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Come si chiamava?
Di Fabrizio (del 27/09/2008 @ 09:47:44, in Italia, visitato 1748 volte)

Sinora non ho scritto niente sulla morte del rom quattordicenne a Sesto, per un incendio nell'area ex Falk. Più che altro per incapacità di esprimere qualcosa che non fosse già stato scritto, che si traduce - in parole povere - in un sentimento di "pietas" per questa giovane morte, un'analisi sommaria dei traffici di persone che portano giovani rumeni a perdersi nelle nostre aree abbandonate... Oppure, visto dall'altra parte, pensare che in fondo era solo un vagabondo in meno, e che a vivere "borderline" è normale finire così.

Ripeto: niente che non sia già stato scritto. Quante segnalazioni simili, soprattutto nel periodo invernale, potete trovare nell'archivio degli articoli che ho scritto in precedenza? Cambia qualcosa? Anche sul caso di Livorno dell'anno scorso, uno dei tanti dove la causa potrebbe essere dolosa, la magistratura tace. Passata la dovuta commozione, resta solo un senso di sconfitta e di già visto...

Ritorno adesso sull'argomento, adesso che la memoria pian piano cancella questo ENNESIMO morto, con un articolo preso dal blog ilKuda, che ha questa novità rispetto a tutto quello che si è scritto: vede la notizia da vicino, probabilmente non è un attivista o un esperto delle cronache Rom, ma mantiene la capacità di interrogarsi. Di questi tempi non è poco.

Quanto spazio merita un 14enne bruciato?

Poco, direi. Perché se mercoledì mattina in un rogo all'interno delle ex-Falk è morto carbonizzato un ragazzo di 14 anni, già ieri la notizia era fuori dalle home page dei principali quotidiani on-line e credo che oggi non ne parli più nessuno.

Vittima del degrado, vittima della povertà, vittima delle occupazioni abusive. Un po' se l'è anche cercata, come Abdul, se invece di starsene tra le rovine di una ex fabbrica fosse andato in albergo queste cose non sarebbero successe, o meglio ancora, perché non è rimasto in Romania?

Qualcuno ha aggiunto qualcosa all’esistenza di Daniele. Chiedeva l’elemosina ai semafori, probabilmente sfruttato da qualche banda. Molti, ragazzi come lui, si prostituiscono. Nessuna scuola, nessun aiuto, nessuna assistenza. La sua giornata era un provare a cavarsela nella minor sofferenza possibile. Sempre sofferenza era. Nel suo giaciglio tra la sporcizia, in mezzo ad altri come lui, provava a darsi pace, a sentire attorno a sè il senso della normalità. Hanno raccontato che l’incendio è nato dalla fiammella di una candela, unica luce possibile nella notte tra le rovine della Falck, in una palazzina che di uomini donne bambini ne ospitava, si dice, altri trenta.

Forza Italia di Sesto non ha perso tempo e ha fatto uscire un bel comunicato: "non possono fare altro che ribadire quanto più volte chiesto in consiglio comunale e cioè un controllo del territorio massimo attraverso le forze di polizia - magari impiegando anche l'esercito nel pattugliamento (...) Quanto accaduto è il risultato di una situazione di degrado urbano e sociale voluta dal Sindaco e dalla Sinistra a Sesto San Giovanni. E' ormai tempo di cambiare. Occorre il pugno di ferro nei controlli del territorio. Giusto ieri sera grazie al consigliere di quartiere Michele Izzi che ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine in via Molino Tuono sono stati fermati tre cittadini romeni e sgomberate le baracche provvisorie e fatti allontanare i furgoni accampati in violazione dell'ordinanza sindacale esistente in materia."

Forse ai solerti consiglieri forzaitalioti bisogna chiarire un paio di cose:
- l'area ex-Falk non è pubblica ma privata, di proprietà del ben noto Caltagirone, amico di Berlusconi e suocero di Casini, per intenderci;
- l'amico Caltagirone non ha permesso che gli educatori di strada entrassero nelle aree ex-Falk impedendo di fatto ogni intervento del comune sul territorio;
- ogni giorno passo per via Trento per andare al lavoro, spesso i carabinieri stazionano all'ingresso delle zone abbandonate, spesso vedo persone che si fermano, parlano con loro, presentano i documenti ed entrano nell'area. Sono le persone che lì vivono perché in Italia non siamo in grado di dar loro accoglienza migliore, salvo essere i primi ad andare a comprare i loro bancali o cercare di sfruttarli nei cantieri facendoli lavorare in nero e senza sicurezza;
- se anche mandassero l'esercito in giro per l'ex Falk (cosa che dubito piacerà a Caltagirone) l'unico risultato sarebbe che le persone che lì vivono si sposterebbero da un'altra parte. Proprio come è successo dopo gli sgomberi di Milano.

Ma queste cose sul comunicato di Forza Italia stonavano. E poi tanto oggi già nessuno parla del ragazzino bruciato. Probabilmente nessuno vuole l'esercito, ma basta fare un po' di demagogia spiccia.