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15 marzo ore 18 in consiglio comunale di Milano con il lutto al braccio
Di Fabrizio (del 15/03/2010 @ 09:40:40, in Italia, visitato 1282 volte)

Il lutto per Enea, un progetto per il futuro dei suoi coetanei

Enea Emil è l’ennesimo bambino rom morto nel rogo provocato dalla stufa che doveva riscaldarlo. Viveva in un rifugio di fortuna dopo essere stato sgomberato con la sua famiglia dal campo di via Triboniano dove, se non altro, avrebbe avuto quel minimo che garantisce la sopravvivenza di un essere umano e una piccola speranza per il proprio futuro.

La perdita della vita e del futuro di un bambino, stroncati in questo modo a Milano, la città dell’ EXPO, benestante e “accogliente”, significa una sconfitta della nostra società e nello stesso tempo non possiamo far finta di non vedere che c’è una responsabilità oggettiva in chi accetta che uomini, donne, bambini vengano lasciati vivere in condizioni di degrado così pesanti.

Milano è diventata in questi anni centro di una vera e propria “caccia al rom”, un carosello di sgomberi che insegue sempre le stesse comunità da un punto all’altro della città, un costo inutile e crudele che si limita a cancellare i tentativi di fissare piccoli pezzi di vita con bambini che vanno a scuola, uomini e donne che ottengono lavori anche regolari, ma più spesso in nero perché non c’è nulla di più facile che sfruttare la disperazione del nostro prossimo.

Eppure il ministero degli Interni ha stanziato 13 milioni di euro per affrontare la questione rom a Milano, una cifra che consentirebbe di avviare un percorso vero di integrazione: i Rom a Milano sono meno di circa 1500 regolari e circa altrettanti tra “tollerati” e abusivi secondo il censimento del prefetto. Dei 1000 coinvolti nella chiusura dei campi la metà è composta da cittadini italiani, alta è la frequenza scolastica non solo nei campi regolari ma anche in quelli abusivi dove operano le associazioni del volontariato. Ma il progetto del Comune prevede solo circa 4 milioni a questo scopo e il resto a interventi di “sicurezza”.

Noi siamo convinti che la sicurezza di una comunità si basi sulla sicurezza sociale dei suoi membri, qualunque sia la loro origine, etnia, cultura, religione, in una convivenza fondata sul rispetto reciproco. Per questa ragione chiediamo all’amministrazione cittadina due cose:

  1. Che cessi la politica di sgomberi inutilmente crudeli perché in due anni non hanno portato a nessun risultato se non a quello di distruggere i piccoli passi di integrazione realizzati. A meno che qualche centinaio di rom inseguiti dalle ruspe e dalle forze dell’ordine da un ponte all’altro, da una discarica all’altra non sia utile per altri scopi.
  2. Che si apra un reale confronto tra Comune, associazioni e comunità rom per discutere dell’utilizzo del finanziamento stanziato per affrontare dal versante giusto la “questione rom”, realizzando passi concreti di avviamento al lavoro, all’abitazione e alla scolarità di una comunità che nella nostra società è vittima di un pregiudizio e di una ghettizzazione che nega ai suoi componenti la dignità di essere umano a cui ha diritto ciascuno di noi.

Associazione Aven Amentza, associazione Upre Roma, CGIL Milano, Federazione Rom e Sinti Insieme, Gruppo Abele Milano, NAGA, Opera Nomadi Milano