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Scene di vita
Di Fabrizio (del 12/05/2005 @ 23:35:29, in lavoro, visitato 3322 volte)
... e filosofia, per i nostalgici del quiz
Un campo sosta si riconosce dall'odore: può essere il fumo della legna che ti rimane appiccicato ai vestiti, di animali da cortile e bambini piccoli, o di wc intasati e vestiti zuppi.
Fango e polvere.
Qui il fango era un ricordo, perché i vialetti interni erano asfaltati da anni. Da un paio di mesi sono in corso i lavori di ripavimentazione. Il campo è un cantiere unico, ma tra gli operai che lavorano non conosco nessuno, sono di un'impresa esterna. Gli uomini del campo sono seduti a fumare e a lamentarsi, i più giovani invece fanno a gara con gli operai: il tempo è ancora incerto e stanno riparando i tetti delle loro baracche. Le baracche sono abusive, ma nessuno dice niente, d'altronde qui c'è chi ci abita da 16 anni - e non conosco nessuno che a Milano vivrebbe tutto questo tempo in una roulotte.

Quasi assieme al campo, era nata una cooperativa, formata dai Rom stessi, da volontari, da operatori della scuola e dei servizi sociali. Si era formata con lo scopo preciso di fornire occasioni di lavoro, di operare per la scolarizzazione dei bambini in età scolare, di indire manifestazioni che potessero presentare vari aspetti della cultura e del modo di vita dei Rom.
Non è così strano come sembra, immaginare questa cooperativa. Un Rom è abituato a trattare la durata prevista del lavoro e la ricompensa, poi a seconda dell'impegno e del premio coinvolgere altri parenti o conoscenti, oppure chiedere in prestito gli attrezzi necessari a qualche componente della sua famiglia allargata, se non ha attrezzi a disposizione; poi si divide. Come pure, è costume che vecchi e bambini, anche se non fan parte del proprio gruppo ristretto, vengano accuditi in comune quando non siano in grado di essere autosufficienti al proprio sostentamento.
Insomma: a parte qualche difficoltà con quote sociali, bilanci e consigli di amministrazione, per loro il concetto di cooperativa è molto più comprensibile che per noi.

Cos'è successo nel frattempo?
- a fine 1992, ci fu la prima manifestazione cittadina dei Rom a Milano, per chiedere che il campo venisse attrezzato dignitosamente, dopo 3 anni. La sera stessa, si finì in TV a Milano-Italia di Gad Lerner. Il campo venne sistemato;
- fu stipulata una convenzione per il trasporto degli alunni alla scuola dell'obbligo. I ragazzi iniziarono a frequentare la scuola media. La convenzione non è stata più rinnovata;
- attività para-scolastiche all'interno del campo: doposcuola, scolarizzazione per adulti. Animazione per ragazzi e sportiva. Nessuna convenzione viene rinnovata da due anni;
- vari corsi di formazione professionali: operatori del verde, lavorazione del rame, produzione tessuti batik; richieste varie di commercializzazione di quanto autoprodotto;
- installazione di serre all'interno del campo. In abbandono;
- corso di informatica e primo bollettino Rom con redazione interna. Non è più finanziato;
- affido di minori dall'istituto Beccaria, per reinserimento sociale e famigliare. Interrotta per mancanza di attività curricolari...
... perché a distanza di anni, l'unica convenzione rimasta "era" quella per il mantenimento del verde e la potatura delle piante in alcuni giardini comunali. Ci lavoravano 4/5 persone, 2 soli mesi all'anno. Da quest'anno, anche di quello non si sa più niente.

Ho capito: si fa prima a dire cosa è rimasto:
La vecchia e cara "ARTE DI ARRANGIARSI"
Un serbatoio di professionalità inespresse per:
- lavori di giardinaggio (compreso piantumazione, concimazione, abbattimenti, lavori da serra);
- squadre per lavori di traslochi, imbiancatura, muratura;
- pulizie civili e industriali;
- e poi ci sono idraulici, piastrellisti, saldatori, portinai...

meglio che niente!
Contattatemi!

Domanda: ma come è potuto succedere?
Magari dipende dalle persone, o dalla politica... se ne parla da tempo e forse ho perso il filo del discorso.
Questa gloriosa cooperativa, ha avuto secondo me un grande difetto: legarsi a un grande, unico cliente. Finendo per dipendere dai suoi "mal di pancia".
Questo cliente è il Comune di Milano, che ha fatto (sicuramente) cose buone e altre meno. Ad esempio, ha "usato" la cooperativa per incentivare la presenza dell'obbligo, o ha dato lavoro agli adulti. Ma nel contempo, l'ha "usata" anche per avere servizi di buon livello a prezzi stracciati, scaricandola quando trovava qualcuno a cui subappaltare questi servizi che fosse ancora più disperato, o quando il ragionamento era di mera opportunità politica. Quando ne parlo al campo, insisto: "Cercate altri committenti, offritevi al privato!". La risposta è che loro per primi non credono che i privati si fidino di loro.
Il peggio (è sempre la mia opinione) è che si siano abituati ad avere qualche contentino a poco prezzo, e la maggior parte degli adulti in età di lavoro abbia perso la capacità tipica del nomade, del sapersi adattare a seconda delle circostanze e inventarsi il lavoro.
Non è la disperazione della recente lettera dal Canada. Per questi Rom, cittadini italiani a tutti gli effetti, forse è peggio: una vita ad aspettare, in un lager carino fuori dalla città, senza memoria di cosa siano e senza voglia per cambiare.

Tranquilli: qualcuno ce la fa sempre - è provato dalle statistiche!
Per esempio la casa: piano piano, senza che nessuno se ne accorga, le famiglie dai campi finiscono nelle case popolari. I miei amici della PadaniaOnLine rivendicano di essere stati i primi a chiedere la chiusura dei campi. Posso dirgli bravi? ...se insieme all'onore si accollano anche gli oneri. Un conto è avere qualche famiglia che fa domanda di casa popolare, un altro "chiudere i campi". Lo scrivo, pensando a noi sedentari: che senso avrà dare la casa a chi non può mantenerla, se non si progettano politiche di supporto? Tanto i problemi, resteranno in quelle periferie già avvelenate dalla convivenza nella miseria.

Sì, lo so, sono il solito ipercritico. E voi invece sarete pazienti, perché manca ancora un pezzo a questo puzzle, che chiameremo Ziganopoli.
Ziganopoli, non è solo il campo, è tutta l'industria che ci gira attorno. Ziganopoli, è dare lo spazio dove vivere e togliere poco per volta la possibilità di essere autonomi, per finire nel girone di quel purgatorio che è l'assistenza, ad aspettare qualcuno che risolva i problemi. E' anche isolamento forzato, in maniera fisica rimbalzando tra campi e periferie già a rischio di loro.
Ma... non è tutto. L'isolamento può anche essere mediatico: cosa c'è di + adatto di un popolo tenuto isolato e temuto, per costruirci la PICCOLA INDUSTRIA dell'esperto che parla di loro? Oppure dei quintali di libri e film scritti NON da loro? La stampa, la pubblicità legate a questi eventi. I dibattiti sui Rom e Sinti a cui loro non vengono invitati? (a meno che non siano persone eccezionali o abbiano assistito a fatti eccezionali). A cui non vengono chiamati neanche per montare/smontare le strutture o occuparsi del catering?
Pensate a quanti sociologhi, scrittori, filmaker disoccupati, se solo ci fosse un sociologo, uno scrittore, un regista Rom. Magari, basterebbero solo qualche imbianchino e qualche giardiniere in +, per fermare questa "esposizione della povertà altrui"!

Io ipercritico? Fate i bravi e ripensate alla scena iniziale. Vi rioffro la mia piccola soluzione:
LAVORO CERCASI!
- lavori di giardinaggio (compreso piantumazione, concimazione, abbattimenti, lavori da serra);
- squadre per lavori di traslochi, imbiancatura, muratura;
- pulizie civili e industriali;
- e poi ci sono idraulici, piastrellisti, saldatori, portinai...

(with a little help by my friends)
Contattatemi!
Dimenticavo: a buon rendere!!