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Speranza e incertezza nel campo rom di Triboniano a Milano
Di Fabrizio (del 12/04/2011 @ 09:51:51, in casa, visitato 1155 volte)

Pubblicato il 11/04/2011 da Virginia - di Matteo de Bellis, campaigner sull'Italia di Amnesty International, in visita in un campo rom di Milano.

Siamo in visita in uno dei campi rom che le autorità italiane vogliono smantellare in vista dell'Expo 2015, che si terrà a Milano.

In una giornata particolarmente calda, decisamente fuori stagione, nel campo di Triboniano possiamo vedere ciò che resta delle baracche recentemente smantellate, dopo che alcune famiglie avevano accettato di ritornare in Romania. Le autorità hanno immediatamente demolito le loro case per evitare nuovi arrivi nei campi.

Molti degli abitanti del campo discutono del loro futuro, quando il campo non ci sarà più. Le famiglie, principalmente provenienti dalla Romania ma anche bosniache, costituiscono la metà delle persone che vivevano qui lo scorso mese. Alcuni hanno accettato gli incentivi finanziari offerti dal governo per tornare in Romania.

Altre, 20 su un totale di 110, si trasferiranno negli appartamenti assegnati dalle autorità. Sebbene siano stati firmati dei contratti, gli alloggi offerti più tardi sono stati chiusi dal governo locale con lo slogan "Nessuna casa ai rom". Così le famiglie si sono rivolte a un tribunale. Stanno aspettando finalmente di trasferirsi, il prima possibile.

Solo poche famiglie hanno potuto trovare una soluzione abitativa nel mercato privato. Altre, soprattutto quelle con disabilità, ancora sperano nell'assegnazione di una casa popolare.

Camminiamo nel campo insieme a un operatore di un'Organizzazione non governativa locale, che conosce i nome di tutti gli abitanti. Una donna rom ci mostra la sua casa, una roulotte con un piccolo prolungamento davanti. Vive qui da qualche anno, insieme al marito e ai figli; ha un'espressione forte, ma ora è raggiante.

"Ci hanno assegnato un appartamento e ci trasferiremo nell'arco di tre settimane, siamo davvero molto contenti" – ci ha detto. "L'unico problema è che dobbiamo farlo prima della fine dell'anno scolastico e non voglio che i miei bambini all'improvviso interrompano la scuola. Li accompagneremo, ogni giorno fino a giugno, alla vecchia scuola anche se è abbastanza lontana. Mi dispiace lasciare Triboniano per i legami con i maestri e le madri dei compagni di classe dei miei bambini".

Ci viene da pensare ai bambini che sono tornati in Romania e a coloro che non hanno avuto la possibilità di completare l'anno scolastico in Italia.

Entriamo nell'area abitata dai bosniaci. Sono molto cordiali e una famiglia ci invita a sedere con loro.
L'odore di caffè e la musica da un'autoradio porta le nostre memorie a Sarajevo, anche se non ci siamo mossi dalla periferia di Milano.

Questa famiglia, che vive in Italia da quasi 30 anni, dovrà andare via prima o poi e non sa cosa farà quando il campo verrà chiuso, dato che nessuna delle alternative proposte sembra essere adatta per loro.

Mentre andiamo via ci domandiamo se forse ogni giorno non dovrebbe essere la Giornata internazionale dei rom e sinti.