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Fiero di essere un rom italiano
Di Fabrizio (del 02/11/2010 @ 09:06:38, in Italia, visitato 1542 volte)

IL MATTINO di Padova

Giuseppe Cancelli, 57 anni, ha vissuto dall'infanzia all'età adulta in carovana

Popolo misterioso quello degli zingari. Misterioso e irriducibile al vivere stanziale. E per questo motivo percepito come pericoloso. "Troppo facile fare di tutta l'erba un fascio", risponde Giuseppe Cancelli che ha trascorso dall'infanzia alla vita adulta in carovana, per le strade del mondo. Cinquantasette anni, ben piantato, lo sguardo indagatore ed il sorriso ironico sotto i baffi spruzzati di bianco, Cancelli si racconta seduto su un divano del soggiorno arredato in giallo. Mentre sua moglie Iside, sinta di Ferrara riservata e gentile, serve il caffè agli ospiti in tazze di porcellana a fiori.

Cancelli: un cognome italiano...

E' quello di mia madre, una sinta italiana con sangue tedesco nelle vene. Sono nato a Pisa, ho studiato in scuole italiane, ho fatto il servizio militare a Pordenone, nella divisione corazzata Ariete, caserma Fiore. Lavoro in Italia, ho documenti italiani, voto in questo paese, i miei figli sono italiani.

Al tempo stesso lei è fiero di far parte del Romané Chavé, del popolo rom.

Non c'è contraddizione, se si risale indietro nei secoli. Con una precisazione: da quando l'Europa ha aperto le frontiere dell'Est, molti pensano che rom sia l'abbreviazione di rumeno. Invece nella nostra lingua di origine indiana, il Romanès, rom significa uomo.

Siete diversi all'origine?

No, casomai per paesi di destinazione. Immagini due rette parallele originate entrambe, a partire dall'VIII secolo d.C. per successive migrazioni dovute a carestie e conflitti, dalla medesima regione del Pakistan chiamata Sindh giunte poi in Grecia dalla Mesopotamia con le legioni romane d'Oriente. Da allora il nostro cammino non si è più fermato: stiamo in un paese trenta, quaranta, anche cent'anni, se ci lasciano vivere tranquilli; per andarcene quando veniamo perseguitati. Noi, Rom e Sinti, parliamo un'unica lingua con inflessioni dialettali legate ai paesi di permanenza; di cui abbiamo adottato i costumi senza offuscare la nostra identità.

In Italia il popolo nomade ha sempre conosciuto persecuzioni?

No. Conserviamo dei salvacondotti papali del 1200, che ci permettevano di muoverci senza essere carcerati. Le vessazioni partono dal '400 con bandi del ducato di Milano, della Repubblica di Venezia, in cui viene quantificato il valore dello zingaro catturato vivo e di quello ucciso. I galeoni, che solcavano l'oceano verso l'America, erano pieni di zingari ai remi, imprigionati e deportati. Oggi si trovano rom ai quattro angoli del pianeta.

Facendo un salto di secoli: avete conosciuto le persecuzioni naziste?

I nonni paterni e mio padre durante il fascismo sono stati internati a Berra, nel ferrarese, altri del gruppo in quella di Campobasso. Non ci è stato riservato l'atroce destino dei lager nazisti, ma molti rom sono deceduti lì dentro per fame, freddo, malattie: eravamo gli ultimi ad essere considerati. Dicono che nell'Olocausto sono morti 500.000 zingari, almeno il doppio secondo la nostra stima.

Come campavate, quando giravate con i carri?

Il mio gruppo di appartenenza è quello dei Rom Kalderash, emigrato in Moldavia e Valacchia e lì rimasto schiavo cinque secoli; per giungere poi in Montenegro, paese dei miei bisnonni e nonni. Come dice il nome stesso, i Kalderash sono sempre stati bravi calderai e ramai. Anche mio padre lo era e da lui ho imparato a girare per i paesi in cerca di caldaie in rame ed acciaio da stagnare; di ristoratori, pasticceri, grandi alberghi. D'inverno ci fermavamo e vivevamo dei guadagni dell'estate, come le formiche.

Da quanto risiedete a Padova?

La mia famiglia da 37 anni, io sono stanziale da 18. Ho figli e nipoti nati, chi a Monselice, chi ad Abano, chi a Camposampiero. Nei primi anni '90 abbiamo comprato la terra ed incominciato a farci la casa. Ma i tempi cambiano e per dare un futuro ai figli ho iniziato a fare l'ambulante: abbiamo dei chioschetti, con cui giriamo per fiere, sagre e mercati vendendo bibite, panini, salsicce. E' tutto in regola: partita Iva, richieste, licenze, pagamenti Tosap, conservo tutto, ecco qua. Ai Comuni non chiedo aiuti né soldi, solo il permesso di lavorare: voglio integrarmi del tutto nella società, in cui vivo.

I suoi figli hanno studiato?

Con l'aiuto dell'Aizo sezione di Padova, presieduta dall'infaticabile Elisa Bertazzo, i nostri ragazzi arrivano alla terza media. I Sinti spesso frequentano le superiori, sono ben integrati, trovano poi impiego come cassiere, magazzinieri, saldatori, muratori, imbianchini.

Professa una religione?

Sono cattolico battezzato, come i miei figli. Con una parte della famiglia ci stiamo orientando verso gli evangelici-cristiani, di cui mio genero è pastore. Ci raduniamo spesso qui a meditare sulla Bibbia.

Perché la titubanza di certi suoi sguardi, certi silenzi?

Ci portiamo dentro una diffidenza atavica. Crede sia facile per i miei figli non essere salutati dagli ex compagni di scuola? Per me dai loro genitori, con cui ci siamo visti per anni? Siamo contenti di vivere qui, vogliamo essere cittadini come gli altri, ci impegniamo a rispettare le leggi di questo paese, a studiare, a non delinquere. Coscienti che nei nostri confronti vien fatta di tutta l'erba un fascio e che non cambierà mai.

31 ottobre 2010