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La scommessa
Di Fabrizio (del 10/04/2006 @ 09:20:06, in Italia, visitato 1903 volte)

Vigilia di scrutinio elettorale, dedicata a rimettere in ordine le (mie) idee. Chi sono gli "Zingari"?

  • per qualcuno sono un problema (in effetti...);

ma nell'immaginario collettivo

  • sono un gruppo di deviati o criminali;

oppure (come se fosse necessario individuare un'immagine speculare)

  • un insieme strano di ballerini, cavallerizzi e suonatori di talento.

Stabilito che non si nasce ladri o artisti, dagli ultimi due approcci non si tira un ragno fuori dal buco, se non il rafforzare un immaginario che non risolve i problemi esistenziali, ma li perpetua. Proviamo a stabilire un punto di partenza dai PROBLEMI: ad esempio, la prima volta che, mio malgrado, entrai in un campo, capii subito che era uno schifo e che le malattie (o gli incendi) non sono razziste: ci mettono niente a lasciare le baracche e giungere alle nostre case.

MANDARLI LONTANO DALLE NOSTRE CASE, non risolve il problema a nessuno. Nota Tommaso Vitale:

...Se si costruiscono delle case popolari, queste per legge devono possedere i requisiti di abitabilità. Si possono costruire degli obbrobrii che vengono criticati a lungo: è una questione di merito sulla qualità e l’opportunità dell’intervento pubblico ed attiene alla sfera del un giudizio politico sulla politica sociale. Nel caso dei campi per i Rom, però, il problema non è se un campo è bello o brutto, se è funzionale o meno, se è collocato nel luogo più opportuno o meno, se è una forma di intelligenza o di stupidità sociale. Il problema è se questi campi rispettano i criteri minimi di abitabilità: reti elettriche e fognarie....

A queste persone sono implicitamente attribuiti dei requisiti che sono propri degli animali, dei quali si prevede che di giorno agiscano grazie alla luce del sole e che di notte si orientino al buio, ed espletino le funzioni corporali all’aria aperta. Per questo gli animali non hanno bisogno della rete elettrica e fognaria. I requisiti di animalità sono attribuiti di fatto dal trattamento amministrativo che spesso subiscono i Rom. Certo, si può obiettare che quegli habitat siano stati costruiti così in emergenza, e che poi “i Rom si sarebbero arrangiati”: ma l’arrangiarsi non rientra nella legalità, e un’amministrazione non può programmare una modalità di risoluzione illegale. È un’obiezione insostenibile. Evidentemente, nei confronti dei Rom, scatta un’idea differenzialista per la quale essi manifestano esigenze tutte diverse dalle nostre, intendendo per nostre le esigenze della ‘comune umanità’...

Soluzioni che poggiano sull'IMMAGINARIO (buono o cattivo che sia). Eppure non si tratta di una presenza recente. La loro presenza in Italia è testimoniata dal 1422.

Esiste un problema culturale? Della loro lingua, delle espressioni artistiche, del sincretismo religioso, ne sappiamo pochissimo. Allora, quando va bene, è più comodo etichettarli come "artisti naturali incompresi".

Sì, ma che senso ha questa cultura, se non ha possibilità di esprimersi e di confrontarsi? Se rimane chiusa nei ghetti o nei campi? E' come parlare dei menestrelli medievali, con la differenza che i cavalieri antichi sono estinti, e qua ci riferiamo a un popolo che vive in mezzo a noi. Insomma, buoni o cattivi, sembra che l'importante sia percepirli come DIVERSI.

Diversi, lo siamo tutti, non vedo qua il problema. Il problema è quando la diversità è un alibi per vivere separatamente e senza confronto. Da questo tipo di diversità, non può che nascere una società malata, da un lato e pure dall'altro.

Mentre si continuano a tenere le distanze, i Rom e i Sinti (per natalità o per fuggire alle guerre e alle persecuzioni), sono diventati la minoranza etnica più vasta della Comunità Europea. 10/12 milioni (non lo sappiamo), più degli abitanti dell'Austria o del Belgio. E si affacciano nuove generazioni... - http://sivola.blog.tiscali.it/yf1926617/

La diversità: si parla di loro come se fossero un corpo unico, ma è la stessa storia che ha fatto nascere presenze varie e distanti: tra un Lom in Iran e un Sinto in Germania ci sono tanto similitudini che mondi di differenze.

Tendono a nascondersi: è parte della loro cultura, ma c'è tra loro il muratore, il giardiniere, la babysitter, magari li conoscete e vi hanno sempre nascosto la loro identità. Non sapete se vivono in un campo o in casa. Chiediamoci perché la maggior parte di loro nasconde la sua origine anche se non ha commesso nessun reato.

In realtà, la loro storia va paragonata alle tante minoranze, che in 1000 anni di storia europea si son trovati a scegliere tra assimilazione o sterminio. Apposta, ho usato la parola assimilazione, che è una parola brutta quasi come sterminio. Perché sono le alternative che l'Europa offre da quando ha coscienza di essere continente, diciamo dalle crociate. Faccio notare che in questi secoli ce ne sono di Rom che si sono assimilati, si sono annullati, e quindi non ha senso logico chiedere “quando saranno assimilabili”?

Sterminio e assimilazione non sono le condizioni più propizie al diffondersi di una cultura. Magari qualcuno conosce qualcosa di più, grazie a concerti o convegni che ALTRI organizzano al posto loro.

Conoscersi: in forme differenti, con buona parte di loro condividiamo (da più di 500 anni) un territorio, dove entrambe i popoli (Rom ed Italici) sono stati prima nomadi e poi hanno teso a sedentarizzarsi. Oggi tra Rom e Sinti il nomadismo è un fenomeno residuale, la maggior parte è diventata stanziale quando ho potuto, o è condannata al nomadismo dello sfrattato (cacciato dalla Romania, dalla ex Yugoslavia, dalle tante periferie).

Se manca la consapevolezza di un territorio dove poter stare, la cultura (i costumi, le tradizioni) saranno per il Rom il baluardo con cui difendersi, non il patrimonio da diffondere. La sua unica preoccupazione (comune oggi a buona parte di loro): il mettere assieme il pranzo con la cena.

Quindi la politica, lasci ai Rom e ai Sinti (se vorranno) lo spiegare le proprie usanze e sistema di valori, ma offra invece soluzioni per vivere e convivere (evito il termine INTEGRARSI che può essere equivocato)

In tempi più fortunati, non sarebbe stato uno scandalo chiedere aiuto per una fascia sfortunata della popolazione (si presume 150.000 Rom e Sinti in Italia). Ma oggi questa scelta (politica) si scontra con:

  • fallimenti precedenti;
  • scontento sociale delle altre fasce povere della popolazione (anche loro toccate dalla crisi), che non ci stanno a dividere una torta sempre più piccola.

Cosa chiedere: se alcune istanze (fine delle politiche discriminatorie, riconoscimento come minoranza) hanno valore di diritto universale, quindi spettano alla "politica alta", la convivenza e le scelte territoriali spettano alla politica locale.

Il programma che porto ad esempio (che, beninteso, non è automaticamente replicabile, è solo la sintesi di un lavoro non improvvisato) ha questi punti di forza:

  • nasce sai Rom stessi e dalla LORO conoscenza del territorio dove vivono da anni;
  • valorizza un patrimonio locale (il verde pubblico) sempre più raro e maltrattato da interessi privati;
  • valorizza professioni antiche della comunità e professioni nuove, quando il comune ha investito in corsi professionali senza curare la continuità;
  • il piano si concretizza in soluzioni abitative più rispettose della persona e delle tasche dei contribuenti;
  • prevede uno sviluppo di benessere comune a tutta la popolazione;
  • non ultimo, visto che le famiglie che l'hanno elaborato sono cittadini italiani e votano, hanno la forza di sostenere le loro decisioni e di spingere i politici a riflettere su questa forza che sinora non hanno mai valutato.

Tutto questo lo scrivo, prima di conoscere i risultati di queste nervose elezioni. E' un discorso che volevo rivolgere tanto a destra che a sinistra, quindi incrocio le dita e tengo per me le speranze sul risultato. Mi permetto una sola nota polemica: se il sistema maggioritario avrebbe dovuto assicurare più governabilità a questo paese, il rischio che si corre, questa campagna elettorale ne è stato l'esempio lampante, è di trasformare le elezioni in referendum. Purtroppo, un referendum infinito, che toglie ossigeno alla POLITICA vera:

  • fare del proprio paese/quartiere un posto vivibile;
  • trasmettere le esperienze e imparare dagli altri;
  • affrontare le proprie responsabilità senza dare la colpa ad altri.

Non vi mancano queste cose?

Taccuini elettorali precedenti

PS: lo so, che a molti il brano musicale scelto sembrerà un cavolo a merenda (e pure vecchio!). Dopo una campagna elettorale sfibrante come come un derby argentino, avevo voglia di un motivo meticcio e speranzoso.