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Slovacchia
Di Fabrizio (del 01/11/2009 @ 09:35:34, in Europa, visitato 1342 volte)

Da Slovak_Roma (Continuo la traduzione della "saga" di Kristína Magdolenová. Puntata precedente QUI)

The Slovak Spectator 12 ottobre 2009 - by Kristína Magdalenová e Jarmila Vaňová

DENISA Gáborová, assistente comunitaria per l'educazione medica, ha 35 anni e quattro bambini. Si è sposata a 17 [...]; ma dopo la nascita dell'ultimo figlio è tornata a scuola, dove ha studiato e si è poi impiegata come assistente medico.

Come ti sei sposata? Quando hai incontrato tuo marito?

Tra i Rom accade così: una famiglia arriva; chiedono se loro figlio può uscire con me. I miei genitori erano d'accordo e io pure. Per un po' siamo usciti assieme e poi ci siamo sposati.

L'avevi mai visto prima o era la prima volta che vi incontravate?

No, non l'avevo mai visto prima in vita mia. Ma con lui sono felice. Mi ascolta e con lui ho tutto ciò che ho bisogno. E' istruito, lavora ed i nostri bambini sono cresciuti bene.

E dov'era l'amore?

Al principio non c'era, mi piaceva soltanto. Più tardi ho iniziato ad amarlo.

Siete usciti assieme per molto tempo?

Sei mesi. Ero incinta di un mese e lui mi faceva ancora frequentare la scuola. Così sono riuscita a terminarla, perché anche lui era istruito. Non mi ha proibito di terminare gli studi. Lo ammiro per questo. Perché, sai, nella nostra comunità se una Romnì lavora, tra gli altri Rom ci sono dei dubbi. E non solo mio marito non mi ha fermato, ma mi ha supportato. E lo fa tuttora.

Ti sei sposata finendo in una famiglia che aveva valori differenti di quelli di casa vostra. Per te, qual è stata la cosa più difficile?

Per me la parte più difficile era familiarizzare con i Rom dell'insediamento. Non intendo la famiglia di mio marito, perché sono allo stesso livello; hanno completato gli studi. Comunque, erano cresciuti tra i Rom, mentre io sin da piccola sono cresciuta tra i non-Rom. Ho frequentato una scuola non-Rom, e mi ci sono voluti dieci anni per prendere confidenza con la vita nell'insediamento.

Questo significa che tu venivi da un mondo differente e che tu, come donna rom, dovevi prendere confidenza con i Rom?

Sì, nessun non-Rom aveva mai vissuto lì. Chiesi a mia madre: dove sono i non-Rom? Dov'è il negozio? Dov'è la scuola? E lei rispose: non importa, ti abituerai. Camminavi per un kilometro e trovavi il negozio e quando hai bambini, andranno a scuola. Qui c'è una scuola rom, così i miei bambini vanno lì. Così vivo la mia vita e sto crescendo i miei figli come i miei genitori mi hanno cresciuta.

I Rom locali ti hanno ricevuto come una Romnì di tipo differente?

Mi ridevano dietro perché quando nacquero i miei figli gli insegnavo a parlare come i non-Rom, e mi chiedevano cosa credevo di fare agendo come una non-Rom. Ma col tempo si sono abituati a me. Il peggio è stato quando al termine della maternità sono tornata a lavoro. Se la son presa con i miei bambini, li hanno rimproverati che non mi prendevo cura di loro. E mio figlio mi ha detto: "Mamma, sai cosa mi hanno detto? Che non ti prendi cura di me, che vai da qualche altra parte." E' durato per circa due anni, finche i bambini non ci hanno fatto il callo.

Nella comunità rom, la gente pensa che una moglie debba restare a casa, cucinare, badare ai figli e al marito. Ed in una famiglia non-Rom, è l'opposto. Se una donna non-Rom non lavora, è inferiore. Tra i Rom, la donna non può lavorare, solo il marito.

Cosa dicevano di tutto ciò i tuoi suoceri?

Mio suocero era contento che lavorassi, ma mia suocera aveva dei dubbi. Pensava dovessi stare a casa. Non ne era molta felice. Ma ora lo è.

Oggi vivete in una casa vostra e avete quattro bambini. Dove lavori?

Lavoro nell'ufficio regionale per la sanità pubblica, come assistente medica comunitaria.

Come hai trovato questo lavoro?

Nel 2005 c'erano le assunzioni a Kecerovce. Sono andata lì e mi hanno selezionato. Per un anno ho lavorato ad Europlus. Poi per quattro anni non lavorai. Alla fine all'ufficio regionale hanno saputo di noi, che lavoravamo lì. Ci siamo andati e ci hanno preso.

Hai preso parte a qualche tipo di  corso, o anche se non avevi la formazione adatta eri in grado di ottenere questo lavoro?

Avevo lavorato ad Europlus. Ho tre attestati da lì ed un corso di formazione di tre mesi in servizi sanitari.

Come ti sei trovata durante il corso? Quando tu - Rom dell'insediamento - eri tra tanta gente non-Rom ed istruita?

Quando ho sentito delle assunzioni, ho pensato:come dovrò vestirmi? Come dovrò parlare? Ed ho detto: mi vestirò semplicemente. Quando mi chiederanno qualcosa, risponderò loro. Questo mi diede forza: il fatto di essere passata e che c'erano cinque di noi da un villaggio. Ed hanno scelto me.

Tu lavori come assistente sanitaria e vai negli insediamenti rom. Quello che affronti è difficile da trattare?

E' abbastanza difficile. Recentemente siamo stati a Jasov a vaccinare i bambini. Un sacco di bambini non erano vaccinati contro la tubercolosi.

Quando arrivi in un insediamento, parli con i Rom nella loro lingua?

Sì, in romanés. Non mi vergogno della mia lingua nativa.

I Rom ti danno fiducia?

Credono in me, ed è un bene che lì ci sia anche una non-Rom.

Perché?

Quando una donna non-Rom viene con me, il livello di rispetto è più alto. Ed una non-Rom direbbe lo stesso: che è meglio quando una donna rom è con lei.

Tu studi nella stessa scuola di tua figlia...

Frequentiamo l'Accademia Privata Pedagogica e Sociale di Košice. Mia figlia vuole fare la maestra d'asilo. Io sono al secondo anno e lei è al primo. Prima studiava design, ma non le piaceva. E' coordinatrice nel progetto Stop. Frequenta anche dei corsi di formazione e sono contenta che le piacciano.

Le altre ragazze rom cosa dicono di lei?

Dicono che non diventerà una brava ragazza, perché diventerà vecchia e non si sposerà mai. Che non la prenderà nessuno, che va dietro agli uomini... In questo insediamento ha sofferto abbastanza, ma io le dico sempre che basta ignorarle. Una volta che inizierai a lavorare, allora vedranno. Così la appoggio.

A te come sta andando la scuola?

Sto cercando di fare quel che posso. Devo far convivere la casa, la scuola e il lavoro.

Come ti va la vita? Ti sei sposata presto e hai avuto figli. Hai dovuto arrangiare nuovi obblighi e vicini. Così, oggi a che punto sei? Sinora hai ottenuto quel che volevi?

Sono successe alcune cose ed altre no. E' vero che mi sono sposata presto e che sono andata a vivere con mia suocera. Erano cinque ragazzi in casa e lei era l'unica donna. Nell'insediamento c'è un problema con l'acqua. E l'acqua è importante. Noi eravamo quel tipo di Rom capaci di andare a prendere l'acqua, così da potere pulire e lavarci. Mia suocera è severa, ma l'ammiro. Io per età ero la seconda donna. Ci ha insegnato parecchio. Soprattutto: che dovevamo prenderci cura dei nostri mariti.

Pensi che una donna non-Rom abbia una vita più facile di una donna rom?

No, è più dura. Perché deve studiare, lavorare e prendersi cura di tutto.

Ogni donna intervistata sinora ha detto che la vita di una donna rom è più difficile di quella di una non-Rom. Perché tu pensi l'opposto?

Ho detto questo perché quando una donna non-Rom non lavora, è deficiente. Con le donne rom, è all'opposto. Particolarmente negli insediamenti.

Qual è la situazione più bella in cui ti sei trovata che ricordi?

La prima volta che andai a Bidovce non avevo idea di come la gente vivesse là. Parlammo col sindaco perché lì non avevano un pozzo. La prima visita, la gente viveva tra mucchi di rifiuti, ma quando ritornammo la terza volta, ci fu un grande cambiamento. Le case erano pulite, non c'erano più rifiuti.

Poi non ritornammo lì, per forse un sei mesi, ed ancora c'era una discarica a cielo aperto. La gente ha bisogno di qualcuno che la controlli e la educhi.

Lo fanno soltanto se provano vergogna di fronte ad altri Rom?

Sì, anche questo. Solo che devono sentirsela dentro. Non per noi, ma per loro. Continuando finché non capiscono.

Si è mai trovata in una situazione dove i tuoi parenti hanno tenuto in molta considerazione quello che facevi? Erano orgogliosi di te?

Sì. Mio suocero ebbe un incidente. Cadde da alcuni gradini e si ruppe i nervi. Andammo assieme al pronto soccorso. C'era una mia conoscente che lavorava anche all'ufficio di sanità pubblica regionale. Mi disse ciao e mio marito e mio suocero erano orgogliosi che quella gente mi conoscesse, mi salutasse e mi stimasse.

Se tu ora potessi, cosa vorresti cambiare nella tua vita? Cosa avresti fatto in modo differente?

Completare la scuola e andare all'università. Il mio sogno. Sto pensando di scrivere un libro sulla mia vita. Vorrei aiutare i Rom se potessi. Se ne avessi l'opportunità. Così non vorrei ci fossero scuole per soli-Rom. Perché questo crea differenze tra i bambini sin da piccoli.

Ma qui ci sono molte donne come te, che sanno cosa vogliono dalla vita?

Sì. Tre su una comunità di 700 membri.

Pensi  che se le donne rom fossero più attive, cambierebbe qualcosa nella comunità rom?

Sì. E questo è qualcosa che vorrei cambiare.

Se qualcuno ti chiedesse di entrare in politica... cosa diresti?

Lo farei.

A livello regionale o più grande?

Nella grande politica. Non vorrei essere un sindaco, [...] Qui c'è moltissima invidia.

Se le donne rom si avvicinassero alla politica, cosa avrebbero da dire ai nostri rappresentanti politici o membri del Parlamento Europeo?

Negli insediamenti bisogna fare qualcosa riguardo la disoccupazione.

Pensi che dipenda da loro o dai Rom? Cosa di dovrebbe fare?

Beh, come si faceva sotto il totalitarismo. Allora le cose erano migliori per i Rom. Un Rom che non lavorava era punito. Ed ora quando un Rom va a cercare lavoro, non lo prendono. Conosco anche dei Rom che vogliono lavorare e che hanno studiato, e quando la gente li vede, non vogliono impiegarli. Questo dovrebbe cambiare.

Come va, ad esempio, con la modernità della comunità? A casa vivete una vita moderna?

Sì.

Come ti vesti a casa?

Mi piacevano un paio di pantaloni, per esempio, e mia mamma mi comprò il materiale per cucirli. I vestiti li faccio da me. O mia mamma va ad Ostrava a comperarli.

E a casa di tua suocera?

Non potevo indossare niente di corto o di elasticizzato.

E' ancora così?

Sì.

Significa che qui una donna non può esporsi?

No, non può. Nemmeno un costume da bagno è considerato appropriato qui.

E invece le ragazze? Almeno d'estate si scoprono?

Mia figlia lo fa. E' giovane. Esce vestita leggera. Le donne anziane buttano sempre un occhio a come sono vestite le giovani, ma loro non ci badano.

Quindi si mantiene il vestirsi come fatto culturale?

Sì.

Quali tradizioni culturali o tradizioni rom si mantengono nella tua famiglia?

Che una ragazza deve essere onorata se non è sposata.

E la lingua rom?

Parliamo sia lo slovacco che il romanés.

Avete qualche tradizione per Natale?

Io resto a casa, ma altri membri della famiglia vengono in visita. Dico a mio marito: andrà come voglio io. Tutti saranno a casa per la cena della vigilia e nessuno uscirà da casa. Questa è la mia tradizione.

Tuo marito ha mai fatto storie?

All'inizio l'ha fatto. Andava dai suoi genitori e mi lasciava sola a casa. Non mi arrabbiavo mai con lui. Poi ha capito che non era giusto.

Così le donne hanno ottenuto dei diritti nella vostra famiglia?

Siamo donne terribilmente orgogliose. E siamo grandi martiri; possiamo sostenere qualsiasi cosa. Tutti hanno sofferto di qualcosa nella vita. Ma noi siamo anche capaci di dimenticare.

Questo significa che le donne nella tua famiglia soffrono perché corrono dietro agli obiettivi della loro vita?

Sì. Sanno cosa vogliono dalla vita.

Le interviste con le donne rom sono parte di un progetto della Roma Press Agency e saranno pubblicate in un prossimo libro.