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Ecco l'effetto "nimby": con gli zingari sì ma con i mafiosi no
Di Fabrizio (del 22/11/2011 @ 09:31:03, in casa, visitato 1525 volte)



A Palermo il problema è il traffico. A Lamezia sono gli zingari. Per quanti sforzi possano fare la Procura di Salvatore Vitello e il Comune di Gianni Speranza, i rom non li digerisce proprio nessuno. Si sentono ancora oggi tuonare le parole dei consiglieri comunali: «Mai più un'altra Scordovillo City, bisogna smantellare l'accampamento e spalmare le famiglie rom in ogni angolo della città».

Il principio di sicurezza, nato chissà per quale motivazione, è quello di non creare nuove aggregazioni forti di zingari, perché tutti insieme diventano un pericolo, divisi fanno meno danni. Rubano meno, sporcano meno, incasinano meno.

Sulla base di questo principio di "polverizzazione" degli zingari si sta muovendo il Comune che finora ha spostato 80 persone dal campo dove ce n'erano fino all'estate scorsa circa 500. Col sistema che appena viene sfollato un nucleo familiare, le ruspe demoliscono la sua vecchia baracca in modo che non possa nuovamente riempirsi, come avveniva un tempo.

Ma appena arriva un nucleo familiare, uno solo (nella solitudine di un numero primo), in un quartiere e in un palazzo, succede l'indescrivibile. Soprattutto quando si tratta di una casa confiscata nella zona d'influenza di un boss che se ne sta in galera da anni.

Tutti i vicini si organizzano, mettono in scena proteste, fanno sit-in, attaccano striscioni. No agli zingari perché, spiegano, «le nostre case perdono di valore». È accaduto a San Pietro Lametino, a Ginepri ed ora in Via della Vittoria. Dovunque la musica (stonata) è la stessa.

È la sindrome "nimby", l'abbreviazione di "not in my back yard", cioè "non dietro casa mia". Nessuno vuole i rom. Ma la stessa sindrome in città non esiste quando si tratta di mafiosi. Forse perché gli zingari arrivano sotto casa con l'Ape carico di vecchi mobili da macero, e i mafiosi si presentano col Tir, un bel Porsche ed i mobili superlucidi. Forse perché gli zingari parlano nel loro modo rozzo e si lavano poco perché non hanno acqua calda, ed i mafiosi hanno l'idromassaggio e si vestono con le griffe.

Non conta se gli affiliati ai clan i soldi li fanno strozzando imprenditori, vendendo droga ai ragazzini, e sparando per uno sgarro. Loro sono persone rassicuranti, creano un'alea di falso rispetto intorno a loro. Agli inquilini non importa se il figlio di un altro vicino ha avuto una crisi d'astinenza d'eroina, o il negoziante di scarpe sotto casa ha ricevuto l'ennesimo avvertimento per pagare il pizzo. L'effetto "nimby" contro i mafiosi non scatta.

Vinicio Leonetti