|
Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.
Ricerca articoli per terralba
Di Fabrizio (del 05/07/2008 @ 21:00:48 in Italia, visitato 1646 volte)
Da
L'Unità
di Davide Madeddu
Il cappellano del carcere ospita nella comunità di Arborea i rom sfrattati da
Terralba, poco distante da Oristano. La storia è presto spiegata. Qualche
giorno fa la comunità rom di Terralba viene sfratta e le baracche, realizzate
abusivamente alla periferia del paese demolite. In soccorso delle 47 persone, 26
bimbi e 21 adulti arriva don Gianni Usai, cappellano del carcere di Isili e
fondatore della comunità Il Samaritano che mette a disposizione degli sfollati
un piazzale attrezzato nell'azienda agricola che ospita la comunità. «Cosa
potevo fare- spiega don Gianni - sono stati cacciati dal campo di Terralba e non
sapevano dove andare. Nei loro occhi ho letto la disperazione, mica potevo
tirarmi indietro o girare la faccia dall'altra parte. Eppoi è ora di finirla
con questa storia che i rom sono ladri e via dicendo. Se vivono ai margini è
perché nessuno li vuole vicino. Rispetto agli altri partono da una posizione
svantaggiata».
Don Gianni Usai, 63 anni è il fondatore della comunità che si occupa di dare
assistenza e supporto ai detenuti in espiazione esterna, ai sofferenti psichici
e alle vittime di violenze. Per 20 anni è stato cappellano della colonia penale
di Isili e conosce molto bene il mondo della sofferenza, della detenzione e le
difficoltà che incontra «chi vuole rientrare nel mondo dei normali». Per questo
motivo non ci sta a giocare la partita del «tutti contro gli zingari, perché non
vero che sono tutti ladri e non è vero che sono tutti fannulloni». Non è certo
un caso che sia stato proprio lui, non molto tempo fa (nel 2005) a battersi
perché i piccoli rom di Terralba potessero andare a scuola e imparare a leggere,
scrivere e studiare «e giocare come tutti i bimbi di 6 o 10 anni».
«Li conosco da quando erano piccolissimi, sono stati loro a chiedere il nostro
aiuto - racconta -, erano disperati e terrorizzati, hanno visto poi le loro case
buttate giù con le ruspe». Da Terralba alla comunità di Arborea il passo è
breve. «Abbiamo messo a disposizione un piazzale, sistemato il tendone e altri
strumenti perché possano vivere decentemente - racconta don Usai - d'altronde è
il minimo che si potesse fare per bimbi e famiglie che, per ignoranza altrui e
senza motivo, sono state emarginate dal mondo cosiddetto normale perché,
diciamolo chiaramente, chi è povero dà fastidio».
E nel nuovo campo, sistemato alla fine di una strada con gli alberi di
eucaliptus ai lati, e le coltivazioni floride, i bimbi hanno ripreso a
sorridere. «Qui da noi hanno scoperto i giocattoli, hanno scoperto i pelouches -
racconta ancora - ma quali ladri, ma lasciamo perdere queste cose. Questi sono
bimbi come tutti gli altri, non vedo perché si debba continuare con questa
discriminazione o magari pernsare a prendere le loro impronte, ma stiamo
scherzando?». Non nasconde le difficoltà incontrate per dare una mano alla
comunità rom don Gianni. «Molte amministrazioni comunali hanno paura di aiutare
queste persone perché temono una qualche rivolta delle popolazioni, e quindi
invece di intervenire stanno a guardare. Tutti molto spesso dimenticano che
l'aiuto puuò arrivare dando l'istruzione ai piccoli e insegnando un mestiere
agli adulti». Un argomento caro al fondatore della comunità, da tempo impegnato
in progetti di recupero e reinserimento degli ex detenuti in attività
lavorative. «Se non vengono messi in condizioni di imparare o di lavorare è
chiaro che nessuno poi li prenderà». Don Gianni però non nasconde le difficoltà
«provocate dal luogo comune che tutti gli zingari sono ladri». «I 26 minori
prima frequentavano le elementari di Terralba, adesso che sono in territorio di
Arborea non sappiamo se questi bimbi, che è bene ricordarlo sono nati in Italia
tra Oristano e Terralba, potranno frequentare le scuole o se invece dovremo
farne una da campo». Quanto alla proposta di prendere le impronte, don Usai non
ha dubbi. «Non esiste proprio, ma come potrà vivere un bimbo che "nasce
schedato"?»
Pubblicato il: 05.07.08
Di Fabrizio (del 28/07/2008 @ 13:57:10 in Italia, visitato 2734 volte)
Ricevo da Roberto Malini
Illustrissimo Sindaco Luca Ceriscioli, Assessori Riccardo Pascucci e Marco
Savelli, Presidente Regione Marche Gian Mario Spacca, Presidente della Provincia
di Pesaro e Urbino Palmiro Ucchielli, Arcivescovo di Pesaro S. E. Rev.ma Piero
Coccia, Prefetto Alessio Giuffrida e autorità civili
e per conoscenza: Onorevoli deputati al Parlamento europeo Viktoria Mohacsi,
Marco Pannella e Marco Cappato; Commissario europeo Vladimìr Špidla; Alto
Commissario per i diritti umani alle Nazioni Unite Navanethem Pillay, Presidente
Union Romani Juan de Dios Ramírez-Heredia e altri,
il Gruppo EveryOne - organizzazione internazionale per la tutela dei diritti
umani - e i rappresentanti della Comunità Rom romena che vive a Pesaro
indirizzano questa lettera aperta alle Istituzioni e alle autorità civili e
religiose della città e della regione. Innanzitutto, confermiamo il nostro
sincero apprezzamento per la disponibilità mostrata dalle Istituzioni - nelle
persone del Sindaco e degli Assessori alla Salute e Sicurezza e ai Servizi
Sociali - ad intraprendere un serio progetto di integrazione, necessario per
consentire alla Comunità Rom di Pesaro di inserirsi positivamente nel tessuto
sociale della città, nel rispetto dei loro diritti etnici, civili e umani e in
contrasto con qualsiasi ideologia razzista e intollerante. Come vi è noto, anche
grazie ad alcuni articoli pubblicati sulla stampa locale e nazionale, i Rom che
vivono a Pesaro sono impegnati nella ricerca di un lavoro e di un inserimento a
scuola per quanto riguarda i minori. La Comunità Rom che si trova sul territorio
di Pesaro è formata da tre nuclei familiari, comprendenti anche bambini, donne
(alcune gravide), invalidi e malati. Purtroppo i rapporti con le Istituzioni e
le autorità cittadine non sono stati finora facili, perché è un momento
difficile, nel campo dell'accoglienza e dell'integrazione razziale, per tutta
l'Italia e solo poche località, nonché una sola regione (la Sardegna) hanno
finora scelto di attenersi alle Direttive e alle norme vigenti nell'Unione
europea, che prevedono di combattere il razzismo e di favorire programmi
concreti di inserimento soprattutto per quanto concerne il popolo Rom, che
subisce ancora un fenomeno diffuso di intolleranza e discriminazione. Sono
ancora attuali, purtroppo, in molte città italiane, gli stereotipi razziali che
hanno colpito nei secoli le persone di etnia Rom e che i movimenti razzisti e
xenofobi hanno posto alla base di terribili persecuzioni. Secondo tali
stereotipi, i Rom non vogliono lavorare, tramano contro la "brava gente",
rapiscono bambini, sono geneticamente dediti al crimine, non vogliono
integrarsi, sono sporchi e disordinati, violenti e immorali. Le stesse accuse
che in altri tempi, difficili come e più del presente, furono rivolte agli
ebrei, alle persone di colore, alle minoranze etniche e religiose (oltre che
agli stessi "nomadi"). La Comunità Rom di Pesaro comprende alcuni Figli
dell'Olocausto di seconda e terza generazione: figli e nipoti dei pochissimi
'zingari' scampati allo "zigeunelager" di Auschwitz. Altri membri sono sfuggiti
alla persecuzione attuata dal dittatore Ceausescu e posseggono competenze
professionali significative nei campi dell'edilizia, dell'industria e
dell'artigianato, dell'agricoltura biologica e dell'allevamento. Fino ad ora,
però, a causa del pregiudizio e nonostante le referenze e le garanzie offerte
dal Gruppo EveryOne e da Istituzioni e organizzazioni europee, non è stato
possibile ottenere un inserimento professionale per alcuno dei Rom adulti di
Pesaro, i quali stanno disperatamente cercando qualsiasi attività lavorativa,
anche umilissima e sottopagata e una soluzione alloggiativa dignitosa,
indispensabile per la vita di nuclei familiari indigenti, che senza un tetto
sulla testa sarebbero costretti all'addiaccio, in una situazione vulnerabile e
indegna di qualsiasi società civile.
Vi è da dire che i Rom di Pesaro, che circa un anno fa giunsero nella città
marchigiana sfuggendo alla persecuzione e agli sgomberi promossi dalle
Istituzioni nel Milanese, oltre che ostilità e violenze, hanno incontrato anche
solidarietà, in Italia. A tale proposito, è il caso di lasciare la parola a
Nicusor Grancea, Rom romeno di Pesaro noto come musicista folk e attivista per i
diritti umani: "E' vero, perché, oltre alle organizzazioni che ci tutelano,
abbiamo incontrato personalità politiche che hanno posto il nostro caso al
centro di un progetto europeo. La parlamentare europea Viktoria Mohacsi ci ha
chiesto ufficialmente, durante un incontro a Roma, di testimoniare per la
Commissione europea in merito alla condizione del popolo Rom in Italia.
Parlamentari italiani e di altri Stati membri dell'Unione europea ci seguono con
attenzione, monitorando attraverso di noi la situazione in cui vivono i Rom
romeni sul territorio italiano. Anche alcuni Testimoni della Shoah hanno alzato
le loro autorevoli voci per difenderci, paragonando il nostro popolo
perseguitato agli ebrei, negli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto. E'
stato commovente l'incontro di alcuni rappresentanti della Comunità Rom pesarese
con il sopravvissuto ad Auschwitz Piero Terracina. E' molto importante che anche
le Istituzioni e le autorità locali ci ascoltino, mentre finora nessuno ci ha
confortati quando siamo stati oggetto di episodi discriminatori, mentre se gli
stessi episodi fossero accaduti a cittadini italiani, sicuramente essi non
sarebbero stati lasciati soli. Vi è tempo di rimediare, ma è importante che le
Istituzioni e le autorità comincino a guardarci come esseri umani, come famiglie
in difficoltà e non come invasori, potenziali nemici o creature che non
appartengono alla razza umana. Una ragazza incinta presa a calci in mezzo alla
strada nell'indifferenza di tutti, un ragazzino schiaffeggiato e cacciato dalla
città, un giovane attivista Rom minacciato di morte, una madre di famiglia
sofferente di cancro e in preda a dolori lancinanti rifiutata da un ospedale: se
questi episodi fossero capitati a persone a voi care, di certo vi sareste
indignati e avreste sofferto per loro. E' importante che vi sforziate e
cominciate a considerarci 'famiglie' e non una banda di malviventi degenerati.
E' importante che abbandoniate il pregiudizio e che vediate la verità".
Questa lettera aperta vuole chiedere alla città di Pesaro di non rigettare la
Comunità Rom locale come se fosse un corpo estraneo, ma di sforzarsi a
conoscerla, a capire le sue tragedie, a rispettare la storia delle sue famiglie,
una storia di dolore e persecuzione, di discriminazione e umiliazioni, ma anche
di coraggio e fede. Senza la fede in Dio, le nostre famiglie non avrebbero
sopportato tanta sofferenza, tanta umiliazione, tanta esclusione. L'onorevole
Mohacsi ha assicurato ai Rom di Pesaro che l'Unione europea è disposta a
sostenere le Istituzioni che rispetteranno le Direttive europee ed attueranno
programmi di integrazione positiva. Non sarebbe un orgoglio, per la città
marchigiana, poter affermare che non si è fatta travolgere dalla deriva
razzista, ma ha guardato avanti, verso l'Europa dell'accoglienza e
dell'integrazione, dei diritti umani e della civiltà? Per far questo, però, è
necessario che alle buone intenzioni seguano fatti concreti, perché presto
finirà l'estate e ai primi freddi la già difficile vita dei Rom romeni che si
trovano a Pesaro diventerà drammatica, soprattutto per gli anziani e i malati.
Il Gruppo EveryOne è in stretto contatto con il Parlamento europeo, con il
Comitato contro le discriminazioni delle Nazioni Unite, con Union Romani ed ERRC,
le principali organizzazioni a tutela dei Rom: possiede esperienza e competenze
che possono risultare fondamentali, nella realizzazione di un piano di
integrazione efficace. Progetto che in Sardegna, per esempio, partendo dalla
piccola Comunità Rom che vive a Terralba (Oristano) è diventato una realtà per
l'intera regione, una regione presieduta da un uomo di notevole statura morale,
ben lontano dal razzismo dilagante, Renato Soru. Il progetto attuato dalla
Sardegna è già stato da noi portato all'attenzione del Parlamento europeo e
delle Istituzioni internazionali, come modello di vera civiltà e della capacità
di una regione di accogliere e rispettare le minoranze. Ci auguriamo che le
Istituzioni e le autorità civili e religiose di Pesaro rispondano a questa
lettera aperta, senza temporeggiare, con l'attivazione di un progetto tanto
necessario e moralmente elevato quanto in linea con le leggi europee e
internazionali, che i provvedimenti persecutori attuati troppo spesso in Italia
hanno trasgredito con inaudita gravità, ponendo questo Paese al centro di una
stigmatizzazione internazionale severa e foriera di sanzioni e provvedimenti
futuri, nonché del prossimo giudizio della Corte europea dei Diritti Umani e
della Corte penale internazionale de L'Aja.
In fede, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Nicusor Grancea, Ipat
Ciuraru - Gruppo EveryOne
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406
www.everyonegroup.com
:: info@everyonegroup.com
Di Fabrizio (del 25/07/2008 @ 11:27:58 in Italia, visitato 1853 volte)
Ricevo da Roberto Malini
Il Gruppo EveryOne e gli antirazzisti sardi esultano: dalla campagna per i
Rom di
Terralba nasce un programma di integrazione positiva che coinvolge tutta la
regione
Il 22 giugno scorso il Gruppo EveryOne, insieme agli Amici dei Rom di Terralba
(Oristano) ha iniziato una campagna contro lo sgombero dell'insediamento locale,
composto da 52 Rom: 23 adulti e ben 28 bambini. Il Comune di Terralba aveva
deciso, formalizzando la decisione con un'ordinanza, di evacuare la comunità
Rom, senza offrirle alcuna alternativa di alloggio. Alessandro Matta, esponente
sardo del nostro gruppo, ha dedicato un impegno particolare alla riuscita
dell'azione di protesta. La campagna EveryOne proponeva agli antirazzisti di
tutta Italia di inviare e-mail di protesta al sindaco di Terralba. "E' da
segnalare che ci sono molti anziani, molti bambini che frequentano le scuole,"
scrivemmo al primo cittadino e alle altre autorità locali, "e non paiono esserci
grossi problemi con la comunità terralbese, a parte il fatto che le condizioni
in cui vivono i Rom sono di indigenza ed emarginazione. Insieme agli amici dei
Rom di Terralba lanciamo un accorato appello: aiutateci a evitare la tragedia
umanitaria dello sgombero del campo nomadi di Terralba. Mettere in mezzo alla
strada famiglie Rom integrate, ma prive di mezzi di sostentamento, equivarrebbe
ad annientarle". L'azione a sostegno dei Rom di Terralba è stata da noi portata
all'attenzione della Commissione per i Diritti Umani del Parlamento europeo, al
Comitato contro le discriminazioni delle Nazioni unite, all'ERRC, alle
principali organizzazioni internazionali per la tutela dei Diritti dei Popoli e
ai media internazionali. Nonostante questo, le famiglie sono state costrette ad
abbandonare il campo e sono state ospitati presso la comunità Il Samaritano,
fondata da don Giovanni Usai. Il sindaco di Terralba, irriducibile antizigano,
ha tentato di cacciare i Rom anche dalla comunità, attrezzata decorosamente
dalla protezione civile, con la motivazione che "nel campo non ci sono le
condizioni igieniche". Per fortuna Giovanni Usai non si è arreso: "Qui si tratta
di persone che hanno bisogno e voglia di integrarsi e non si può accettare che
vengano cacciate da un momento all’altro senza motivo. Le condizioni igieniche
ci sono, si tratta di discutere e ragionare, anche per tutelare i 23 minori che
vanno a scuola, tanto alle elementari quanto alle medie e con ottimo profitto".
Il prefetto, sentite le ragioni del parroco, gli ha consentito di mantenere le
tende nel campo allestito al Samaritano, in attesa di una soluzione più consona.
Intanto proseguiva la campagna a favore dei Rom di Terralba e da tutta Europa
piovevano proteste nei confronti dell'amministrazione comunale. Ieri, 23 luglio
2008, finalmente la vicenda si concludeva felicemente, grazie all'intervento
della Regione - il cui presidente è Renato Soru - che ha concesso alla
Cooperativa “Il Samaritano” una decina di immobili dell’ex Ersat in comodato
gratuito, perché sia realizzato un Villaggio della Solidarietà. Gli immobili si
trovano nei territori di Arborea, Oristano e Terralba: l'Assessorato degli Enti
Locali ha stanziato 80 mila euro per gli interventi di manutenzione.
L’Assessorato alla Sanità ha già iniziato ad attivare programmi di sostegno per
l’inclusione sociale a favore dei nuclei familiari in particolari condizioni di
emergenza e povertà. Per portare avanti il progetto di integrazione delle
popolazioni Rom sparse per la Sardegna saranno investiti subito 500 mila euro.
Con questi programmi, la Sardegna dimostra di aver superato la fase
dell'emarginazione ed esclusione delle comunità Rom per entrare nello spirito
della nuova Europa, l'Europa della solidarietà, del'integrazione positiva e dei
diritti umani. Il nostro gruppo segnalerà alla Commissione europea per i diritti
umani Renato Soru e la Regione Sardegna quali esempi virtuosi di accoglienza in
questo periodo di deriva razzista che coinvolge molte regioni italiane, in cui
istituzioni e autorità conducono una vera e propria campagna persecutoria nei
confronti di Rom e Sinti.
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527 – (+ 39) 331-3585406
www.everyonegroup.com
:: info@everyonegroup.com
Di Fabrizio (del 12/07/2008 @ 08:42:14 in Italia, visitato 1913 volte)
Ricevo da
Eleonora Casula
In tutta Italia, giorno dopo giorno, i diritti umani e civili del popolo rom
vengono violati dai nostri amministratori. Un popolo, quello dei Rom, tutelato
sulla carta anche in Sardegna con leggi regionali ad hoc che "danno diritti" ai
"nomadi" per "preservare la loro cultura", ma ciò poi non è praticato dai fatti,
o quando si tenta di praticarlo i soldi stanziati dall'assemblea regionale non
bastano mai.
Nella realtà quotidiana, la pacifica vita del popolo rom, viene disturbata da
raid autorizzati con ordinanze di sgombero immediato dove le loro abitazioni
vengono distrutte, i beni frantumati, e le persone vengono lasciate sulla
strada, ma soprattutto vengono puniti i più piccoli delle comunità, bambini e
bambine che già vivono un difficile contesto di inclusione sociale.
A volte ci capita di legger e notizie di sgombero nelle più svariate parti
d'Italia, rimaniamo immobili, quasi siamo certi che qui, nella nostra terra,
questo non potrebbe mai accadere. Invece accade... Qualche giorno fa, è stato
sgombrato e raso al suolo un insediamento rom che sorgeva ai margini di
Terralba, ed ora la piccola comunità, con 28 minori, è profuga per forza, o
meglio lo sarebbe se non esistesse don Giovanni Usai e la comunità il
Samaritano.
L'apporto dato da Don Giovanni Usai che gli ospita nei terreni della comunità
da lui gestita è sicuramente immenso e prezioso, accogliere e dare nuove
certezze in particolare ai minori ha un grandissimo valore umano e sociale,
dovrebbe essere l'esempio da seguire per tutti noi.
Molti membri e militanti della nostra associazione si battono da anni, per il
rispetto e la tutela di questo popolo e soprattutto per i diritti dei piccoli
rom sempre oltremodo violati.
Noi che abbiamo camminato con loro, che abbiamo pianto e festeggiato,
sentiamo un profondo disagio quando leggiamo il battage politico sulla nostra
stampa regionale, e, come tutt* quell* che da sempre si occupano di esseri umani
in difficoltà leggere quotidianamente sulla stampa di amministratori e politici
pro o contro ROM, come se non si trattasse di essere umani con i loro corpi, i
loro sorrisi, le loro gioie, i loro amori e i loro dolori ci fa male. Non basta
e non serve dire IO SONO UNO ZINGARO, IO SONO UN IRREGOLARE come te, non è
utile, non risolve il problema, continua purtroppo a fomentare un'ulteriore
bagarre, ora più che mai serve ora più che mai la SOLIDARIETA' CONCRETA. Per ora
le famiglie rom, e per i loro bimbi, in età scolastica sono ben ospitati presso
la comunità il SAMARITANO, serve tutto, ma soprattutto servono azioni concrete,
come ci ha confermato lo stesso don Giovanni USAI, da lui in prima persona sono
stati accolti umanamente, alloggiano in tende fornite dalla protezione civile,
hanno acqua luce e quel che serve per TIRARE A CAMPARE.
Però non basta, non basta perché lo sgombero del loro campo li ha lasciati
inermi senza nulla. Ora è giunto il momento di dare una concreta mano di aiuto,
perchè questo è quello che vi chiedono ed è quello che ci siamo resi conto che
serve. Soltanto Don Giovanni e i suoi amici non possono bastare e noi ci
troviamo in DOVERE, in DOVERE UMANO, di chiedere aiuto a tutta la popolazione
sensibile a questo problema. Servono con urgenza BENI ALIMENTARI (pasta, sugo,
zucchero, caffè....) ABITI e BIANCHERIA INTIMA, PANNOLINI, LATTE PER BAMBINI;
Giocattoli per i bimbi, MEDICINE di primo soccorso, antinfiammatori,
antistaminici e altro (forniamo la lista a chi la dovesse richiede) - chiediamo
ai medici della provincia di Oristano e anche oltre di aiutarci nella raccolta.
Necessita tutto il vostro aiuto, anche se non potete materialmente economico,
la nostra associazione come sempre fatto fin ora pubblicherà tutto online, per
questo mettiamo a disposizione il nostro conto corrente postale n 83660159
intestato all'associazione EL GATO OBRERO o IBAN IT75 L076 0117 4000 0008 3660
159 bonifici o conto paypal
gatoobrero@yahoo.it con causale "per i bimbi rom di Terralba".
E' necessario fare un'azione concreta, un gesto di solidarietà umana per
ridare fiducia a chi oggi è sotto accusa proprio come se vi fosse in atto una
pulizia etnica. Quello che sta succedendo in questo territorio oramai è
diventato ridicolo. Prima un sindaco rade al suolo un campo per altro ben
sistemato, poi un altro emana un'ordinanza di sgombero immediato, e l'emana non
nei confronti dei Rom ma intima Don Giovanni. A noi sorge il dubbio che si
preferisce vedere le kampine dei rom parcheggiate lungo le strade provinciali
del nostro territorio. Non è più dignitoso e più sicuro per loro stessi e per i
bimbi stare comunque, si accampati, ma accampati in un luogo sicuro e
protetto???Noi siamo e sosteniamo Don Giovanni ma sopratutto stiamo dalla parte
dei Rom, nostri fratelli.
In questi giorni i nostri tanti amici portano avanti una raccolta di beni
necessari e, saremmo come associazione in piazza ad Oristano per raccogliere il
vostro contributo, comunicheremo al più breve ore e luoghi, ma nel frattempo
restiamo a disposizione sulla nostra utenza 3397916117 o su mail
gatoobrero@yahoo.it affinché tutt* i
cittadini che volessero contribuire con un gesto solidale possano farlo
liberamente ed al più presto.
ciao a tutti
eleonora
blog:
http://gatoobrero.blogspot.com
Di Fabrizio (del 03/07/2008 @ 08:02:14 in Italia, visitato 2692 volte)
Ricevo da Eleonora Casula
Il 1 di luglio la Giunta regionale approva lo stanziamento di 500mila euro
per interventi di inclusione sociale in base alla legge 9 del 9 marzo 88 , nota
legge Tiziana, a favore dei rom ospitati in campi comunali, aggiungendo tale
somma al mezzo milione di euro che il Consiglio regionale ha inserito nella
Finanziaria 2008, finalizzato al risanamento dei campi sosta presenti nella
regione, mentre Giampietro Pili, sindaco del comune di Terralba, e, consigliere
provinciale eletto nelle file dell’UDS, è riuscito finalmente a far sgombrare e
distruggere un paio di baracchine di cittadini Rom, situate in un terreno
privato, di proprietà degli stessi, in agro del comune di Terralba.
Dopo una battaglia giornalistica durata certamente più di un anno, il caso è
diventato oramai di diffusione nazionale. La scorsa settimana, a tutta pagina,
le testate locali e non, pubblicavano interviste al sindaco “minacciato di
morte” dai Rom.
L’escalation si è avuta in questi giorni quando, oltre a leggere le più svariate
notizie sulla pericolosità degli zingari residenti a Terralba, si è assistito
attoniti a dichiarazioni e articoli che solo in un clima di razzismo plateale,
come quello che vige ora in Italia, si poteva verificare.
Alle 6 famiglie Rom, oltre che allo sporcare, all’inquinare, al rendere
incoltivabili i terreni prospicienti il campo, sarebbe sicuramente imputabile un
grave problema di pubblica sicurezza che imperverserebbe su Terralba.
A noi pare assurdo che un primo cittadino possa fare simili affermazioni, come
altrettanto troviamo irreale sapere che il signor Pili non si sia minimamente
interessato a risolvere il caso in altri modi, un simile trattamento
discriminatorio ci ricorda bandi medievali contro i rom.
Se è vero come pare che i cittadini Rom vivessero in situazioni igienico
sanitarie al limite, e sia stato ottemperato il decreto di sgombero, ci pare
assurdo che il primo cittadino non si sia massimamente operato per dare ai rom
una differente soluzione abitativa, come per altro prevedono le leggi vigenti.
E’ chiaro che il signor Pili poco ha fatto, anzi oseremo dire non ha fatto
niente altro se non fomentare ed incitare al razzismo, allarmando la popolazione
di Terralba e di tutta la provincia.
A pochi chilometri da Terralba, in comune di S.N.Arcidano sorge un altro campo
rom, uno dei primi campi sosta sardi, li da sempre le politiche comunali di
amministrazioni di centrosinistra e centrodestra hanno dimostrato lungimiranza e
volontà di inclusione, infatti il campo rom è operativo e funzionante, anzi
annualmente il comune ottiene fondi utilizzabili per creare ulteriori
infrastrutture ma soprattutto riesce a portare avanti progetti di inclusione
sociale. La comunità Arcidanese deve alla presenza di numerosi minori rom il
permanere in loco della scuola materna statale e scuole elementari.
Ci pare impossibile che il signor Pili ed il suo staff non sappiano
dell’esistenza della legge Tiziana e degli altri finanziamenti pubblici che
risolvono in modo dignitoso una problematica quasi inesistente, dato l’esiguo
numero di cittadini rom ( 60 su una popolazione residente di 10mila cittadini
italiani), in questa azione di ignoranza amministrativa notiamo una ferma
volontà politica: reprimere il diverso.
Infatti noi che quotidianamente leggiamo la stampa non dimentichiamo l’immediata
richiesta di Pili al governo nazionale al varo dei nuovissimi decreti sicurezza.
Riteniamo che le politiche agite da Pili siano errate e di chiara matrice
xenofoba, infatti invece di portare sconquasso tra la cittadinanza , un buon
amministratore dovrebbe tutelare tutti i cittadini, ma soprattutto dovrebbe
essere attento alle possibilità di finanziamento che da l’amministrazione
regionale. Un’amministrazione comunale ora come ora ha sempre necessità di
fondi, soprattutto per le politiche sociali e, a nostro vedere, nessuna
occasione migliore poteva essere quella sfruttare i finanziamenti previsti per
tutti quei comuni che ospitano i rom. Perché con i fondi previsti per legge
oltre che dare una sistemazione dignitosa ai cittadini rom si possono impiantare
progetti di inclusione finalizzati alla risoluzione di problematiche
conflittuali che potrebbero sorgere ma soprattutto educare al reciproco rispetto
delle diversità di tutti i cittadini.
Certamente se il sindaco di Terralba è per noi colpevole di un gravissimo atto
di discriminazione, non meno lo è il sindaco di Marrubiu, anch’egli sicuramente
poco ospitale e con una scarsissima conoscenza delle norme di tutela dell’etnia
Rom.
Si parla di stabili Ersat concessi, dopo una mediazione tra gli assessori
regionali competenti ed in particolare con l’interesse dell’ assessore alla
Sanità, ma il sindaco non vuole ospitare i Rom perché pare non vi siano
disponibilità abitative neanche per i cittadini di Marrubiu, anche qui non si
tiene conto delle leggi vigenti ma soprattutto si getta per aria la possibilità
di finanziamenti regionali che potrebbero in ogni modo essere utili ad un paese
come Marrubiu dove sicuramente l’inclusione sociale non è delle migliori, tanti
altri sindaci interpellati hanno “ovviamente” respinto i Rom, in solidarietà con
il sindaco di lavoro.
Diversamente accorso ed attento alle tematiche ci è sembrato il Prefetto, dottor
Tuveri, che in ogni modo ha lavorato per cercare soluzioni.
E’ per noi grave sia l’atteggiamento e le dichiarazioni di Pili ma soprattutto
il suo agire, incurante della presenza di anziani e minori, incitante l’odio
razziale e la discriminazione, ricco di teorie confuse su fantomatici odio
etnici e guerre tra bande di rom.
Non riusciamo a capire perché il sindaco abbia avuto questo interesse a creare
un caso nazionale mentre la Sardegna si è sempre distinta per la grande civiltà
nel promulgare leggi a favore dei cittadini migranti e soprattutto delle
minoranze Rom.
Ebbene finalmente si è scatenato il caso Terralba, tutti i giornali ne parlano,
i Rom di Terralba assurgono ad essere i più temibili d’Italia, i più
delinquenti, si leggeva di risse fra serbi e rom, quali serbi e quali rom
chiediamo noi, non ci sembra proprio di conoscere cittadini serbi, probabilmente
qualcuno che poco conosce le differenze culturali delle etnie rom addita come
serbi tutti i rom di religione ortodossa.
Non riusciamo a capacitarci delle motivazioni che hanno spinto il sindaco Pili a
creare questo caso, non riusciamo a capacitarci perché poco si sia fatto per
integrare questi cittadini.
Si è parlato dell’alto grado di rom con precedenti penali che avessero scelto
come dimora Terralba, si parla di tante problemi inesistenti.
Non possiamo però rimanere a guardare, non possiamo continuare a vedere simili
atti, uno dei più grandi sgomberi della Sardegna, ma soprattutto non può
rimanere impunito un sindaco che allontana del proprio comune minori che
comunque fino al compimento del diciottesimo anno di età hanno i medesimi
diritti dei minori italiani, incurante di ogni possibile disagio ulteriore di
questi giovani cittadini.
Per questi e tanti altri motivi, il nostro partito, alcune associazioni,
intendono far intervenire direttamente la Comunità Europea, ma anche e
soprattutto denunciare la grave violazione compiuta dal sindaco di Terralba alla
Corte di Strasburgo, affinché ad ogni cittadino sia riconosciuta pari dignità ma
soprattutto affinché nessun Sindaco abbia l’onere ed il diritto di intraprender
e battaglie etniche e xenofobe.
Eleonora Casula
PRC SE della Sardegna
Segreteria regionale
Area Diritti ed immigrazione
Alessandro Vinci
Consigliere provinciale PRC SE Oristano
Ricerca fotografie per terralba
Nessuna fotografia trovata.
|