava stupito:

"Cosa fai lassù appollaiato?"

....

E poi, com'è andata? Racconta Tikla!

Ragazzo, adesso sono proprio stanco. Continuo la prossima volta e vediamo se qualcuno indovina : - )

tratto da: Tikla e il Diavolo

 
Di Fabrizio (del 08/07/2005 @ 01:26:00, in musica e parole, visitato 3168 volte)

Prima milanese di Zingari in carrozza. Alle spalle di una vecchia liuteria artigianale, sotto un pergolato fantastico cinema all'aperto per stare freschi una sera milanese, in ottima compagnia... ha piovuto tutta la serata : - (
Dedicato a chi c'era, a chi sino all'ultimo ha asciugato le sedie, montato e smontato lo schermo e litigato col proiettore, ha esaurito la carica del telefonino per il passaparola, e a chi non ce la fatta:

Continuiamo con la favola
...perché in fondo tutta la storia è una favola, bella e assurda, e sperando che qualche giorno si avveri, si tira avanti a forza di sogni e di ruspe.
Loredana su Corriere Milano
Leggevo proprio ieri sulle pagine cittadine del Corriere:

Loredana ha 12 anni e frequenta le medie. Il pomeriggio suona il violino sul metrò, linea rossa, insieme al fratello e al padre che tutti chiamano Director. Il primo incontro fortunato è stato quello con Claudio Bernieri, che l'ha scelta come protagonista del suo film "Zingari in carrozza". Nel remake di "Miracolo a Milano" Loredana interpreta se stessa. [...]

Nella vita reale Loredana vuole fare la ballerina. Come tutte le ragazze del suo popolo si muove con grazia. E' cresciuta ascoltando i ritmi zingari, un po' mediterranei e un po' orientali. Qualche sera fa il secondo incontro fortunato con Franca Roberta Cannavò,insegnante di danza alla Scala. Nella trasmissione di Canale Italia "Passeggiando per Milano" [...] ha visto ballare Loredana e ha deciso di regalarle un corso di flamenco, che si terrà a settembre. [...]

Alle nostre orecchie, un modo per farsi pubblicità, lo so. Ma accettate un consiglio (se volete, beninteso): capire il mondo dei Rom non è facile, ci sono l'ignoranza, la sporcizia, i furti, il Kossovo, le ruspe, la Lega... ma a volte per capirlo bisogna credere alle favole, come Loredana che ha pregato la Madunina di farla diventare una ballerina e forse ci ha persino creduto.

L'importante è non perdere tempo, perché di solito la fortuna dei Rom non dura: ieri sera, dopo la proiezione, Loredana raccontava che ha già cominciato a studiare con la signora Cannavò. Di flamenco non si parla ancora, per ora si sta applicando sulla sevillana. Passi che i nonni dei nonni dei suoi nonni portarono in Spagna. E suo padre, per adeguarsi, dopo i ritmi balcanici, ha ripreso a studiare musica. Flamenco, stavolta.

 
Di Fabrizio (del 19/06/2005 @ 19:05:57, in musica e parole, visitato 2049 volte)

Informa DZENO che il gruppo musicale Bengas sarà la banda d'apertura durante la prossima tournée dei Gipsy King, che da settembre suoneranno in tour in Europa e Nord America.

Molto noti nei circoli musicali, Bengas si sono formati a Praga nel 2001, ma sinora sono rimasti fuori dai grandi circuiti musicali internazionali. Dopo un concerto comune l'anno scorso a Prga, sono stati invitati dai Gipsy King ad unirsi alla loro prossima tournée.

Su Radio Rota potete ascoltarli online.

 

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