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Il capolavoro
Di Fabrizio (del 23/10/2013 @ 09:00:07, in media, visitato 1282 volte)

Appunti per un racconto poco buonista

G. spense il computer. Dopo anni che il mondo lo ignorava, anche lui aveva avuto l'onore di un articolo pubblicato. Sui Rom, per dimostrare, lui e la rivista, che nessuno tranne loro si occupava di quella gente strana.

Un bell'articolo, pensò G. soddisfatto. Una faticaccia, copiare... raccogliere frammenti di ragionamenti... passare il tutto al frullatore e tradurlo nel linguaggio che la rivista adoperava per gli iniziati... G. non si ricordava un concetto che fosse suo, a dire il vero non si ricordava niente di cosa aveva scritto. Sì: tutto perfetto!

Nella baracca la mamma era tornata dall'ospedale con Carmela, ultima nata di 6 figli. Il padre, ubriaco, stava litigando col portatile di P., un volontario che voleva per forza fargli leggere tutte le 5.000 parole (con tutti gli accenti giusti) scritte da G. Il padre non guardò neanche la bimba, e non capì niente di quella lingua che forse era l'italiano. Sentì P. differente da lui: perché P. avrebbe voluto scrivere lui quelle boiate, e perché P. se ne fregava di lui, il padre, il capofamiglia, e della sua fatica, e dopo avergli messo in mano il computer stava facendo i complimenti a quella bimba che aveva visto solo da qualche minuto.

U. dell'associazione RomAlQuadrato, stava scrivendo un commento di fuoco contro le tesi di G., dicendo che non capiva un tubo e che voleva "arrogarsi di rappresentare il popolo Rom". Neanche U. aveva letto l'articolo, ma se la prendeva con G. non potendo fare lo stesso con R., rom anche lui, ma dell'associazione RomAlCubo, perché anche lui voleva parlare a nome di tutti i Rom .

P. spiegò alla madre mentre lei stava preparando la cena, che ora tutti volevano scrivere di Rom... era stato P. stesso, qualche anno prima, a raccontare loro che nessuno voleva scriverne, quando rubò loro la prima intervista. Il padre era ancora arrabbiato perché non aveva capito niente, e non potendo urlarlo a G., gli prese un rancore sordo verso P. che continuava a parlare e parlare.

La cena era pronta, P. si fermò a mangiare. Senza smettere di parlare, propose un brindisi alla nascita di Carmela.