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Cie - Bocciato il prolungamento dei tempi di detenzione
Di Fabrizio (del 10/04/2009 @ 09:37:21, in Regole, visitato 1260 volte)

Segnalazione di clochard

[mercoledì 8 aprile 2009]
Alla Camera viene soppresso l’art. 5 del decreto legge che prevedeva il prolungamento dei tempi di detenzione a sei mesi

Nuova battuta d’arresto sui Cpt. Già il Senato, nell’ambito della discussione sul disegno di legge 733 (quello che tra le altre contiene la soppressione del divieto di segnalazione da parte dei medici) aveva cassato la previsione di trattenere un anno e sei mesi i migranti irregolari nei centri di detenzione.

Ma il Viminale, indisponibile a cedere sul governo delle migrazione tramite l’incarcerazione (si dice in attesa di espulsione) aveva riproposto attraverso il cosiddetto decreto "anti-stupri", tuttora in vigore, una norma simile, che prolungava a sei mesi il trattenimento. Questo, non solo nel caso di ostruzione all’identificazione (come previsto dalla contestatissima direttiva europea sui rimpatri) ma semplicemente per difficoltà (magari burocratiche e attribuibili alle autorità dei paesi d’origine) nel risalire alla nazionalità dei migranti in attesa di espulsione.

Sulla sorte del decreto legge, che il Parlamento deve ratificare entro 60 giorni dalla sua emanazione) per la parte relativa ai Cie, è però intervenuto un emendamento di Udc e Pd che ha fatto sopprimere l’art 5 sostenuto dal voto segreto di alcuni esponenti della maggioranza.
Uno "smacco" che non va giù alla Lega Nord che sull’immigrazione sta rigiocando la sua legittimità.

Il terreno è tutto aperto, il decreto ancora in vigore, si attendono le successive votazioni del Senato. Intanto però si afferma uno spazio di possibilità nella realtà di una crisi che sta travolgendo profondamente gli assetti monolitici della rappresentanza politica incapace di trovare risposte adeguate allo scenario che abbiamo davanti. Le risposte sono confuse e vanno dalle dichiarazioni belligeranti del Ministro Maroni (ricordiamo la sua annunciata "cattiveria contro i clandestini") a quelle spiazzanti del presidente della Camera Fini (macchè tolleranza, ci vuole integrazione...), a quelle bonapartiste del presidente del Consiglio, attento a colpire la "pancia del popolo" ma tanto astuto da saper ammorbidire le controversie spinose.
Chi volesse guardare a questo scenario con gli occhi classici della politologia rischierebbe di impazzire. Chi prova a farlo con quelli dell’ideologia, di ritrovarsi in una visione fantasiosa.

La nuda e cruda realtà è quella che tiene insieme il razzismo più becero che vorrebbe scaricare la crisi sui migranti, insieme e contemporaneamente alle centinaia di firme raccolte dai parlamentari della maggioranza contro la segnalazione degli irregolari. Una matassa nuova.
A quanti pensano che il voto alla Camera contro l’art 5 del decreto significhi la possibilità di rispondere al razzismo col voto dell’opposizione, diciamo che il suo sguardo è corto e mistificatorio.
In gioco non c’è la capacità di votare, la decisione su questo o quel provvedimento, ma la forza di decidere.

C’è qualcosa di nuovo che ha bisogno di trovare nuove istituzioni, nuovi momenti di decisione. Le reti di solidarietà, quelle dei medici contro la delazione, le reti auto-organizzate dei migranti, possono parlare ad un paese in cui la crisi ha rotto ogni inibizione alla xenofobia.

La risposta al razzismo, nella crisi, non può che essere una risposta moltitudinaria. Non quella degli esperti dell’immigrazione, non quella dei migranti soli contro altri, ma quella di una società che dal basso sappia riprendersi ciò che questo mondo così mal governato le ha tolto. La capacità di decidere sul proprio futuro.

N. Grigion, Progetto Melting Pot Europa

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