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I Rom e la (ex) egemonia culturale della sinistra
Di Fabrizio (del 02/10/2010 @ 09:09:59, in Italia, visitato 1282 volte)

Di Alberto Maria Melis

Piccola riflessione, sull'attuale stato della cosiddetta egemonia o per meglio dire ex-egemonia culturale della sinistra, a partire da un commento a un post pubblicato da Emanuele Fiano. Emanuele Fiano, deputato del Pd, riporta nel suo post un articolo sull'ultima uscita di Maroni, che nega ai rom milanesi cacciati dalle loro abitazioni i 25 alloggi già promessi, denunciando il fatto che in questo modo il ministro dell'interno non ha fatto altro che dare il via alla campagna elettorale della Lega.

Fin qui tutto normale, ciò che ti aspetti. Un deputato onesto, un uomo straordinariamente sensibile, probabilmente anche in virtù del suo vissuto personale (Emanuele è figlio di Nedo, unico sopravvissuto della sua famiglia ad Auschwitz), denuncia, come ha fatto altre volte, in modo puntuale e preciso, una palese ingiustizia posta in essere con l'ormai ridondante propensione all'aperta persecuzione etnica, se non propriamente razziale.

Ciò che non ti aspetti, o per meglio dire ciò che non ti dovresti aspettare, irrompe in un commento al suo post scritto da una gentile signora il cui profilo, e la cui appartenenza a gruppi vari, lasciano intendere sia una fedelissima simpatizzante del Partito Democratico, che così si esprime:
"...che (i rom) vivono di espedienti è da secoli e non è la novità del momento, ma allora erano pochi oggi sono diventati troppi, regolazione delle nascite è il primo problema e quindi obbligo di scolarizzazione, in istituti protetti, togliere il contatto con i genitori in caso contrario non si integreranno mai, non facciamo gli ipocriti, i problemi si risolvono anche con chiudendo gli occhi davanti all'evidenza, il degrado dei campi è opera loro e non mia non si degnano nemmeno di portare lo loro immondizia nei cassonetti, inoltre la lega cavalca questo disagio dei cittadini che abitano loro intorno è ovvio che se qualcuno mi propone la soluzione del problema anche drasticamente io lo voterei chiaro".

A prescindere dalla beata ignoranza insita nell'intervento, che do per scontata non ritenendo la signora così audace da rispolverare con cognizione di causa proposte di provvedimenti che risalgono ai tempi di Maria Teresa d'Austria (i quali ebbero peraltro nefaste ricadute a cascata sulle prime politiche eugenetiche del Terzo Reich), ciò che mi ha portato a riflettere è la placida e disarmante naturalezza con la quale una simpatizzante (militante?) del Pd, si esprime in merito a una vicenda dai contorni chiarissimi, per la quale non esistono spazio e modo di confondere o mistificare i torti e le ragioni, utilizzando propensioni, contenuti e categorie di senso che sono proprie non dico di una destra moderata e moderna, ma della peggior destra xenofoba.

E allora ecco che torna a far capolino una domanda sulla quale noi "gente" di sinistra, spettatori increduli a ancora attoniti del naufragio verso altri lidi di quella egemonia culturale, nel senso più squisitamente gramsciano del termine, che sino a pochi anni fa davamo ancora per vitalissima e scontata, continuiamo ad arrovellarci: sarà proprio per caso che la sinistra da ormai molti anni viene elettoralmente e politicamente sconfitta? o la sconfitta, e questa cronica incapacità di rialzarsi in piedi, è figlia della lenta ma inarrestabile corruzione di quei valori, di quella visione del mondo, di quei sentimenti di fraternità, prima ancora che di giustizia economica, politica e sociale, che l'hanno storicamente partorita?

I rom, questo piccolo e composito popolo perennemente perseguitato, attirano oggi gli strali, l'odio e il disprezzo tanto di una moltitudine di persone che si riconoscono nella destra politica, quanto di una moltitudine di persone che si riconoscono nella sinistra politica; ma l'egemonia culturale che agli uni e agli altri fa da cappello, di cui sono figli e padri fertili nello stesso momento, sembra ormai avere la stessa matrice: la peggiore del secolo breve e feroce appena trascorso.