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"Basta con prostitute e rom. La città è sotto attacco criminale"
Di Fabrizio (del 08/07/2011 @ 09:45:33, in Regole, visitato 1267 volte)

Affaritaliani.it Mercoledì 06.07.2011 10:16 - di Fabio Carosi

"A Roma è allarme rosso per la criminalità ma invece di affrontare il problema chiamando imprese e commercio intorno ad un tavolo, questa politica spreca risorse facendo la guerra a rom e puttane. E così fanno il gioco del crimine organizzato che spinge perché il problema sicurezza sia circoscritto a giovani e alcool".

Vincenzo Ciconte, docente di Storia delle criminalità organizzata a Roma Tre, ex consulente della Commissione Antimafia e primo tra gli scrittori ad occuparsi del fenomeno della Ndrangheta, sceglie Affaritaliani.it per analizzare la serie di avvertimenti, omicidi e sequestri di proprietà riconducibili al crimine organizzato, che hanno segnato le ultime settimane romane. Tanto da far gridare ieri al sindaco Alemanno che Roma è un Far West e a porre il problema sicurezza al ministro Roberto Maroni.
L'analisi di Ciconte è lucida e spietata. "Intanto omicidi e ferimenti non sono legati ad un unico filo – dice – perché il ritorno alla città delle pistole è un modo delle bande per accreditarsi sul territorio. Per mostrare la loro potenza usano metodi plateali e non rinunciano a sparare e uccidere in pieno giorno. Diversa invece è l'infiltrazione del crimine spa nel tessuto commerciale. Ndranghetisti e camorristi hanno bisogno di lavorare nel silenzio per riciclare e non vogliono che si scriva sui giornali, che si racconti cosa accade. L'elemento comune denominatore è che siamo in una città aperta alle scorribande".

Professore, eppure il problema sicurezza è stato al centro delle politiche degli ultimi anni. A leggere la sua analisi sembra di essere di fronte ad un fallimento. O No?
"Roma non è una città sicura e questo è palese. Solo che l'omicidio della signora Reggiani è stata indicata come colpa del centrosinistra, mente quello che è accaduto ieri in Prati non sembra avere colpevoli. Ma il vero nodo è politico".

Ma la sua analisi tecnica non è troppo ispirata alla politica?
"Esatto la mia è un'analisi politica dei fenomeni ma non partitica. Il sindaco ha vinto una campagna elettorale sulla sicurezza e dopo un po' ha fatto correre le forze dell'ordine per reprimere lavavetri, prostitute, rom e ragazzi che si drogano e bevono per manifestare il disagio sociale. Il risultato è che se si combattono così non si garantisce la sicurezza della città e i fatti lo dicono, smentendo questa politica. Perdonatemi, ma non penso si possa affrontare il tema della movida e di ciò che genera con gli arresti. Contro il disagio sociale ci vuole un'offerta diversa, un modo di vivere la città che non sia solo aggregazione di massa intorno ad un bicchiere".

Sta forse dicendo che le ordinanze sulla sicurezza hanno distolto le forze dell'ordine dalla vera emergenza?
"Dico solo che queste politiche concentrano Carabinieri, Polizia e guardia di Finanza intorno alle risse".

E il resto, le bande, il crimine che acquista bar storici per riciclare cosa fanno?
"Sono gli stessi mafiosi che spingono sull'allarme sicurezza sociale, perché questo li mette al riparo dal clamore. E non si può minimizzare come è stato fatto in questi anni da parte di tutta la classe dirigente politica, l'errore è stato di non comprendere che si sono chiusi gli occhi".

Dunque, errore politico?
"Sì perché per correr dietro a finte emergenze sociali si è perso di vista ciò che succedeva nel tessuto economico: l'economia romana è sotto aggressione da parte della criminalità, basti pensare alla droga, all'usura, all'attacco alle proprietà per riciclare i fiumi di denaro illegale e al gioco d'azzardo. Il sequestro di ville, barche e bar storici è solo l'inizio di un lungo percorso e se si continuerà a scavare si troveranno molte altre proprietà".

Che può fare la politica di fronte a questo fenomeno?
"Intanto piantarla con la pia illusione che basta spostare due prostitute e vietare l'alcool alla sera per costruire una città sicura. Occorre chiamare i commercianti e le imprese intorno ad un tavolo, lavorare sull'usura e controllare municipio per municipio come avvengono i passaggi di proprietà di immobili e locali e capire se questi fenomeni sono normali compravendite oppure azioni di riciclaggio".

Così descritta Roma sembra una succursale della Calabria ndranghetista. Non è esagerato?
"No, perché Roma non è ancora come Milano e la Lombardia dove esiste un rapporto politica criminalità. Da noi episodi che coinvolgono consiglieri regionali e sindaci sono ancora periferici come a Fondi e in Ciociaria. Ma se nel giro di 2 anni avvengono significativi passaggi di proprietà nel cuore più ricco della città e in un momento di crisi, vuol dire che qualcosa sta succedendo. Ecco, Roma e il suo tessuto economico sono sotto attacco".