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Campo rom di via Idro, don Colmegna: "Così non si può lavorare"
Di Fabrizio (del 13/03/2011 @ 09:55:46, in Italia, visitato 2306 volte)
Da Redattore Sociale

Per il presidente della Casa della Carità il presidio sociale non è più nelle condizioni di aiutare le famiglie che ci abitano. Il progetto del comune prevede di trasformarlo in un campo di transito. "È tutto sospeso"

MILANO - "Non c'è chiarezza sul futuro del campo rom di via Idro. Così non si può lavorare": per don Virginio Colmegna il presidio sociale gestito dalla Casa della carità, di cui è presidente, non è più nelle condizioni di aiutare i 115 rom harvati italiani che ci abitano. Il progetto del Comune prevede di trasformarlo in un campo di transito. "È tutto sospeso, non c'è idea di come sistemare chi ora ci vive".

Dopo lo sgombero di tre famiglie abusive settimana scorsa, 12 associazioni della zona (tra cui Anpi, i comitati dei genitori delle scuole di via S. Mamete e via Russo, il Comitato Vivere in zona 2 e il Pd locale) hanno firmato un appello in cui chiedono alla giunta Moratti come abbia intenzione di spendere i fondi messi a disposizione dal ministero dell'Interno. Per l'emergenza rom in tutta Milano infatti sono stati stanziati 13 milioni di euro, di cui 5 sarebbero destinati alla struttura via Idro per riconvertirla in un campo di transito. Progetto che alle associazioni non piace. "Come hanno gestito i campi in questi anni? Hanno controllato gli ingressi e garantito sicurezza a tutti?". Il timore è che si trasformi in qualcosa di ingovernabile. "Non ci fidiamo della Moratti, della Lega nord e delle loro promesse. Spendono i nostri soldi solo per demolire. Anzi a loro interessa far passare in televisione e sui giornali il messaggio che combattono l'illegalità e sono dalla parte dei cittadini: alimentano solo la paura senza preoccuparsi di trovare soluzioni!".

Nel campo di via Idro non esistono contatori individuali della corrente elettrica. E così viene sospesa ogni volta che la morosità "collettiva" del campo raggiunge livelli insostenibili. Le associazione chiedono "la posa di contatori personalizzati che li ponga nelle condizioni di pagare le bollette o andare incontro alla sospensione della fornitura in caso di morosità in modo individuale e non collettivo. Come in tutti i condomini, le utenze vengono sospese solo alla famiglia morosa". (dp)