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Piccoli ricordi di un tempo atroce
Di Fabrizio (del 09/02/2009 @ 09:12:34, in musica e parole, visitato 1972 volte)

Venerdì 13 febbraio h. 20.30 - Camera del Lavoro di Milano, corso di Porta Vittoria

Camera del Lavoro di Milano, Opera Nomadi, Federazione Rom e Sinti insieme, Casa della cultura di Milano vi invitano
in occasione della GIORNATA DELLA MEMORIA

Shoah e Porrajmos
Piccoli ricordi di un tempo atroce

con
Dijana Pavlovic e Tatiana Olear

Violino Marta Pistocchi fisarmonica Jovice Jovic e Mario Ruggeri

Con partecipazione di:
Allievi Centro Propedeutico Paolo Grassi: Martina Testa, Luca Solesin, Marta Calbi, Rudi Salpietra

Elementi scenici e attrezzeria
Centro Diurno “Desi 3” U.F.S.M.A dell’ ASL 3 di Pistoia:
Franca Dolfi, Marco Mungai, Simone Benini, Stefano Palagi, Stefano Frotti, Cristina Barni, Alessio Cartini, Chiara Betti, Patrizia Cusimano

Lo spettacolo sarà preceduto dalla proiezione del documentario
“A forza di essere vento”
a cura di Opera Nomadi

testimonianze di
Moni Ovadia
Ferruccio Cappelli, Casa della Cultura di Milano
Mirko Bezzecchi, superstite Rom dei campi di concentramento
Corrado Mandreoli, Camera del Lavoro

Tamara Lazerson, quattordicenne ebrea, internata a Teresien, racconta nei suoi diari la sua vita di adolescente tra dramma quotidiano e sogni del futuro possibile. Barbara Richter, sinta, internata quindicenne nello Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau, ha lasciato la testimonianza della sua lotta per la sopravvivenza. Due storie che ci parlano dello sterminio che ha colpito il popolo ebreo e il popolo rom e sinto e che aveva per entrambi la logica dell’annientamento su base razziale. Sono anche, attraverso gli occhi di due adolescenti, lo specchio di due modi diversi di vivere lo stesso orrore.

Gli uomini si abituano a tutto e i ricordi sono destinati a svanire.

Noi siamo qui ogni anno perché non si perda mai la memoria di ciò che è avvenuto. Vogliamo usare l’occasione di quest’anno per riportare alla memoria quella che poteva essere la semplice quotidianità di persone che ogni giorno cercavano di resistere ad una specie di atroce dissolversi della propria vita: i tentativi di sottrarsi e le diverse modalità di intravedere una speranza, il lento lasciarsi travolgere dal dolore e di nuovo la voglia di combattere senza armi, senza bandiere, solo con la propria volontà e la propria fantasia. Proveremo a raccontare i sogni dei bambini che si costruivano amici di legno e cencio cui raccontare le proprie paure e gli espedienti dei grandi che, deprivati di tutto, si nascondevano nella memoria dei propri passati lavori, dei propri amori dei propri passatempi … in qualsiasi cosa potesse mantenerli vivi.