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LIBERA LA PAROLA Carovana Missionaria per la Pace – tappa di Livorno 5/6 Settembre 2008
Di Fabrizio (del 13/09/2008 @ 01:58:07, in Italia, visitato 2287 volte)

Ricevo da Agostino Rota Martir

La 1a tappa della Carovana Missionaria per la Pace di quest'anno è stata a Livorno, essa ha avuto il merito e il coraggio di dedicarla interamente al popolo Rom.

Gli organizzatori: Centro Missionario Diocesano, Caritas, Salesiani, S. Egidio... eravamo consapevoli della sfida anche per i suoi esiti incerti, perché oggi parlare di Rom, anzi dare la Parola ai Rom non è cosa facile e scontata e questo in qualsiasi città italiana, ma farlo a Livorno lo è ancora di più.

La prima serata è stata celebrata sul piazzale della Chiesa di S.Jacopo, affacciata sul mare Tirreno, è lì che hanno "Liberato la parola" 2 testimonianze Rom (un uomo e una donna), cercando di presentare i valori e l'importanza della famiglia nella vita dei Rom. Ma anche i balli, curati da un gruppo di bambine Rom del campo nomadi di Coltano (PI), era un modo per "Liberare la Parola", attraverso la musica, la danza dei colori al ritmo di melodie orientali. Come pure l'offerta di alcuni piatti tipici dei Rom, preparati con cura da una famiglia hanno contribuito a "liberare la Parola", attraverso i sapori che parlano di migrazioni dei Rom lungo i secoli tra culture e popoli diversi.

Anche la lettura di poesie di Rom ha "Liberato la Parola", raccontando e descrivendo speranze, gioie, timori e delusioni di questo popolo in cammino anche a causa di rifiuti e di continue espulsioni.

Il vescovo, Mons. Simone era presente, anche lui ha saputo liberare la Parola, perché quando si parla con il cuore il messaggio supera e vince le barriere e incoraggia cammini di amicizia e di fraternità.

Mentre la piazza che faceva da palco liberava sulla città di Livorno suoni, sapori, racconti, i suoi cittadini ad eccezione dei pochi presenti, mostravano la loro fredda indifferenza, preferendo frequentare in massa il Bar, chiamato guarda caso:la "Baracchina bianca" posta solo a pochi metri: adolescenti, giovani distratti e accalcati dentro a sorseggiare rapidi e freddi aperitivi, tramezzini surgelati e cocktail, intenti a consumare monotoni divertimenti... mentre le onde del mare frangevano quasi accarezzando con tremore e rispetto la "parola liberata" del popolo Rom, ancora inascoltato, come sempre.

Integrazione! Sembra la parola magica, gridata dal mondo dei "gagè", spesso è una parola vomitata addosso ai Rom a piè sospinto, anche a vanvera, perché è sempre a senso unico: perché noi siamo già "integrati", siete voi "zingari" che non volete integrarvi nella nostra società, vivete di espedienti, rubate, sfruttate i vostri figli, non volete lavorare, abitate in baracche, ma per cortesia lasciateci bere in pace i nostri cocktail alla "Baracchina bianca", e state a dovuta distanza di sicurezza, non si sa mai e non disturbate la nostra passeggiata sul lungo mare, integratevi!...

I popoli si integrano a vicenda quando la vita li porta a mescolarsi reciprocamente, perché forse la vera integrazione è come un innesto dove linfe diverse si incontrano armonizzandosi, dando vita a delle nuove germinazioni.

Libera l'impronta di Dio...
Digos e vigili urbani ci aspettano a Pian di Rota, sotto il cavalcavia dove un anno fa' morirono tragicamente 4 bimbi Rom, bruciati in piena notte insieme le loro povere baracchine, ancora sono visibili i resti bruciati a ridosso del cavalcavia. E' in programma un momento di preghiera per ricordare Eva, Danciu, Menji e Tutsa.

Anche qui siamo veramente in pochi, il gruppo raggiunge una ventina di persone, grazie anche ai carovanieri venuti da Firenze appartenenti ai Missionari Comboniani, poi questi proseguiranno per la seconda tappa Toscana a Follonica.

"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto".(Mt.11,17)
Sì, fare memoria è pericoloso, soprattutto quando questa pretende mettere in crisi la tranquillità di una città, come Livorno che si rifiuta ostinatamente di essere disturbata dalla vita e dalla morte dei poveri. Vuol essere una veglia particolare, con gesti e segni "zingari", una preghiera che tenga conto della sensibilità religiosa tipica dei Rom.

Anche Dio ha impresso la sua impronta nella vita di questo popolo, in quanto Lui non ha vergogna di sedere nella vita dei Rom, non teme di perdere consenso o il suo tempo prezioso intrattenendosi amabilmente a parlare e bere una tazza di caffè presso le loro baracche e campine poste tra i canneti o sotto i cavalcavia alle periferie delle nostre città.

E' un Dio che gli piace sconfinare, guai se non lo facesse: sconfina dalle nostre belle cattedrali, dai nostri centri, dagli stessi Istituti religiosi, compresi quelli dei Missionari, dai nostri spazi sacri per far visita a tutti quei "fuori luogo" che oggi in nome del Vangelo della sicurezza stanno proliferando senza trovare molta resistenza.

Anche da questi luoghi nascosti (Cristi occultati) è possibile imparare a guardare dentro noi stessi, ma anche le nostre città con occhi diversi e lasciarci interrogare dai punti di vista di chi vive il margine: sono i Rom, i lavavetri, gli accattoni, i migranti, i clandestini...

Per Eva, Danciu, Menji e Tutsa abbiamo pregato e osato chiedere perdono anche a nome di quella cittadinanza assente e che fa fatica a sentirsi in colpa per queste giovani vite spezzate a causa della sua indifferenza e chiusura, che non basta certo donare qualche caramella o qualche abito dismesso ai bimbi Rom se poi non si è capaci di "compassione evangelica", cioè saper andare oltre noi stessi (sconfinare!) per lasciarsi rivestire dall'altro, diverso da me.

Un giornalista del Tirreno presente all'incontro, chiudeva il suo articolo all'indomani con queste parole che mi sembrano riassumano molto bene il senso della carovana: "La carovana parte verso la Maremma, ora ne fanno parte anche Eva, Menji, Danciu e Tutsa."

Allora, buon cammino piccoli Rom, ovunque in ogni città e paese la Carovana si troverà a passare, lasciate le vostre piccole impronte sulle nostre coscienze, saranno punti di riferimento indelebili per far crescere un mondo diverso, più umano e fraterno, mettendo nei nostri corpi gli occhi dei poveri, che sono le lenti del Dio di Gesù con le quali ama e guarda questa nostra umanità. Ce lo auguriamo tutti insieme!

Don Agostino Rota Martir - Campo nomadi di Coltano (PI) – 10 settembre '08