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Città Per Tutti
Di Fabrizio (del 09/04/2006 @ 10:47:39, in Italia, visitato 2655 volte)
da: Pensiero in migrazione

(le proposte di carie assoiciazioni milanesi, tra cui Naga, Arci, Sincobas e Todo ccccambia) per il prossimo sindaco di Milano)

SNODI FOCALI:
1. Spostamento delle competenze per tutte le pratiche inerenti il rilascio e il rinnovo
del permessi dalle questure agli enti locali;
2. Riconoscimento del diritto di voto a livello amministrativo
3. Utilizzo dello strumento della requisizione temporanea degli immobili sfitti e
abbandonati e destinazione di una quota dell’ICI per l’implementazione di politiche
abitative;
4. Costruzione di un sistema di accoglienza per rifugiati, richiedenti asilo e detentori
di permesso umanitario;
5. Definizione di un ruolo attivo del Comune negli interventi di contrasto dello
sfruttamento del lavoro nero attraverso lo strumento della polizia locale;
6. Rendere effettivo l’esercizio del diritto alla salute universale per migranti regolari e
irregolari
7. Avvio di percorsi di pedagogia e programmi interculturali con attenzione anche
alla conoscenza e studio delle religioni e culti “altri” all’interno del sistema scolastico
comunale;
8. Creazione di un Osservatorio permanente contro le discriminazione e il razzismo;
9. Costruzione di luoghi di rappresentanza degli immigrati non solo a carattere
Consultivo;
10. Dichiarazione di Milano “città No-CPT”.


PREMESSA
Il 59,5% degli immigrati presenti in Lombardia ha un ‘anzianità di soggiorno maggiore di 5 anni. Questo dato indica una tendenza, confermata anche dal numero elevato di ricongiungimenti familiari, da parte dei cittadini immigrati a confermare la scelta di vivere stabilmente nelle città lombarde.

Nel comune di Milano, infatti, vivono 188.000 cittadini immigrati, di cui il 14,9% è rappresentato da minori. Un aspetto fondamentale della scelta compiuta dai cittadini immigrati nell’ individuare il Comune di Milano come luogo in cui vivere e investire è rappresentato anche dalla presenza di minori nelle scuole milanesi:
· 35.241 sono gli alunni stranieri con un incidenza complessiva del 7,3% della popolazione scolastica
· Il 16,5% dei bambini/e nelle Scuole di Infanzia sono figli di immigrati

Altro dato interessante relativo sia alla stabilizzazione che alla “trasformazione in atto della società” può essere rappresentato dal sensibile aumento dei matrimoni o coppie miste ( nel 2004 7.944, con un aumento del 3,3% rispetto al 2001)[1]

Questa è la fotografia di una città che è cambiata e che cambia con l’arrivo di nuovi cittadini, gli immigrati e le immigrate. E da qui partiamo per articolare alcune proposte politiche per il Comune di Milano

L’Italia ha smesso solo da pochi decenni di essere un paese di emigrazione e si è rapidamente trasformata in paese di immigrazione, con una percentuale di popolazione immigrata ormai simile a quella di altri paesi europei. A differenza di Francia, Inghilterra o Germania, paesi di più lunga tradizione di immigrazione, da noi la seconda generazione sta crescendo soltanto ora. Questo ci offre l’opportunità di guardare alle esperienze altrui, delle altre grandi città europee, per valutarne gli aspetti positivi e, soprattutto, per non ripeterne i fallimenti.
In questi anni in Italia e a Milano però hanno prevalso politiche improntante quasi esclusivamente a misure repressive, rinunciando a politiche attive che potessero accompagnare il cambiamento in atto e favorire l’accoglienza e l’inclusione. Il risultato è che oggi corriamo non soltanto il rischio di ripercorrere le strade fallimentari di altri, ma di fare di peggio. Le preoccupanti tendenze xenofobe e razziste, le tesi islamofobiche e i richiami allo “scontro di civiltà”, ne sono un inquietante segnale d’allarme. Rischiamo una città di tanti ghetti urbani, sociali ed etnici, attraversata da muri visibili e invisibili. Rischiamo una città insicura, invivibile e precaria per tutti e tutte.

Ecco perché vogliamo una politica riguardante l’immigrazione che si basi su un approccio completamente innovativo. Lo vogliamo non solo perché questo è giusto, ma soprattutto perché questo è necessario e urgente.

Non possiamo, quindi, accettare, l’idea di vivere in una società di cittadini di serie a, b e c, basata sulla discriminazione tra immigrati e italiani, tra immigrati regolari e irregolari, sul tragico ma concreto “transito” da una condizione di regolarità a una di irregolarità e sull’improprio sillogismo irregolarità=clandestinità=delinquenza e partiamo dal fatto incontestabile che nella decade 1994-2004 solo il 5-6% dei migranti è entrato in Italia regolarmente (cioè con visto rilasciato dal Consolato - dati pubblici -), mentre tutti gli altri hanno "beneficiato" delle varie sanatorie transitando dalla condizione di clandestino a quella regolare.
Non possiamo, accettare, che nel territorio milanese continuino le discriminazioni verso Ia popolazioni rom e sinti, ricordando anche che circa metà dell’attuale popolazione presente sul territorio italiano gode già della cittadinanza italiana[2], ma non riesce ad agire i propri diritti, schiacciata dalla forzata precarietà abitativa e lavorativa, dalla difficoltà di accedere alla formazione e alla scolarizzazione.

Vogliamo che dal COMUNE DI MILANO parta una forte iniziativa politica e culturale che segni una controtendenza rispetto allo spirito che ha caratterizzato tutte le normative sull’immigrazione finora elaborate, a partire dalla chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea, passando per la fine della stagione del diritto speciale e del doppio binario giuridico per gli immigrati, l'approvazione di una normativa sul diritto di asilo, la riforma della Cittadinanza, il riconoscimento del diritto di voto, fino ad arrivare al capovolgimento dell'impostazione insensata secondo cui il permesso di soggiorno deve essere richiesto dall'estero

La Milano che vogliamo è una città che assuma fino in fondo e responsabilmente il suo processo di trasformazione, a partire da quello rappresentato dalla composizione demografica, per passare alla trasformazione culturale-sociale, per arrivare al ripensamento dello stesso concetto di cittadinanza e di che cosa sia società e che cosa faccia comunità.
A questo proposito sottolineiamo che i diritti di cittadinanza devono essere fondati sulla residenza in un paese, piuttosto che sul possesso di un passaporto; altrimenti la costruzione di una nuova società resterà un obiettivo lontano e controverso.

Non c'è parità possibile e non si costruisce una società partecipata e basta sul rispetto reciproco se l’esercizio dei diritti e dei doveri non sono prodotti di assunzione collettiva di responsabilità, ma solo di imposizioni.
Una nuova Milano, che metta al centro le persone senza discriminazione, la qualità della loro vita e i loro diritti; lo sviluppo e il cambiamento della comunità urbana dovrà in primo luogo affermare e potenziare il carattere pubblico e universale del welfare, privo di barriere tra i cittadini.



IN CONCRETO ALCUNE PROPOSTE
Riteniamo, prioritario per accompagnare la città nella sua trasformazione che il primo passo sia di intraprendere quegli atti dovuti a concretizzare l’effettivo spostamento delle competenze dalle questure agli enti locali per tutte le pratiche inerenti il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno e di prevedere nella fase intermedia percorsi di aiuto e facilitazione per il disbrigo delle pratiche, volte ad accorciare le inumane e insensate lunghe attese dei rinnovi; come ad esempio il rinnovo automatico dei permessi, come sperimentato come già con successo in altre città.

Il comune di Milano individui i suoi interventi nell’ambito dell’immigrazione con una visione non emergenziale, ma di cittadinanza e in un ottica di sistema, promuovendo politiche tese a garantire, senza discriminazione e per tutti, che siano cittadini italiani o stranieri, l’accesso al diritto alla casa, al lavoro, all'assistenza sociale e sanitaria, alla scuola, alla formazione, alla libertà di culto, al contrasto del razzismo (primo ostacolo alla trasformazione di Milano), alla promozione dei diritti di rappresentanza, di aggregazione e di partecipazione, anche con il riconoscimento del diritto di voto ATTIVO E PASSIVO.
Concretamente riteniamo che il Comune di Milano possa farsi promotore del riconoscimento del diritto di voto per gli immigrati a livello amministrativo.
Concretamente crediamo che il Nuovo Comune di Milano possa promuovere politiche attive sull’immigrazione e accompagnare la città nella sua trasformazione attraverso la creazione di un Assessorato ai Diritti di Cittadinanza con effettive deleghe e competenze e che si assuma la funzione di :

· indirizzo delle politiche e degli interventi nel quadro della trasformazione generale della città e non solo nella gestione dell’emergenza o dei problemi;
· coordinamento inter-assesorile per programmare politiche e interventi integrati e di sistema, visto la frammentarietà delle deleghe all’interno della macchina comunale monitoraggio/valutazione del processo di trasformazione della società milanese;
· Attivazione di tavoli non consultivi, al di fuori della mera gestione dell’ordine pubblico, stabili e composti da associazioni, istituzioni e funzioni competenti e rappresentanze di immigrati/e, che svolgano la funzione di monitoraggio e di azione diretta in relazione ai rapporti immigrati questura-prefettura;
· coordinamento degli “assessorati ai diritti di cittadinanza” decentrati nei consigli di zona, che svolgano la funzione di accompagnare le comunità territoriali nel processo complicato e delicato della trasformazione attraverso percorsi di confronto, interazione e di mediazione fra i cittadini per costruire nuovi patti di cittadinanza.

Abbiamo organizzato le nostre proposte in capitoli specifici di diritto, da non intendersi, in coerenza con l’impostazione generale del documento, come “diritti speciali e specifici” per gli immigrati. Riteniamo, infatti, che alcune proposte sotto riportate abbiano una valenza generale per l’intera cittadinanza milanese mentre altre siano specifiche per gli immigrati/e in ragione della discriminazione culturale- sociale tutt’ora esistente e nei confronti della quale richiediamo un forte impegno da parte del Comune.


Politiche abitative e di accoglienza
· Si destini una quota dell’ICI - almeno il 4%, a favore e a sostegno di politiche di implementazione del patrimonio di edilizia pubblica a canone moderato e sociale;
· Istituzione di un fondo comunale per il canone sociale per agevolarne l’accesso;
· Si utilizzi lo strumento della requisizione temporanea degli immobili sfitti e abbandonati da tempo, per fare fronte alle emergenze abitative (come, per esempio, fatto dal presidente del x municipio di Roma nel settembre del 2005 e ritenuto legittimo dal Tar del Lazio nella recente ordinanza del 25 gennaio 2006);
· Si preveda lo strumento della mutazione di destinazione d’uso degli immobili pubblici inutilizzati da almeno 5 anni a scopi sociali-abitativi;
· Si promuovano una campagna e interventi di sensibilizzazione per ridurre la discriminazione degli immigrati nell’accesso al mercato degli affitti (da una ricerca del 2005 diretta da APPC- associazione piccoli proprietari di case- emerge che a Milano il 70% dei proprietari non affitta case agli stranieri);
· Si attui un intervento di coordinamento reale, di monitoraggio, razionalizzazione e rafforzamento del sistema di accoglienza esistente. Un sistema di accoglienza diversificato e coerente alle esigenze, specificità dei singoli o dei gruppi ( rom, rifugiati , senza dimora, ecc), coerente con un modello di accoglienza modulare, non incardinato su pensiero- pratica del parcheggio non rispettoso della dignità e dei diritti delle persone, ma della promozione dell’ all’autonomia delle persone;
· La costruzione di centri di accoglienza per rifugiati, richiedenti asilo politico e detentori di permesso umanitario;
· Si superi la logica politica- culturale e gestionale dei “campi nomadi” per avviare politiche orientate all’individuazione di soluzioni abitative alternative, rispettose della convivenza reciproca, della consistenza di nuclei familiari assai dissimili dalla famiglia nucleare italiana;
· Si costituisca un tavolo permanente fra i diversi attori istituzionali – terzo settore per monitorare e valutare l’efficacia delle politiche abitative e dell’accoglienza specifica.

Politiche del lavoro e di contrasto del lavoro nero:
· Si attuino politiche di stabilizzazione e rafforzamento di sistemi integrati e misti dei servizi di formazione, accompagnamento e inserimento lavoro e sociale con il coinvolgimento attivo di tutti gli attori, funzioni e competenze responsabili ( mondo dell’impresa, servizi pubblici e privati);
· Definizione di un ruolo attivo del Comune in concerto con altri soggetti negli interventi di denuncia e di contrasto dello sfruttamento del lavoro nero attraverso l’utilizzo della polizia locale (controllo degli appalti, utilizzo e applicazione dell’articolo 18 previsto dalla D.Lgs . 286/98 contro la riduzione ella schiavitù);
· Strutturazione di specifici percorsi di inserimento lavorativo per i rifugiati, richiedenti asilo politico e detentori di permesso umanitario attraverso accordi specifici con sindacati e associazioni di categoria.

Politiche socio –sanitarie
· Garantire l’effettiva accessibilità al welfare locale integrato con il sistema di inserimento lavorativo rimuovendo le barriere ostacolanti da individuare:
o comunicazione- informazione
o relazione fra cittadino straniero e servizi
· Rendere effettivo l’esercizio del diritto alla salute universale per migranti regolari e irregolari
(come stabilito dall’art. 35 D.Lgs 286/98) attraverso la codifica omogenea di accordi, protocolli e
procedure operative con tutte le Asl e Ospedali milanesi;
· Rendere effettivo il diritto dei genitori migranti ad accedere al sostegni alla genitorialità garantiti alle famiglie autocotone;
· Presa in carico da parte delle funzioni competenti dei soggetti vittima di tortura con attivazione di percorsi di riabilitazione medico/psicologica e sociale.

Politiche dell’educazione e dell’istruzione
· Implementare in modo capillare nel territorio le scuole di italiano per immigrati attraverso il potenziamento della rete delle scuole del pubblico, del privato sociale e dell’autorganizzazione sociale,
· Attivare sportelli di informazione e di accompagnamento per l’avvio delle procedure per il riconoscimento dei titoli di studio;
· Avviare percorsi di pedagogia e di programmi interculturali all’interno del sistema scolastico come adeguamento coerente alla trasformazione culturale e sociale di Milano;
· Implementare e sostenere attraverso finanziamenti progetti interculturali all’interno delle scuole;
· Reintroduzione, previo ripensamento concettuale su obiettivi e funzioni , dei mediatori culturali linguistici nelle scuole;
· Realizzare percorsi formativi interculturali per tutti i/le docenti;
· Istituire apprendimenti per la lingua e cultura d’origine in orario scolastico ed extra-scolastico Scuole aperte anche al sabato mattina a complemento delle attività di lingua e cultura d’origine;
· Individuazione di tutela ed esercizio del diritto di studio e di istruzione per i cittadini maggiorenni non in regola con la normativa relativa all’ingresso e al soggiorno.

Politiche per la liberta’ di culto e dell’espressione delle religioni
· Facilitare e favorire senza discriminazioni la possibilità di costruzione di spazi idonei all’esercizio della libertà di culto e di preghiera;
· facilitare e promuovere all’interno dei programmi scolastici e nelle cosiddetta “ora di religione” percorsi di conoscenza delle religioni e culti diverse presenti nella comunità milanese.

Politiche di cittadinanza
In questo specifico si riportano tutte le proposte che riteniamo utili sia sul piano culturale e politico per rendere chiaro e sostantivo il percorso di trasformazione di Milano.
1. DISCRIMINAZIONE E RAZZISMO
- Creazione di un Osservatorio permanente contro la discriminazione e il razzismo, i cui compiti sono:
· promozione e realizzazione di un sistema annuale di monitoraggio e di valutazione degli atti di discriminazione perpetuati a danno degli immigrati nei servizi pubblici e sul territorio;
· raccolta di segnalazioni da parte dei cittadini;
· organizzazione e promozione di campagne di sensibilizzazione sui diritti e sui temi del razzismo, sul territorio e nelle scuole;
· interventi formativi rivolti agli operatori della pubblica amministrazione e dei servizi;
· istituzione di un fondo a sostegno della tutela dalla discriminazione attraverso lo strumento previsto dall' Art. 45 del D.lgs 286/98
· inserimento nel processo di affidamento dei servizi a terzi del criterio vincolante della non discriminazione degli immigrati siano essi utenti che lavoratori del servizio stesso.
2. DIRITTO DI ASSOCIAZIONISMO E DI RAPPRESENTANZA
· Promozione dell’associazionismo straniero e assegnazione di spazi idonei;
· Avvio di processi di costruzione di luoghi di rappresentanza non solo a carattere consultivo in rete con il Municipio e le sue articolazioni territoriali;
· Creazione di una casa dei popoli come luogo di incontro, conoscenza e confronto;
· La creazione di una casa del rifugiato, inteso come luogo nel quale organizzare momenti di dibattito fra i soggetti coinvolti nella tematica del rifugio.

Milano citta’ no – cpt
· Dichiarazione di Milano “Città No-Cpt” e conseguente richiesta al Ministero degli Interni della chiusura immediata della struttura detentiva di Via Corelli;
· Promuovere iniziative atte alla pubblicità diffusa dei dati sull’ingresso il trattenimento, l’allontanamento degli immigrati da CPT e centro di identificazione sul territorio;
· Impedire la realizzazione di espulsioni collettive di migranti nel territorio milanese”;
· Impedire anche il solo transito sul territorio comunale di convogli che trasportino cittadini stranieri espulsi collettivamente altrove;
· Garantire la funzione pubblica di accesso, monitoraggio e controllo delle zone “no fly” degli aeroporti e all’interno dei CPT e deI centro di identificazione;
· Istituzione del Garante dei diritti degli detenuti/trattenuti immigrati:organismo molteplice formato dalle associazioni/gruppi che si occupano di carcere e dei luoghi di detenzione per immigrati, da più rappresentanti dei detenuti/trattenuti, da un funzionario comunale e da un funzionario dell'amministrazione penitenziaria/ del centro di trattenimento.


Politiche per il reinserimento sociale dei detenuti stranieri
· Attivare a cura del Comune uno sportello informativo e di monitoraggio interno alle strutture detentive cittadine che:
➔ presti supporto e consulenza per ogni pratica relativa al permesso di soggiorno ed alla normativa relativa;
➔ orienti in relazione alla normativa vigente tempo per tempo in materia di immigrazione;
➔ orienti in relazione alla fruizione di percorsi alternativi alla detenzione;
➔ verifichi anche attraverso contatti con il Centro per l'Impiego del Comune la possibilità di collocamento al lavoro dei liberandi.
· Attivazione di una struttura abitativa da adibire a residenza temporanea per detenuti stranieri al fine di rendere effettivo il diritto a percorsi alternativi alla detenzione.
· Predisposizione di un protocollo amministrativo per l'ingresso nelle strutture detentive del territorio di mediatori linguisitici e culturali nonché per l'attivazione di corsi graduati di italiano.


Rom e Sinti
L’idea di destinare una parte del documento appositamente al popolo Rom non vuole costituire l’ennesima ghettizzazione, nè etnicizzare la differenza di un gruppo rispetto agli immigrati in generale, ma vuole richiamare l’attenzione su un popolo che risulta tra i più esposti al rischio di discriminazione a livello nazionale ed europeo.

In prima battuta è necessario rilanciare campagne antirazziste e contro la discriminazione dei popoli Rom e Sinti, che i questi anni a Milano è stato oggetto di politiche pubbliche differenziali, che hanno promosso un processo di ghettizzazione ed esclusione rispetto ai concittadini milanesi. Più in generale questo processo di esclusione a livello nazionale si è concretizzato nel mancato riconoscimento di minoranza linguistica.
È necessario che la nuova amministrazione comunale contrasti efficacemente la discriminazione anche attraverso la valorizzazione e il riconoscimento delle popolazioni Rom e Sinti, promuovendo dentro l’amministrazione stessa e nella città un approccio culturale non discriminante e rispettoso.

Di seguito segnaliamo una serie di criticità sollevate dalla situazione del popolo Rom che sono di interesse generale anche per altri immigrati e per i cittadini italiani.

Questione abitativa
Il diritto ad abitare non coincide immediatamente o semplicemente con il possesso di una casa, le comunità Rom esprimono modalità di abitare diverse da quelle attualmente in uso nel nostro paese. La sfera pubblica ho promosso solo la forma del campo, che appare oggi intollerabile non solo per la segregazione cui sono sottoposte le popolazioni che vi abitano, le precarie condizioni igieniche e di sicurezza, ma anche per l’enorme spesa che grava sulle finanze comunali; è necessario ragionare in termini di riconversione della spesa. Quanto viene speso per mantenere la vergogna dei campi nomadi può essere utilizzato per promuovere e sostenere nuove modalità di insediamento familiare, (ad es. micro aree abitative), il recupero e la trasformazione ad uso residenziale di spazi inutilizzati, l’accesso alla casa, il sostegno all’affitto.
Le condizioni degradanti in cui sono costretti a vivere i popoli Rom e Sinti producono a loro volta solo degrado sociale e culturale, non solo rischi per l’igiene e l’incolumità delle persone.
Queste politiche vanno promosse con l’obiettivo principale di sostenere non solo l’autonomia individuale, ma anche la capacità di accesso ai servizi e alle risorse, attraverso pratiche di autogestione già in uso presso le comunità.
L’uscita dai campi deve avvenire compatibilmente con il rispetto della struttura della famiglia allargata, investendo sulle comunità in questo risorse e promuovendo, a questo proposito, le pratiche di autogestione, autocostruzione già in atto nelle comunità, favorendo e incentivando le formule di mutuo aiuto esistenti tra le famiglie.

Questione scolastica
A fronte di un aumento dei dati riferiti alla frequenza, non corrisponde ancora un esito positivo del processo formativo scolastico, non solo in termini dispersione scolastica, ma anche di esito formativo. Rendere affettivamente accessibili e fruibili i servizi fin dalla scuola materna, sostenere adeguatamente in termini di risorse materiali e umane i percorsi scolastici nella scuola dell’obbligo, incrementare le forme di sostegno e promozione alla formazione professionale e alla scolarizzazione superiore. La mediazione culturale e’ lo strumento privilegiato attraverso cui superare le criticità in ambito scolastico e nel lavoro sociale all’interno delle comunità. È quindi necessario investire su mediatori culturali rom, sulla loro formazione e la possibilità di svolgere un lavoro all’interno dei servizi del territorio, come forma più generale di investimento sulla comunità intesa come risorsa.
Importante anche svolgere campagne informative nelle scuole, creare momenti di socialità, investire fortemente sulla formazione del personale docente e non docente.


Servizi socio sanitari
Promuovere l’effettiva presa in carico da parte dei servizi delle esigenze e delle problematiche espresse dai cittadini rom, estendendo l’applicazione di pari opportunità generalmente riconosciute alla maggioranza dei cittadini.

Mediazione culturale
La partecipazione effettiva dei cittadini rom alle diverse forme di promozione sociale agite dall’ente pubblico può trovare nei mediatori culturali rom la forma più avanzata di comunicazione e di attivazione con le comunità rom per un processo decisionale non escludente e più partecipato. La mediazione culturale in ambito scolastico e sanitario merita un capitolo a parte per il valore che riveste dentro e fuori le comunità: essa favorisce delle forme positive di riconoscimento, da parte dei Rom e dei Sinti che non si vedono più come figure marginali, da parte degli italiani che vengono costretti a rivedere i propri pregiudizi.
Il fatto che le mediatrici abitino nei campi e a stretto contatto con le altre famiglie consente di sviluppare delle forme effettive di tutoraggio delle famiglie più bisognose di accompagnamento nelle struttura scolastiche e sanitarie italiane, soprattutto nei consultori familiari, nel sostegno alla genitorialità, nell’assistenza alle partorienti.
Ciò consente anche di promuovere dei modelli di vita alternativi all’interno della comunità Rom e Sinti, agendo sull’autonomia economica dei soggetti che lavorano nella mediazione (soprattutto donne).

Lavoro
Potenziamento delle forme cooperativistiche rom sorte in questi anni a Milano, per la gestione di interventi specifici rivolti all’accoglienza abitativa dei rom e la promozione di percorsi di formazione e inserimento lavorativi delle giovani generazioni, con l’affidamento di nuovi servizi di utilità sociale.
Riconoscimento e certificazione delle competenze sorte nelle comunità e loro utilizzo a fini professionali.
Aprire nuove opportunità di lavoro legate all’effettivo recupero e investimento delle capacità autoimprenditoriali e artigianali, sia attraverso l’accesso alle “piazze di mercato”.


[1] Fonti ISMU e CARITAS 2005
[2] I censimenti delle popolazioni Rom e Sinti in Italia sono aleatori (approssimativi e in continua evoluzione) e generali, ciò è dovuto al fatto che queste popolazioni non sono riconosciute dallo Stato come minoranza linguistica. Si parla di circa 150.000 presenze in Italia, di cui circa 70.000-80.000 (50%) cittadini italiani, di cui Sinti sono circa 35.000. I non italiani sono soprattutto Rumeni, Kanjarja, Xoraxanè, Rudari, Kaulija e ora anche della Bulgaria, la cui presenza pare superare, in questi ultimi anni, quella dei titolari di cittadinanza italiana. Fonte Maurizio Pagani, Opera Nomadi Milano.