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Pescara, criminalizzazione della comunità rom
Di Fabrizio (del 10/05/2012 @ 09:09:12, in Italia, visitato 925 volte)

OPERA NOMADI DI REGGIO CALABRIA - COMUNICATO STAMPA

L'omicidio del giovane Domenico Rigante è un fatto grave che va affrontato assicurando tutti i colpevoli alla giustizia, nel rispetto della legge italiana. Questo significa che le istituzioni pubbliche che in modo efficiente hanno provveduto all'arresto del presunto omicida devono, allo stesso modo, condannare e contrastare le azioni con le quali la comunità rom di Pescara è stata minacciata e criminalizzata come colpevole del reato.

Contro queste azioni illegali di "etnicizzazione del reato" le istituzioni, fino ad oggi, hanno fatto molto poco : li hanno subite e tollerate . Lo striscione lasciato appeso di fronte al comune di Pescara con scritto "avete cinque giorni per cacciarli dalla città" mette in evidenza l'approccio utilizzato delle istituzioni locali. Per questo atteggiamento tollerante tante famiglie rom di Pescara, persone per bene che non c'entrano nulla con l'omicidio, per paura di subire delle violenze, hanno deciso di allontanarsi dalle loro case.

    Ci chiediamo se così facendo le istituzioni pubbliche abbiano garantito la sicurezza anche ai cittadini rom. L'approccio tollerante utilizzato dalle istituzioni, forse per evitare reazioni peggiori da parte del gruppo ultrà, comunque lascia spazio alla realizzazione di altre violenze, le stesse che hanno portato all'omicidio del giovane Rigante.

Anche l'approccio dei media è stato, a nostro parere, molto discutibile.

I media nazionali, che non subiscono le pressioni dei gruppi locali, hanno riportato gli episodi gravi delle minacce che hanno spinto alcune famiglie rom ad allontanarsi dalla città, come delle semplici "tensioni" successive all'omicidio, senza esprimere alcuna forma di condanna verso queste. Nessuna condanna neanche verso quei politici locali che hanno apertamente appoggiato queste iniziative discriminanti, accompagnate dalle frasi "riprendiamoci il territorio". Descrivere questi fatti di grave discriminazione come se fossero una "normale reazione" all'omicidio, significa indirettamente accettarli e legittimarli.

Episodi di questo genere sono azioni di razzismo, che troppo spesso hanno preparato atti violenti contro delle famiglie inerme e totalmente estranee ai fatti criminali che arbitrariamente gli vengono addebitate.

    A nostro parere la condanna verso queste posizioni deve essere chiara e inequivocabile e per questo non si devono accettare attenuanti e giustificazione di nessuna specie. Proprio perché, dopo un atto di grave violenza come è stato l'omicidio di questo giovane, vanno scongiurate in modo netto altre violenze.

Da lodare, invece, è il comportamento civile del padre del giovane ucciso. Quest'uomo , nonostante il suo grande dolore per la perdita di un figlio, ha invitato gli ultrà alla calma chiedendo giustizia e non vendetta. Siamo vicini a questo padre che, dimostrando grande dignità ed equilibrio, ha capito che la giustizia per suo figlio non si otterrà con gli atti di razzismo verso la comunità rom. Atti assurdi e arbitrari come l'omicidio di suo figlio, atti il cui argomento etnico è una pura invenzione.

    I fenomeni criminali, che esistono in tutte le città, non hanno mai avuto una connotazione etnica come alcuni lasciano intendere applicando l'approccio del capro espiatorio. Approccio che serve altri interessi e non certo quelli del bene comune. La criminalità, in ogni città, è una problematica di tipo sociale che va affrontata con seri provvedimenti sociali e non attraverso la costruzione di "scontri tra gruppi etnici", che in realtà non esistono. Questo è un modo subdolo di affrontare le questioni sociali che non ha mai portato ad alcuna soluzione, ma ha aumentato i problemi.

Invitiamo pertanto il comune di Pescara a condannare apertamente gli atti di discriminazione posti in essere contro i cittadini rom, a collaborare con le associazioni locali che da tempo denunciano l'esistenza di problemi sociali (non etnici) sul territorio e a realizzare con queste gli interventi necessari.

Reggio Calabria, 7 maggio 2012
Il presidente
Sig. Antonino Giacomo Marino