\\ Mahalla : Articolo : Stampa
Lettera ad uno straniero
Di Fabrizio (del 19/10/2009 @ 09:13:13, in Italia, visitato 1463 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

Ciao Demo, come stai?
Sono Ago il tuo amico, ti scrivo dal campo Rom dove abbiamo vissuto per tanti anni insieme, fino a quella triste alba di qualche mese fa', quando la Polizia fece irruzione nel campo e nella lista c'era anche il tuo nome e quello di tua moglie, classificati come irregolari, così insieme ad altri sei stato anche tu "rastrellato" e consegnato a quel grigio e disumano Centro Accoglienza per le espulsioni, da lì in poi le nostre tracce si sono separate, perché dopo qualche giorno vissuto nella paura e trepidazione sei stato espulso dall'Italia insieme a tua moglie.

Ricordo ancora la tua ultima telefonata mentre vi stavano conducendo all'aeroporto di Roma, era notte mi supplicavi piangendo di fare ancora qualcosa per evitare l'espulsione, ma ormai la decisione era stata presa, anche con l'inganno calpestando quelle poche briciole di umanità sopravvissute in Italia: chi in Italia è ancora capace di commuoversi davanti le lacrime "zingare"? Fu così che qui al campo lasciavi i tuoi figli, i tuoi nipotini, l'ultimo è nato solo qualche giorno fa', ancora non lo hai visto neanche in una foto, poi il piccolo Semsedin e la Melissa che tanto amavi e coccolavi.

Lei sta bene, è cresciuta e diventa sempre più bella e anche furbetta, certo all'inizio ha sentito molto la vostra mancanza, quando la si portava vicino alla vostra baracca allungava le sue manine e puntando il dito sussurrava il tuo nome: "Demo, Demo..."

Non ti nascondo che in quei momenti ho faticato a trattenere le lacrime, erano un misto di commozione ma anche di rabbia e impotenza!
Quanti momenti trascorsi insieme, momenti di gioia e di fatica, di festa e anche altri meno belli, momenti quotidiani che possono sembrare insignificanti ma che aiutano a tessere relazioni e danno il senso della vita.

Il 2008 è stato un anno da paura per gli stranieri, ma l'accanimento più crudele è stato riservato ai Rom, descritti come una minaccia sociale, un peso insopportabile per il paese, la causa di una crisi che coinvolge non solo l'economia ma anche il tessuto sociale del nostro paese che si sta disgregando a passi rapidi, come prigionieri di noi stessi e delle nostre stesse paure e che si illude di uscirne accanendosi senza pietà verso i più deboli: una guerra dichiarata ai Rom in nome della sicurezza: campi Rom dati alle fiamme, demolizioni arbitrarie, Rom che si davano alla fuga con le loro poche cose caricate su dei poveri sgangherati furgoncini, nei loro occhi stampata paura e incredulità, aggressioni, leggi speciali, controlli, schedature etniche...

Caro Demo ci eravamo un po' tutti illusi che forse a Pisa non sarebbe potuto accadere tutto questo, e invece puntualmente è successo, anche con la complicità dell'Amministrazione e il silenzio di tanti, forse di troppi!

Pur vivendo da almeno quindici anni in Italia ti hanno espulso perché secondo la legge eri un clandestino, un irregolare. Il tuo unico reato è stato quello di essere un Rom senza Permesso di Soggiorno, anche se l'avevi qualche anno fa', ma poi ti era scaduto, perché per un Rom trovare un lavoro regolare è una missione quasi impossibile. Lavoravi dignitosamente raccogliendo materiali ferrosi insieme ai tuoi figli con il tuo vecchio furgone colore arancione, sai è ancora al campo, inutilizzato, là dove l'avevi asciato tu, come a volerci dire che forse un giorno finalmente riuscirai a ritornare per riallacciare quei legami spezzati, che sanno essere più forti di qualsiasi legge. Sappi che anch'io ti aspetto e fin da ora ti chiedo perdono per la cattiveria della mia gente e cerca di tornare anche per loro, perché è solo guardando nei tuoi occhi che rivivremo il nostro passato, incroceremo gli occhi dei nostri nonni emigranti, le loro speranze rinchiuse dentro a valige strapiene di ricordi e sogni, costretti anche loro a lasciare le proprie terre in cerca di un lavoro, molti visti pure loro come clandestini indesiderati, spessi offesi e calpestati.

Caro Demo, amico Rom espulso a causa della nostra cecità, aiutaci a purificare il nostro sguardo, solo così impareremo a gustare e riconoscere la bellezza delle diversità e la varietà dei suoi colori.

campo Rom di Coltano (PI)