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Sinti: pace spontanea con i residenti
Di Fabrizio (del 18/11/2009 @ 09:42:43, in casa, visitato 1299 volte)

Alto Adige - L'Espresso local

IL CASO A OLTRISARCO - Ieri mattina il comitato ha raccolto 400 firme contro il trasferimento dei Gabrielli. Poi tutti attorno a un tavolo (fr.g.)
Area di viale Trento, funziona la mediazione improvvisata con gli assessori


BOLZANO. Invece di gridare si sono parlati: e ieri a Oltrisarco sono diventati protagonisti di un piccolo grande evento. Il comitato contro l'area nomadi di viale Trento (che ieri mattina ha raccolto oltre 400 firme), un gruppo di amministratori comunali e provinciali (tra cui Gallo, Pagani, Trincanato, Primo Schönsberg, Margheri e Dello Sbarba), la famiglia di sinti Gabrielli, la Rete diritti dei senza voce hanno firmato un testo di riconciliazione.

E' accaduto poco prima delle 13 in piazza Bersaglio dopo una mattinata vivace. Felici tutti. I politici, la famiglia Gabrielli (Radames: «E' la prima volta che ci succede di discutere così con i residenti») e il comitato di cittadini («non siamo razzisti, non vogliamo equivoci sulla nostra petizione».

Domani pomeriggio si ritroveranno in Comune per un incontro più formale. Ma la base sta nel documento e nel metodo: tutti attorno al tavolo improvvisato del bar in piazza a tirare fuori le proprie idee su quell'area nomadi «provvisoria» che ha provocato tanta tensione. Alla fine, è il riassunto, dal primo all'ultimo condividono che quello non sia il posto giusto per ospitare i Gabrielli.

Questo il testo del documento: «Noi cittadine e cittadini di Bolzano, insieme alla famiglia Gabrielli, cittadina di Bolzano da sempre, e con esponenti dell'amministrazione comunale, dichiariamo di non volere che si creino contrapposizioni tra persone che vogliono collaborare per soluzioni positive, durevoli e dignitose per tutti. Per questo chiediamo che alla famiglia Gabrielli sia assegnata nel più breve tempo possibile un'area dove vivere con agio, integrata nel contesto sociale della città, con la realizzazione delle microaree da tanto progettate». Nel documento si chiede inoltre «che l'attuale area di viale Trento, inadeguata, sia considerata una soluzione provvisoria e di emergenza; che la Provincia crei tutte le condizioni di legge necessarie alla realizzazione delle microaree e sostenga i Comuni nell'affrontare i problemi sociali».

Il racconto della giornata vede alle 9 i banchi del comitato di cittadini al debutto in piazza Bersaglio: raccolgono in fretta centinaia di firme sotto la petizione. Il testo chiede al presidente provinciale Luis Durnwalder e al sindaco Luigi Spagnolli di annullare il trasferimento dei Gabrielli nell'area cani di viale Trento. Tra i motivi elencati dal comitato, la situazione già difficile di un quartiere a rischio «ghetto», «il modo in cui è stato gestito il problema rischia di creare tensioni», «la svalutazione immobiliare», «il potenziale pericolo per la stessa famiglia Gabrielli in un area situata tra ferrovia, cavalcavia A22, tralicci dell'alta tensione», «nessun coinvolgimento della popolazione prima del trasferimento». Hanno firmato proprietari di cani, residenti d'accordo con la petizione, e anche, racconta Verena De Manincor, «persone ostili con i nomadi punto e basta: ma ci siamo dissociati da chi parlava così».

A pochi metri di distanza, alla casa Migrantes del ponte Roma, i Gabrielli e un gruppo di ecosociali, esponenti del Pd (assente ma solidale l'assessore Barbara Repetto), la rete dei Diritti dei senza voce hanno fatto colazione insieme, poi si sono diretti in piazza Bersaglio. Subito c'è stata un po' di tensione, con Verena De Manincor che insisteva: «Non siamo razzisti, leggete la petizione prima di accusarci. Siamo stati avvicinati da politici di destra che volevano unirsi a noi: non ci siamo fatti strumentalizzare». Poi è iniziata la «mediazione». Forse non ci credevano neppure loro, ma alla fine hanno firmato il documento che intende chiudere le tensioni. Ma Mariateresa Tomada (Lega) accusa: «La giunta non ha voluto trasferire i Gabrielli in altre aree disponibili come il maneggio e la giardineria comunale di via Rio Molino: perché? Forse perché i Sinti non possono vivere a Gries o perché l'assessore Pasquali e la sua famiglia frequentano il maneggio?». Quanto ai Gabrielli, chiede Tomada, «di cosa hanno vissuto negli ultimi 60 anni?».

(16 novembre 2009)