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Campi, alloggi e micro aree
Di Fabrizio (del 19/12/2005 @ 14:11:58, in casa, visitato 1583 volte)
Scrive Paola Dispoto su luigigallo.info

domenica 18 dicembre 2005

Nel 2000 è stato pubblicato un libro dal nome "Il Paese dei campi", autore l'ERRC (European Roma Rights Center), edizioni Carta .

Il paese dei campi è l'Italia. Nel resto d'Europa non esitono "campi nomadi".La nascita dei campi risale agli anni '80, quando con leggi regionali a "tutela delle minoranze rom e sinte" 10 regioni italiane decidono che rom e sinti sono nomadi e in quanto tali devono stare nei campi. Sull'uso scorretto e strumentale del termine nomadi ho già scritto, non scriverò invece quali abusi e prevaricazioni subiscono rom e sinti nei campi su territorio nazionale, i rapporti dell'ERRC sono esaustivi a riguardo.

Voglio invece tornare alla nostra situazione locale. A Bolzano non siamo stati da meno, pur non avendo una legge provinciale (che invece in provincia di Trento hanno). Esistono due campi, quello dei sinti alla spaghettata (Bolzano Sud), e quello dei rom a Castel Firmiano, entrambi aperti dal '96.

Cosa non va nei campi? Sarebbe una lista troppo lunga da elencare, ma ad esempio,entrambi sono fuori dalla città, quasi a voler sottolineare l'emarginazione, la distanza "sociale" tra zingari e gage, entrambi sono collocati in un contesto che presenta molte problematiche per la salute delle persone che nei campi vivono, il campo rom su una discarica mai bonificata e il campo sinti circondato da strade a scorrimento veloce, inceneritore, antenne della telefonia mobile, elettrosmog. Se invece entriamo nello specifico delle attitudini di sinti e rom rispetto all'abitazione, per nessuno dei due gruppi il campo rappresenta la condizione desiderata. Partiamo dai rom: la maggior parte di loro in Macedonia viveva in casa, quando sono arrivati a Bolzano non si è trovato di meglio che metterli in roulotte cadenti della protezione civile già utilizzate per i terremotati. Erano sfollati di guerra, molti hanno chiesto lo status giuridico di rifugiati politici, ma erano rom, cioè nomadi, e quindi roulotte, campo e zitti. Non sorprende che al Villaggio rom attualmente non ci siano più roulotte ma piccoli manufatti autocostruiti che almeno preservano la dignità di queste persone, la maggior parte delle quali lavorano regolarmente da anni (con buona pace di chi continua a sostenere che i rom non vogliono lavorare!). E non sorprende nemmeno che tutte le famiglie aspirino a vivere in un alloggio. Molte famiglie rom, con sacrifici sono riuscite ad affittare appartamenti sul mercato privato ( e non dell'IPES) tornando così ad uno stile di vita desiderato. Certamente anche tra i rom si registra qualche pecora nera, qualche famiglia (pochissime in verità) che vive in alloggio IPES e fa parlare di se. Come centinaia di altre famiglie bolzanine.

Per quanto riguarda i sinti la situazione è più complessa. Esiste una spaccatura generazionale rispetto alla preferenza per una condizione abitativa piuttosto che un'altra. Le giovani generazioni in genere preferiscono gli alloggi, sentono meno la necessità della vita con la famiglia allargata, con cui mantengono comunque i contatti. Gli anziani e le generazioni di mezzo invece opterebbero ancora per la vita non in alloggio, ma nemmeno in un campocome quello della spaghettata.

Oltre ai problemi cui ho accennato sopra, la vita del campo, dove per campo si intende un campo con un gestore/custode dove risiedono diverse famiglie allargate, implica una forzatura rispetto alle modalità spontanee di aggregazione dei sinti. In poche parole se potessero scegliere non starebbero lì tutti insieme. Piccola divagazione: non esite e mai esisterà un capo o re o imperatore degli zingari: questo principalmente perchè l'organizzazione sociale dei sinti è acefala, non prevede un capo. Ogni capofamiglia è il riferimento per il proprio gruppo (famiglia nucleare o allargata) e basta.

Riportare questa logica all'interno di un campo dove sono presenti ad esempio 8 famiglie allargate comporta il dover affrontare 8 punti di vista molto probabilmente tesi gli uni contro gli altri in una lotta alla sopravvivenza. Questo è solo il più ecclatante dei motivi per cui, potendo scegliere, nessun sinto andrebbe a vivere in un campo così concepito.

Quindi non gli alloggi, non i campi, allora cosa? Le micro aree.

Cosa sono le micro aree? Sono delle aree più piccole di un campo dove risiede una sola famiglia allargata o altrimenti più famiglie in accordo tra loro o affini. Sono aree dove ogni singola famiglia dispone di uno spazio privato e di servizi adeguati. Non sono marginali rispetto all'abitato e ai servizi. Non sono custodite ma affidate alla responsabilità delle persone che la occupano, così come qualsiasi appartamento concesso in affitto. Non esiste un regolamento, come al campo, dove quasi devi chiedere il permesso per andare via per qualche settimana, o se vuoi ospitare parenti per un po'. Tuttalpiù un contratto d'uso e contratti delle relative utenze.

Che i campi abbiano prodotto più danni che vantaggi se ne sono accorti quasi tutti (per fortuna), anche la nostra amministrazione. Per questo ancora la vecchia legislatura Salghetti aveva commissionato alla Fondazione Michelucci di Firenze uno studio per il superamento dei campi. Lo studio verrà presentato prossimamente, ma le conclusioni sono state anticipate e prospetano, tra le altre proposte, proprio questa delle micro aree.

L'aspetto che secondo me è da rilevare di una soluzione come la micro area è rispetto all'impatto che questa ha con il territorio circostante. Faccio un esempio: quanti sanno che su via Resia esiste una micro area da circa 20 anni? Si tratta di villa Gabriel (così detta dal nome della famiglia che la abita, i Gabrielli), una ex casa ANAS con attorno dello spazio occupato da alcune roulotte. E quelli che ne conoscevano l'esistenza hanno mai sentito qualcuno lamentarsi per quella presenza? qualcuno ha mai avuto personalmente un contatto negativo con la famiglia che lì abita?

Io so che la famiglia Gabrielli è una famiglia di antico insediamento qui a Bolzano, una famiglia di bravi musicisti, conosciuta e stimata da molti in città.

Mettendo il naso fuori provincia, vicino Reggio, in Emilia, si sta ultimando il primo residence per sinti.

Torniamo a noi. Durante la sua campagna elettorale, il sindaco Spagnolli, che i sinti li conosce bene, ha inserito nel programma la realizzazione di micro aree per le famiglie sinte che vivono al campo della spaghettata. Io confido molto nell'impegno preso pubblicamente dal sindaco, e spero davvero che non siano state solo promesse.

Paola