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La mula di sant'Ambrogio e i Rom a Milano
Di Fabrizio (del 27/11/2012 @ 09:07:19, in Italia, visitato 1214 volte)

Da Martesana2, n. 298 Novembre 2012 - di Deborah Besseghini (capogruppo Sel zona2) - Scritto in relazione a Non bastano le case riservate. Ai rom anche un lavoro sicuro, di Serena Coppetti, "Il Giornale" 08/11/12

Che noia! Ogni volta che un consiglio di zona approva qualche delibera in argomento, la Lega cerca di richiamare dagli inferi l'ombra di Zinagaropoli attraverso il medium della stampa, e ci tocca rispondere alle solite infondate accuse che vorrebbero questa amministrazione prona ai voleri delle comunità rom, con le quali ovviamente Pisapia sarebbe in combutta.

Dico solo due cose sulla questione del limes e dei margini.

Primo, che grazie alla politica degli sgomberi della precedente amministrazione, le comunità rom si sono limitate a girare in senso orario e antiorario intorno ai confini di Milano come la famosa mula di Sant'Ambrogio. Quello che questa amministrazione sta cercando di fare è esattamente il contrario: evitare di sprecare soldi pubblici in azioni inutili. Se si vuole cominciare a metter mano al "problema" rom e lavorare per una effettiva inclusione sociale delle comunità rom e sinte, dobbiamo pensare a politiche di lungo periodo, non ad azioni spettacolari, e smettere di muoverci secondo una logica emergenziale.

Secondo, bisogna combattere la progressiva marginalizzazione dei gruppi più deboli e evitare che sul territorio sorgano e si radichino baraccopoli e favelas, anche come conseguenza della crisi economica. Dobbiamo dunque avere il coraggio, in generale, di spendere soldi pubblici per evitare che la crescente marginalizzazione delle comunità più deboli diventi un problema sociale e di sicurezza ingovernabile. Altro che cittadini discriminati! Questo è un obbiettivo comune a tutti.

Quanto detto non riguarda solo i rom, ma per restare sulla possibilità dell'inclusione sociale dei rom, a mio parere, dobbiamo deciderci: o investiamo risorse in un piano di lungo periodo volto a superare le condizioni di marginalità, come han fatto con buoni risultati altri paesi europei (per esempio la Spagna), oppure, se davvero si ritiene dimostrato che tutti i rom in quanto tali, e senza eccezione alcuna, siano asociali e inadatti o non desiderosi di partecipare alla vita di una più vasta comunità, allora è da domandarsi davvero perché continuare a investire in eterno risorse per spostarli da destra a sinistra, da sinistra a destra, da sopra a sotto, da sotto a sopra, e da un paese comunitario all'altro. Bruciamoli tutti che ci costa meno!

Il "superamento" dei campi rom è l'obbiettivo dichiarato nel lungo periodo tanto della vecchia quanto della nuova amministrazione. Non capisco dunque fino in fondo le polemiche della Lega. Sarebbe invece interessante capire come sono state spese le ingenti risorse del piano Maroni per la cosiddetta "emergenza nomadi", visto che non mi pare si sia risolto nemmeno un pezzo del "problema".

La politica del superamento dei campi, in ogni modo, implica necessariamente che da qualche parte i rom che vivono nei campi debbano andare, e le istituzioni hanno qualche responsabilità a riguardo. Quello che il Consiglio di zona 2 ha voluto sottolineare con la sua delibera è che tale politica non può funzionare se non si ragiona ampiamente anche sul fronte dell'accompagnamento al lavoro, e non solo su quello dell'abitazione. Niente di strano: se lavori, esci dal campo anche con le tue gambe e non hai bisogno di ulteriore assistenza. Di più: senza una politica che favorisca l'istruzione e l'inserimento lavorativo dei rom e dei sinti, parlare di sicurezza e di legalità credo sia come abbaiare alla luna. Bisogna creare le condizioni perché nel futuro queste persone escano dalla condizione di estremo disagio sociale ed economico in cui sono spesso confinate: solo allora si potranno combattere efficacemente le varie forme di criminalità più o meno organizzata sviluppatesi in questi anni all'interno anche delle comunità rom.

Nessuno si illude che percorsi di questo tipo possano funzionare immediatamente in tutti i casi, ma se funzionassero per qualcuno, e soprattutto per i più giovani, sarebbe già un bel passo avanti nella direzione del superamento della marginalità per la popolazione rom e sinta. E d'altronde, meglio avere il coraggio di scegliere una direzione e coerentemente prendere delle decisioni, per quanto eventualmente impopolari, piuttosto che continuare a abbaiare alla luna o a camminare in tondo, come notoriamente avevano il vizio di fare la mula di Sant'Ambrogio e i rom a Milano al tempo di De Corato.

(N.d.a. Partito con la sua mula nottetempo da Porta Romana, e diretto a Pavia con l'intento di scappare da Milano perché non voleva diventarne il vescovo, Ambrogio si ritrovò a Porta Romana la mattina successiva. Aveva semplicemente girato intorno alla città. Un'altra volta la fidata mula lo portò, si dice, solo fino a Corbetta…)