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Sono e saranno sempre "i Rom di Tor de Cenci"
Di Fabrizio (del 13/10/2012 @ 09:18:07, in Italia, visitato 1139 volte)

Di Davide Zaccheo

Foto fatta a giugno durante la festa IO NON SGOMBERO durante la quale ragazzi italiani del quartiere e ragazzi rom del campo hanno realizzato quel bellissimo murales fatto sulla parete posteriore di un container. Murales che è stato distrutto da Roma Capitale insieme al container. (cliccare sull'immagine per scaricarla a grandezza naturale)

Tra i giorni di lunedì 8 e martedi 9, i circa 170 rom di Tor de Cenci che da 10 giorni il comune aveva parcheggiato nell'ignobile e disumano centro di accoglienza del Comune di Roma all'ex fiera di Roma, sono stati trasferiti in via definitiva nel campo di Castel Romano. Sono stati trasferiti dopo quattro giorni di sciopero della fame, costretti dalle vergognose condizioni in cui sostavano nel centro di accoglienza nel quale dormivano ammassati in mezzo a pidocchi pulci e topi.

La visita del sindaco Alemanno e la promessa che il nuovo campo sarebbe stato pronto per lunedì li ha convinti ad interrompere lo sciopero della fame tra sabato e domenica. Il lunedì stesso si è proceduto alle prime assegnazioni delle casette e al trasferimento dei primi nuclei nel nuovo campo. Già martedì 9 tutta la comunità si trovava a Castel Romano. Le famiglie sono state sistemate in 44 casette. Ci si è accorti però che non tutte le casette erano agibili (in alcune mancava ancora la corrente elettrica, in altre l'acqua etc.) e quindi alcuni nuclei familiari in attesa dell'"agibilità" della loro casa, hanno dormito ammassati in casette di parenti e dintorni.

Il nuovo campo si trova limitrofo all'altro campo che ospita già 900 persone. La maggioranza è bosniaca e una altra buona parte è serba. Come è noto Castel Romano si trova su una strada a scorrimento veloce che è la via Pontina con intorno solo prati e boschi. Da anni i Rom di questa comunità combattono insieme alle associazioni presenti al campo per l'istituzione di una fermata dell'autobus che li porti al più vicino punto di contatto con la civiltà che è il capolinea della metro b di Roma "Eur Fermi". Circa 300 minori del campo percorrono ogni giorno 30 km all'andata e 30 km al ritorno per raggiungere tutte le scuole di ogni ordine e grado in cui sono iscritti, e solo questo dovrebbe far riflettere sulle politiche di integrazione che il comune di Roma ha attuato negli ultimi dieci anni.

Insieme ai bambini di Castel Romano ci sono da oggi anche i bambini di Tor de Cenci, quelli che fino a ieri impiegavano dieci minuti per raggiungere la scuola, quelli che potevano restare fino alle 16.00 insieme con tutti gli altri bambini italiani e stranieri, quelli che infine incontravano i loro compagni di classe in giro per il quartiere anche quando non c'era la scuola. Ora non lo possono fare più. Non lo possono fare più neanche i loro ex vicini di casa macedoni e bosniaci che sono stati trasferiti nel nuovo campo attrezzato de La Barbuta, un campo costruito al confine con la pista di atterraggio del secondo aeroporto di Roma che si chiama Ciampino. Anche per loro, i tempi e le distanze sono raddoppiati.

Quello che è stato appena detto è anche il continuo di questa storia che è realmente la storia di una volontà di integrazione. La comunità di Tor de Cenci è stata per cinque anni letteralmente assediata dalle istituzioni con il preciso fine di sgretolarne il vissuto, e soprattutto la parte buona di quel vissuto.

Ma la battaglia continua, continua con le proposte alternative dell'autorecupero, del sostegno economico all'alloggio, del cambiamento delle politiche sugli sfratti. Continua sempre e senza scoraggiarsi con la scolarizzazione dei minori. I Rom di Tor de Cenci continuano a combattere ed è proprio per questo che ovunque si trovano per me sono e saranno sempre i "I Rom di Tor de Cenci".