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Siamo tutti migranti!
Di Fabrizio (del 07/04/2006 @ 11:48:32, in Italia, visitato 1522 volte)

Ciao Fabrizio,
ti mandiamo un comunicato molto importante e speriamo che lo prenderai in considerazione.

Saluti,
Giulia e Valeria

W.A.M.
WE ARE ALL MIGRANTS!

Siamo tutti migranti!
Viale Giustiniano Imperatore 272
(Metro B – San Paolo)
 

Comunicato Stampa n°1

Dalla presa di coscienza della violazione dei diritti fondamentali dell’uomo;
dalla consapevolezza che nella vita di ogni persona la condizione di migrante è sempre possibile; dalla voglia di reagire per la riaffermazione dello Stato di diritto, rimanendo nella legalità;
NASCE W.A.M., UN’ASSOCIAZIONE, UN MOVIMENTO PER LA TUTELA, LA PROMOZIONE E
LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI UMANI FONDAMENTALI!

Sono Jsac, Kawa, Suliman, Daniel. Ognuno ha con sé la sua valigia: all’interno il proprio dramma da raccontare.

Tutto ha inizio una settimana fa, quando a Daniel Osis Chuta viene consegnata da parte della Cooperativa Sociale a.r.l. “Programma Integra” una lettera per il Prof. Mati dove gli viene chiesto di lasciare l’appartamento “CASA DI INTEGRA” viale Giustiniano Imperatore 272. A Daniel invece la lettera con il medesimo contenuto viene consegnata dal Prof. Saber socio e collaboratore della suddetta cooperativa.

Al portavoce del SLM (ITALIA) Suliman Ahmed non è stata necessaria neanche la lettera di preavviso. Prima della sua partenza in CIAD (13 SETT 2005), per le elezioni del presidente del Darfur e dei portavoce del Movimento di Liberazione del Sudan (SLM), il presidente della suddetta cooperativa gli aveva assicurato la permanenza nella “Casa d’integra” al suo rientro in Italia; ma al suo ritorno Suliman viene trasferito nel CENTRO DI ACCOGLIENZA di SCORTICA BOVE n° 151 ROMA.

Hanno ricevuto l’ultimo invito a lasciare l’appartamento di viale Giustiniano Imperatore, 272 in Roma che gli era stato “concesso” da istituzioni locali, nazionali ed europee attraverso progetti individuali di “integrazione”.

Li avevano riappropriati della speranza di una vita migliore di quella da cui erano fuggiti.

E, invece, ancora una volta, si ritrovano sull’orlo della precarietà esistenziale. Raggirati da false promesse, che presagivano una tranquillità tanto agognata, hanno ricevuto un invito ad abbandonare la casa, che finalmente li aveva tolti dalle fredde strade capitoline, dagli stenti che questa città impone a coloro che arrivano in clandestinità solo per
reclamare i diritti fondamentali, a cui ogni essere umano “dovrebbe” essere ammesso a godere.

Gli avevano promesso il sostegno lavorativo ed abitativo che tutti gli Stati democratici occidentali mirano a garantire sulle solenni carte.

Jsac, Kawa, Suliman, Daniel, e tanti altri non vogliono tornare a vivere nel Parco delle Farfalle – Colle Oppio – né nei freddi e fetidi centri di accoglienza del Comune di Roma. Alcuni di loro collaboravano per progetti d’integrazione del Comune di Roma, che prevedevano la garanzia di un alloggio: sono stati “licenziati” e invitati a lasciare l’appartamento concesso. Ad altri era stata promessa la collaborazione continuata nel tempo: sono stati illusi! Altri ancora, che attualmente collaborano come i primi e i secondi, hanno paura di fare la stessa fine. Fuggivano da guerre fisiche e si ritrovano a combattere con noi la guerra alla precarietà che risucchia sempre più persone.

Vorrebbero affrancarsi da un modello assistenziale che li sfrutta fino al limite, ma il loro scarso potere economico non gli consente indipendenza.

Hanno cercato modesti alloggi da affittare, ma quando l’interlocutore sente la loro voce straniera, diventa sordo.

Jsac Mati. Iracheno, oppositore del regime di Saddam Hussein, professore all’Università di Mosul, fondatore di “Justice now” Responsabile dei diritti umani per la Free Lance International Press . Torturato. Richiedente asilo. In Italia dal 2003.

Kawa Saber Said. Curdo iracheno, oppositore del regime di Saddam Hussein, professore all’Università di Soulemaniya. Minacciato dai fanatici musulmani. Torturato. Imprigionato. Rifugiato politico. In Italia dal 2002.

Suliman Ahmed Hamed. Sudanese. Membro fondatore e portavoce in Italia del “Movimento di Liberazione del Sudan” (S.L.M.). Presidente dell’Associazione “Figli di Darfur”. Torturato. Rifugiato politico. In Italia dal 2003.


Per questi motivi “il fuggitivo e il privilegiato” decidono di camminare insieme, stretti in un abbraccio lungo un progetto senza fine. Un percorso in continua evoluzione, nell’intreccio della conoscenza dei propri compagni di viaggio. L’insoddisfazione verso ciò che già è stato precostituito dall’alto spinge queste persone

all’AUTO-ORGANIZZAZIONE e all’AUTO -DETERMINAZIONE

per il perseguimento di uno scopo genuino.
DIRITTO AD UNO SPAZIO DIGNITOSO ED ADEGUATO IN CUI VIVERE, LAVORARE, ESPRIMERSI. Realtà migranti si mescolano, mantenendo la propria identità.
Rifugiati politici, italiani, studenti, torturati, oppositori a regimi politici, storici ed ideologici, uniti nella concretizzazione di un modello alternativo di Intercultura.

Perché un’alternativa è possibile.
ORA!

Roma 31 Marzo 2006

Info: Prof. Saber - 338.8103338, Prof. Mati 333.3898386, Najo Azdovic 340.9756277
Nicola Depalo – 388.3609410, Francesco Palazzo – 393.2167026

Ufficio stampa: Valeria Brigida – 348. 9582943
Giulia Zanfino- 347.7303058

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