\\ Mahalla : Articolo : Stampa
Il percorso dei sinti reggiani
Di Fabrizio (del 25/01/2010 @ 09:47:44, in Italia, visitato 2640 volte)

viaEmilianet.it Integrazione culturale, scolarizzazione e anche nuove case per gli 800 residenti di etnia sinta. Posiitivo il bilancio della prima microarea di via Felesino.

Sono 810 i cittadini di etnia Sinta attualmente residenti a Reggio. Circa 300 vivono nei tre campi nomadi comunali: al Foscato, a Roncocesi e in via Gramsci a Pratofontana. La parte restante abita in aree private nelle zone di San Rigo, Codemondo, Pratofontana, Gavassa e Massenzatico. Cittadini reggiani a tutti gli effetti, a differenza dei Rom che sono invece rumeni, i Sinti comunque conservano uno stile di vita che fatica ad integrarsi e tende a formare ghetti, ovvero campi di sosta sovraffollati e in condizioni precarie.

Lo scorso anno una famiglia allargata, composta da una decina di persone, ha iniziato un percorso con il Comune, stabilizzandosi nella prima microarea in via Felesino. "Il primo bilancio è positivo - spiega Matteo Sassi assessore comunale alle politiche sociali - per il rispetto regole, del patto di cittadinanza e il livello di scolarizzazione ". Altre due famiglie hanno invece scelto una strada diversa, un passo ulteriore verso la stabilità. "Grazie anche al nostro lavoro - spiega Alfa Strozzi responsabile del progetto nomadi del Comune - due nuclei famigliari hanno deciso di vivere in casa, avevano i requisiti e sono assegnatari delle case popolari".

Di questo percorso di mediazione culturale e di nuove modalità abitative si parlerà in un incontro, il 26 gennaio allo Spazio Gerra. L'obiettivo del Comune, come richiesto dall'Unione Europea, è quello di superare gradualmente i campi nomadi. Ma le problematiche da affrontare sono ancora molte, a partire dalla scolarizzazione dei bambini. Sono circa 200 quelli che frequentano le scuole dell'obbligo.

Il 26 gennaio alle 13, nella Biblioteca delle Arti in piazza della Vittoria, sarà inaugurata anche una mostra sullo sterminio dei Sinti e dei Rom durante il periodo nazi-fascista. Resterà aperta fino al 7 febbraio, il sabato e la domenica dalle 15 alle 19.

di GIULIA GUALTIERI