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Multe ai senzatetto e altre norme controverse
Di Fabrizio (del 27/09/2012 @ 09:14:58, in Regole, visitato 1337 volte)

Scritto da Angela Iannone – gio 13 set 2012

Un provvedimento paradossale, che suona un po' come il famoso Comma 22 di Joseph Heller, è stato adottato dal sindaco leghista di Mortara, in Lomellina, Marco Facchinotti. L'ordinanza disposta dal Comune prevede infatti una multa dai 25 ai 500 euro per chiunque venga sorpreso a rovistare nella spazzatura.
Molti cittadini l'hanno definita assurda oltreché ingiusta: non si capisce infatti come possa un senzatetto o un anziano indigente, ridotto per sopravvivere a raccattare rifiuti, pagare una multa da 500 euro. Una sorta di accanimento nei confronti dei più poveri, che mentre imperversa la crisi, con tutte le nuove povertà che essa genera, è risultato ai più decisamente incomprensibile.

Ma a quanto pare l'ordinanza Mortara non è nuova a drastiche soluzioni, visto che qualche anno un’ordinanza simile, che si rifaceva all’articolo 650 del codice penale, disponeva il carcere fino a 3 mesi per gli eventuali trasgressori. L'assessore alla polizia locale, Elio Pecchenino, ha giustificato l'iniziativa come una misura necessaria in quella che definisce una "guerra agli sporcaccioni", volta a punire sostanzialmente chi commette azioni pericolose, al pari di quelli che lasciano rifiuti ingombranti per strada. Ma molti suoi concittadini evidentemente non la trovano convincente.

E' una questione che ha riguardato più volte le amministrazioni leghiste. Anche il sindaco di Terno d'Isola, Corrado Centurelli, un paio di mesi fa era finito al centro di polemiche simili, per aver fatto rimuovere due panchine dal suolo pubblico. Per favorire la viabilità in un passaggio piuttosto stretto, sosteneva il sindaco, per impedire agli immigrati di usarle, accusava l'opposizione, riportando le parole delle stesse guardie padane incaricate della rimozione.
Due anni fa invece il sindaco di Adro, a due passi da Brescia, aveva suscitato l'indignazione generale per la scelta di negare la mensa ai bambini i cui genitori non potevano permettersi di pagare la retta. Diverse poi le ordinanze anti-kebab adottate in più comuni, non solo targati Lega, che vietano di fatto l'apertura di negozi agli immigrati in nome di un'azione di garanzia dei prodotti locali. Fra questi amministratori il sindaco di Lucca, Mauro Favilla, che nel 2009 ha addirittura vietato espressamente "l’attivazione di esercizi di somministrazione la cui attività sia riconducibile a etnie diverse", ricevendo il plauso dell'allora ministro dell'agricoltura Luca Zaia.

Nello stesso anno, a Varallo Sesia, in Piemonte, il sindaco Gianluca Bonanno ha ordinato l'installazione di cartelli comunali, scritti in italiano e in arabo, in cui si avvertiva la cittadinanza che in tutte le aree pubbliche della città era vietato indossare burqa, burqini e niqab. Anche in quel caso ci si divise sui motivi reali, ispirati da una visione razzista secondo l'opposizione, destinati secondo la giunta unicamente a favorire l'identificazione delle persone, secondo criteri di pubblica sicurezza.