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Favola di Natale a Pesaro
Di Fabrizio (del 14/12/2008 @ 08:52:08, in Italia, visitato 1524 volte)

Ricevo da Roberto Malini

Favola di Natale a Pesaro: Marco, un 44enne italiano, perde il lavoro, quindi la casa. I servizi sociali ignorano il suo caso e si ritrova in mezzo alla strada, povero, al freddo e senza un futuro. Gruppo EveryOne: "Quando tutto sembrava perduto, un "carabiniere buono" l'ha aiutato e le famiglie Rom di Pesaro l'hanno accolto, condividendo con lui un tetto sulla testa, un po' di zuppa e tutto il loro calore umano. La favola di Marco deve essere un monito perché le Istituzioni e la gente ritrovino la via della solidarietà".

Pesaro, 13 dicembre 2008. Natale si avvicina e in Italia vi sono migliaia di senzatetto che sopravvivono in condizioni socio-sanitarie tragiche. Gli ospedali sono pieni di un'umanità dolente, sopraffatta dalla fame, dal freddo, dalle malattie, dall'indigenza. Il 10 novembre scorso ha destato orrore il caso di Andrea Severi, senzatetto di Rimini aggredito mentre riposava su una panchina e dato alle fiamme da quattro giovani italiani di buona famiglia. E' ancora in gravi condizioni, con ustioni estese e terribili. Ma l'odio che circonda i poveri è vivo e palpabile in tutta Italia, tanto che spesso le cittadinanze accusano i volontari della Caritas di essere "un ricettacolo di barboni, alcolizzati e sbandati". Da mesi i dirigenti dell'associazione cristiana lanciano l'allarme: "Il razzismo e l'intolleranza dilagano; hanno vinto gli impresari della paura".

"Natale 2008 sarà ricordato dai 'clochard', dai Rom e dai migranti più svantaggiati che vivono in Italia come un giorno di emarginazione, povertà e gelo," affermano preoccupati Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne. "Le Istituzioni non solo hanno abbandonato a se stessi i disagiati, ma fanno a gara per emanare ordinanze atroci, la cui crudeltà è sempre più raccapricciante". In questo clima di intolleranza e sofferenza, però, si è verificata anche una commovente "Favola di Natale", all'insegna dell'amore e della solidarietà. "E' una vicenda che si svolge tra Fano e Pesaro," raccontano Malini, Pegoraro e Picciau, "due città in cui purtroppo l'intolleranza verso i poveri, gli stranieri e i Rom raggiunge punte fuori controllo di persecuzione, avversione e indifferenza. A Pesaro siamo costretti a lottare ogni giorno, fra mille difficoltà, per salvare la vita a cittadini Rom romeni in condizioni spaventose, abbandonati a se stessi e sgraditi. Fano è nota per le ordinanze contro i senzatetto, che obbediscono alla linea dura del governo italiano, ma violano di fatto tutte le leggi internazionali sui diritti dell'uomo. In questo clima che non ha niente di natalizio né di civile o cristiano," proseguono gli attivisti, "il sentimento di solidarietà, che è alla base della vera civiltà, non è però morto". A Fano è iniziato il calvario di un uomo, Marco Ripanti, 44 anni, che dopo aver lavorato per tanti anni con coscienza, gli ultimi nove alla Berloni - dove i colleghi lo ricordano ancora per la sua attività svolta sempre con puntualità e sacrificio - si è separato dalla famiglia, a causa di un matrimonio sfortunato ed è rimasto disoccupato, dopo i tagli del personale effettuati dal mobilificio pesarese. "Marco, che è nato a Fano e risiedeva da sempre in città, si è trovato così in mezzo alla strada, senza casa e senza mezzi di sostentamento," continua EveryOne. "Ha chiesto aiuto ai servizi sociali, ha presentato una domanda di alloggio popolare, ha cercato disperatamente un nuovo lavoro, anche umilissimo. Nonostante la chiara situazione di urgenza, però, le Istituzioni locali hanno incredibilmente respinto tutte le sue richieste, lasciandolo nella condizione di senzatetto".

"Quando si è abituati a una vita normale, la vita di chi lavora per mantenere la propria famiglia, va in chiesa e al cinema con i propri cari, fa il tifo per una squadra di calcio o di basket, abituarsi all'esistenza del 'clochard' è difficile," dice Marco, sconsolato. "Vivendo nelle strade, mi sono accorto di quante ingiustizie esistano, di quanto dolore ci circondi. La gente guarda i poveri con diffidenza e paura, non sa che quello che è capitato a me può succedere a chiunque, da un giorno all'altro". Marco trascorre giornate durissime. E' difficile, per lui che vuole mantenersi una persona onesta, procurarsi il pane quotidiano e un tetto sulla testa, quando scende la notte, la temperatura diventa gelida e il mondo esterno è pieno di insidie. A Fano le Istituzioni, le autorità di ordine pubblico e una parte della cittadinanza mostrano una vera e propria avversione per i poveri. Un gruppo di cittadini è giunto a sequestrare le panchine su cui i derelitti si coricavano la notte. Episodi di intolleranza, in città, sono piuttosto frequenti e i 'clochard' sono guardati a vista, mentre i servizi sociali, la cui missione dovrebbe essere proprio quella di aiutarli, girano la faccia altrove. Così si è spostato a Pesaro, dove incontra, è vero, disprezzo e rifiuto da parte di molti, ma anche un barlume di accoglienza. "Abbiamo battezzato Pesaro 'la città dal cuore di metallo' in riferimento alla celebre scultura di Arnaldo Pomodoro," proseguono i leader EveryOne, "ma soprattutto all'atteggiamento intollerante e alla mancata assistenza da parte delle Istituzioni verso i poveri, i migranti in difficoltà e i Rom. Questi ultimi suscitano addirittura una fobia irrazionale, da parte del sindaco e di molte autorità locali, che non solo li condannano all'esclusione, ma rifiutano persino di ricevere i nostri rappresentanti quando si verificano emergenze umanitarie. Marco però ha conosciuto, proprio a Pesaro, anche i 'buoni' di questa Favola di Natale. Il primario dell'Ospedale San Salvatore, che ha aperto tutte le porte ai bisognosi, senza eccezioni né distinzioni. Poi, un carabiniere, che svolge il suo dovere con coscienza, ma non ha mai rinunciato ad amare il prossimo, a 'servire e proteggere' i più deboli. E' lui che ci ha fatto conoscere il caso di Marco. Ma i veri protagonisti della nostra fiaba natalizia sono... i Rom di Pesaro. Quando sono venuti a sapere della situazione in cui si trova Marco, povero come loro, emarginato come loro, esposto ai pericoli del freddo e dell'intolleranza come loro, le famiglie Rom romene che vivono fra mille difficoltà in città hanno fatto a gara per accoglierlo. Non posseggono niente, sopravvivono in due edifici abbandonati - una casa colonica fatiscente e una fabbrica dismessa - ma sono ancora capaci di solidarietà e amore per il prossimo".

"Nessuno deve vivere da solo e senza un rifugio," ha detto la signora Mariana Danila, quando ha saputo delle vicissitudini di Marco. "Qui nella fabbrica c'è ancora posto e almeno potrà vivere al sicuro. Un piatto di zuppa e un po' di pane non gli mancheranno e di notte potrà dormire ben coperto e senza timore. Siamo poveri anche noi, perché nessuno dà un lavoro né a me né ai miei figli e il Comune ci ha detto che non ha la possibilità di aiutarci, ma siamo buoni cristiani". Da oggi Marco vive con i Rom di Pesaro, che gli hanno teso la mano proprio quando la disperazione era divenuta insopportabile e gli hanno offerto il calore umile di un desco e di una famiglia. "Un altro dramma è stato scongiurato," concludono gli attivisti, "nella 'città dal cuore di metallo'. Ora dobbiamo continuare a dialogare con Istituzioni che sembrano insensibili come pareti di ghiaccio, perché si torni sulla via della civiltà e del rispetto dei Diritti Umani. La 'favola' di Marco e dei Rom non deve toccare i cuori solo per un attimo, come se fosse un film di Natale, ma deve indurre tutti, a partire da chi ci governa e dalle autorità locali, a cambiare atteggiamento verso gli emarginati e comprendere che la solidarietà non è solo 'assistenzialismo', ma un aspetto basilare della società umana, fondamento della democrazia e della civiltà. La solidarietà produce la vera sicurezza e il vero benessere, mentre l'intolleranza semina odio, dolore e morte".

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