\\ Mahalla : Articolo : Stampa
Repubblica Ceca
Di Fabrizio (del 05/12/2011 @ 09:14:28, in media, visitato 977 volte)

Da Czech_Roma

František Kostlán, translated by Gwendolyn Albert - Prague, 2.12.2011 18:08
Intervista con Milan Uhde, presidente del consiglio d'amministrazione della Televisione Ceca

Ha preso una piega inaspettata il caso della denuncia presentata da Anna Šabatová e Petr Uhl al Consiglio delle Trasmissioni Radio e Televisive Ceche (Rada pro rozhlasové a televizní vysílání - RRTV) riguardo l'uso del termine "inadattabili" in televisione. Michal Heldenburg, capo del dipartimento legale della Televisione Ceca, ha fornito una risposta con diverse generalizzazioni ed interpreta la società democratica come una sorta di regola della maggioranza che non tiene conto della minoranza. La lettera cita anche argomenti irrilevanti usando un peculiare vocabolario "legale" come in questo caso: "Nella Televisione Ceca lavorano degli zingari. Uno di loro è anche presentatore del telegiornale. Non è questo un esempio concreto di rottura degli stereotipi?" (vedi nostri rapporti precedenti).

Anna Šabatová ha detto a Romea.cz che la risposta di Heldenburg è "arrogante ed offensiva e manca l'essenza del problema che stiamo sollevando. E' indegna, la Televisione Ceca è uno strumento mediatico che influenza ogni giorno milioni di persone."

Petr Uhl considera la risposta di Heldenburg incompatibile con l'approccio europeo verso i differenti gruppi di persone. "Sto parlando del trattamento di qualsiasi gruppo, non soltanto dei Rom. Attribuisco questo comportamento inumano ed antisociale all'eredità dei 40 anni della nostra storia prima del novembre 1989. Qui l'ambiente è simile a quello del secondo dopoguerra, e l'intolleranza di interi gruppi di popolazione a quel tempo portò ad ingiustizie evidenti," ha detto a Romea.cz.

Abbiamo intervistato Milan Uhde, presidente del consiglio d'amministrazione della Televisione Ceca, riguardo alla lettera di Heldenburg. Uhde non sa ancora se la commissione esaminerà la lettera durante la prossima riunione, perché era malato e non ha potuto partecipare alla stesura dell'agenda. Tuttavia, ci ha comunicato le sue opinioni personali sulla questione.

Cosa ne pensa di questa lettera di Michal Heldenburg in risposta alla denuncia sull'uso del termine "inadattabili"?

Quella lettera è mostruosa. Un avvocato della televisione pubblica non deve farsi coinvolgere in simili tecniche comunicative.

Protesterà in qualche modo?

Lunedì porterò la lettera del dottor Heldenburg all'attenzione del direttore generale, Petr Dvořák. Non gli chiederò quanto non è di mia competenza, ma gli darò la mia opinione, cioè che ciò è fuori dalle regole. Gli chiederò di leggerla lui stesso e vedere l'impressione che farà su di lui.

Nella lettera, Heldenburg difende l'uso del termine dicendo che  "Gli zingari lavorano nella Televisione Ceca"...

Non si tratta solo del suo vocabolario. La lettera mostra che non ha imparato nemmeno le basi della logica elementare. Anche se nella Televisione Ceca lavorassero un migliaio di Rom, questo non avrebbe niente a che fare col motivo del dibattere. E' la stessa cosa di scrivere che non si è razzisti perché si ha un amico rom. E' il tipo di argomenti usati spesso dagli antisemiti: "Guarda, non sono antisemita, qualche volta ho pranzato con un ragazzo ebreo." Tutto ciò non ha niente a che fare col fatto che i Rom lavorino o meno nella Televisione Ceca. Anna Šabatová e Petr Uhl si sono lamentati per l'uso dell'aggettivo "inadattabili", non per la mancanza di personale rom nella Televisione Ceca.

Il che ci porta al commento di Heldenburg su quella espressione...

L'espressione "inadattabili" implica inequivocabilmente che la persona così etichettata vuole esserlo, "inadattabile". Il termine, semplicemente, non descrive la situazione di quanti sono così etichettati dai media. Le persone socialmente escluse non hanno scelto la loro situazione, sono state obbligate dalle circostanze. Sono finite nell'esclusione sociale per motivi concreti. Una persona "inadattabile" sarebbe un criminale che intenzionalmente non segue le regole, non una persona socialmente esclusa.