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Una data per non dimenticare
Di Fabrizio (del 06/02/2010 @ 09:01:49, in media, visitato 1439 volte)

In questi giorni ho rischiato la solita indigestione di notizie e buone parole sulla Giornata della Memoria. Non sarebbe male (anzi, credo che il suo scopo sia proprio questo) che questa Memoria si spalmasse su tutto l'anno e non su di una settimana. Riporto l'articolo che segue, perché dopo molte parole giuste e altrettanta retorica, mi sembra una descrizione sintetica e asciutta (un buon bigino, insomma) di cosa successe

Marsal@.it di Giorgia Troiani

Quello che è successo 65 anni fa è ben noto alla memoria collettiva, nonostante ciò penso sia bene ricordarlo ai più giovani e a chi poca memoria storica.
La data simbolica scelta è quella del 27 gennaio, perché proprio quel giorno, nel 1945, le truppe sovietiche dell'Armata Rossa arrivarono presso la città polacca di Auschwitz, scoprendo il campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti.
Ad Auschwitz, come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, erano stati commessi crimini di incredibile efferatezza.
Tra il 1939 e il 1945 si consumò in Europa la più grande tragedia della storia, nota col nome di Shoa, cioè lo sterminio del popolo ebreo e, non solo.
Tredici milioni di uomini vennero ridotti in cenere, uccisi, massacrati,
di questi, 6 milioni erano ebrei provenienti dall’Europa centro orientale, dalla Francia, dall’Olanda e dall’Italia, gli altri 7 milioni furono definiti dai nazisti untermenschen, cioè dei sottouomini: rom e sinti, più comunemente detti zingari, disabili, prostitute, alcolisti, omosessuali, malati di mente,
categorie non omologabili alla visione del nazifascismo.
Queste categorie incarnano l’idea di alterità, diversi da tutto ciò che è l’idea di buono. Intollerabile per la cultura nazifascista.
Il nazifascismo si basa su un elemento fondamentale:disuguaglianza tra gli uomini, dimostrata con pretese scientifiche.
Gli ebrei sono coloro che hanno rifiutato il Cristo, che non vogliono accettare la verità, hanno una coscienza attiva.
Mentre per gli zingari si tratta di a-sociali, perché non vivono secondo i criteri della cultura dominante, hanno un’idea altra di come si vive, sono pacifici, hanno valori di maggiore libertà, spregiudicatezza, e apertura nei confronti della vita.
Ancora oggi i rom sono indifesi e pochi sanno che lo status di vittime di nazifascismo non è stato ancora loro riconosciuto.
Quindi i crimini tremendi di violenza, di odio, non furono commessi solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie “diverse”, ma in un certo senso contro tutta l’umanità, perché l’olocausto è stata la sconfitta dell’uomo e della sua intelligenza, giacchè usò il suo sapere per scopi criminali, tramutando quelle conquiste scientifiche e tecnologiche, di cui l’Europa era allora protagonista indiscussa, in strumenti per annichilire e distruggere intere popolazioni.
E’ bene non dimenticare che anche la concezione del fascismo in Italia è stata razzista, basti pensare alle leggi del 1938 in difesa della razza italiana, che causarono l’espulsione di tutti gli ebrei dalle scuole e dagli uffici pubblici.
A guerra finita quando il mondo “si svegliò” si domandò com’era stato possibile quel crimine così violento e soprattutto quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accadesse di nuovo.
Dalla consapevolezza dei crimini di cui il nazismo si era macchiato nacque nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite con lo scopo di riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini in ogni nazione.
Su questa giornata sono stati scritti libri, articoli, e per me scrivere con la mia piccola penna significa far rivivere la mia memoria storica, perché sono convinta che la memoria serva per il passato, ma anche per il presente per costruire il futuro, un futuro migliore.