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Cile
Di Fabrizio (del 16/09/2008 @ 09:09:43, in casa, visitato 1283 volte)

Da Mundo_Gitano

Da: El Observatodo. El Diario Ciudadano de La Cuarta Región

I gitani di oggigiorno vogliono essere abitanti di La Serena, e perciò si sono incontrati per organizzare le gestioni e avere la propria casa. Nonostante ciò, devono lottare ogni giorno con la discriminazione Scritto da Cristián Pizarro Rojas

Dallo scorso 8 aprile, giorno in cui si commemora a livello mondiale il popolo Romanì, la comunità gitana residente a La Serena vuole dare una svolta alle proprie vite, senza dimenticare le sue storiche tradizioni. Da quella data, con l'appoggio del Governo e del municipio, stanno organizzandosi per realizzare il sogno di tutti i cileni. La casa propria.

In precedenza, hanno lavorato in maniera progressiva. Prima hanno lavorato sulla salute e per far uscire la comunità dalla sua condizione vulnerabile. Attualmente, stanno organizzandosi perché al più presto possano possedere una casa nel settore di Las Compañías, il quartiere che per anni li ha accolti e dove sono abituati a vivere.

Isaac Aristich è il presidente del comitato casa della comunità Romanì, ha ringraziato per l'appoggio ricevuto dalle istituzioni del Governo e municipali, perché il sogno di una casa propria è prossimo a farsi realtà. "Speriamo che tutto vada bene e che in qualsiasi momento ci sia la fumata bianca" ha detto Isaac.

Francisco Villalón, per il Governo, ha detto che in Cile risiedono circa 8.000 gitani, e che del comitato casa La Serena fanno parte 15 famiglie, che anelano vivere assieme nella stessa strada del citato quartiere.

Perché La Serena? Nel caso di Isaac, arrivò in città per fermarsi un paio di giorni. Le piacque così tanto, che tornò a Santiago per prendere la sua famiglia. Comprò un veicolo ed ora dice che non vuole andarsene dalla capitale regionale. "Non penso di partire, voglio radicarmi qui perché la vita sia ad un altro livello, niente più nomadismo e tutto per lo studio dei miei figli".

Da questo lato sono graditi, però si lamentano che nonostante le buone intenzioni esistenti da parte dei distinti organismi, che i gitani debbano ancora convivere con la discriminazione che impedisce loro di avere un lavoro, sino a cose semplici come salire sui mezzi di locomozione collettiva ed andare al ristorante.

"Abbiamo dato il nostro parere sul tema della discriminazione. Molte volte, ai gitani che vanno per le strade non si permette di salire sui mezzi o entrare nei ristoranti. Si tratta di discriminazioni che accadono spesso e che non ci vanno".

"Siamo discriminati in tutti gli ambiti. Nella sanità, nei trasporti. Vogliamo che la gente ci conosca per ragionare e decidere su noi. Che ci sia un tempo per conoscerci e che ci sia più spazio per noi nella società.  Se ci sono discriminazioni ovunque, noi gitani siamo i discriminati", ha detto il gitano Aristich.

Per tutto questo e dati i piani dei gitani di trasformarsi in serenensi, che sollecitano la comunità a potersi integrare nella nostra cultura, negli stessi mestieri, con uno stipendio, con il diritto alla salute, all'alloggio e alla dignità.

Non è stato facile avanzare su questa linea, ancora meno quando questa cultura è generalmente stigmatizzata per essere "ladri". Davanti a questa realtà, Isaac argomenta (...) "Non tutti siamo uguali. Anche tra noi ci sono classi sociali, gitani poveri, altri in buona condizione, non si può mettere tutti nello stesso sacco. Quando vivevo in una tenda,in due o tre tipi mi aggredirono e mi portarono via quel poco che avevo, e non per questo devo aver paura della gente senza parlargli. Non deve esistere che si tratti male una persona perché è di un'altra cultura, e noi viviamo con questo giorno per giorno. Stiamo provando a lottare per questo finisca".

Anche se non è stato facile, è più forte la voglia di cambiare e per questo i gitani serenensi vanno cercando differenti fonti di lavoro, approfittando del loro talento, col proposito di vivere con dignità e rispetto.