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Lettera di Antun Blazevic al Sindaco Alemanno: Lavoro, Formazione ed Educazione per i Rom a Roma
Di Fabrizio (del 24/08/2011 @ 09:27:03, in Italia, visitato 1274 volte)

Come potete vedere la lettera è di qualche mese fa. Eppure, potrebbe essere stata scritta ieri o l'anno scorso, come se il tempo nei campi scorresse immutabile, scandito dal ripetersi di ricorrenti tragedie, quasi fossero riti sacrificali all'esclusione sociale. Perché riproporla adesso? A parte la mia disattenzione nel non averla pubblicata prima (ma poco importa, come dicevo sopra):

  • perché non si otterrà molto se certi temi vengono affrontati solo sull'onda della commozione indotta dalla "pietas" giornalistica o delle promesse ripetute nell'ennesimo convegno;
  • e poi perché come scrivevo a inizio mese, soluzioni semplici e praticabili ci sono, ma vengono costantemente e scientemente ignorate.

Con ciò, non mi convincono tutte le proposte di Antun Blazevic, ma gli riconosco il merito di saper mantenere i piedi per terra.

Da Nazione Rom - VENERDÌ 19 AGOSTO 2011

Roma 08/03/2011

Egregio Sindaco Alemanno,

Gli ultimi avvenimenti che sono accaduti a Roma mi hanno spinto a scriverLe questa lettera, nella quale Le vorrei, nel mio piccolo, dare qualche suggerimento: credo che me lo posso permettere, visto che sono quasi 25 anni che lavoro come mediatore culturale a Roma.

Entrambi sappiamo che i Rom soffrono una discriminazione sistematica e combattono contro un livello intollerabile di esclusione e violazioni dei diritti umani, che non sono stati protetti da nessuna parte politica. Questa situazione è caratterizzata da segregazione, espressioni di odio, profiling etnico, sfratti continui ed espulsioni, ma sappiamo anche bene che non è una cosa successa dall’oggi al domani, bensì è stata ereditata da tutte le giunte precedenti.

Purtroppo a Lei è rimasto il compito, come primo cittadino, di affrontare la situazione. Io non intendo criticare il Suo operato, ma credo che Lei non è in possesso di tutti i dati "veri" sulla questione dei Rom a Roma (non per colpa Sua, ma per le informazioni errate che sono state fornite ai suoi collaboratori da persone che si ritengono informate sulla questione).

Non ho mai creduto che la responsabilità di questa situazione sia unilaterale e coloro che sostengono questa posizione sbagliano. Io mi riferisco esclusivamente alla situazione dei Rom provenienti dall’ex-Jugoslavia, in quanto non appartenenti all’Unione Europea.

Lei è sicuramente a conoscenza di quanti sono i Rom che dai tempi del conflitto bellico sono scappati dall’ex-Jugoslavia e sono venuti a vivere a Roma, e ai quali non è stata data la possibilità di mettersi in regola, per una delle più gravi conseguenze di quella guerra, cioè la ridefinizione dei confini geografici. Durante il conflitto molti archivi istituzionali (nelle città di Tuzla, Sarajevo, Srebrenica, ecc…) sono stati bombardati e non è rimasta nessuna traccia dei dati personali; nel frattempo le persone si sono rifugiate in Italia, scappando attraverso boschi e senza essere in possesso di nessun documento. Adesso i nostri Consolati e le nostre Ambasciate non sono più in grado di fornire loro dei documenti, perché non sanno come attribuire loro una nazionalità, visto che i paesi un tempo situati in Croazia ora sono passati alla Serbia e viceversa.
Ritengo che il "Piano Nomadi" nel caso dei Rom provenienti dall’ex-Jugoslavia deve partire da questa impossibilità di attribuire loro una nazionalità di provenienza. Al fine di favorire l’inserimento di questi Rom nella società italiana, penso sia necessario dare loro un permesso di soggiorno e quindi offrire loro la possibilità di lavorare.

Sull'occupazione, la strategia del Comune dovrebbe assicurare un accesso effettivo al mercato del lavoro, per esempio attraverso lo strumento del micro-credito per l'impresa e il libero impiego, insieme a misure per combattere il lavoro sommerso e favorire l'assunzione dei Rom nell'amministrazione pubblica. Poiché i Rom hanno bisogno di un alloggio e non di assistenzialismo, anche permettere loro di usufruire delle vecchie caserme (non più di 30 famiglie per posto), dando l’incarico agli stessi Rom di ricostruirle con l’aiuto del Comune.

Ogni famiglia Rom dovrebbe essere messa nelle condizioni di portare autonomamente i figli a scuola. Tutti i cittadini Rom dovrebbero anche essere soggetti alla registrazione pubblica di nascite, matrimoni e decessi. Gli adulti dovrebbero poter lavorare in piccole cooperative, appaltati dall’AMA, per la pulizia delle aree pubbliche, per la raccolta differenziata e il riciclaggio dei metalli e per la vendita nei mercatini degli oggetti riciclati. Le donne dovrebbero poter accedere ai Consultori ed essere formate con corsi professionali.
Quanto all’educazione, la strategia comunale dovrebbe avere come priorità, l'abolizione della segregazione nelle classi, impiegando mediatori e insegnanti Rom nelle scuole, proteggendo la loro cultura attraverso l'uso della loro lingua e garantendo accesso all'educazione infantile e ai programmi d'insegnamento per adulti.
Riguardo alla situazione dei giovani, propongo inoltre di creare un centro culturale, dove è possibile offrire dei corsi e delle attività culturali. Tutto questo dovrebbe essere seguito da una task force composta da persone istituzionali e mediatori culturali.

Credo che usufruendo dei fondi dell’UE questo lavoro non peserà sul budget del Comune. Inoltre tutti i presidenti dei municipi che si rifiutano di collaborare con le locazioni si dovrebbero penalizzare, togliendo loro i benefici se non permettono la creazione di micro-aree. La sistemazione in queste micro-aree fra l’altro dovrebbe essere solo temporanea, affinché i Rom stessi non trovino una sistemazione adeguata in case.

Buon lavoro

Cordiali saluti
Presidente Associazione culturale Theatrerom
Mediatore culturale Rom
Antun Blazevic