Nell'ambito delle manifestazioni per il Giorno della Memoria 2011 sono in
programma quattro incontri sui temi della cultura e dell'attualità Rom in
Italia, con uno sguardo sulle politiche di maggior successo per un'integrazione
nel rispetto delle differenze.
L'iniziativa è promossa dalla Fondazione Anci Ideali (Fondazione Europea delle
Città) ed è realizzata dall'associazione RomSinti@Politica in collaborazione
con le più importanti federazioni delle associazioni Rom, enti locali ed altre
organizzazioni italiane ed europee (in Spagna, Belgio e Romania). Capofila
dell'intero progetto è Cittalia (Fondazione Anci Ricerche).
A Torino l'organizzazione dell'iniziativa è curata da IDEA ROM ONLUS in
collaborazione con il Museo Diffuso della Resistenza e con il patrocinio del
Comune e della Provincia di Torino.
Il corso è rivolto ad amministratori e funzionari pubblici, ONG che lavorano con
i Rom, rappresentanze ed associazioni di Rom, scuole (dirigenti, docenti,
studenti interessati), giornalisti e professionisti dei media. Beneficiari
diretti dell’azione sono i Rom che vivono nei territori coinvolti mentre quelli
indiretti sono i cittadini nella loro generalità.
Il modulo formativo è gratuito e prevede i seguenti incontri:
Venerdì 28 gennaio 2011 ore 15/18 - Sala Colonne Palazzo Civico, p. Palazzo di
Città 1 - Torino Risoluzione dei conflitti, stereotipo e pregiudizio: il ruolo degli schemi
cognitivi e dei processi di categorizzazione. Conducono il dott. Gabriele Guazzo (coordinatore del progetto – Cittalia) e
il dott. Dimitris Argiropoulos (Università di Bologna). Presenta l'incontro e
modera gli interventi il prof. Nanni Salio (Presidente del Centro Studi
"Domenico Sereno Regis" di Torino).
Venerdì 11 febbraio 2011 ore 15/18 - Museo Diffuso della Resistenza, c.
Valdocco 4/A - Torino Legislazione locale, regionale, nazionale ed europea su discriminazione e
razzismo. Conduce il dott. Marco Brazzoduro (Università di Roma). Presenta l'incontro
e modera gli interventi il dott. Lorenzo Trucco (Presidente nazionale dell'ASGI
- Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione).
Venerdì 25 febbraio 2011 ore 15/18 - Museo Diffuso della Resistenza, c.
Valdocco 4/A - Torino Identità: storia, politica e cultura. Conduce il dott. Nazzareno Guarnieri (presidente Federazione Romanì).
Presenta l'incontro e modera gli interventi don Fredo Olivero (Responsabile del
Servizio Migranti della Caritas Diocesana di Torino).
Venerdì 11 marzo 2011 ore 15/18 - Sala Colonne Palazzo Civico, p. Palazzo di
Città 1 - Torino Mediazione culturale e partecipazione attiva: metodologia e progettualità. Conducono il dott. Nazzareno Guarnieri (presidente Federazione Romanì) e il
dott. Dimitris Argiropoulos (Università di Bologna). Presenta l'incontro e
modera gli interventi il dott. Filippo Furioso (Dirigente Scolastico
dell'Istituto Comprensivo "Leonardo da Vinci" di Torino).
"Essere rom non può essere una vergogna", così da Torino sintetizza Vesna
Vuletic, fondatrice di Idea Rom, e la realtà spesso capovolge i luoghi comuni:
dal Nord al Sud d'Italia, piccole storie di quotidiana integrazione crescono,
all'ombra delle polemiche che puntualmente si scatenano sul destino dei rom,
aspettando "politiche pubbliche adeguate".
Il progetto della sartoria Rom - In
via Nomentana 952 a Roma puoi trovare un abito unico, con pizzi bianchi o
ricami, tessuti orientali broccati o cascate di colore vivace: è l'Antica
sartoria rom, dove donne rom dei campi nomadi della capitale confezionano abiti
secondo la moda gitana di fine Ottocento, cuciti a mano e con stoffe
rigorosamente in fibra naturale, seta, cotone, lana, lino, canapa. Il progetto
nasce nel 1997 tra le baracche in un campo in periferia, Alessandra Carmen
Rocco, italiana è laureata in lettere e canta come mezzosoprano, e organizza
concerti per questo incontra molti musicisti gitani. Così conosce i campi nomadi
e le donne dei campi nomadi. Donne - racconta - che hanno un desiderio:
lavorare. In uno dei campi nomadi della periferia romana nasce un giorno l'idea
della sartoria, le più anziane insegnano alle più giovani un'arte tramandata per
secoli. Il progetto si sviluppa e cresce diventa laboratorio, sartoria, negozio,
con sfilate - nel 2005 sotto l'egida di Romeo Gigli - e una cooperativa sociale
che organizza corsi per chi vuole imparare quest'arte e anche di riuso e
riutilizzo delle stoffe da buttare. Ora all'Antica sartoria rom, che confeziona
anche costumi teatrali, lavorano 4 donne rom, guadagnano un piccolo stipendio,
insegnano ad altre donne rom per dar loro un futuro. Ma i corsi sono frequentati
anche da donne italiane - una cinquantina negli ultimi due anni - affascinate
dalla moda gipsy. E a comprare sono soprattutto clienti italiani. Nessun
finanziamento pubblico. Fanno da sole.
Bari rom assumono rom - A marzo 2008 i rom
romeni del villaggio sosta comunale di strada Santa Teresa a Japigia danno il
via alla cooperativa di lavoro Artezian, facchinaggio, traslochi e manutenzione
del verde, e il primo settembre 2010 riescono ad assumere con contratto di
lavoro un rom bosniaco di un altro campo nomadi tra Modugno e Bitonto. Da
Artezian è nato anche un progetto per il riuso e riciclo di materiali e macchine
da buttare e le donne del campo creano bigiotteria e abiti con materiali di
scarto. "Il problema è la mancanza di un lavoro, di una fonte di reddito",
spiega Maurizio Pagani, dell'Opera nomadi di Milano, sottolineando: "Su questo
fronte le politiche pubbliche non hanno né investito né inciso minimamente, con
interventi a carattere assistenziale e a breve termine fine a se stessi". "Si fa
ruotare tutto su 'come facciamo a cacciare i nomadi', 'i campi sono ghetti'...
in realtà - prosegue Pagani - il problema di base è la mancanza di lavoro,
povertà, che condanna rom e sinti all'emarginazione una storia che va avanti dal
dopoguerra".
Corsi a Milano - L'opera nomadi quest'anno ha organizzato corsi di
sartoria con 15 donne rom dei campi nomadi abusivi; ora tutte sono diventate
sarte, lavorano nei campi ma vendono ai privati, anche nei negozi milanesi dove
viene molto apprezzato "la loro capacità naturale di accostare i colori". Delle
tre cooperative di servizi, messe su dall'opera nomadi di Milano, solo una
invece è sopravvissuta, le altre due "sono venute meno per mancanza di commesse
pubbliche". Nella cooperativa sopravvissuta lavorano 8-9 persone a progetto, ma
chi ha fatto questa esperienza, soprattutto i giovani, ha trovato poi lavoro
fuori in ditte private di pulizia. "Anche se normalmente non dicono di essere
rom", dice Pagani.
Progetto "Idea Rom" a Torino - "Essere rom non può essere una
vergogna, con il nostro progetto vogliamo dire e far conoscere chi siamo
davvero", così Vesna Vuletic, 48 anni, da 20 in Italia dove lavora come
mediatrice culturale, racconta la nascita, un anno fa a Torino di "Idea Rom" che
ora raccoglie una ventina di donne rom, e il loro obiettivo è l'outing: loro lo
hanno fatto per prime e ora cercano di aiutare gli altri ad uscire allo
scoperto, a non vergognarsi o temere di dire a lavoro, a scuola, all'università,
di essere rom.
Per metà sono donne già integrate, inserite nel lavoro, abitano in una casa,
l'altra metà del gruppo sono donne giovani, che invece vivono quasi tutte nei
campi nomadi, sono disoccupate, bassa scolarità. "Ci siamo ritrovate a parlare -
spiega Vesna - alcune di noi fanno le pulizie in banca, in ufficio, ma nessuna
diceva di essere rom per paura del sospetto, i figli non lo dicono a scuola per
paura di discriminazioni. Molte sono state combattute per anni ma adesso stanno
prendendo coraggio, dichiarandosi, rilasciando interviste e anche per comunicare
alla società che i rom non sono quelli sporchi, i cattivi da cacciare".
Condizioni di povertà portano all'esclusione e alla microcriminalità ma questa
non è la realtà della maggior parte dei rom: a Torino ad esempio delle 100
famiglie rom che ora abitano nelle case popolari, solo per 5 ci sono state
problematiche. Le donne di Idea Rom così si riuniscono, parlano, vanno nei campi
per promuovere il diritto di uscire allo scoperto, e hanno vinto così anche un
progetto del Dipartimento delle pari opportunità per interventi di mediazione
culturale. Ad ottobre a Torino inizieranno anche corsi di danze tradizionali
rom, aperti naturalmente a tutti.
Il vino a Milano e i premi - Prima le mamme del
quartiere milanese e le maestre aiutavano i bimbi e le famiglie rom in caso di
emergenza, poi hanno voluto fare di più, così insieme a Gas, Sant'Egidio, alla
cooperativa di produzione Eughenia, è nata l'idea, del vino R.O.M che sta per
"Rosso di origine migrante": bottiglie di vino toscano, Sangiovese, Merlot,
Shyra, per finanziare borse di studio e lavoro, un progetto grazie a cui due
padri rom hanno trovato lavoro e casa. Problemi di integrazione coi rom a scuola
o fuori ? "Assolutamente no - spiega Francesca - sono culturalmente diversi da
noi ma va benissimo. Noi abbiamo aiutato loro ma loro hanno aiutano noi. Avere i
bimbi rom nella nostra scuola è una ricchezza. Ci sono genitori di bambini che
frequentano altre scuole del centro di Milano, dove non si sono né stranieri né
rom che vengono qui con i loro figli perché vogliono 'mischiarli con i rom',
perchè - dicono - "i loro figli non possono crescere senza conoscere altre
realtà". E qualche volta, nonostante tutto, i riconoscimenti arrivano anche
dall'alto: il maestro di fisarmonica Jovica Jovic, 53 anni, è un rom jugoslavo
che vive nel campo nomadi di via Sesia a Milano e a marzo ha ricevuto dal
ministro Roberto Maroni, appassionato di musica, un permesso di soggiorno,
seppur temporaneo, per meriti artistici. Insegna a Milano, da lui, che ha
suonato con Pelù e Manu Chao, vanno a studiare molte ragazze. E ogni tanto va
nelle scuole, e assicurano "sarebbe un ottimo maestro per i bambini".
Di Fabrizio (del 19/12/2011 @ 09:49:15 in Regole, visitato 1673 volte)
15 Dicembre 2011
Spett. le Procura della Repubblica di Torino,
Egregi dott. Caselli, dott. Bornia e dott.ssa Longo,
Il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC)1, la Federazione Romanì2 e Idea
Rom Onlus (Idea Rom)3 Vi scrivono per esprimere preoccupazione per il violento
attacco incendiario del campo Rom, avvenuto a Torino lo scorso 10 Dicembre.
Secondo quanto riportato all'ERRC dai nostri partner locali, centinaia di
persone hanno fatto incursione nel campo informale di via Continassa e hanno
dato fuoco a baracche, camper e macchine. L'attacco è stato scatenato
dall'accusa di stupro rivolta a due Rom. Successivamente la presunta vittima ha
dichiarato di non essere stata violentata. L'intero campo è andato distrutto
inclusi le case e i beni di proprietà di 46 Rom che vivevano li. Testimoni
dicono che alcuni manifesti affissi prima dell'attacco incitavano i residenti a
'ripulire' l'area dai Rom. Mass media e testimoni confermano che un pubblico
ufficiale, il presidente della V circoscrizione era presente alla manifestazione
che ha preceduto la violenza4.
L'ERRC, la Federazione Romanì e Idea Rom chiedono alle forze dell'ordine e alla
Procura della Repubblica di Torino di investigare immediatamente ed
imparzialmente e di considerare la connotazione razziale dell'atto.
Le vittime dell'attacco sono membri della minoranza Rom e date le circostanze è
possibile che si sia trattato di un atto di matrice razzista o di un crimine
d'odio. Dunque, l'indagine dell'incidente e il perseguimento dei colpevoli
riguarda la protezione dei diritti umani, sia degli individui che della comunità
Rom. L'investigazione e la risoluzione del caso renderà giustizia alle vittime
sulla base di quanto stabilito dall'articolo 13 della Convezione Europea per la
Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà
Fondamentali secondo cui ogni persona i cui diritti e le cui libertà
riconosciuti dalla Convenzione (inclusi il diritto alla libertà e alla sicurezza
e il divieto di tortura) sono stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo
davanti ad un'istanza nazionale.
Data l'importanza dell'incidente di cui sopra, le organizzazioni firmatarie
della presente lettera, in accordo con la legge italiana per l'accesso agli atti
amministrativi5, chiedono gentilmente ai Vostri uffici di provvedere per iscritto
le seguenti informazioni:
E' stata aperta un'indagine per tale incidente e quali misure
investigative sono state adottate dal Vostro ufficio al fine di identificare
i colpevoli?
Quali misure saranno prese dai Vostri uffici per accertare le
responsabilità e dare piena
protezione alle vittime?
Oltre le due persone identificate subito dopo l'attacco, sono stati
individuati altri individui
sospetti che hanno organizzato o partecipato all'incidente?
Qualcuno è stato accusato per questo incidente e quali accuse sono
mosse contro di loro?
Rimaniamo in attesa di una Vostra risposta e Vi ringraziamo per gli sforzi
compiuti nel condurre una giusta e rapida indagine del caso.
Distinti saluti,
Dezideriu GergelyDirettore esecutivo European
Roma Rights Centre Nazzareno GuarnieriRappresentante Legale Federazione
Romanì Snezana VuleticRappresentante Legale Idea Rom Onlus
1 Il Centro Europeo per I Diritti dei Rom (ERRC) è
un'organizzazione giuridica internazionale di interesse pubblico impegnata in
una serie di attività volte a combattere il razzismo contro Rom e Sinti e
l'abuso dei diritti umani attraverso contenziosi strategici nell'ambito del
diritto, ricerca e sviluppo di politiche, advocacy e formazione di attivisti Rom
e Sinti.
2 La
Federazione Romanì è una
federazione nazionale formata da 18 organizzazioni Rom e da attivisti e singoli
aderenti di tutta Italia. La mission della Federazione è l'auto-determinazione
della popolazione Romanì attraverso la promozione di una rappresentatività
qualificata delle comunità Rom
3
Idea Rom Onlus è una ONG formata da donne
Rom basata a Torino. Essa promuove la diretta rappresentanza dei Rom ed è membro
della Federazione Romanì.
Di Fabrizio (del 13/04/2012 @ 09:38:58 in conflitti, visitato 1747 volte)
La StampaQuattro mesi fa l'assalto alle baracche della Continassa. Le prime
foto la ritraevano in lacrime. Ora lavora con i bimbi
09/04/2012 - MARIA TERESA MARTINENGO - TORINO
Andriana, al centro Vides Main delle Vallette, i bambini ormai la chiamano
«maestra». Ogni pomeriggio pulisce, mette in ordine, fa giocare i piccoli mentre
i fratelli grandi fanno i compiti e le madri chiacchierano nel salone. È una
«maestra» con le trecce lunghe, la gonna colorata fino ai piedi. E la pazienza
di chi di bimbi ne ha cresciuti parecchi e sa che cosa li fa divertire o
annoiare. Andriana Tudor è la giovane mamma rom che la sera del rogo della
Continassa, e nella desolazione dei giorni seguenti, è stata fotografata con la
sua bellissima Maria tra le braccia davanti alle rovine dell'accampamento
abitato da una cinquantina di persone.
Quando l'odio razzista è esploso come a Torino non era mai successo, Andriana si
è nascosta dietro ad un cespuglio di rovi ed è rimasta lì per un tempo
incalcolabile, con la mano premuta sulla bocca di Maria perché non piangesse.
Perché gli esaltati che stavano appiccando il fuoco ad ogni baracca
apparentemente abitata, non sentissero la loro presenza. In quel momento, la
paura di Andriana era doppia: delle fiamme e di soffocare la sua bambina.
L'incubo che ritorna
«Uscite che vi bruciamo», sono le parole che le rimbombano nella testa. Quattro
mesi dopo, questa donna di 29 anni sta entrando - assistita da uno psicologo -
in un nuovo capitolo della sua vita. Attraverso la rete di solidarietà che si è
creata intorno agli abitanti del campo, l'associazione Idea Rom e la Comunità di
Sant'Egidio sono riusciti a darle la speranza di una svolta con un lavoro e una
casa. «Ho sempre desiderato lavorare, uscire dal campo, dare una prospettiva di
vita diversa ai miei figli. Ma non sapevo come fare, a chi rivolgermi», spiega
Andriana nel salone delle Figlie di Maria Ausiliatrice, frequentato ogni
pomeriggio da oltre cento bambini e ragazzi italiani e si origine straniera
assistiti nello studio da educatori e volontari.
La solidarietà
«Paradossalmente, da un grande male è nato per qualcuno un po' di bene», dice
Vesna Vuletic, presidente di Idea Rom, la mediatrice culturale che ha conosciuto
Andriana subito dopo il rogo e non l'ha più abbandonata. La sera del 10 dicembre
e nei giorni seguenti le famiglie della Continassa avevano ricevuto molta
solidarietà espressa con numerose visite: il ministro Riccardi, l'arcivescovo,
don Ciotti e don Fredo Olivero, padre Lucian Rosu, il rabbino capo, volontari di
tante associazioni. La Comunità di Sant'Egidio è rimasta, insieme ad altre e ad
alcuni singoli. «La Compagnia di San Paolo aveva dato immediatamente un
contributo di cinquemila euro - ricorda Vesna Vuletic -: con la sottoscrizione
pubblica curata e vigilata dal Centro Sereno Regis sono arrivati alla fine poco
meno di novemila euro. Con questo denaro sono state assistite sette persone con
contributi mensili, sono stati rifatti all'estero documenti andati distrutti, si
è avviato l'inserimento lavorativo di Andriana». Ancora: «È stata la Comunità di
Sant'Egidio a trovare, sul mercato, il monolocale dove Andriana spera di
accogliere anche il più piccolo degli altri quattro figli che vivono in Romania.
Nei prossimi giorni, poi, un'altra donna della Continassa dovrebbe entrare in
una casa».
Diversi ma uguali
«Al lavoro - dice Andriana tutti mi trattano bene, nessuno fa caso ai miei
vestiti. Sento che qui le persone mi accettano per quello che sono, per quello
che posso dare». Nel salone dove i bambini mangiano le fette di pane e
marmellata preparate da nonna Lucia, aggiunge: «Purtroppo tanta gente non si
fida dei rom. Eppure, chi ci dà lavoro sa tutto di noi, ha i nostri documenti.
Perché dovremmo tradire la sua fiducia, mettendoci nei guai da soli? Tanti
giovani, vogliono fare una vita diversa da quella dei nostri genitori, sperano
davvero di lavorare. A me piacciono i bambini, credo che sarei una brava baby
sitter».
Ogni pomeriggio suor Carmela apre il centro che si popola via via di bambini che
escono da scuola. Prima del loro arrivo, Andriana riordina. «I bambini la
chiamano "maestra" - dice suor Carmela - ed è normale... Nessuno sottolinea le
differenze: le Vallette sono cambiate da quando, vent'anni fa, noi suore siamo
arrivate. Ora sono il mondo».
Il monolocale azzurro
Finito il lavoro, Andriana fa salire Maria sul passeggino e dopo un lungo
viaggio in autobus, mamma e figlia ritornano nel minuscolo appartamento azzurro
che la Comunità di Sant'Egidio ha trovato. «Per me è un po' strano vivere sola,
ma col tempo, se potrò avere qui anche un altro dei miei figli, mi abituerò».
«Noi di Sant'Egidio - racconta Daniela Sironi - siamo andati alla Continassa
dopo aver appreso la notizia dell'incendio. Andriana era l'unica con una bambina
così piccola. Occuparci di lei ci sembra una restituzione, saldare un debito che
la città ha. Cerchiamo di farla uscire dalla marginalità: ce la può fare, ha
volontà e intelligenza. La accompagneremo per il tempo necessario, il salto che
deve fare è grande».
Trovare soluzioni
Giulio Taurisano di Idea Rom: «Anche altri possono sperare in una vita meno
misera, sono tantissime le persone che chiedono di uscire dai campi. Eliminare i
campi vorrebbe anche dire attenuare l'esasperazione dei residenti, perché è
innegabile che un campo porti dei problemi. Oggi alla Continassa sono rimaste 19
persone, 19 che hanno rischiato di morire. Per loro non solo la società civile,
ma anche il governo del territorio dovrebbe trovare soluzioni».
Di Fabrizio (del 09/03/2010 @ 09:36:23 in Italia, visitato 1749 volte)
Segnalazione di Maria Grazia Dicati
Idea Rom, associazione di promozione sociale costituita alla fine del 2009 da
donne Rom delle diverse comunità presenti a Torino, è stata premiata oggi dal
presidente Giorgio Napolitano in occasione della festa della donna. Idea Rom
vuole favorire l'integrazione e la partecipazione dei Rom (e dei Sinti, dei Kalé,
dei gruppi e delle comunità viaggianti) nella società italiana ed europea. Tra i
suoi obiettivi vi è quello di ottenere il riconoscimento dei Rom come minoranza
etnica e linguistica, con pieni diritti di cittadinanza e di contrastare i
pregiudizi e le forme di discriminazione; inoltre vuole promuovere la mediazione
interculturale e la convivenza civile, favorendo la conoscenza, il dialogo e
l’incontro tra culture diverse.
Idea Rom, essendo nata solo da pochi mesi, è ancora sostanzialmente un
laboratorio di idee, ma ha già realizzato diverse iniziative, come il progetto
sperimentale “Piccoli Rom vanno a scuola” per la formazione degli insegnanti e
la mediazione culturale all’interno della scuola I.C. “Leonardo da Vinci” di
Torino (con il contributo del comune di Torino). Ha pubblicato un dossier in
occasione della Giornata della Memoria (gennaio 2010). Ha promosso le attività
dell’associazione presso istituzioni, organizzazioni del privato sociale e
organi d’informazione.
“Ci siamo unite per dire che non siamo tutte criminali”, spiega Vesna Vulatic,
mediatrice culturale Rom fin dai primi anni Novanta che, con altre dieci giovani
donne, ha dato vita a Idea Rom. Le iscritte abitano nei campi nomadi o nelle
case popolari dei quartieri torinesi della Falchera o delle Vallette. Alcune
lavorano o sono in cerca di lavoro, altre studiano, come Ivana, 19 anni: “Voglio
iscrivermi a Scienze dell’Educazione per lavorare con i bambini Rom. Io non ho
mai nascosto le mie origini, fin dalle elementari quando, studiando storia si
parlava del popolo Rom. Di solito, attraverso la conoscenza personale, il
pregiudizio scompare. Ma i miei genitori, al lavoro, non lo hanno mai detto. Mio
padre ha scritto un libro di poesie e uno sulla cultura Rom per bambini, eppure
deve nascondersi, non può permettersi di perdere quel posto”.
“La nostra gente non osa parlare della sua origine, soprattutto nei posti di
lavoro dove magari è occupata da anni e apprezzata – continua Vesna – . I rom
sono sempre stati dipinti come sporchi, bugiardi e ladri, così succede che
persino a scuola i bambini e le loro mamme non dicano qual è la loro realtà.
Spesso non precisiamo la nostra origine. Diciamo “slave”, ma anche slavo non
piace… Le mie figlie non conoscono il serbo, con i nonni non si capiscono. Dopo
tanti anni continuiamo a rinnovare il permesso di soggiorno, ma loro sono nate
qui. Un giorno saranno cittadine italiane. Spero che quel giorno non siano più
considerate straniere”.
Di Fabrizio (del 06/01/2012 @ 09:30:51 in lavoro, visitato 1871 volte)
SARTORIA JELESAN (clicca sull'immagine per vedere un
campione della produzione)
Le produzioni di Jelena e Sanela, figlia e nuora di Jovica JOVIC
Vi presentiamo qui di seguito le produzioni della sartoria Rom di Jelena e
Sanela, rispettivamente figlia e nuora del maestro di musica Jovica Jovic.
Tutti i prodotti si possono acquistare con recapito a domicilio ed i prezzi sono
comprensivi della spedizione:
sacchettini con lavanda profumata per armadi e cassetti € 5;
sacchetti rettangolari imbottiti con semi di miglio, da scaldare e mettere sul
collo (antidolorifici) € 10;
borse a tracolla (sia in cotone che in lana), tutte double-face € 12;
borse portatorte o portateglie € 12;
grembiuli € 15;
tovaglie da € 20 a € 25 a seconda della misura;
trapunte matrimoniali patchwork double-face da € 80 a € 100 a seconda della
misura;
trapuntine per bambini e bebè patchwork double-face € 50.
Di Fabrizio (del 24/10/2010 @ 09:28:26 in Italia, visitato 1941 volte)
Si invia il seguente comunicato ed il volantino allegato con
preghiera di pubblicazione o diffusione attraverso i vostri canali.
COMUNICATO STAMPA "Na Darà", nella lingua dei Rom "non aver paura"
un progetto a "pensiero ed azione Rom"
"Na Darà" è il titolo di un progetto "a pensiero ed azione Rom", realizzato
dall'associazione delle donne Rom di Torino IDEA ROM ONLUS in
collaborazione con Romanò Ilò, l'Opera Nomadi ed i Gruppi di Volontariato
Vincenziano, con un finanziamento nazionale pubblico del Dipartimento per le
Pari Opportunità - Ufficio Antidiscriminazioni Razziali - UNAR, il patrocinio ed
un contributo in servizi delle Circoscrizioni 5 e 6 del Comune di Torino.
Per la prima volta a Torino un'iniziativa promossa direttamente dai Rom e
sostenuta da alcune istituzioni pubbliche, un segno concreto della speranza e
della voglia di essere cittadinanza attiva da parte della comunità più
emarginata della città.
"Na Darà" prevede interventi di accompagnamento alla convivenza nei condomini di
case popolari, corsi sulle danze tradizionali ed attività di comunicazione che
sfatino l'immagine negativa dei Rom.
Il primo dei corsi sulle danze tradizionali Rom, 10 lezioni settimanali
gratuite, partirà mercoledì 3 novembre, dalle 18 alle 20, presso il Centro
d'Incontro di via Cavagnolo 7 a Torino (mezzi pubblici 50, 51, 51/, 4).
La partecipazione è gratuita ma occorre iscriversi inviando una e-mail a
idea.rom@gmail.com
Il corso è rivolto a tutti ed è soprattutto un'occasione d'incontro e conoscenza
tra Rom e Gagé (coloro che non sono Rom).
Di Fabrizio (del 20/12/2011 @ 09:28:01 in Kumpanija, visitato 1736 volte)
Dopo i recenti avvenimenti che hanno coinvolto i Rom che abitano nella Cascina
Continassa di Torino, occorre aiutare e supportare in questo tragico momento le
famiglie che hanno perso l'unica casa che conoscevano.
Superata la prima emergenza, è prioritario ridare dignità e speranza a uomini,
donne e bambini che, in pochi istanti, hanno visto andare a fuoco tutta la loro
vita e che ora si trovano ad affrontare il freddo e la disperazione di non avere
più niente.
Di grande aiuto sono stati, in questi primi giorni, coloro che hanno portato la
loro solidarietà e che hanno contribuito a migliorare le condizioni materiali in
cui si sono ritrovate a sopravvivere le vittime dell'attacco razzista: le
associazioni di volontariato, le autorità politiche e religiose, i funzionari
pubblici e, soprattutto, i tantissimi cittadini fra i quali molti residenti nel
quartiere da cui si è mosso il corteo che ha assaltato il campo nomadi.
Adesso è però necessario dare un indirizzo alla spontanea solidarietà dei tanti
che ancora vorrebbero manifestare concretamente la loro solidarietà.
Le famiglie rimaste nella cascina hanno una enorme, principale, necessità:
un'ABITAZIONE VERA nella quale poter vivere dignitosamente.
Per questo motivo facciamo un appello ai cittadini, alle associazioni, agli enti
religiosi e alle istituzioni affinché si adoperino per l'unica vera soluzione
alla gran parte dei problemi innescati dalla presenza di campi nomadi nelle
città: un'abitazione per le poche famiglie costrette a restare nel luogo in cui
sono state aggredite e messe in pericolo di vita.
Si tratta di 3 famiglie, 7 persone in tutto, quelle che hanno finora trovato il
coraggio di rivolgersi alla Magistratura per ottenere quella giustizia che gli
aggressori hanno tentato d'oltraggiare durante il linciaggio.
Chi vuole dare il suo sostegno può:
mettere a disposizione locali per l'ospitalità delle famiglie;
offrire un lavoro;
versare un contributo economico al Centro Studi Sereno Regis di Torino
specificando la causale AIUTO FAMIGLIE ROM INCENDIO CONTINASSA:
con bonifico sul conto corrente postale 23135106 intestato a Centro Studi Sereno
Regis – via Garibaldi 13 – 10122 Torino - IBAN IT 67 G 076 0101 0000 0002 3135
106
con vaglia postale
in contanti presso la segreteria del Centro Studi (sarà rilasciata ricevuta)
I fondi raccolti saranno consegnati direttamente alle famiglie per provvedere
alle necessità materiali e alle spese per le abitazioni che speriamo di poter
reperire. Sarà data completa trasparenza alla gestione dei contributi.
Per promuovere un corteo di protesta civile contro atti di razzismo nei confronti dei Rom e Sinti in Italia
Roma, domenica 8 giugno 2008 L’iniziativa è promossa da intellettuali italiani e Rom, associazioni, artisti e persone di buona volontà che non vogliono essere strumentalizzati da nessuno.
Le Associazioni che aderiscono all’iniziativa diventano automaticamente anche organizzatori e promotori partecipando con i propri rappresentanti al costituente Coordinamento Nazionale Permanente e al corteo antirazzista nel rispetto dei principi che hanno mosso l’iniziativa.
PROGRAMMA Definitivo
Domenica 8 giugno, Roma
Dalle 12 alle 16 ritrovo dei partecipanti al COLOSSEO ci si arriva in pulman, in auto e con la metro)
Dalle 16 alle 17 corteo dal Colosseo fino al Foro Boario
Dalle 17 alle 20 Foro Boario, Villaggio Globale
libera discussione, proposte:
Costituzione del Coordinamento Nazionale Antirazzista
Creazione di una rete informatica, contro l’inquinamento e la mistificazione delle informazioni
Creazione di una Consulta romanì costituita dalle associazioni storiche e le organizzazioni rom
Varie ed eventuali
Dalle ore 20 Festival Antirazzista Alexian Group (Italia)
Musicisti Rom del Kossovo
Taraf de Bucarest (Romania)
Chaja Chelen (Bosnia Erzegovina)
Lucio Pozone (chitarra flamenca)
La partecipazione è aperta a tutti gli artisti
La partecipazione è libera e gratuita, le adesioni sono aperte a tutti
FERMIAMO UN GENOCIDIO CULTURALE Dopo l'ultimo delitto crudele della mistificazione e della calcolata disinformazione non si può più restare in silenzio, occorre agire, questo silenzio è assordante e colpevole. L’8 Giugno le Associazioni Rom e Sinte in Italia e le associazioni di volontariato, gli artisti, gli intellettuali e le persone di buon senso organizzano a Roma un corteo di protesta civile. Aderite e fate aderire prima che sia troppo tardi!! Occorre ribadire alcuni concetti che vengono mistificati, Tutti credono che Rom siano solo stranieri.
Non è vero !, infatti l'80% dei Rom e Sinti che vivono in Italia sono cittadini italiani
Tutti credono che i Rom sono nomadi.
Non è vero !, Infatti la maggior parte di quelli presenti sul territorio italiano sono sedentari Tutti credono che il campo nomadi è la soluzione ideale.
Non è vero !, Infatti i rom arrivati in Italia nei loro paesi di origine avevano le case, il campo non è un tratto culturale della popolazione romanì, ma un'imposizione dovuta alla non conoscenza.
Tutti credono che zingaro sia il nome di questo popolo.
Non è vero !, infatti il termine corretto è Rom o Sinto.
Occorre far rispettare le convenzioni internazionali nei confronti dei Rom, il 70% degli italiani sono razzisti nei confronti dei Rom, la carta dei diritti dell'uomo in Italia per i Rom non vale.
Fra gli aderenti e promotori: - Alexian Santino Spinelli (musicista Rom, docente Università di Torino, Trieste, Chieti, rappresentante italiano ERTF a Strasburgo) - Gianni Vattimo (Filosofo) - Pier Virgilio Dastoli (Direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia – Roma) - Angelo del Boca (docente universitario e storico) - Angelo d'Orsi, (docente Università di Torino) - Costanzo Preve (studioso di Filosofia) -Viktória Mohácsi (Romnì - Europarlamentare) - Rudko Kawczynski (Presidente ERTF) - Juan de Dios Ramirez-Heredia (Presidente Union Romanì -Spagna) - Stanislav Stankiewicz (Presidente International Romani Union) - Jovan Damianovic (Presidente Romani Union Serbia) - Carla Osella (Presidente Nazionale AIZO) - Sergio Giovagnoli (ARCI Solidarietà Lazio) - Rita Bernardini (Segretaria Radicali Italiani) - Marco Perduca (Senatore) - Gian Antonio Stella (giornalista) - Moni Ovadia (artista) - Guido Cohen - Massimo Rendina (ex comandante partigiano, storico, Presidente dell'ANPI nazionale) - Alberto Asor Rosa (Professore Emerito, Università la Sapienza) - Piera Tacchino (Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”) - Armando Gnisci (Docente Universitario, Roma) - Marco Revelli (scrittore e docente universitario) - Filippo Taricco (scrittore) - Beppe Rosso (attore) - Paolo Dossena (Produttore musicale Compagnia Nuove Indie) - Alma Azovic (mediatrice romnì) - Tamara Bellone (docente Univ. Politecnico di Torino) - Graziano Halilovic (mediatore culturale Rom) - Kasim Cismic (UNIRSI-Ertf) - Marcel Courthiade (docente INALCO) - Stojanovic Vojislav (Il Responsabile della Commissione Immigrazione PRC – TO) - AlexisTsoukias (Presidente Associazione Piemonte Grecia “Santorre di Santarosa”) - Bajram Osmani (giornalista Rom) - Marian Serban (musicista Rom) - Nico Arcieri (musicista) - Marina Arienti (giornalista) - Gianni Di Claudio (regista cinematografico) - Luca Krstic (regista cinematografico) - Silvio Sarta (regista teatrale) - Adriano Mordenti (fotografo e musicista) - Lidia Gualtiero (docente, responsabile didattica Istituto Storico Rimini) - Fausta Messa (Istituto Storico per la Resistenza, Sondrio) - Adriana Martino (critica d’arte) - Ciro De Rosa (critico musicale) - Giovanni De Nobile (direttore d’orchestra) - Fabio Neri (direttore d’orchestra) - Giuseppe Piccinino (direttore d’orchestra) - Paola Olivetti (Archivio nazionale cinematografico della resistenza) - Massimo Zucchetti (docente Politecnico di Torino) - Roberto De Caro (Presidente Casa Editrice Ut Orpheus) - John Foot (professore di storia all'Università di Londra, saggista) - Nicoletta Dosio (Associazione La credenza -Bussoleno To) - Ivana Kerecki (Traduttrice -Milano) - Antonio Grassedonio (sindacalista) - Liljana Banjanin (docente Università di Torino) - Boris Bellone (docente media superiore) - Sergio Chiarloni (docente Università di Torino) - Gabriella Onofrio (informatico) - Luciano Pannese (musicista) - Francesco Ciancetta (musicista) - Vladimiro Torre (Ass. Thèm Romanò Reggio Emilia) - Silvia Faugno (soprano) - Federica Zanetti (Docente Università di Bologna) - Maria Omodeo (Cospe Responsabile Area "Interculturalità - Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza" - Maria Rosa Mura (Associazione Il Gioco degli Specchi) - Daniele Barbieri (Imola) - Tahar LamriCinzia Gubbini (giornalista) - Ivano Tajetti (ANPI Barona. Milano) - Martin Clausen - Donato Toffoli (Comitato Tecnico Scientifico Agjenzie Regjonâl de Lenghe Furlane Felet/Feletto Umberto (UD) - Claudio Bocci (Associazione Altrevie) - Enrico Palandri (scrittore) - Mario Rebeschini (Fotografo e giornalista) - Orietta CiprianiSandro Micolucci (artista) - Dimityr Kirilov (artista) - Giovanna GrengaSalvatore Armando Santoro (Presidente Circolo Culturale Mario Luzi di Boccheggiano -GR) - Olga Siciliani (giornalista) - Lorenzo Guadagnucci (giornalista) - Annamaria Rivera (antropologa, Università di Bari) - Gabriella Ti (Programma radiofonico Brussellando) - Concetta Di Virgilio (architetto) - Cinzia Pierangelini (Assessore alla Cultura della Provincia di Grosseto) - Daniela Terrile (Commission Européenne) - Khalid Fiddi (Presidente Associazione Atlas ONLUS) - Loredana Galassini (pensionata) - Stefano Taglietti ( Compositore) - Fausta Messa (insegnante) - Rosa Mauro (scrittrice) - Nella Ginatempo (sociologa) - Melo Franchina (architetto) - Christian Picucci (ex operatore sociale) - Giorgio De Rossi - Stephanie GengottiRoberto Malini (scrittore e storico) - Dario Picciau (regista) - Matteo Pegoraro (scrittore) - Steed Gamero (fotografo) - Fabio Patronelli - Laura Todisco - Esad Licina - Stelian Covaciu - Udila Ciurar - Sergio Maceri - Andrea Garbin - Paola Manduca (Prof.Genetica, Genova) - Lucia Vasciminno (Il Centro delle Culture di Roma) - Ivan Rufo (Direttore Artistico di Botteghe d'Autore Festival) - Marina FuentesGiovanna Boursier (giornalista) - Mauro Pace, (impiegato regionale) - Donatella Papi - Antonio Giordano (Ass. D’Altrocanto) - Mariella Rocco (Ass. D’Altrocanto) - Germano Monti (Forum Palestina) - Stefania Krilic (assistente sociale) - Giuseppe Anceschi - Norma Bertullacelli - Danilo Cremonte per "Human Beings - Laboratorio teatrale interculturale", Perugia - Ivano Peduzzi (capogruppo PRC Regione Lazio) -Alessandro Galassi (regista) - Gabriele Polo (giornalista) -Marco Brazzoduro-Stefano Galieni (Coordinatore Dipartimento Immigrazione PRC) -Sageer Khan (musicista indiano) -Michele Dalai (Editore) - Alfonso Perrotta - Daniele De Berardinis - Ginevra Serego Alighieri (Verona) - Angela Pèrcopo, (associazione di Volontariato ' Banca del Tempo-TempoAmico'di Latina) - Sabatino Annecchiarico (giornalista) - Basilio Buffoni (Milano) - Concetta Gizzarelli - Don Federico Schiavon (Direttore della Pastorale dei Rom e Sinti della Conferenza Episcopale Italiana) - Sergio Bonetto (avvocato) - Gianluca Vitale (avvocato) - Fulvio Perini (Dirigente Sindacale CGIL) - Marzio Porro (docente Università di Trieste) - Allessandra Algostino (docente Università di Torino) - Nietta Fiorentino (Associazione Piemonte-Grecia "Santorre di Santarosa") - Mariella Allemanno (insegnante L2) - Eleonora Cane (Gruppo Pace Valsusa) - Marisa Ghiano (Gruppo Pace Valsusa) - Matilde Lanfranco (Gruppo Pace Valsusa) - Bianca Riva (Gruppo Pace Valsusa) - Milena Valli (Sondrio) - Andrea Buonajuto (circolo Carlo Rosselli –Napoli- insegnante) - Livio Sossi - Leoncarlo Settimelli (regista, musicista) - Sarah Zuhra LukanicFulvio Pezzarossa (docente Università Bologna) - Anna Chiarloni (docente Università di Torino) - Lucio Pozone (musicista) - Maria Chiara Esposito - Rossella Di Terlizzi (danzatrice) - Daniela Lucatti (poetessa, scrittrice) - Elena Montani (Commissione Europea - Rappresentanza in Italia) - Aldo Zargani - Elena Magoia - Fabio Alberti (Un Ponte Per) - M.Cristina Lauretti (Psichiatra) - Maurizio Matarrese (musicista) - Giulio Taurisano (associazione Idea Rom - Torino) - Cristina Di Canio - Roberta Melchiorre (Impiegata) - Taddeo Raffaele (Centro Culturale Multietnico La Tenda) - Franco Grisolia (Esecutivo del PCL) - Marco Ferrando (Esecutivo del PCL) - Paolo Finzi (rivista "A") - Aurora Failla (rivista "A") - Emiliana Armano (sociologa) - Raffaele Sciortino (docente di Filosofia e giornalista) - Kossi A. KOMLA-EBRI (scrittore migrante) - Avv. Antonio Cilli (Ass. Tra terra e cuore) - Lia Tagliacozzo Bisoni ( insegnante e sociologa di Venezia) - Tommaso VitaleAnna Di Segni Coen - Giulio Russo (Presidente Cesv) - Rosi Yamascita (insegnante) Fiammetta Bises (ebrea anti razzista ed emigrata pluridiasporica del Gruppo Martin Buber Ebrei pr la Pace) - Franca Eckert Coen - Paolo Pignatelli (insegnante) - Daniela Falcone - Roberto Niccolai (operatore socio-culturale e studioso delle migrazioni)- Pistoia - Roberta Sangiorgi (Associazione Eks&Tra) - Mariapia Passigli (Associazione Periferie Al Centro) - Antonio Thiery Valeria Minucciani (Docente Politecnico Di Torino) -Vanessa Cirillo - Julia Prestia - Sandro Salerno - Filomena Di Paola - Aldo Pavia (Presidente ANED) - Lara Mantovani (infermiera) - Dott. Salvatore Armando Santoro (Poeta e Presidente del Cicolo Culturale Mario Luzi di Boccheggiano - Montieri-GR) - Graziella Cormio (Ass Tolbà) - Sergio Deggiovanni Consigliere PRC comune di Brisighella (RA) - Daniele Contardo (musicista Torino) - Mario Cavatore (scrittore) - Gian Luca Magagni (giornalista) - Andrea Papi (rivista “A”) - Sara Iommi (Studentessa Agugliano -AN) - Ernesto Rossi (Associazione Aven Amentza – Unione Rom e Sinti, Milano) - Gelu Cafadaru (Associazione Aven Amentza – Unione Rom e Sinti, Milano) -Roberto Niccolai (operatore socio-culturale e studioso delle migrazioni)- Pistoia - Raffaele Taddeo (giornalista) - Dario Cercek (giornalista, Lecco) - Anna Lisei (Bologna) - Giuseppe Cusatelli (Milano) - Franco Fuselli - Marina Criscuoli - Andrea BillauLuigi Medea (segretario generale del Premio Nazionale Histonium) - Barbara Beneforti (Operatrice del Centro Antidiscriminazione della Provincia di Pistoia) - Patrizia Paglia - Camilla Miglio (professore universitario, L'Orientale di Napoli) - Alessia Montuori (Senza confine) - Attilio Mangano (storico) - Oriana Costanzi (poetessa) - Michele Lorusso (direttore d'orchestra) - Giada Valdannini (giornalista) - Cam Lecce (attrice - ass.cullt. Deposito dei Segni) - Jörg Grünert (scultore - ass. cult. Deposito Dei Segni) - Roberta Boccabella (architetto - libero professionista; L'Aquila) - Dott.ssa Anna Lissa (docente universitaria) - Flore Murard-Yovanovitch - Giovanna Di Lello (regista) - Concetta Gizzarelli (giornalista) - Elena Perotto - Concetta Gizzarelli - Gabriele Presta (Sociologo) - Alessandro Ghebreigziabiher (scrittore) - (pianista) - (insegnante) - (fotografa) - (giornalista) - (docente Universitario) (giornalista, scrittrice) - (docente Università di Milano Bicocca) - (storico e saggista) - (Campo della pace ebraico) -
ASSOCIAZIONI DEL COORDINAMENTO:Associazione Nazionale Thèm Romanò ONLUS Centro di Promozione Interculturale (Associazione Autonoma di Rom e Sinti in Italia Sede Nazionale Lanciano CH) - Union Romani -Italia - ERTF- Italia - Rappresentanza della Commissione Europea in Italia Roma - UNITED for Intercultural Action (Amsterdam- Olanda) - Associazione Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa” - Union Rromani Internazionale - Union Rromani Francia - Union Romani Serbia - Union Romani (Spagna) - Ass. Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Emilia Romagna) - Associazione Thèm Romano (Coordinamento Regionale Abruzzo) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Puglia) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Lombardia) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Campania) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Piemonte) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Toscana) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Lazio) - Associazione Thèm Romanò (Coordinamento Regionale Molise) - Rromani baxt - Ternikano Berno - La voix des Roms - Femmes rom, sinté, kale de France - Centre AVER de recherché sur le racisme (Paris) - Associazione Mediterra - Associazione Ciack -Istituto Storico per la Resistenza Rimini - IstitutoStorico per la Resistenza, Sondrio - Associazione Libero Teatro Morale - Archivio nazionale cinematografico della resistenza - S.O.S. Utenti (Associazione di difesa dei consumatori) - AIZO - ARCI Solidarietà Lazio -Associazione Il Gioco degli Specchi - Cospe - ANPI Barona Milano - Associazione Altrevie - Compagnia Nuove Indie (Casa discografica – Roma) - Materiali Sonori - Associazione Popica Onlus (Roma) - Circolo Culturale Mario Luzi (Boccheggiano -GR) - Associazione Atlas ONLUS (Chieti) - Il Comitato Immigrati in Italia - Laboratorio politico Resistenza Universitaria (Roma) - Circolo del Cinema 2046 (Trevignano Romano) - Circolo PRC 20 Luglio (Trevignano Romano) - Radio Radicale - Associazione culturale Il resto del Cremlino - Gruppo EveryOne - Gruppo di Artisti per i Diritti Umani "Watching The Sky" - Il Centro delle Culture di Roma - Botteghe d'Autore Festival -Associazione Daltrocanto (Salerno) - Centro di documentazione don Tonino Bello (Faenza) - Centro Ligure di documentazione per la pace - Rete controG8 per la globalizzazione dei diritti - Human Beings - Laboratorio teatrale interculturale", (Perugia) - Rete nazionale sempre contro la guerra (Roma) - Lista del centro di ricerca per la pace (Roma) - L'associazione ecoriflesso (Roma) - Lista rekombinant (Roma) - Dipartimento Immigrazione PRC - Associazione Amici della musica di Campovalano (Campovalano –TE) - Baldini Castoldi Dalai Editore - Associazione Interculturale Villaggio Globale - Associazione Di Volontariato (Banca Del Tempo-Tempoamico'di Latina) - Il Movimento Per La Costituente Comunista Di Roma - Gruppo Pace Valsusa - Il Blog "Il Russo" - Coordinamento Nazionale Per La Jugoslavia - Associazione Liumang-Cividale Del Friuli - Associazione Iskra - Cividale Del Friuli (Circolo Di Cultura Del Prc) - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (Sezione Cividale Del Friuli) - Associazione UN PONTE PER - Associazione Idea Rom (Torino) - Associazione Insieme Zajedno (Roma) - Centro Culturale Multietnico La Tenda - Partito Comunista dei Lavoratori - Rivista anarchica "A" - Alla Bua Gruppo Etnomusicale Salentino - Associazione Terra e Cuore - Associazione Eks&Tra - Associazione Periferie Al Centro - Redazione Di Fuori Binario - Anpi Nazionale -Cooperativa Sociale Pralipé - L'ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) - Associazione Tolbà - Associazione Focus- Casa Dei Diritti Sociali - Associazione Di Volontari Aizo Trentino Alto Adige - Associazione Aven Amentza – Unione Rom E Sinti, Milano - ASSOCIAZIONE FIABA CENTRO DI ASCOLTO E SOLIDARIETA (LANCIANO) - ASSOCIAZIONE ADRIATICA PER GLI IMMIGRATI - ASSOCIAZIONE ALBA
Di Fabrizio (del 27/03/2012 @ 09:18:09 in Italia, visitato 1934 volte)
Salia (a sinistra) e Vesna, due generazioni, entrambe madri di bambini che
frequentano la scuola a Mirafiori -
LA STAMPA di
MARIA TERESA MARTINENGO
Un pezzo di quartiere si mobilita per aiutarli
TORINO:
Alla domanda «Cosa vorresti fare da grande?» una bimba risponde «la poliziotta»,
un bambino «l'avvocato». In condizioni di normalità, i sogni sono uguali. I
bambini della «comunità» rom di Mirafiori Sud, una cinquantina di persone in
tutto, di cui 30 minori, una metà dei quali - i più piccoli - da settembre
frequentano la scuola. La normalità che li fa sognare.
Intorno a loro e alle loro famiglie, «parcheggiate» nei dintorni del Parco
Colonnetti, si è mobilitato un bel pezzo di quartiere. Ai figli dei rom bosniaci
più poveri della città, «invisibili» per i censimenti - due generazioni nate qui
ma prive di documenti -, Pia, alla Locanda nel Parco, offre colazione e merenda.
Beppe Melchionna, del vicino Circolo Arci, ospita il camper di una famiglia in
cortile; la Casa del Parco - che lavora per la coesione nel quartiere - fornisce
quaderni, acqua calda e ascolto; le suore di Madre Teresa e i volontari di San
Remigio offrono docce e aiuto nei compiti.
«Qui c'è il più alto tasso di frequenza scolastica della città e forse
d'Italia», spiega Vesna Vuletic, presidente di Idea Rom, associazione impegnata
per favorire l'inserimento sociale e l'autonomia dei rom. «I dati della
Prefettura parlano di meno del 50% di frequenza scolastica negli insediamenti
torinesi. A Mirafiori si sfiora il 100%, nei momenti più difficili si è arrivati
all'85%». Aggiunge Giulio Taurisano, volontario ed esperto: «È successo quando
le famiglie, nel gelo di questo inverno, sono state allontanate e si sono
stabilite vicino al Cimitero Parco. Per accompagnare i bambini a scuola,
dovevano prendere due pullman. La maggioranza lo ha fatto».
Per capire, occorre fare un passo indietro. «Due anni fa, quando abbiamo aperto
la “Casa nel Parco” - ricorda Isabella De Vecchi della Fondazione della Comunità
di Mirafiori -, alcuni bambini di queste famiglie, che da vent'anni girano qui,
sono venuti e ci hanno chiesto di imparare a scrivere. A partire da quella
esigenza, con Idea Rom è nato un progetto».
Il progetto «Aerodrom» (aeroporto in bosniaco) vuole far «prendere il volo» alle
famiglie che vivono stipate in vecchi camper. «L'obiettivo è supportare
l'inserimento scolastico - dice Vesna Vuletic -, favorire l'emancipazione,
facendo comprendere ai genitori l'importanza dell'istruzione perché i figli
possano sperare in una vita migliore». Giulio Taurisano: «Sono state le madri ad
andare a iscrivere i bambini, sono state le madri a portarli a vaccinare,
nessuno si è sostituito a loro».
Idea Rom ha coinvolto i servizi sociali, la prefettura. «Queste famiglie sono
cittadine di Mirafiori - dice il presidente della Circoscrizione 10, Marco
Novelli -, presenti da anni sul territorio. Come amministrazione dobbiamo
prendere atto della loro presenza e aiutarle. Però chiediamo collaborazione
reciproca, chiediamo che si vada verso un'evoluzione. Ci sono nuclei che
rispondono bene, altri meno. Sull'istruzione le cose procedono, su altri fronti
si può fare meglio. La componente femminile è quella su cui puntare di più». Con
i documenti, sarebbe possibile assegnare borse lavoro e iniziare a pensare alla
casa. All'incontro con l'assessore Elide Tisi, Idea Rom ha chiesto che le
famiglie possano collocarsi in postazioni singole (non in un campo) per non
essere più oggetto di sgomberi.
Il preside della Cairoli, Ugo Mander, conferma il successo di quanto fatto fin
qui: «Avremo un passaggio dalla quinta alla prima media, ci sono bambini
iscritti alla materna per l'anno prossimo. Le mamme, nonostante la povertà
estrema in cui vivono, si comportano come tutte le mamme». Enrico Perotti,
presidente del consiglio d'istituto: «Dare normalità ai bambini serve anche ai
genitori, lo vediamo alle feste della scuola». La maestra Domitilla: «Questi
bambini ci ricordano che la scuola è un diritto di tutti e prima si comincia ad
andarci, meglio è: la stabilità abitativa è un requisito per renderlo
possibile».
La realtà dei rom di Mirafiori e le loro esigenze sono state riassunte, a
partire da «Aerodrom», in una lettera destinata al prefetto Di Pace, al sindaco
Fassino e all'arcivescovo, monsignor Nosiglia. «Nel 2001 - hanno scritto
operatori e residenti - la nonna di una decina di bambini rom, gravemente
malata, ha trascorso gli ultimi due mesi della sua vita ospite di un ortolano
nella baracca di un orto abusivo sulle sponde del Sangone. Dieci anni dopo i
suoi figli vivono in una condizione non dissimile». Poi le richieste:
collocazione provvisoria delle famiglie distribuita in postazioni singole,
perché non siano oggetto di continui sgomberi, sostenere l'ottenimento di
documenti; concedere spazi per l'accoglienza abitativa in attesa dei requisiti
per il successivo ingresso in casa. «Non crediamo - hanno spiegato - che la
realizzazione di un nuovo campo possa sostenere l'integrazione di queste
famiglie».
Di Fabrizio (del 05/08/2012 @ 09:17:03 in Italia, visitato 1560 volte)
Torino, 31 lug. (Repubblica
- Adnkronos) - Costituire un 'Tavolo di lavoro' per individuare linee
strategiche condivise da istituzioni pubbliche, enti e organizzazioni del Terzo
settore, allo scopo, seppure in un quadro di risorse finanziarie insufficienti,
di favorire la conoscenza e la convivenza con le comunita' Rom, Sinti e
Camminanti. Una proposta avanzata dall'assessore alle Politiche sociali, Elide
Tisi, e che oggi ha ottenuto il si' della Giunta comunale con l'approvazione
della relativa delibera. ''Il tavolo - spiega l'assessore Tisi - si propone come
luogo per elaborare gli interventi di sensibilizzazione sul territorio e per
accrescere la conoscenza del fenomeno delle comunita' Rom, Sinti e Camminanti,
creando momenti pubblici per aumentare il coinvolgimento dei beneficiari, della
rete di volontariato e dei diversi comparti della pubblica amministrazione,
fornendo possibilita' di incontro e verifica di buone prassi. L'iniziativa -
conclude - punta inoltre ad accrescere il livello di collaborazione tra i vari
enti, rendendo ognuno protagonista di un progetto piu' ampio e condiviso, che
sviluppi sinergie tra i soggetti coinvolti e i cittadini''. Faranno parte del
tavolo, insieme ai diversi settori Comune di Torino che si occupano dei nomadi,
la cooperativa Valdocco, le associazioni Zingari Oggi e Idea Rom, la Croce Rossa
Italiana, l'associazione Terra del Fuoco, le cooperative Stranidea e Liberitutti,
l'Opera Nomadi, l'Ufficio Pastorale Migranti dell'Arcidiocesi di Torino,
l'Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo, la Comunita' Sant'Egidio, il Gruppo
Abele, le associazioni Animazione Interculturale, Il Nostro Pianeta, I Rom per
il futuro, Archimente, Romano' Ilo e l'Associazione Studi Giuridici
sull'Immigrazione.
Di Fabrizio (del 19/11/2012 @ 09:14:34 in Italia, visitato 2383 volte)
Idea Rom Palermo è un'associazione di promozione sociale "mista", rom-gagè.
Nasce per volere di un gruppo di persone che condividono l'amore per il mondo
Rom, accomunate dalla convinzione che i Rom siano troppo discriminati
ingiustamente.
Scopo dell'associazione è abbattere tutti quei pregiudizi e stereotipi che
fanno dei Rom il popolo più perseguitato e discriminato.
L'associazione persegue i seguenti fini:
• favorire l’integrazione e la partecipazione attiva dei Rom, dei Sinti, dei
Kalè, dei gruppi e delle comunità viaggianti – di seguito denominati Rom anche
se appartenenti a popoli o gruppi di diversa origine – nella società italiana ed
europea, nel rispetto delle diverse identità, delle pari dignità e dei valori
fondamentali del vivere civile;
• ottenere il riconoscimento dei Rom come minoranza etnica e linguistica, con
pieni diritti di cittadinanza;
• contrastare i pregiudizi diffusi sulle popolazioni Rom e tutte le forme di
discriminazione, diretta e indiretta, verso questa popolazione;
• promuovere la mediazione interculturale e la convivenza civile, agevolando le
relazioni e le interazioni tra individui, comunità e culture, favorendo la
conoscenza, il dialogo, la comprensione e l’incontro, valorizzando le reciproche
differenze;
• promuovere incontri e discussioni sulla cultura Rom mediante l’organizzazione
di corsi e seminari;
• stimolare la diffusione della culture Rom nelle scuole;
• promuovere interazioni con le varie circoscrizioni cittadine.
L'associazione è gemellata con
Idea Rom Onlus di Torino.
Chiunque può diventare socio di Idea Rom Palermo.
Di Fabrizio (del 14/10/2011 @ 09:14:22 in Kumpanija, visitato 2654 volte)
Lo confesso: non amo i convegni, le frasi fatte che conosco a memoria, le
polemiche che si tirano dietro. Qualche volta, qualcuno riesce a catturare la
mia attenzione: martedì scorso è successo con i discorsi di
Jovica Jovic e quello finale di Nicolae Gheorghe: magari
non ero d'accordo su tutto, ma si respirava (ecco: RESPIRARE è il termine
appropriato) una grammatica mentale romanì, indipendente dai modi di pensare e
di imporre il proprio pensiero, tipici di ogni cultura maggioritaria, come è
anche la nostra. Però, lo confesso , non so resistere ai convegni perché ogni
volta mi capita di incontrare amici vecchi e nuovi e mi incanta come in pochi
minuti si ricrei tra noi un clima cameratesco.
Dopo che timidamente in
Mahalla si era accennato ad Idea Rom di Torino, finalmente ci si è
conosciuti di persona. Ma lasciamo che si descrivano da soli, attraverso il
loro sito:
L'associazione:
IDEA ROM ONLUS è un'associazione di promozione sociale costituita nel 2009
che opera a Torino nelle sedi di via Garibaldi 13 e via Cavagnolo 7 e presso i
territori con i maggiori insediamenti abitativi di famiglie Rom della città. Nel
2010 l'associazione è stata premiata con una Targa d'Onore del Presidente
della Repubblica per l'opera tesa a favorire l'integrazione sociale della
propria comunità.
Da chi è formata:
L'Associazione è costituita da donne Rom appartenenti alle diverse
comunità presenti a Torino, alcune con esperienze professionali nel campo della
mediazione culturale.
A chi si rivolge:
Idea Rom Onlus ha una forte caratterizzazione femminile perché le principali
azioni hanno come attori, riferimenti e interlocutori soprattutto le donne e le
giovani Rom delle diverse comunità con cui condividere ed elaborare saperi e
competenze, creando e sostenendo sbocchi lavorativi e attività culturali.
Destinatarie e protagoniste degli interventi sono le famiglie Rom presenti in
città, nei "campi nomadi" e negli appartamenti, coinvolte direttamente nella
definizione dei bisogni, nella progettazione delle iniziative e nella loro
concreta realizzazione.
Obiettivi dell'associazione:
Idea Rom Onlus, pur non rappresentando i Rom della città, cerca di promuovere
progressive forme di rappresentanza diretta, formale e sostanziale, delle
diverse comunità.
Tutti i progetti e le attività sono ispirati ai seguenti obiettivi:
favorire l'integrazione e la partecipazione attiva dei Rom (e dei Sinti,
dei Kalé, dei gruppi e delle comunità viaggianti) nella società italiana ed
europea, nel rispetto delle diverse identità, della pari dignità e dei
valori fondamentali del vivere civile
contrastare i pregiudizi diffusi sui Rom e tutte le forme di
discriminazione, dirette e indirette verso questa popolazione
E poi, se vi garba, ci sarebbero molte altre cose da scoprire. In Home page troverete i link:
Jovica Jovic, secondo il programma, avrebbe dovuto parlare di "Lo
sterminio della mia famiglia". Educato e rispettoso com'è sempre, visto che agli
oratori precedenti erano stati riservati tempi biblici di intervento, ha chiesto
se per lui c'erano limiti di tempo, aggiungendo "se vi stancate, ditemelo,
che riprendo a suonare la fisarmonica".
Dopo i primi minuti di discorso, il moderatore della mattinata si stava
visibilmente preoccupando perché Jovica continuava a parlare d'altro. Gliel'ha
fatto notare, con garbo. Per tutta risposta, Jovica ha continuato, col medesimo
garbo, per la sua strada. Questo il resoconto di una parte dell'intervento,
riportato da
Balkan-Crew:
"Io sono solo un musicista, ma la mia testimonianza è una testimonianza
di vita vissuta in Bosnia, tra un campo e un altro a parlare con figli e nipoti
di chi è morto a Jasenovac eppure la mia fisarmonica non parla ne di fascismo ne
di razzismo, ma solo di pace. Tanti parlano per sentito dire o perché hanno
studiato e pensano di poter esprimere giudizi, io quello che racconto l'ho
vissuto e viene dal cuore. La Jugoslavia non c'è più e tutti a dire è colpa tua,
no è colpa tua, ma la Jugoslavia non c'è più!!! Ho suonato tante volte al
binario 21 a Milano, posto in cui i rom e gli ebrei e tante altre minoranze
venivano deportati per i campi di concentramento e ancora adesso, dopo tanti
anni e tanti morti, troviamo ancora chi vorrebbe fare le stesse politiche. Il
popolo rom meriterebbe un nobel, perché ha passato le peggiori cose e non si è
mai ribellato, non ha mai fatto guerra a nessuno, nonostante non ha una terra su
cui vivere. Che colpa ho avuto io a nascere da una zingara e che colpa ha avuto
mia figlia che è nata in Italia, è stata vaccinata, ha frequentato la scuola,
eppure non può avere la cittadinanza perché non può dimostrare la residenza ? Ma
come faccio a risiedere in un posto se dopo tot anni arriva l'ordine di sgombero? Ero in un campo in cui si rubava e ho cambiato la situazione. Ho fatto fare
una chiesa e veniva un prete a celebrare la Santa messa. Le persone erano
cambiate, non rubavano più, ma ci hanno detto di andare via e hanno distrutto la
chiesa e buttato la croce nel fango. Le persone le giudichi da ciò che dicono e
che fanno. Se fanno del male sono persone cattive, ma loro sono i primi giudici
di loro stessi"
Insomma, ha parlato ai suoi fratelli, di qualsiasi razza fossero.
Un personaggio apparentemente all'opposto di Jovica, è il dott. Nicolae
Gheorghe, che può vantare un
curriculum di tutto rispetto. In Italia si esprime in un misto di rumeno,
italiano, spagnolo, inglese e francese. Lui è un Rom che ragiona di alta (a
volte troppo) politica, con il raro dono di rendersi immediatamente
comprensibile. Gli toccava concludere il convegno, senza che i custodi ci
chiudessero dentro. Questo il sunto del suo intervento finale di 3 minuti:
"L'Olocausto ancora non è stato riconosciuto come fatto politico.
La povertà del nostro popolo, la capisco sino ad un certo punto, non
oltre: non siamo a chiedere l'elemosina agli altri. La nostra miseria da forza
ai nuovi nazisti, dobbiamo averne conoscenza per combatterli.
La nostra terra, il ROMESTAN, ci è stato copiata ed è diventato patrimonio dei
discorsi della destra. Ricordatevi: in Germania la prima misura dei nazisti fu
di togliere la cittadinanza ai sinti, e la loro prima richiesta a guerra finita
fu di riaverla. Allora: la cittadinanza EU, richiesta da molti, non può essere
una riparazione per la mancata cittadinanza nazionale.
Siamo una nazione culturale: IL NOSTRO SIMBOLO NON E' LO STERMINIO, MA LA
SOPRAVVIVENZA."
Per completare la mia personalissima cronaca, aggiungo anche un comunicato
sicuramente più oggettivo:
COMUNICATO STAMPA
CONVEGNO "LO STERMINIO DI ROM E SINTI E LE NUOVE INTOLLERANZE"
Lunedì 10 e martedì 11 ottobre si è tenuto presso la sala Lauree della Facoltà
di Lingue e Letterature Straniere il Convegno dal titolo "Lo sterminio di rom e
sinti e le nuove intolleranze", organizzato dall'Associazione Italiana Zingari
Oggi, che da 40 anni opera a difesa dei diritti e per la promozione dei doveri
della popolazione rom.
Il Convegno ha visto la partecipazione di relatori da tutta Europa, i quali
hanno arricchito il dibattito con riflessioni, non solo sulla tragedia dello
sterminio, ma anche sulle nuove intolleranze che stanno emergendo e sui problemi
che questa minoranza quotidianamente incontra nei paesi europei.
La prima mattinata del Convegno è stata dedicata alle celebrazioni dei
quarant'anni dell'Associazione, a cui hanno portato il proprio saluto, tra gli
altri, il Preside della Facoltà di Lingue, l'ex sindaco Diego Novelli e
l'attuale assessore alle Politiche Sociali, Elide Tisi, la quale ha anche
consegnato alla Presidente dell'A.I.Z.O., Carla Osella, una targa di
ringraziamento da parte del Comune di Torino per i 40 anni di proficua
collaborazione.
Il resto del Convegno è stato dedicato al ricordo dello sterminio del popolo rom
e sulle nuove intolleranze. Di particolare rilievo sono stati gli interventi
dell'on. Letizia De Torre, che ha presentato il Rapporto sulla condizione di
rom, sinti e caminanti, stilato dal Senato, facendo sorgere un vivo dibattito
sui problemi della minoranza rom in Italia e le azioni intraprese dal governo, e
il contributo dell'avv. Olga Marotti, dell'UNAR, la quale ha presentato gli
interventi dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali a tutela dei
diritti dei rom.
Tra gli interventi riguardanti lo sterminio perpetuato dai nazi-fascisti,
tragico e commovente il resoconto sugli esperimenti compiuti dal dott. Mengele e
il suo staff sui bambini detenuti nei campi, che è stato presentato dal dottor
Erasmo Maiullari, docente di chirurgia pediatrica dell'Università di Torino,
così come meticolosi ed interessanti gli interventi del dott. Claudio Vercelli e
della dott.ssa Rosa Corbelletto, che rispettivamente hanno presentato le basi
ideologiche dello sterminio di rom e sinti in Germania e dell'internamento in
Italia.
Tra i relatori internazionali, di particolare interesse sono stati i contributi
di Nicolae Gheorghe, attivista rom dalla Romania e di Dusan Mladen, presidente
della Camera di Commercio Romani degli Stati Uniti, che ha presentato i progetti
realizzati dal suo Istituto in Serbia.
L'ultima parte del convegno, dedicata alla situazione attuale ed alle
intolleranze che stanno emergendo, è stata arricchita dagli interventi della
prof.ssa Marcella Delle Donne, che con passione ha presentato casi di
emarginazione e di integrazione, richiamando con forza la necessità di un
riconoscimento della minoranza rom da parte delle istituzioni italiane ed
europee, e dall'intervento delle prof.ssa Mara Francese, che ha presentato una
riflessione sull'emergere di nuovi pregiudizi che, come i ghetti fecero durante
la seconda guerra mondiale, impediscono la conoscenza reciproca e
l'integrazione.
L'intero Convegno è stato animato dall'eclettico musicista Jovica Jovic, che ha
suonato alcuni pezzi con la sua celebre fisarmonica durante i momenti di pausa.
Lo stesso Jovica è intervenuto come relatore, portando la propria testimonianza
sullo sterminio della sua famiglia e sulle difficoltà che oggi lui e i suoi
figli incontrano nel percorso verso l'integrazione nella nostra società.
I relatori e il pubblico hanno condiviso la necessità primaria di riconoscere la
minoranza rom quale minoranza italiana da parte dello Stato e di rendere più
semplice l'accesso ai documenti e alla cittadinanza, requisiti fondamentali per
una completa integrazione. Altro argomento più volte emerso è il ruolo
dell'Unione Europea e del Consiglio d'Europa nella difesa della minoranza rom e
sulla necessità di fare pressione sul governo italiano affinché si muova per
avere accesso ai fondi messi a disposizione dall'UE per l'inclusione sociale.
L'alta partecipazione da parte delle istituzioni e dalla cittadinanza al
Convegno realizzato dall'A.I.Z.O., oltre ad essere motivo d'orgoglio per
l'Associazione, rappresenta una speranza per un incremento dell'interesse della
popolazione maggioritaria nei confronti delle questioni che toccano il popolo
rom e per un rafforzamento della collaborazione tra associazioni rom e gagjè e
enti locali.
Di Fabrizio (del 09/11/2011 @ 09:13:46 in Italia, visitato 2078 volte)
NdR: Motivazioni che personalmente non condivido, ma che trovo legittime. Le riporto per puro dovere di cronaca, perché mi sembra solo una ripicca (tra
fratelli coltelli) che, dopo settimane di discussioni, questa presa di posizione
pubblica (in privato lo si sospettava da un po')
sia arrivata a soli 2 giorni dalla
manifestazione del 9 novembre.
(da
youtube) Sempre
per dovere di cronaca, potete trovare gli aggiornamenti in diretta della manifestazione su
Twitter.
Federazioneromani.wordpress.com - 7 novembre 2011 - "Sembra che nessuno voglia riconoscere che la storia contemporanea ha creato
un nuovo genere di esseri umani – quelli che sono stati messi nei campi di
concentramento dai loro nemici e nei campi di internamento dai loro amici".
(Hanna Arendt)
In occasione della prossima manifestazione nazionale dei Rom e dei Sinti,
promossa a Roma per il prossimo 9 novembre, la Federazione Romanì esprime la
propria dissociazione dalla piattaforma rivendicativa e ritira l'adesione
all'iniziativa.
Il documento unitario che convoca la manifestazione pone soluzioni abitative che
non superano la concezione stessa dei campi nomadi, e, al contrario, ne
rafforzano "l'utilità" indirizzando un agire istituzionale distorto che continua
a intervenire proponendo soluzioni speciali, "differenziate", su una categoria
di persone inventata: " i nomadi"
La Federazione Romanì afferma in maniera forte e chiara la centralità del
diritto alla casa come il tema decisivo della partecipazione attiva e come
elemento centrale di un riconoscimento e una considerazione imperniati sui
diritti di una minoranza storica e significativa anche per consistenza numerica.
E' ancora forte il pregiudizio in base al quale i Rom rifiutano di vivere nelle
case perché vogliono vivere nei campi nomadi o all'aria aperta o in aree e
terreni a "larghi orizzonti"; questi pregiudizi la popolazione romanì li ha
pagati duramente in termini di emarginazione ed esclusione sociale, culturale e
politica.
Sono pregiudizi prodotti anche dall'impreparazione del volontariato,
dall'utilitarismo delle cooperative sociali che gestiscono i campi "nomadi",
dalla negligenza e inettitudine istituzionale nel confrontarsi con una minoranza
ascoltandola ed interloquendo direttamente.
Quella dei campi, dei "villaggi attrezzati" e delle "microaree", oltre ad essere
un'anomalia tutta italiana, è una soluzione "differenziata",
discriminante e segregante, e spesso sono le autorità che spingono le famiglie
rom a vivere in questi luoghi di ghettizzazione che strutturano un sistema di
apartheid proposto esclusivamente alla popolazione romanì.
Vogliamo dunque dichiarare che anche la popolazione romanì aspira ad
un'abitazione "normale" per superare definitivamente ogni forma di
segregazione/emarginazione abitativa, e vorrebbe poter essere presa in
considerazione per accedere alle case dell'edilizia popolare, definendone la
progettazione, le tipologie e le modalità.
Ridurre il fabbisogno abitativo alle forme truccate del campo "nomadi" è
un'azione di efferata violenza e disumanizzazione.
La Federazione Romanì, le 18 associazioni e le persone che la compongono (tutte
attive professionalmente sul territorio Italiano) credono che sia arrivato il
momento di offrire alla minoranza romanì risposte politiche e di politica
abitativa adeguate che facciano superare, senza alcuna possibilità di falsa
interpretazione, la logica segregante dei campi nomadi e che, allo stesso tempo,
restituiscano dignità alla coscienza collettiva del Paese.
La manifestazione del 9 novembre rischia di generare equivoci su un tema così
importante; inoltre è basata su presupposti di contrapposizione che al momento
non possiamo comprendere, vista la recente assegnazione (11 luglio 2011) alla 1°
Commissione della Camera dei Deputati della proposta di legge per il
riconoscimento della storica minoranza etnico-linguistica.
Nazzareno Guarnieri – presidente Federazione Romanì
GLI ADERENTI ALLA FEDERAZIONE ROMANI' Graziano Halilovic – Ass. Romà onlus di Roma,
Ass. RomSinti@Politica Teramo
Demir Mustafa – Amalipè Romanò di Firenze,
Vesna Vuletic – Ass. Idea Rom Onlus Torino,
Ass. Azunen Romalen di Napoli,
Coop. Pralipè di Pescara,
Sergio Suffer – Nevo Gipen di Brescia,
Loris Levak – Ass. Rom Kalderash di Venezia,
Vojkan Stojanovic – Ass. Romano Pala Tetehara di Collegno (TO),
Mauro Priano – ASD Amalipè di Palermo,
Ass. Tikanè Assiem di Isernia,
Centro Studi Ciliclo Roma
Ass. Sassarè Lamè Isernia,
Ass. Paparuga di Torre del Greco,
Saska Jovanovic – Ass. Romnì Onlus Roma
Carlo Stasolla – Ass. 21 Luglio Roma
Marco Brazzoduro – Coop. Antica sartoria rom Roma
Fattoria sociale Bravalipè Chieti
Di Sucar Drom (del 14/12/2011 @ 09:11:06 in blog, visitato 1748 volte)
Ostia (Roma), don Franco De Donno: "Alemanno, lei forte solo con i deboli"
"Signor sindaco, mi permetta di affermare che lei è veramente forte con i deboli
e debole con i forti. Sono appena trascorsi due giorni dal feroce regolamento
dei conti tra bande mafiose e malavitose di Ostia con il triste esito di due
omicidi, e il nostro sindaco non trova altro da fare che perpetrare l'ennesimo
s...
FederArteRom, un movimento artistico interculturale
FederArteRom è un movimento artistico interculturale a dimensione europea. La
federazione riunisce diverse associazioni presenti sul territorio nazionale
per organizzare grandi eventi e manifestazioni con la collaborazione di Enti
pubblici (nazionali, regionali e locali) ed istituzioni internazionali...
Ministro Riccardi: "Mi vergogno, basta campi!"
"Come ministro posso dire che l’Italia non è tra i paesi più brillanti
nell’affrontare la questione rom e sinta, ma come cittadino a volte mi sono
veramente vergognato della loro condizione nel nostro paese. Conosco e ho
visitato non pochi campi rom. Dobbiamo agire per superare i campi aff...
Casalromano (MN), lacio drom SINDACO Gianni Magri: a noi mancherai
L'associazione Sucar Drom, unitamente ai sinti di Casalromano e all'intera
comunità sinta mantovana, si uniscono al dolore della famiglia Magri per la
scomparsa di Gianni, uomo politico, educatore e sincero amico di tutti i sinti
mantovani...
Torino, la violenza razzista si abbatte di nuovo contro i rom
Torino è l'ennesima Città italiana che sprofonda nella violenza razzista contro
i rom e i sinti. Una storia purtroppo come tante altre che dovrebbe far
riflettere sull'emergenza culturale vissuta nel nostro Paese. E' necessario
svegliarsi dal sonno della ragione, investendo in giustizia, cultura e
informazione...
Due "zingari" mi hanno violentata
Un centinaio di giovani, armati di spranghe, bastoni e bombe carta, hanno dato
l’assalto al campo abusivo abitato da rom a Torino. Lo hanno fatto per vendicare
una ragazza stuprata da due "zingari"...
L’assalto ai rom e la socializzazione delle responsabilità
Una delle nostre abitudini più malsane è quella di fustigare i vizi e il
malcostume del nostro paese con un repertorio di argomenti che più italiano non
si può. L’ultimo a cadere in qu...
Torino, le donne di Idea Rom chiedono un cambiamento
Nel giorno dell'anniversario dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che
ratificò la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI, Torino è violentata
dall'ignoranza razzista di alcuni abitanti del quartiere Le Vallette...
Di Fabrizio (del 03/01/2013 @ 09:09:34 in lavoro, visitato 2163 volte)
di Daniel Reichel e Giulio Taurisano
"Per trent'anni non ho mai lavorato. Niente. Ora che ho avuto la possibilità di
farlo, devo ammettere che mi manca. Molto". Giovanni (lo chiameremo così perché
ha chiesto di non mettere il suo nome vero) è un rom napoletano, con alle spalle
una vita in roulotte tra Napoli, Milano, Genova e Torino. Parla piano, con
lunghe e pensierose pause e l'inconfondibile accento partenopeo. La sua vita
nell'ultimo anno è cambiata radicalmente: ha trovato un lavoro, una casa e
guarda con velata fiducia al futuro.
Ma andiamo con ordine. Giovanni è arrivato a Torino con la moglie e le due
bambine piccole da oltre un anno. Vivono in camper e la situazione economica è,
usando un eufemismo, precaria. C'è la crisi e i soldi languono. "Vendevamo rose
in via Garibaldi ma poca roba. Oramai si fa attenzione ad ogni singolo euro".
Un aiuto, nella difficoltà, arriva dall'associazione Idea Rom Onlus. Costituita
nel 2009 da donne Rom delle comunità presenti nel torinese, Idea Rom lavora con
le diverse realtà per promuovere l'integrazione sociale. Tra le tante
iniziative, l'organizzazione ha dato il via nell'ottobre 2011 a "We Can", un
progetto realizzato per favorire l'inserimento nel mondo del lavoro per Rom
privi di occupazione (finanziato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo).
Diciotto sono state le borse di lavoro attivate e quattro persone sono state
inserite in modo stabile nelle rispettive aziende o realtà lavorative. Un
successo vista anche la situazione italiana dove il precariato sembra quasi un
privilegio.
"Uno degli scogli da superare - mi spiegano le attiviste di Idea Rom - è la
diffidenza di uomini e donne verso un mondo che li ha abituati a non sentirsi
all'altezza. Talvolta la segregazione ha portato molte di queste persone a
immedesimarsi nella condizione di subumani, una condizione imposta dall'esterno,
dalla società". Questa svalutazione di sé nasce sia dalla crescente intolleranza
(si veda il pogrom della Continassa del dicembre 2011) sia, purtroppo, da un
atteggiamento eccessivamente paternalistico di alcune istituzioni. Per dare una
svolta a una situazione decisamente oltre il sostenibile, sembrerebbe
preferibile adottare un approccio che responsabilizzi i Rom di fronte ai loro
diritti e doveri. Dunque non offrire dei servizi emergenziali ad hoc ma spiegare
alle diverse comunità come usufruire dei servizi accessibili ad ogni cittadino,
senza differenziazioni.
Prigioniero di una sensazione di inadeguatezza, Giovanni in prima battuta
rifiuta la proposta di Idea Rom di lavorare come apprendista per una cooperativa
che lavora nei cimiteri. "Non avevo mai lavorato e non credevo di essere in
grado di alzarmi tutti i giorni e farmi otto ore consecutive. In un cimitero
poi!". Non sarebbe la prima volta che Giovanni rifiuta un lavoro. "Quando ero
ragazzino mi avevano offerto un lavoro da portinaio a Napoli ma non mi sembrava
una vita adatta a me". Vendere penne, raccogliere ferro, fare l'elemosina e
qualche furtarello sono le occupazioni principali di Giovanni. "Ora mi rendo
conto che quella non era vita. Tanti sacrifici pericolosi, torni a casa con la
paura degli sgomberi. Sei sempre in movimento". Nelle sue parole si legge il
rammarico per aver perso anni della sua vita, rincorrendo situazioni che oggi
gli sembrano insostenibili. Non c'è condanna né autocommiserazione, piuttosto la
consapevolezza di aver lasciato per strada delle possibilità che oggi invece
vuole cogliere. "Per fortuna ho cambiato idea sul lavoro al cimitero e ho
accettato. Mi sono detto, posso anche fallire ma almeno ci devo provare".
Non so quanti di noi non si farebbero remore nel decidere di lavorare in un
cimitero. O come direbbe il ministro Fornero, sarebbero choosy nel dover
affrontare un'esumazione. "Non volevo toccare i defunti all'inizio e ammetto che
stare al cimitero quando scendeva il buoi mi faceva paura", ricorda Giovanni.
Poi, gradualmente, tutto entra nella routine quotidiana, ci si abitua e anche un
luogo apparentemente poco ospitale per i vivi, diventa un normale posto di
lavoro. I datori di lavoro apprezzano la dedizione e l'impegno di Giovanni tanto
da nominarlo capo di una squadra. Gli affidano le chiavi del cimitero e si
fidano di lui. "La prima busta paga l'ho incorniciata - racconta sorridente
-
certo quando ho visto quanto trattengono di tasse, ho cominciato a capire perché
la gente si lamenta del fisco".
Non è solo il primo impiego a cambiare la quotidianità di Giovanni. Con l'aiuto
dell'associazione Idea Rom, con la moglie e le bambine riesce a sistemarsi in
una casa. Un'altra prima volta per lui. "I miei parenti hanno delle case giù a
Napoli ma io ho sempre vissuto in roulotte, con tutta la famiglia". All'inizio
le mura dell'appartamento, lo soffocano. "I primi giorni non riuscivo a dormire.
Mi mancava l'aria. Sapevo però che era la cosa migliore per la mia famiglia e
piano piano mi sono abituato". Quando gli chiedo cosa gli manca del suo passato,
risponde la famiglia. "Ero abituato ad avere attorno a me tutti i parenti e mi
piaceva questa sensazione di vivere tutti sempre a contatto. Comunque non
tornerei indietro. Questo è il futuro che voglio per le mie figlie".
Il suo contratto è finito a settembre e a dicembre dovrebbe rinnovarglielo.
Giovanni ha trovato una sua dimensione. "Sento sempre i miei colleghi, il mio
capo. Siamo rimasti in contatto e mi chiedono sempre quand'è che torno a
lavorare con loro". Lui aspetta fiducioso con la volontà di andare avanti sulla
nuova strada che si è costruito.
Di Fabrizio (del 31/12/2013 @ 09:09:00 in Italia, visitato 2223 volte)
Al Prefetto di Palermo
Al Sindaco di Palermo
Alla Giunta e al Consiglio Comunale di Palermo
Al Presidente della II Circoscrizione di Palermo
All'UNAR.
Apprendiamo dalla comunità Rom dell'imminente sgombero coatto dell'asilo nido di
via XXVII Maggio, nel quartiere Sperone, nel quale risiedono da circa quattro
anni 10 famiglie Rom, composta da 25 adulti e 15 minori.
In una situazione generale della città che presenta, da troppo tempo, una
carenza di appartamenti, non comprendiamo quali siano i motivi d'urgenza dello
sgombero, perché non sussistono problemi di “ordine pubblico” o di
“insostenibile stato di degrado”, soprattutto nel periodo più freddo dell'anno,
mettendo per strada interi nuclei familiari. Sono stati tagliati tutti gli
allacci alla rete idrica, così come è stato danneggiato il generatore di
corrente di loro proprietà, quindi costringendoli al buio, al freddo e senza
acqua.
Non comprendiamo, inoltre, le pressioni fatte dai residenti del quartiere o da
singoli consiglieri di circoscrizione, dato che non esiste un progetto a breve
di utilizzo o intervento sull'immobile in questione, di fatto abbandonato al
degrado da anni.
Le comunità Rom sono stremate, in condizioni igienico-sanitarie pessime,
sottoposte a sgomberi e criminalizzazioni di fronte all'opinione pubblica che
vanificano ogni loro tentativo di costruire una vita degna che permetta loro una
reale integrazione. In questa situazione è facile promuovere l'odio tra la
popolazione, sfociando in una guerra fra poveri.
Non vogliamo trovare soluzioni univoche e immediate, ma lavorare a lungo
termine, collaborando assieme, mettendo in moto tutte le capacità e le risorse a
disposizione, puntando ad una vera inclusione di questa Comunità, in coerenza
con la Strategia Nazionale di Inclusione Rom, Sinti e Caminanti.
Ci rivolgiamo al Sindaco, alla Giunta, al Consiglio Comunale, al Presidente
della II circoscrizione, per chiedere:
di far revocare lo sgombero e concordare delle alternative, attraverso il
dialogo, che consentano di trovare una soluzione costruttiva.
Rom abruzzese, compositore, musicista, insegnante, poeta, saggista, studioso di
linguistica e musicologia, insegnante di cultura Romanì all'Università di
Trieste, ambasciatore della cultura Romanì nel mondo... una biografia molto
ricca! Da dove nascono tutte queste tue passioni?
Dalla famiglia di origine. Ho una grande passione per le lingue ma soprattutto,
fin da piccolo, ho avuto una grande passione per la musica. Questa della musica
è una cosa che si eredita all'interno delle famiglie Rom.
Esistono varie culture e lingue Rom. Chi sono i Rom abbruzzesi?
Noi siamo la prima comunità Rom arrivata in Italia, alla fine del 1300, quindi
la nostra comunità è in Italia da molti secoli, ma la lingua Romanì non ha nulla
a che vedere né con il rumeno né con le lingue romanze, né tantomeno con il
romanesco! È una lingua che deriva dal sanscrito e che si è arricchita nei
secoli con le lingue dei paesi che abbiamo attraversato e dei popoli con cui
siamo entrati in contatto. I Rom, suddivisi in cinque grandi gruppi e
innumerevoli comunità, provengono dall'India del nord e attraverso la Persia,
l'Armenia e l'Impero Bizantino sono arrivati in Europa. I Rom abruzzesi in
particolare sono approdati all'epoca sulle coste di quelle regioni oggi
conosciute come Abruzzo e Molise.
Fabrizio De André nel 1996 ha pubblicato Khorakhané, una canzone interamente
dedicata al popolo Rom, con una poesia finale in Romanì. Tu ne hai curata una
bellissima versione in Romanì abruzzese, ci puoi raccontare come nasce questo
progetto?
Mi è stato proposto dalla rivista anarchica e ho accettato molto volentieri,
essendo De André uno strenuo difensore della nostra cultura e soprattutto dei
diritti umani del nostro popolo, purtroppo ancora oggi vittima di una serie
infinita di discriminazioni. Khorakhané in realtà è il nome di un sottogruppo,
una comunità particolare di Rom, che pratica la religione musulmana. Io ho visto
come molto significativo il sottotitolo della canzone: "a forza di essere
vento", che sottolinea come De André avesse capito perfettamente che i Rom non
sono nomadi per cultura ma piuttosto itineranti coatti; un sottotitolo con cui
voleva, secondo me, allo stesso tempo, sottolineare lo stereotipo romantico che
avvolge da sempre il nostro mondo, sottolineare quindi il fatto che i Rom, in
realtà, non sono assolutamente conosciuti per quello che sono veramente.
Questa canzone non voleva essere soltanto un omaggio ma anche un veicolo di
conoscenza, un ponte per oltrepassare l'ostacolo del pregiudizio e far conoscere
meglio la nostra realtà culturale. Quindi, da parte mia, nel momento in cui mi è
stata offerta la possibilità di lavorare su Khorakhané grazie a questa rivista
che aveva proposto a una trentina di gruppi di nicchia di fare un omaggio a De
André, ho accettato volentieri. Dal Romanes harvado della poesia ho curato una
versione in Romanes italiano, ovviamente con una interpretazione assolutamente
originale, consona alla tradizione dei Rom italiani.
La sensibilità: dei Rom italiani
La canzone rappresenta i tratti essenziali della cultura e storia dei Rom. È
come se in poche righe fossero condensati decine di libri. In effetti prima di
lavorare al testo della canzone De André ha voluto studiare tutto il materiale
disponibile. Pensi che abbia colto nel segno? Anche se non era un Rom trovi che
abbia parlato in maniera corretta del tuo popolo?
Assolutamente sì, perché ha capito, ripeto, che i Rom non sono nomadi per
cultura ma itineranti coatti, eterni perseguitati, costantemente discriminati.
Per questo il sottotitolo è per me così importante, perché noi siamo definiti
spesso, romanticamente: "i figli del vento" e in realtà con questo romanticismo
si sono istituzionalizzate in Italia la segregazione razziale e la
discriminazione. I campi nomadi sono una realtà orrenda del nostro mondo,
rappresentano una forma di segregazione razziale e di apartheid di casa nostra e
attraverso questa canzone De Andrè denuncia questo, fin dal titolo.
Quindi a tuo parere i Rom sono essenzialmente un popolo discriminato?
Certamente. I Rom rappresentano la minoranza etnica più diffusa in Europa e,
secondo le ricerche della Commissione della Comunità Europea, è anche la
minoranza che subisce, nel continente, le maggiori discriminazioni. I Rom
subiscono ancora oggi la violazione dei diritti più elementari e l'Italia
purtroppo si trova al primo posto per ciò che riguarda la discriminazione nei
nostri confronti.
Per la poesia che chiude la canzone De André si è servito della collaborazione
di Giorgio Bezzecchi, un Rom harvado. Tu per fare la tua versione hai avuto modo
di confrontarti con lui?
No, io sono andato direttamente alla musica di De André e Fossati e ho lavorato
su quella, facendo però una versione assolutamente originale, cercando di
mettere in risalto la sensibilità dei Rom italiani, senza però nulla togliere al
valore semantico, alla bellezza di questa poesia e alla bellezza della musica.
Perché la musica, nella sua semplicità, è fortemente evocativa e carica di
pathos, e questo va a merito di De André e Fossati per la loro straordinaria
sensibilità. Insomma il brano è di per sé già bellissimo, io non ho fatto altro
che dare una mia interpretazione.
Bezzecchi ha scritto che: "Khorakhané è in fondo una canzone sulla libertà
conquistata attraverso l'emarginazione". Condividi questa affermazione?
Si, la condivido, anche se a me interessa maggiormente sottolineare l'aspetto
della denuncia sociale da parte di De André. Certo, comunque sicuramente la
canzone esalta la libertà. La libertà ad esempio di avere una identità che sia
ben chiara, al di là delle discriminazioni e delle politiche di assimilazione.
La popolazione Romanì è rimasta sé stessa nel tempo e nello spazio senza aver
mai fatto guerra a nessuno, senza aver mai avuto un esercito, senza mai aver
attuato alcuna forma di terrorismo. Questa senz'altro è anche l'essenza di
questa canzone.
Ma allora secondo te il popolo Rom per essere libero, per rivendicare questa
libertà deve per forza anche accettare l'emarginazione?
Assolutamente no, anzi, al contrario! La popolazione Romanì che si trova in
Italia è generalmente composta da cittadini italiani e non deve essere
discriminata, perché questo ce lo dice la Costituzione. Non possiamo accettare
che ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B. Cittadini che hanno
diritti ed altri che non li hanno. I diritti elementari: scolarizzazione,
lavoro, casa, assistenza sanitaria, sono diritti inalienabili. Invece nel caso
dei Rom questi diritti elementari, che conferiscono cittadinanza, vengono
violati quotidianamente. Questo è non solo ingiusto ma anche anticostituzionale,
perché stiamo parlando di cittadini italiani. Quindi, per quanto riguarda la
libertà, si tratta di essere cittadini soggetti di diritti e questa è la vera
libertà che i Rom devono ancora conquistare sul suolo italiano.
Nella tournée di "Anime Salve" De André presentava Khorakhané parlando a lungo
degli "zingari". La sua riflessione lo portava a chiedere, per gli zingari, il
premio Nobel per la pace perché, come hai appena sottolineato anche tu: "girano
il mondo da duemila anni senza armi". Questa è una bella provocazione rispetto
ai tanti italiani che gli zingari invece li considerano addirittura pericolosi.
Qual è stata la tua reazione a questo atteggiamento di De André?
Secondo me ha colto l'essenza, ha capito fino in fondo la nostra cultura e l'ha
difesa a spada tratta. L'errore però è definirci: "zingari", noi non siamo
zingari, siamo Rom. Zingaro è offensivo ed è un eteronimo, non è la maniera in
cui definiamo noi stessi, è la maniera in cui i gagé, i non Rom, ci definiscono,
spregiativamente. Anche questo concetto quindi va superato.
Ribellione e richiesta di aiuto
Penso che De André usasse il termine: "zingari" a mo' di provocazione e anche
per maggiore chiarezza. Visto che al termine è associato il disprezzo generale
dire: "Nobel per la pace agli zingari" è certamente più forte, come
provocazione, che dire "Nobel ai Rom".
Si, ne sono convinto anch'io. Lui utilizzava il termine a mo' di provocazione ma
sapeva perfettamente che noi siamo Rom. Però per me è importante chiarire, per
chi ci ascolta, per coloro che non conoscono profondamente la nostra realtà
culturale ma ci conoscono solo attraverso il filtro di stereotipi negativi che
spesso allontanano, spingono a non manifestare neanche l'interesse nei nostri
confronti. Così succede, da una parte, che un enorme patrimonio culturale e
artistico non viene valorizzato e dall'altra che dei semplici fatti sociali
vengono addirittura elevati a modelli culturali, per cui l'errore del singolo
porta inevitabilmente alla condanna di tutte la comunità, che sono invece tante
e molto diversificate fra loro.
Eppure i Rom, nonostante la discriminazione in Europa, hanno contribuito a
crearla, l'Europa! Pensiamo alla cultura musicale: nel periodo romantico, nel
momento in cui si sviluppa il concetto di "nazione", in cui si parla di fattori
locali e di radici culturali, in quella fase i Rom hanno dato un contributo
enorme ai grandi compositori. Listz, Brahms, Schubert, Granado, Debussy,
Mussowski, Stravinskij, Chaikovski, Dvorak, Bela Bartok: tutti si sono ispirati
alla nostra musica. Fino ad arrivare ad oggi. Pensiamo a Goran Bregovic: che
operazione ha fatto? Ha preso a piene mani dalla musica dei Rom in macedonia, ma
poi per quanto riguarda i diritti di autore risulta che questa musica è sua! La
stessa cosa che ha fatto Brahms con le danze ungheresi o Listz con le rapsodie
ungheresi.
I Rom poi hanno arricchito l'Europa portando strumenti fondamentali. Anzitutto
il "cimbalom", introdotto in Europa ad immagine e somiglianza del "Santur"
indiano. Dal cimbalom ungherese e rumeno nacque il clavicembalo, da cui poi, per
altre vie, nacque il pianoforte. Quindi lo strumento dei Rom è stato l'antenato
del pianoforte e questo ben pochi lo sanno! Così come nei territori balcanici i
Rom hanno introdotto la "zurna", uno strumento a doppia ancia dal quale in
Europa derivano due strumenti, uno colto e l'altro popolare: l'oboe, che si
suona nelle orchestre sinfoniche e, nel sud dell'Italia, la ciaramella, che è
uno strumento conico di forma allungata a doppia ancia.
Ma tornando a questa idea di De André, il premio Nobel per la pace ai Rom. Tu
come reagisci?
I Rom hanno risposto alle discriminazioni con un atteggiamento di passività che
voleva essere una forma di ribellione e una pacifica richiesta di aiuto. Hanno
utilizzato forme di resistenza passiva analoghe a quelle adottate da Ghandi
secoli dopo. Credo sia molto significativo avere un popolo che non ha mai usato
le armi in un'Europa in cui l'etnocentrismo ha causato danni incalcolabili. De
André aveva capito perfettamente il nostro spirito e la qualità, la carica
emotiva della nostra musica, il coinvolgimento fisico della nostra ritmica.
Aveva capito perché aveva studiato i Rom e in questa canzone, Khorakhané, aveva
riassunto tutta la sua esperienza, la sua profonda conoscenza di un mondo che
ancora, a molti, appare sconosciuto, negativo, degradato, perché in realtà non
lo conoscono.
Insomma, sul Nobel non ti sei sbilanciato! Con la frase: "i soldati prendevano
tutti e tutti buttavano via", De André nella sua canzone affronta anche il tema
delle persecuzioni subite dai Rom...
Certo. I Rom e i Sinti sono stati barbaramente massacrati durante la seconda
guerra mondiale. Oltre mezzo milione di Rom e Sinti trucidati, seviziati, usati
come cavie per gli esperimenti, depredati dei loro averi: oro, terre, case e
soldi mai restituiti. E su questo, da subito c'è stata una rimozione: nessun Rom
o Sinto è stato chiamato a Norimberga a denunciare i propri carnefici. Quindi
questo genocidio, nella storia, è stato totalmente rimosso. Ancora oggi l'Europa
deve un riconoscimento, dal punto di vista morale, psicologico, culturale e
storico, perché oggi, quando si celebra la giornata della memoria, si celebra
una giornata mutilata, offensiva e discriminante, perché si ricorda soltanto una
parte delle vittime, non tutte. Quindi i Rom sono vittime discriminate anche nel
ricordo.
Infatti lo sterminio nazista delle popolazioni Rom è un capitolo della storia
poco noto e poco studiato sia in Italia che altrove...
Sì, però bisogna dire che all'estero se ne parla molto di più che in Italia. In
Germania per esempio ci sono stati anche dei risarcimenti, esiste un museo
dell'Olocausto Rom, vengono promosse delle iniziative importanti. Ne cito una
per fare un esempio: nel 2008, di fronte al Parlamento tedesco che nel 1933
Hitler fece bruciare, dove già c'è un monumento che ricorda lo sterminio degli
ebrei, sorgerà un monumento enorme, anche molto bello (ho visto il progetto),
dedicato a Rom e Sinti. Tra l'altro sul monumento apparirà proprio una mia
poesia, Auschwitz, che sarà illuminata ventiquattro ore su ventiquattro.
Fabrizio, un precursore
La canzone riassume i tratti essenziali della cultura e della storia dei Rom.
Paolo Finzi, anarchico e amico di Fabrizio, ci raccontava che prima di scriverla
De André aveva studiato tutto il materiale disponibile. Secondo te De André ha
colto nel segno? Ha parlato correttamente del tuo popolo, pur senza essere lui
stesso Rom? Ha colto l'essenza?
Certo. Io penso che sia straordinario come De André abbia sintetizzato in una
sola canzone, in poche righe, tutto il mondo Rom. Ha fatto una sintesi che solo
un genio artistico poteva fare in quel modo. Per questo ho cantato questo brano
con una particolare dedizione e con tanta attenzione, perché era importante
sottolineare tutto quello che lui aveva scritto cercando però di dare al pezzo
l'anima Romanì. Ecco questo è stato il mio contributo: ho cercato di dare a
questo pezzo un'emotività tipicamente Romanì.
Tu dicevi che i Rom sono spesso conosciuti solo attraverso gli stereotipi,
magari ammantati di romanticismo. Con Khorakhané invece De André ci ha
avvicinato al popolo Rom così com'è, in carne ed ossa. Mi piacerebbe sapere se
questa canzone si è fatta strada anche nel popolo Rom. Se è conosciuta,
apprezzata, se la gente è stata contenta, se si è sentita magari, per una volta,
ben rappresentata.
Come no, certamente. Ovviamente, fra i Rom, gli intellettuali, quelli con un
grado di istruzione più elevato, hanno capito meglio, hanno potuto cogliere la
profondità, la valorizzazione del mondo Rom che c'è dietro questa canzone. Altri
invece magari hanno apprezzato soprattutto la musica, perché la musica già di
per sé è un linguaggio, che arriva al cuore prima che alla mente. Per cui molti
Rom e Sinti apprezzano tantissimo questo brano. Ma del resto molti Rom e Sinti
appezzano proprio l'artista De André in maniera particolare, anche al di là di
questo brano.
Parlando invece degli "altri", dei non Rom, De André ha raccontato che questo
testo ha sollevato qualche malumore. Aveva anche ricevuto qualche lettera di
protesta, come del resto c'era da aspettarsi.
Tu hai avuto la sensazione che comunque la canzone sia servita, che sia arrivata
al cuore di qualcuno, che magari prima aveva un atteggiamento negativo e che
poi, a partire da una riflessione su Khorakhané, abbia cominciato a porsi in
modo nuovo nei confronti dei Rom?
Ma io direi che la canzone in realtà rappresenta un pezzo, una testimonianza di
un movimento in atto in Italia, un movimento di opinione che coinvolge in
qualche misura il mondo Rom e Sinto che per ora, in questo paese, è ancora
segregato e discriminato. Forse De André di questo movimento è stato proprio un
precursore, gli ha dato l'input, perché ha scritto questa canzone quando questo
movimento ancora non esisteva. Quindi io gli riconoscerei questo grandissimo
merito: come in tanti altri casi, come per tante altre sue canzoni, lui è stato
un precursore. E il genio è anche questo: il saper cogliere prima degli altri
determinati aspetti della nostra società, del mondo, della stessa città in cui
viviamo. Lui, da questo punto di vista, è stato sicuramente un precursore.
In questa canzone c'è anche la gioia di stare assieme, divertirsi, fare festa.
C'è una strofa che, non a caso, viene subito dopo quella sulle persecuzioni,
come se il momento della festa fosse anche un momento di riconciliazione con la
vita, con il mondo e con gli altri.
Infatti qui Fabrizio ha colto perfettamente questo aspetto della nostra cultura.
Se da una parte ci sono le discriminazioni, le persecuzioni, dall'altra esce
fuori l'aspetto reale dei Rom, l'essenza, il carattere brioso, allegro, di
persone che, in qualsiasi condizione, riescono a sorridere alla vita. Laddove
altre persone, nelle stesse condizioni, finirebbero per cadere in depressione o
fare scelte estreme, come il suicidio, i Rom, invece, comunque sorridono alla
vita non ostante tutto. Credo che questo aspetto abbia colpito profondamente De
André e quella strofa della canzone ce lo fa capire. Lì lui ha colto la
baldanza, l'allegria, la voglia di vivere di un popolo che non si è mai
rassegnato. Del resto persino ad Auschwitz i bambini Rom, fino all'ultimo
giorno, fino all'ultimo respiro, hanno sempre mostrato la loro voglia di vivere.
Questa è una cosa che tanti, molti ebrei, molti sopravvissuti, hanno
sottolineato: erano proprio i Rom che ad Auschwitz riuscivano a dare una
dimensione un po' più umana del lager, di quel campo di orrore e morte.
La canzone parla di Rom senza avanzare giudizi, com'era nello stile di De André.
C'è però un passaggio particolarmente coraggioso che mi piace sottolineare:
quando parla delle "spose bambine" che vanno a "caritare". Qui non solo non si
avanzano giudizi ma si invitano gli ascoltatori alla cautela nell'esprimerli
perché: "Se questo vuol dire rubare, lo può dire soltanto chi sa di raccogliere
in bocca il punto di vista di Dio".
Su questo tema poi De André nei concerti diceva; "certo gli zingari rubano, ma
non ho mai sentito dire che abbiano rubato tramite banca". Ancora una volta c'è
un bel ribaltamento della morale comune.
Beh, De André sapeva già ed aveva capito perfettamente che rubare per
sopravvivere è ben diverso dal rubare per arricchirsi. Rubare del resto non è
per i Rom un fatto culturale, come molti credono, infatti i Rom fra di loro non
si rubano né si chiedono l'elemosina. Quindi bisogna dare il giusto valore alle
cose, capirle, conoscerle profondamente. I Rom, quando venivano fatti oggetto di
violenza, nel corso dei secoli, non volendo né potendo controbattere con
altrettanta violenza o con la guerra, si sono ripiegati su atteggiamenti solo
apparentemente umili, come la mendicità.
Ma la mendicità in realtà è una forma di resistenza passiva e di ribellione
pacifica e questo De André l'aveva capito. Perché il fatto di dire,
provocatoriamente, che i Rom rubano... ed è vero che molti rubano, certo, non
tutti, perché anche qui generalizzare è assurdo, perché ci sono Rom medici,
ingegneri, docenti universitari, artisti, vigili urbani, ci sono tanti Rom
impegnati nei mestieri più vari quindi, ovviamente, quando si parla dei Rom che
rubano, esce fuori uno stereotipo, per cui i Rom così vengono generalmente
definiti come criminali e questo è profondamente ingiusto. È altrettanto vero
che discriminazione e degrado portano inevitabilmente all'illegalità. Però, non
ostante tutto, i Rom anche nell'illegalità si sono sempre limitati a cose tutto
sommato futili, quelle necessarie alla sopravvivenza. Non si sono arricchiti
tramite le banche, appunto. Quindi sono altri i veri criminali a mio avviso.
Quelli che rubano per arricchirsi e per detenere un potere soggiogando le masse.
Il concetto di multiculturalità
Nelle canzoni degli anni Sessanta De André invitava alla compassione e alla
pietà. Invece negli anni Novanta con Khorakhané, parlando dei Rom, che la
società considera un problema, lui li considera portatori di valori.
In un'intervista aveva detto che: "gli zingari custodiscono una tradizione che
rappresenta la cultura più vera e semplice dell'uomo" e che: "potrebbero
insegnarci un cammino più umano e più spirituale per un futuro migliore". Tu la
condividi un'affermazione di questo genere?
Sì, perché la società Romanì è una società semplice, precapitalistica, basata
sui concetti di dare, avere e ricambiare. Il tutto regolato dalla morale di
"fortuna / sfortuna", e dal concetto di "puro e impuro", laddove al concetto di
puro si collegano parole e comportamenti che danno al soggetto onorabilità e
rispetto e al concetto di impuro tutto il contrario. Questo è il mondo Rom, che
evidentemente De André aveva capito nella sua essenza.
Nel documentario "Faber" di Bigoni e Giuffrida c'è un'intervista a Giorgio
Bezzecchi che tra l'altro dice che De André anche se era un "Gagé" in fondo,
spiritualmente, era un Rom. Cosa voleva dire? Cosa si può cogliere in De André
che lo faccia sentire così vicino alla tua gente?
La solidarietà umana! La sua solidarietà con il popolo Rom. Lui aveva capito la
discriminazione, l'ingiustizia, il fatto che questo popolo è imbavagliato, senza
diritto di espressione, in un'epoca in cui la diversità ancora non era un valore
ma qualcosa da eliminare.
Oggi il concetto di multiculturalità è entrato a far parte del nostro
vocabolario quotidiano ma ancora è di là da venire una vera società
multiculturale, che abbia una vera base interculturale; cioè una società in cui
non basti la conoscenza ma dove ci sia anche la capacità di viverla un'altra
cultura. Oggi noi siamo preparati ad accogliere l'altro come noi stessi? Siamo
incuriositi? Abbiamo la capacità di valorizzare l'altro per quello che è e non
per quello che noi vorremmo che fosse? Questi sono i quesiti che De André ha
posto e ancora non ci sono delle risposte.
All'inizio di questa serie radiofonica abbiamo intervistato lo scrittore Stefano
Benni, il quale tra l'altro ci ha raccontato di aver avuto una nonna Rom. Lui
sostiene che queste canzoni, proprio perché raccontano senza giudicare, sono un
antidoto contro ogni razzismo.
Tu pensi che una canzone possa davvero combattere pregiudizio, razzismo,
addirittura aiutare concretamente un popolo discriminato?
Certamente sì, la canzone può essere parte di un percorso di formazione. La
canzone arriva al cuore, prima che alla mente, parla alla parte più intima
dell'essere umano, dialoga, e può davvero svelare delle verità a persone che non
conoscono. Spesso la disinformazione impedisce il dialogo, impedisce il
confronto costruttivo, la conoscenza. Nella ricerca della verità una canzone
sicuramente aiuta. Pensiamo al successo straordinario che ha avuto questa
canzone di De André: ha formato, incentivato, stimolato la curiosità nei
confronti dei Rom e questo, sicuramente, è un grandissimo merito.
Proprio da questo punto di vista De André è stato un Rom e non un Gagé. Ha fatto
ancor prima di me ciò che io sto facendo per la mia gente, che è il tentativo di
valorizzare un enorme patrimonio culturale che è patrimonio dell'intera umanità.
Perché la lingua, la cultura, la storia dei Rom appartengono all'umanità tutta e
se un domani dovessero scomparire l'umanità intera ne sarebbe impoverita.
Bisogna allontanare lo spettro dell'appiattimento del genere umano e questo è il
valore profondo del canto impegnato di De André: evviva la diversità! Evviva
l'essere individuo nella sua essenzialità, nella sua ricchezza, nella sua
complessità, nella sua pienezza. Questo è il valore profondo della testimonianza
di De André e Khorakhané lo rivela chiaramente.
La salute e la fortuna
Oltre a De André ci sono stati altri artisti Gagé che hanno cantato dei Rom? E
se sì, lo hanno fatto in maniera corretta e utile o restiamo nel campo degli
stereotipi?
Pochi, però in genere siamo ancora nel campo dello stereotipo: "Ho visto anche
degli zingari felici"... è bello sì, però nessuno vuole essere discriminato.
Bisogna stare attenti, perché è un po' come l'olocausto: il termine è sbagliato,
perché nessuno voleva morire. Non è che ci si volesse immolare per qualcosa.
Bisognerebbe parlare di genocidio. E allo stesso modo, non è che i Rom cerchino
la discriminazione, l'emarginazione: i Rom sono discriminati dal sistema. Ma non
c'è nessuno a cui piace vivere nel fango, o senza diritti. Quelli che vengono a
fare oggi in Italia i "nomadi", ieri nella ex Jugoslavia o in Romania avevano
tutti le loro case!
Noi Rom italiani abbiamo le case, non da adesso, da secoli! È la disinformazione
dilagante che vuole vedermi per forza o criminale, da una parte, oppure,
dall'altra, il rovescio della medaglia, vuole vedermi in quell'idea romantica
del Rom libero, che sta al di fuori delle istituzioni... tutte queste
stupidaggini! In realtà la cosa più difficile da far capire all'opinione
pubblica è che i Rom sono esseri umani normalissimi e che come tutti gli esseri
umani vogliono avere rispetto, diritti, vogliono vivere in pace con tutti.
Questo ci racconta la storia secolare dei Rom, all'eterna ricerca di uno spazio
vitale e invece costretti ad essere eterni migranti, perché scacciati da una
parte e dall'altra dell'Europa, perché non protetti dalla politica, perché non
rappresentati nelle istituzioni.
È facile prendersela con chi non può reagire! Ho visto delle trasmissioni
televisive che sono veramente dei crimini contro l'umanità! Trasmissioni dove
viene presentato il popolo Rom senza dare l'opportunità di esprimersi, dove
quindi viene influenzata l'opinione pubblica che diventa una vittima di questo
sistema. È chiaro che poi diventa molto difficile rivendicare i propri diritti!
Certi servizi giornalistici, certi articoli, sono, assieme ai campi nomadi, dei
crimini contro l'umanità.
Quindi la disinformazione è uno dei problemi maggiori che dovete affrontare?
I Rom non hanno spazio nei mass media, ma non è solo questo. Non c'è ad esempio
una valorizzazione dal punto di vista artistico-culturale. La musica che faccio
io è presente in Italia da oltre sei secoli. Chi la conosce? E questo ti fa
capire. Se provi a chiedere a un laureato di indicare un solo nome di un artista
Rom, di citare una poesia Rom, ti risponderà che non ne conosce. Il livello di
ignoranza è altissimo nei confronti dei Rom. Ecco perché poi gli stessi
intellettuali non esprimono solidarietà. È questa la differenza di De André: ha
mostrato solidarietà. Uno fra i primissimi e uno fra i pochissimi intellettuali
e artisti italiani che abbia mostrato solidarietà umana nei confronti delle
popolazioni Romanì indifese e discriminate. È questo il fatto straordinario. Per
questo per noi Rom De André è un alfiere d'amore e di pace. Io se avessi potuto
incontrarlo gli avrei stretto semplicemente la mano e lo avrei salutato
fraternamente alla maniera Rom: (pronuncia una frase in lingua Romanì)...
Noi allora ti salutiamo con le stesse parole, anche se non saprei proprio
pronunciarle...
(ridendo) ...il saluto lo estendo fraternamente a tutti gli ascoltatori. Queste
parole significano letteralmente: "Che possiate essere sani e fortunati". Perché
la salute e la fortuna sono due elementi importanti nella cultura Romanì. Nel
mondo Rom stare bene e non incappare in qualcosa di negativo, per una società
fortemente oppressa come quella Rom, è l'augurio più grande e più profondo che
si possa esprimere nei confronti di un congiunto. Io lo esprimo altrettanto
fraternamente alla famiglia di De André, alla sua memoria e a tutti quelli che
ci stanno ascoltando. Vi abbraccio forte e spero che questa musica di cui De
André si è fatto alfiere sia sempre più conosciuta, apprezzata e valorizzata.
Renzo Sabatini
(intervista realizzata via telefono nell'aprile 2007. Registrata presso gli
studi di Rete Italia - Melbourne. Andata in onda nell'ambito della trasmissione
radiofonica settimanale: "In Direzione Ostinata e contraria", dedicata ai
personaggi delle canzoni di Fabrizio De André)
In direzione ostinata e contraria
Con questa intervista a Santino "Alexian" Spinelli, prosegue la pubblicazione su
"A" di una parte significativa delle 27 interviste radiofoniche realizzate da
Renzo Sabatini e andate in onda in Australia nel programma "In direzione
ostinata e contraria" sulle frequenze di Rete Italia fra il maggio 2007 e
l’agosto 2008. In tutto si è trattato di sessanta puntate (ciascuna della durata
di circa quaranta minuti, per un totale di quasi 40 ore di trasmissioni), nel
corso delle quali sono state trasmesse le 27 interviste e messe in onda tutte le
canzoni di Fabrizio De André. Si tratta dunque della più lunga e dettagliata
serie radiofonica mai dedicata al cantautore genovese.
Se proponiamo questi testi, è innanzitutto per dare ancora una volta spazio e
voce a quelle tematiche e a quelle persone che di spazio e voce ne hanno poco o
niente nella "cultura" ufficiale. E che invece anche grazie all’opera del
cantautore genovese sono state sottratte dal dimenticatoio e poste alla base di
una riflessione critica sul mondo e sulla società, con quello sguardo profondo e
illuminante che Fabrizio ha voluto e saputo avere. Con una profonda sensibilità
libertaria e - scusate la rima - sempre in direzione ostinata e contraria.
in arte Alexian, nasce a Pietrasanta (Lu) nel 1964.
È musicista, cantautore, insegnante, poeta e saggista.
Ha due lauree: una in Lingue e letterature straniere e l'altra in Musicologia,
entrambe conseguite presso l'Università degli Studi di Bologna.
Attualmente vive a Lanciano, in Abruzzo. Insegna Lingua e cultura romaní presso
l'Università di Chieti e con il suo gruppo, l'Alexian group, tiene numerosi
concerti di musica romaní in Italia e all'estero.
Tra i suoi numerosi lavori discografici ricordiamo: Romano Thèm - Orizzonti Rom (CNI - Compagnia Nuove Indie, 2007) Andrè mirò Romano Gi, viaggio nella mia anima Rom (Ass. Thèm Romanó e Provincia
dell'Aquila) Romano Drom - Carovana romaní (Ethnoword, Milano, 2002) Dromos (Associazione Dromos, 2001)
Segnaliamo inoltre alcuni lavori di natura letteraria e saggistica: Princkarang - Conosciamoci, incontro con la tradizione dei Rom Abruzzesi
(Editrice Italica, Pescara, 1994) Baxtaló Divès (Collezione Interface, Centro di Ricerche zingare dell'Università
di Parigi, Consiglio d'Europa, 2002) Baro Romano Drom - la Lunga strada dei Rom, Sinti, Kalé, Manouches e Romanichals
(Meltemi editore, Roma, 2003)
Per chi volesse approfondire la conoscenza con Santino Spinelli:
e-mail: spithrom@webzone.it - telefono: 0872.66.00.99
sito ufficiale: www.alexian.it
C'è un popolo fra i più negletti della nostra storia millenaria, escluso e
invisibile, spesso dimenticato. Cosa che,
in particolare ai Rom ed ai Sinti,
starebbe anche bene, visto che ogni volta che la storia se ne è ricordata, ha
lasciato loro ferite laceranti e profonde, si pensi allo sterminio operato dai
nazisti o alle 'crociate' (meglio raid) di ignoranti e violenti contro i loro
campi. Nei secoli, milioni di benpensanti li hanno accusati di tutto: dall'aver
fabbricato i chiodi della croce di Cristo ai rapimenti dei bambini; cose fra
l'altro parimenti non dimostrabili. Eppure, raccontava De Andrè, sono uno dei
pochi popoli che nella storia dell'umanità non ha dichiarato mai guerra a
nessuno.
Su questo popolo c'è poi un pregiudizio molto italiano, tanto radicato da essere
divenuto un dogma: "i Rom sono nomadi". Una teoria comoda per chi l'ha
costruita, a volte mascherata da un'idea romantica che cela la voglia di
allontanarli dalle nostre città. La verità sbiadisce e la storia si rischia che
la scrivano solo i più furbi.
A Reggio Calabria,
settima tappa di carovana antimafie 2014, ascoltiamo una
storia diversa confidando in un finale un po' meno triste. Facciamo tappa nella
sede della Cooperativa sociale "Rom 1995", una palazzina adibita a magazzino e
uffici con una luminosissima sala conferenze. Siamo in un bene confiscato alla
'ndrangheta, assegnato nel 2003 alla "Rom 1995". Le foto alle pareti non
lasciano dubbi: si trattava di una struttura fatiscente e decadente completamene
ristrutturata dai soci della cooperativa. I rom nel bene confiscato, già questa
sembrerebbe una buona storia. Le storie tuttavia, per essere belle davvero,
devono cambiare la vita delle persone, altrimenti servono solo ai buonisti che
si nutrono di belle immagini, lasciando agli altri il problema del pane.
Facciamo un passo indietro per scoprire come la "Rom" nel 1995 nasca come
cooperativa sociale. Una scommessa impossibile, che solo i lungimiranti possono
fare: trasformare coloro che raccolgono i materiali lasciati presso i
cassonetti, per guadagnarci qualcosa in capaci e formati professionisti del
settore della raccolta differenziata. Nella città dove i Rom sono additati come
coloro che rubano le auto per restituirle ai legittimi proprietari in cambio del
riscatto (cd. "cavallo di ritorno") e dove sono stati marginalizzati dalle
ultime amministrazioni, c'è stato invece un grande sindaco, Italo Falcomatà, che
ha incoraggiato la scelta di queste persone di abbattere i pregiudizi.
Il rom abile al lavoro legale
nel bene confiscato che si trasforma in isola
ecologica, l'unica della città. La cooperativa si occupa negli anni della
rimozione del materiale dismesso dalle scuole e dei manifesti affissi
abusivamente, del ritiro di vecchi elettrodomestici, conferendoli in un centro
di raccolta autorizzato.
Insomma si occupano del bene comune, rivendicano che "Rom diversi possono essere
lavoratori uguali". Da quattro anni però la cooperativa vive in una condizione
di precarietà a causa di scelte compiute dall'amministrazione, governata
dall'allora Sindaco Scopelliti (di recente condannato a 6 anni di reclusione).
Il 3 maggio 2010 il consiglio comunale reggino vota (all'unanimità) una delibera
con la quale si "dà mandato al Sindaco ed alla Giunta...di attivare e disporre
ogni iniziativa utile per far proseguire l'esperienza della Cooperativa Rom 1995
nell'attività fino ad oggi espletata (raccolta ingombranti e isola
ecologica)..." ma, come racconta il portale la "Filosofia reggina" e gli stessi
responsabili della cooperativa riportano, per una "disattenzione", alla
conclusione della nuova gara di appalto relativa alla gestione dei servizi di
raccolta differenziata, non viene indicato alla società Leonia ("controllata" al
51% dal Comune) e vincitrice della gara d'appalto, di voler esprimere il
consenso di subappalto relativamente alla parte dei servizi storicamente gestiti
dalla Rom 1995". L'epilogo è che nel giugno 2010 le attività della cooperativa
vengono sospese e i lavoratori messi in cassa integrazione. Nel 2011 alla Rom
1995 viene affidata la gestione di due servizi, insufficienti però a dare
continuità lavorativa ai soci e di conseguenza stipendi costanti e sostegno alle
loro famiglie.
Insomma scelte sbagliate che rischiano di affossare un'azienda davvero
"speciale". Una storia straordinaria che rischia di trasformarsi in ordinaria
follia: quella di riportarci indietro, senza considerare che i rom sono parte
integrante della società italiana e non "zingari", destinati a essere nomadi.
Noi carovanieri, viaggiatori per scelta e quindi privilegiati, vorremmo
proseguire il viaggio sapendo che la sosta, per la 'Rom 1995', sia invece
serena.
Di Fabrizio (del 20/04/2014 @ 09:00:19 in Italia, visitato 2985 volte)
A Prato una sinti è candidata alla elezioni comunali nella lista di
Sinistra Ecologia e Libertà, la notizia è di settimana scorsa. Quasi contemporaneamente, Nazzareno
Guarnieri, presidente della
Fondazione Romanì, lancia questa notizia:
Una ragazza rom di 24 anni, studente universitaria alla facoltà di Farmacia e
componente di una equipe di ricerca sulle cellule staminali, è candidata per
l'elezione del consiglio comunale di Pescara del prossimo 25 Maggio 2014, nella
lista di forza Italia.
Su Facebook ne è nato uno scambio di opinioni, molto interessante e civile
nei toni:
Idea Rom Palermo Peccato per il partito...
Ciny Antonio Ciniero pessimo partito
Ciny Antonio Ciniero chiunque decida di candidarsi in forza italia è chiaramente
libero di farlo, è un suo problema quello di voler condividere un percorso
politico all’interno di un partito che ha portato avanti politiche di natura a
dir poco persecutoria, razzista e xenofoba, l’elenco delle leggi e degli atti
discriminatori, fatto sia a livello nazionale che comunale (e non solo contro i
cittadini rom), è così lungo e di dominio pubblico che lo risparmio ... in secondo
luogo, se qualcuno si candida in forza italia, o in qualunque altro partito, è
in primo luogo un candidato che esprime la linea politica di quel partito e,
presumo, che per tale motivo verrà votato o meno. Se un cittadino rom si candida
per forza italia è per me, in primo luogo, un candidato di forza italia. Non
dimentichiamoci che quando forza italia ha portato in parlamento Souad Sbai
quest’ultima ha coerentemente portato avanti politiche razziste, non è che la
sua origine marocchina le ha impedito di portare avanti e sostenere leggi
discriminatorie! Non mi risulta che si sia battuta contro il decreto sicurezza o
contro la fantomatica “emergenza nomai” dichiarata dal suo collega Maroni o
sbaglio?
Sergio Franzese Quanto allo schieramento politico la scelta è pessima
Nazzareno Guarnieri Cosa dovrebbe fare una persona rom che vuole partecipare
attivamente alla vita politica italiana, visto che la scelta centro destra è una
scelta sbagliata, il centro sinistra non candida persone rom (spesso neppure ci
parla con i rom). E' un bel enigma.
Frank Gutenlicht Ci sono scelte criticabili, e poi ci sono scelte proprio
sbagliate (che tu sia rom oppure no): forse la ragazza non è informata a
sufficienza su chi sia Berlusconi e su cosa abbia fatto al Paese in quasi
vent'anni.
Critiche possiamo farne a tutti i partiti, perché nessuno di essi è perfetto,
ladri e corrotti ce n'è un po' ovunque e politiche sbagliate sono state fatte a
DX come a SX; poi però ci sono i casi particolari, quelli che spiccano in mezzo
agli altri per aver raggiunto vette (negative) a cui pochi sono arrivati.
Annalisa Tinozzi ah, così il bellissimo centro-destra pescarese può rifarsi la
faccia dopo l'ignobile figura dei manifesti "fuori i rom e i delinquenti dalle
case popolari". Complimenti. Concordo con Ciny Antonio Ciniero. E aggiungo: ma
la comunità rom vuole votarla perché è rom e non perché appoggia un progetto
politico? Ci sono molti modi più seri di "partecipare attivamente alla vita
politica italiana". Non c'è molto di "attivo" in una candidatura. Ti mettono in
una lista, qualcuno ti vota, se vinci vai lì a fare quello che vuole il partito
(o qualsiasi cosa rappresentino oggi i partiti). Il più delle volte non vinci ma
vieni utilizzato per raccogliere voti per qualcun altro. E questa candidatura,
soprattutto se lei spingerà sul fatto che è una rom, servirà a qualcun altro per
fare una bella figura, per dare un'immagine al partito. Ci sono modi più seri di
una candidatura, per fare politica attiva... Io per esempio credo che la
fondazione romanì sia un modo serio di far politica. In questo paese abbiamo
visto anche africani nella lega nord... Questa storia mi fa pensare alle
industrie che inquinano e poi fanno micro progetti pseudo-ambientali per
"pareggiare il bilancio ambientale". Ma intanto ti hanno avvelenato per anni.
Sergio Franzese dopo aver letto gli altri commenti mi sono fatto l'idea che
questa ragazza rischia di assumere il ruolo dell'utile idiota in seno ad un
partito che sicuramente non mette al primo posto il benessere né del popolo
italiano né delle minoranze ma solo gli intrallazzi di politici corrotti e
spesso collusi con la malavita. Berlusconi, Dell'Utri, Cosentino e molti altri
nelle loro file docent...
Daniele Guarnieri Criticate la scelta di forza italia?gli altri sono migliori?i
piu puliti hanno la ROGNA!io rispetto la sua scelta e rispetto la persona a
prescindere da che colore ha!
Frank Gutenlicht Daniele, come ho detto sopra, critiche se ne possono muovere a
tutti i partiti; ma Berlusconi è Berlusconi.
La sua scelta la rispettiamo tutti, io personalmente spero che la ragazza ci
rifletta un altro po' e magari si documenti meglio su Berlusconi.
(se si fosse iscritta alla Lega, saresti stato altrettanto indulgente?)
Daniele Guarnieri Sono abbastanza documentato su quasi tutto anke su berlusconi
! QUINDI !non mi sembra ke gli'altri siano migliori!lei conosce partiti puliti?
11 aprile alle ore 21.27 · Mi piace
Elisabetta Vivaldi Complimenti per la candidatura ma il partito politico scelto
non e'di mia preferenza a causa di come ha trattato-tratta i Rom (con
particolare riferimento agli eventi e rassegne stampa contenenti le
dichiarazioni di Berlusconi del 2008). Fino ai giorni nostri comunque non ho
visto/letto di nessuna azione pro-Rom da parte degli esponenti/leader di questo
partito, al contrario dichiarazioni troppo spesso preoccupanti. Auguro comunque
alla candidata tutto il meglio e spero che venga trattata con rispetto massimo
come donna ma soprattutto come Romni soprattutto per le responsabilità che le
stanno per assegnarle.
Daniele Guarnieri GRANDE ELISABETTA!
Letizia De Torre Bellissimo !
Karin Faistnauer non mi sembra che la sinistra si fosse comportato meglio...
Karin Faistnauer complimenti alla ragazza per i suoi studi !!!
Nazzareno Guarnieri Ringrazio tutti per le riflessioni e manifesto il mio
rispetto per le idee di tutti.
Conoscendo bene la realtà abruzzese e la volontà politica delle diverse
organizzazioni politiche abruzzesi verso la comunità rom, credo che la ragazza
rom abbia fatto bene a candidarsi al consiglio comunale.
Personalmente spero, non solo che sia eletta, ma in particolare che sia uno
stimolo per la comunità rom pescarese per partecipare alle votazioni con
consapevolezza e ANDARE A VOTARE, invece di VENDERSI il voto a politicanti, come
accade da molto tempo anche in Abruzzo.
Elisabetta Vivaldi Purtroppo la vendita del voto è una pratica piuttosto comune
non solo tra i rom ma tra molte alte persone, dato che trova fondamento in una
serie di promesse anti-etiche e bugiarde fatta dai politici di turno che
vogliono accaparrarsi voti. La cosa più triste è pero' che una persona seppur
valida porta i voti di una intera comunità ed è per me difficile pensare al
fatto che una comunità voti per esponenti di una linea partitica che hanno
espressamente manifestato sentimenti anti-Rom (come dimostrato dalle rassegne
stampa). Personalmente avendo esperienza col lavoro politico parlamentare
l'unica cosa che temo è che la ragazza, della quale non conosco il nome, possa
essere messa in difficoltà, davanti a scelte difficili specie riguardo al popolo
rom al quale appartiene e per questo che le auguro fortuna e soprattutto serenità
e oculatezza.
Frank Gutenlicht Daniele Guarnieri partiti completamente puliti NON ce ne sono.
Infatti non era quello il punto, il punto era: per quanto sporchi siano tutti
gli altri, Berlusconi è PEGGIO.
Juana Azurduy Nazzareno, è importante non farsi strumentalizzare. Credo che,
come candidata, debba chiedere al partito di includere nel programma le istanze
per cui ci si batte da anni. Dubito che FI accenni in campagna elettorale alle
politiche di integrazione, quindi è propaganda. Chau, julia
Sabahudin Berisa Dopo tutti i comenti che ho leto ma vi rendete conto che una
grande idea e dobiamo sostenere i giovani eincoragiarli che siano piu ativi e
eficienti per il semplice fato che siamo una popolazione romani che sapiamo
benisimo . In quanto alla ragaza le auguro tante riuiscite in politica .
Vanessa Cirillo Cari amici,conoscenti,simpatizzanti o semplicemente lettori
curiosi,con piacere tengo ad informarvi che quest'anno abbiamo duramente
lavorato in varie città italiane ad una campagna di sensibilizzazione alla
partecipazione attiva delle comunità romanì all'esercizio del diritto di voto e
all'attività politica come servizio alla collettività. In alcune città e alcune
comunità come quella abruzzese si sono create le condizioni per sperimentare in
prima persona un impegno più concreto, un oppurtunità esperenziale, formativa e
partecipativa. I candidati che hanno scelto questo percorso sono persone
consapevoli e dotate di senso critico. Inoltre approfitto dell'occasione per
fare una piccola considerazione su una concezione "gagè-associativa pseudo
antagonista" secondo la quale le minoranze si dovrebbero riconoscere e quindi
sostenere chi TEORICAMENTE per statuto,principio o propaganda si fà promotore di
dirittti e uguaglianza: 1)La partecipazione ,l'inclusione e la vera
emancipazione delle comunità romanì NON ESISTE IN NESSUNA AGENDA POLITICA anche
perchè se esistesse toglierebbe la possibilità di lucrarci sopra sia in termini
economici che elettorali. 2) Nelle comunità romanì come in tutti gli altri
gruppi umani NON ESISTE UN'UNICA VISIONE MONOLITICA DELLA SOCIETA' E DELLA
STORIA per tanto come in qualsiasi gruppo sociale le persone hanno diritto di
scegliere chi votare o chi appoggiare. 3) In questo momento in Italia ci sono
persone rom candidate in schieramenti diversi! RISPETTO PER TUTTI E APPOGGIO
INCONDIZIONATO ALLA PARTECIPAZIONE
Giovanni Picker il mio lavoro di ricerca ha mostrato come in Italia negli ultimi
40 anni l’esclusione dei rom sia stata promossa attraverso la combinazione di
ideologie e dottrine appartenenti sia a partiti liberal-conservatori sia a
quelli liberal-progressisti. A fare da sfondo all’azione politica c’è stata una
società civile il cui primario interesse è stato cercare in tutti i modi di far
adeguare i rom alle proprie norme, aspettative, e idee sociali, morali,
politiche. Con precise differenze tra diversi gruppi, la società civile si è
mossa in maniera generalmente paternalistica, a volte riconoscendolo, ma quasi
mai impegnandosi in un’autocritica aperta e onesta, condizione necessaria per
cambiare radicalmente approccio. In certa misura, molti dei commenti che ho
letto continuano su questa linea paternalistica, perpetuando, spesso
probabilmente senza saperlo, logiche di potere radicate in secoli di
stigmatizzazione e inferiorizzazione dei rom. E il fatto che la candidata sia
appunto una candidata (donna) rende questo scambio di idee ancora più
interessante, visto che, tra i rom, le donne si sono più spesso trovate
oggettificate, razzializzate, e insomma inferiorizzate dai/dalle gagi/e. Credo
rimanga ancora da fare un grande lavoro di cambiamento, ma chi, per primo, deve
cambiare, non credo siano i rom.
Frank Gutenlicht Le donne rom "oggettificate" e "inferiorizzate" DAI GAGI?
Non so che ricerca tu abbia fatto, Giovanni Picker, ma io nei campi ho visto ben
altro.
Giovanni Picker Frank Gutenlicht. dalla carmen di Bizet a 'gypsy blood' di
Lubitsch, fino ai luoghi comuni dell’immaginario pescarese contemporaneo (dove
ho fatto una parte della mia ricerca), le donne rom sono state razzializzate e
oggettificate con un’eco più vasta rispetto agli uomini. Questa
inferiorizzazione è stata spesso operata attraverso un'estrema idealizzazione,
pensando al corpo femminile rom come emblema ultimo di molte delle
caratteristiche rom acettate, e anzi desiderate , dai gagi, come la musica
(danza, abiti esotici, ecc), la sensualità, ecc. ma anche attraverso la
costruzione di miti direttamente inferiorizzanti come 'la zingara rapitrice'.
L'ambivalenza idealizzazione/esclusione è costitutiva delle dinamiche di
esclusione razzializzata dei rom (e di tutte le minoranze iperculturizzate o
iperfolklorizzate). Nei campi non succede questo, ma io mi riferivo a come i
gagi, che nei campi non è che ci abitino in molti, vedono i rom...
Juana Azurduy É una questione annosa, questa, che ho da sempre
discusso: vedo sempre una strumentalizzazione proprio per relativismo. Accadde
anche sul tema immigrazione quando l'estrema sinistra candidò cittadini
immigrati naturalizzati ma, di fatto, non ne accolse le istanze e i CPT (oggi
CIE) non furono mai messi in discussione. La mia è una convinzione più che altro
libertaria: inutile concepire una lotta partitica ma rendersi militante e penso
che in questo la Fondazione stia facendo un ottimo lavoro. Per il resto, mi
dispiace non poterne discutere di persona, qui su FB è difficile farlo, ne
verrebbe un discorso limitato alle proprie convinzioni e, visto il tema, sarebbe
un peccato.
Frank Gutenlicht Giovanni, hai dimenticato Esmeralda de il Gobbo di Notre Dame,
la zingara di Cloris Brosca ("la luuuuna neeera") e la canzone "Gitana" di
Shakira.... ah, e le danzatrici gitane coi vestiti tutti colorati verso la fine
di Train de Vie.
Ti concedo l'osservazione sull'archetipo della "zingara rapitrice", ma tutti
gli altri esempi... sono veramente questi i problemi delle donne rom? Sono
veramente queste le rappresentazioni di cui preoccuparsi?
Annalisa Tinozzi soprattutto... il maschilismo ed il paternalismo di un certo
tipo di maschio italiano (un certo tipo di maschio italiano sia gagio che rom)
colpiscono solo le donne rom? Che l'oggettivazione e la razzializzazione siano
state maggiori nei confronti delle donne è frutto del sessismo, una sottocultura
di cui non sono vittime solo le donne rom. Interessante sarebbe completare la
ricerca studiando come i maschi gagi vedono noi donne "gagie" (si dice così..?),
come i maschi rom vedono le donne gagie e come i maschi rom vedono le donne rom.
Un generale problema di oggettivazione e riduzione a stereotipi che, purtroppo,
colpisce tutte le donne. Ma anche in questo mi sembra che FI sia la forza
politica che maggiori danni culturali ha prodotto negli ultimi decenni, puntando
su un'immagine della donna incasellata in due rigidi ruoli che si rifanno alla
più becera tradizione del maschilismo italiano: la donna sensuale, provocante,
molto bella e che costruisce il proprio successo sull'avvenenza fisica o,
all'opposto, la donna madre, bigotta e reazionaria, difensora della "famiglia"
tradizionale e ferma oppositrice di qualsiasi unione diversa dalla "norma". Ma
noi donne (tutte, non solo le "rapitrici" rom!) non siamo solo questo. Non
rispondetemi che in FI ci sono anche donne diverse da questi stereotipi, lo so e
non ho detto questo. Ho parlato di "(sotto)cultura" su cui il partito ha
costruito il proprio successo (eh si, a molti italiani è piaciuta). Berlusconi
non offese la Bindi per le sue idee politiche ma per l'aspetto fisico... e non
offese la Merkel per la sua politica ma perché era una "culona inchiavabile". In
realtà quel che voleva offendere era un modello di donna che non esiste solo in
quanto in relazione ad un maschio (la "bella" del maschio o l'angelo del
focolare) ma esiste autonomamente, non è assoggettata al potere del maschio
(Silvio o chi per lui) ma ha un suo proprio potere, un cervello che usa (bene o
male...) in piena autonomia. Che all'interno della comunità rom, come
all'interno di tutta la società, esistano e debbano esistere vari modi di vedere
il mondo lo so! Dico che questa scelta mi dispiace ma è solo una mia idea... lo
direi a chiunque, anche ad una "gaggia" come me... Non sono una "curiosa" di
questo account, sono una pescarese che è rimasta molto offesa ed addolorata dai
manifesti fatti dal pdl (Sospiri... che ora si ricandida proprio con Forza
Italia), quei manifesti enormi che dicevano "Fuori i rom e i delinquenti dalle
case popolari"... perciò alla notizia di questa candidatura sono rimasta
sorpresa... Non si offenda nessuno, ad un'amica "gaggia" avrei detto le stesse
cose!
Ma non finisce qui, perché il dibattito, sempre aspro ma rispettoso, continua altrove
Betty Michelini Per Nazzareno Guarnieri, che mi sembrava
perplesso sui commenti a proposito della rom candidata da forza italia...
Nazzareno Guarnieri Potrei rispondere con immagini di altre
organizzazioni politiche che utilizzano il razzismo contro i rom per cercare il
consenso, ma evito di farlo perchè chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Nazzareno Guarnieri Se oggi nelle istituzioni politiche
nazionali la presenza di persone rom è ZERO la responsabilità è di tutte le
organizzazioni politiche, nessuno escluso, e per rispetto alla nostra
intelligenza non raccontateci la favola che siamo divisi. Le politiche
segreganti e/o razziste e/o discriminatorie verso le persone della minoranza
romanì le adottano tutte le coalizioni politiche, nessuno escluso. Nelle
settimane scorse mi hanno offerto la candidatura alle elezioni europee alla
circoscrizione sud ed ho rifiutato perchè ritengo che in questo momento della
mia vita è più utile il mio impegno a tempo pieno nella Fondazione romanì
Italia.
Fabrizio Casavola Non mi dispiace se ci sono candidature spalmate sulle liste +
diverse, è un modo per rivendicare cittadinanza e partecipazione al di là
dell'etnia. Però, a Pescara qualche conto col recente passato si dovrebbe fare
Anche gli altri hanno le loro colpe? Può essere, ma non è una giustificazione x
svicolare dal punto FI (o PDL che sia) L'angolo del cretino
Betty Michelini Nazzareno Guarnieri, ovviamente ognuno si candida dove ritiene o
sente più affinità. Personalmente, però, mi colpisce che ci si candidi per quei
partiti che hanno utilizzato il razzismo contro i rom e i sinti per farsi
propaganda e solleticare i peggiori istinti e ricompattare le proprie file.
Oltre che, naturalmente, aver fatto parte di un governo che ha emanato il
pacchetto sicurezza e le leggi sulle emergenze rom...
Nazzareno Guarnieri Ciao Fabrizio è un gran piacere sentirti. Hai ragione ha
pescara noi rom abbiamo diversi conti aperti con il passato e spero tanto al più
presto di poterlo risolvere. Fino a qualche anno fa ero solo a proporre,
stimolare, denunciare, oggi ci sono altri rom che hanno preso consapevolezza e
prendono iniziative. La ragazza rom è candidata a Pescara con FI, un ragazzo rom
quasi certamente sarà candidato nel comune di Montesilvano, un'altro giovane rom
in un comune della provincia di Teramo.
Nazzareno Guarnieri Caro fabrizio attenzione ... i conti non dobbiamo farlo solo
con il coordinatore provinciale di PDL (FI) ma anche con altri partiti che
durante i gravissimi fatti di due anni fa sono stati molto bravi a stare in
silenzio anche a fronte di nostra richiesta hanno evitato di esprimere
pubblicamente solidarietà.
Fabrizio Casavola Certo che sto attento, caro Nazzareno, e per non cadere nel
solito minestrone evito il ragionamento "sì, ma anche gli altri..." E' una
questione che sarebbe utile dipanare sia per i rom che per i gagé: come ho
scritto sopra non entro nel merito delle scelte personali e politiche le + varie
(anzi lo giudico un valore aggiunto). Il punto è che FI (piaccia o meno) ha
assunto, anche di recente, posizioni e decisioni quanto meno contestabili (anche
da parte tua, se ben ricordo). Il cambiamento (come vedi, sto argomentando dal
lato gagio, ognuno abbia la sua autonomia) non è una candidatura di bandiera (a
proposito, si potrebbe sapere il nome della candidata?), ma una riflessione,
pubblica e possibilmente comune, autocritica e che spieghi dove si vuole andare
e con chi. Altrimenti, la ragazza probabilmente non beccherà il quorum (non ce
la fecesti neanche tu, che eri + strumentato) e voi rimarrete fregati da un
ennesimo giro di valzer.
Anch'io ho piacere di sentirti, comunque.
Nazzareno Guarnieri Caro Fabrizio conosci la mia determinazione per la causa
romanì ed il mio totale disinteresse per fini personali. La mia critica contro
il pdl di pescara è stata forte, pubblica (al contrario di qualche partito che
si pone come paladino degli esclusi) e concreta con una denuncia al tribunale di
Pescara che abbiamo vinto. Fin dall'inizio ho detto che rispetto la scelta di
una persona rom (e non) che decide di fare politica anche perchè da alcuni mesi
stiamo facendo un gran lavoro con la Fondazione con la campagna di
sensibilizzazione politica PoLITEIA ROMANI per le comunità romanès e per i
partiti politici in 8 regioni del centro/sud, ed abbiamo sempre detto ai rom di
andare a votare ed ai partiti politici di candidare ed eleggere persone rom. La
partecipazione dei rom nelle istituzioni politiche nazionali e locali è quasi
ZERO e se riusciamo ad avere persone rom in entrambi gli schieramenti politici è
un gran bene per le comunità romanès. Ho molti motivi per credere che non si
tratta di una candidatura di bandiera perchè nella campagna elettorale è
abbinata ad un candidato uomo che ha un ottimo consenso. Devo rendere pubblico
il nome? giovedi prossimo la sua candidatura sarà presentata da un senatore di
FI e considerato che a te non posso dire no Ho promesso alla ragazza di non
rivelare il nome fino alla presentazione, ma a te non posso dire no, si tratta
di Amelia Guarnieri di 24 anni di Pescara.
Fabrizio Casavola Chiedevo il nome della candidata per iniziare a fare chiarezza
su una notizia che può essere contorta, e le reazioni che hai raccolto ne sono
una prova; non ti chiedevo di venir meno ad una promessa.
Specifichiamo un'altra cosa: non si parla di te o di me e di cosa si è fatto:
niente di personale, vorrei che questo scambio riguardasse invece le strategie
che si adottano (anche perché la strategia è un argomento che, questo sì
"personalmente", ti ha sempre attizzato).
Perché mi focalizzo su FI e non su altri? Perché:
1. è lì la candidatura;
2. il discorso (per me) non verte sulle posizioni politiche della candidata, e
neanche sul seguito che lei possa avere nella sua comunità, ma sul partito che
la candida.
Quello è il punto, e trattandosi di un partito, il discorso coinvolge tanto la
società maggioritaria che voi.
La mia tesi, è che se non si vuole che questa non sia una candidatura di
bandiera, un simile partito deve spiegare pubblicamente le ragioni di questo
accordo (a sinistra, che sono fin troppo bravi in questo, la chiamerebbero
autocritica), e ovviamente deve farlo anche la candidata stessa.
Altrimenti, esistono (+ che in altri partiti, credo che me lo concederai) in FI
delle contraddizioni che prima o poi emergeranno e, ripeto, potrebbero
riportarvi al punto di partenza del 2012.
Quindi, ragionando il + laicamente possibile, non si tratta di lanciare anatemi
contro questo o contro quello, ma di capire se e come la candidatura sia utile
oppure una trappola.
Nazzareno Guarnieri La scelta e stata della ragazza alla quale ho chiesto di
scrivere delle lettere aperte che renderemo pubbliche con i nostri canali. La
candidatura è voluta e sostenuta da un senatore. Le possibilità di essere eletta
sono molto alte a mio giudizio, ma credo che ogni elezione è un enigma.
A questo punto, finalmente la presentazione ufficiale con relativo
comunicato:
Gent.ima Fondazione romanì Italia sono Amelia Guarnieri, 24 anni di Pescara,
giovane ragazza rom e studente alla Facoltà di Farmacia dell'Università di
Chieti.
Il 28 Gennaio 2014 ho partecipato a Pescara alla Vostra presentazione della
Campagna di sensibilizzazione politica Politeia romanì. Sono rimasta colpita
dalla numerosa presenza di persone della mia comunità rom e dai politici
presenti, ma in particolare dal Vs. impegno e proposte verso la comunità rom,
che conoscevo, ma non immaginavo fosse tanto determinato e ricco di motivazioni
necessarie per la nostra comunità.
Durante la presentazione della campagna avete invitato sia la comunità rom a
partecipare alle elezioni, sia i partiti politici a candidare/eleggere persone
rom.
Lo scetticismo nei confronti della politica e delle Istituzioni è sempre stato
presente nella comunità rom, oggi ha raggiunto livelli esorbitanti. Questo
sentimento di “sfiducia”, ovviamente, nasce sulla base di ragioni fondate: lo
scenario ambientale, sociale e culturale in cui la comunità rom vive, è sempre
più caratterizzato da situazioni in cui gli individui non hanno sufficienti
riferimenti e sono come tagliati fuori, sganciati dal tessuto sociale, e di
conseguenza emarginati, esclusi dalla possibilità di profondi cambiamenti che
bisognerebbe promuovere al fine di non precludere il soddisfacimento dei bisogni
dei cittadini rom e la piena applicazione dei diritti e dei doveri.
Il clima fortemente sovversivo, discriminante, i soprusi, gli abusi di potere e
la violenza verbale e non, che subisce il popolo rom, non sono esagerazioni
concettuali, concezioni da demistificare, ma un’ovvietà, realtà lapalissiane che
trapelano in maniera inequivocabile.
Un luogo comune che dovrebbe essere superato è quello secondo il quale la
comunità rom non voglia e non intenda integrarsi; io e tanti altri come me
potremmo essere l’esempio lampante che “qualcosa di positivo” siamo in grado di
farlo anche noi, eppure non siamo valorizzati, perché additati lo stesso a
priori.
Per eliminare il pregiudizio, che incombe tra il rom e il non rom, sarebbe
necessario un incontro, un avvicinamento bilaterale che la comunità rom ha
sempre chiesto, voluto e desiderato, ma che si è sempre visto negare.
A questo punto è inutile recriminare sul passato, ed io non vorrei essere
erroneamente tacciata di vittimismo; mi premeva fare questa premessa, perché
forse in questo modo capirete le motivazioni che mi hanno stimolato a voler
partecipare alla politica cercando la mia candidatura al Consiglio Comunale di
Pescara, ma sono consapevole che non solo non è facile essere eletta, ma non è
facile trovare un partito politico disponibile a candidare un rom.
La mia non vuole essere una candidatura partitica, o ideologica, o una scelta di
campo, ma cercare l'opportunità di partecipare alla politica di una giovane rom
che vuole svolgere nel Comune un ruolo di controllo, di proposta, di
informazione, di rispetto dei diritti e dei doveri, per evitare che politiche
discriminanti verso la comunità rom, abusi di poteri verso le persone rom, siano
adottati nel silenzio di tutti, come più volte si è verificato, come è accaduto
a Pescara due anni fa.
Voglio candidarmi e con il Vs. aiuto possibilmente essere eletta al consiglio
comunale per accedere a tutti gli atti e le informazioni sulle iniziative
promosse e le opportunità, e diffonderle ai cittadini rom e non rom,
particolarmente attraverso le associazioni che operano sul territorio.
Voglio candidarmi al consiglio comunale di Pescara per partecipare alla vita
politica della mia città e contribuire al dibattito pubblico mettendo a
disposizione della collettività, gli aspetti ed i valori della mia cultura rom
all’interno di un discorso, senza imporla, ma bensì integrarla con quella della
comunità Pescarese per il futuro della città di Pescara.
Chiedo il vostro sostegno, per quando possibile.
Pescara, li 16 Marzo 2014
Amelia Guarnieri
Di Fabrizio (del 14/06/2008 @ 08:58:10 in media, visitato 2094 volte)
Si intitola così il libro che le edizioni BFS propongono, destinato non ai
cani ma ai loro padroni. È nato pensando al fatto che alcune cose, alcuni
concetti, siano molto semplici. E che in realtà non c’è nulla di complicato
nella questione “zingara”, se non le barriere mentali che noi stessi costruiamo.
Ne pubblichiamo qui l’introduzione.
Chiariamo subito una cosa. Questo libro non è destinato ai cani, ma ai
padroni dei cani. È importante dirlo. Non è scritto pensando che chi vuol capire
qualcosa in più sull’antiziganismo – ossia sui pregiudizi contro rom e sinti –
sia un cane. Anzi. Questo libro è nato pensando al fatto che alcune cose, alcuni
concetti, siano molto semplici. E che, in realtà, non c’è nulla di complicato
nella “questione zingara” se non le barriere mentali che noi stessi costruiamo.
Questo scritto, quindi, affronta alcuni luoghi comuni sugli “zingari” e cerca di
spiegare perché non hanno senso.
Gli “zingari”
Finora abbiamo scritto “zingari” tra virgolette. Cominciamo dai termini
corretti. Non si può, infatti, parlare di qualcosa e usare termini sbagliati.
Perché è sbagliato usare la parola “zingari”? Prima di tutto perché si tratta di
un eteronimo. Cioè di un termine attribuito dall’esterno, imposto. Se vogliamo
ragionare insieme e dialogare, dobbiamo chiamarci con il nostro nome.
La parola “zingaro” di per sé non è dispregiativa, come non lo sarebbe la parola
“negro”. Negro, una volta, non era un dispregiativo. Ora lo è diventato. E se il
termine “zingaro” non avesse un carattere negativo? Potrebbe pure essere
corretto se nella trattazione ci si riferisse ad un insieme di gruppi molto
eterogenei tra loro per lingua, cultura, valori, modi di vita. Se si vuole
invece far riferimento a gruppi particolari, è appropriato utilizzare termini
più specifici. Se poi desiderassimo essere aperti alla comunicazione, ancora di
più dovremmo rispettarci e chiamarci con il nostro nome. Se invece vogliamo
esprimere dei pregiudizi, va benissimo.
Se vogliamo riferirci ai gruppi presenti storicamente in Italia, dovremo parlare
di rom e sinti. Ogni gruppo ha poi denominazioni specifiche. Ci sono i rom
napulengre (di Napoli), i rom abruzzesi, i sinti piemontesi, lombardi, veneti,
teich (tedeschi), marchigiani, emiliani. E poi ancora ci sono i roma harvati,
detti anche istriani o sloveni, anch’essi cittadini italiani dal secondo
dopoguerra. Rispetto a questi ultimi, infatti, va considerato che il
rimescolamento geografico dei rom e sinti europei a causa delle due guerre
mondiali è stato forte. Durante il nazifascismo, poi, sono stati deportati e
sterminati, per non essere infine riconosciuti come vittime di persecuzione
razziale neppure al processo di Norimberga.
Negli ultimi anni ci sono anche state nuove migrazioni. Non stiamo parlando di
nomadismo, ma di migrazioni. Molti rom sono giunti da diversi paesi dell’ex
Jugoslavia, sono scappati dalle persecuzioni e dalle guerre. Recentemente molti
rom sono giunti dall’Est Europa, principalmente dalla Romania, ma anche dalla
Bulgaria e dalla Slovacchia. Migrano perché in questi paesi, oltre ad esservi
meno ricchezza economica, vi è molta discriminazione nei loro confronti. Non che
in Italia non ce ne sia, ma almeno c’è qualche opportunità in più di rifarsi una
vita.
I “nomadi”
Il termine “nomadi” andrebbe usato solamente nel caso in cui si stia parlando di
gruppi che effettivamente praticano il nomadismo. Pare un concetto nient’affatto
complicato. Eppure è un argomento difficile. Oltre il 95% dei rom e sinti
presenti in Italia non pratica il nomadismo. Anni fa i gruppi sinti si
spostavano molto di più, giravano per i paesi, praticavano vecchi mestieri. Ma
le cose cambiano.
Se non sono nomadi, perché i rom e i sinti vengono sempre etichettati come
nomadi? È uno dei temi interessanti da affrontare. Una delle ragioni dell’odio
nei confronti di rom e sinti è dovuto alla loro presunta non integrabilità. Il
nomadismo calza bene con questo concetto. In uno stato-nazione fondato sul
territorio, sulla sua difesa, sull’identità territoriale, uno che non è legato
al territorio è pericoloso. Più o meno inconsciamente il nostro ragionamento si
alimenta del fatto che questi “nomadi” non sono integrabili, che non lo sono
perché non sono legati ad un territorio. Quindi sono asociali. Sono infatti
asociali in quanto, si legge nelle carte del III Reich che giustificavano il
loro internamento e sterminio, possiedono il gene del nomadismo, il
Wandertrieb.
Come accennavamo prima, durante il processo di Norimberga non venne riconosciuto
il fatto che lo sterminio di quasi un milione di rom e sinti sia stato dovuto a
ragioni razziali. In fondo, si disse, erano stati perseguitati in quanto
asociali. Certo, ammisero i giudici, tutti gli “zingari” sono asociali per
vocazione innata. Razzialmente asociali allora? No, ma in fondo tutti sappiamo
che gli “zingari” sono asociali e non integrabili. Questa logica fa acqua da
tutte le parti, ma si comprende benissimo dove vada a parare.
È qui che lo “zingaro” cade a fagiolo. Perché in qualche modo ci fa comodo
identificarlo con il nostro peggior nemico. Sono i nomadi coloro che mettono in
pericolo il nostro ordine, coloro che ci derubano, che ci rapiscono i bambini,
che stuprano le nostre donne. Li odiamo. Oppure li vogliamo normalizzare,
rieducare. Ecco allora che siamo noi a voler portare via loro i bambini per
educarli, integrarli nelle leggi di ordine, proprietà e uniformità. Il termine
“nomade” è difficile da combattere per queste ragioni.
Ma forse i rom e sinti non si riconoscono in questo ruolo. Forse non sono i
razziatori. Forse non agiscono per danneggiare qualcosa o qualcuno. Insomma: e
se, invece, tutto fosse solo nella nostra testa?
I figli del vento
Il pregiudizio non è solo negativo. Quello positivo può essere altrettanto
dannoso. Infatti, non ci aiuta certo nella comprensione. Lo “zingaro” libero,
figlio del vento, l’artigiano nomade che lavora il rame, l’allevatore di
cavalli, appartenente al popolo anarchico per eccellenza, che balla e canta
melodie struggenti al chiaro di luna, che dorme sotto le stelle e vive alla
giornata. Sono in genere nient’altro che luoghi comuni dell’esotismo, proiezioni
romantiche di ciò che vagamente vorremmo essere. In ogni caso, sono costruzioni
arbitrarie e unilaterali.
L’idea del Wanderer (“viandante”) era centrale nel romanticismo tedesco di
inizio Ottocento. La fuga come desiderio poetico statico – desidero la fuga
perché sono incapace di realizzarla – è però ben diversa dalla fuga reale o
immaginaria, ma creativa e ricombinatoria, di chi ricerca e persegue la
trasformazione.
L’attrazione astratta ed asettica verso colui che è capace di lasciare tutto
(gli affetti, la casa, le proprietà) per mettersi in viaggio verso l’ignoto
rischia di essere il contraltare dell’odio e del desiderio di annientamento nei
confronti di chi incarna questa capacità. La staticità monolitica del III Reich,
apice dello sforzo omologante ed identitario sorge, non a caso, in seno alla
stessa società che ha generato l’idea romantica del Wanderer, a suo modo
nutrendosene. Da Wanderer a Wandertrieb il passo può essere breve.
Gli “zingari” vogliono integrarsi?
Se gli “zingari” vogliano integrarsi è una delle domande più comuni che
circolano. A chi chiede una cosa simile mi è capitato di rispondere di sì, che
in realtà la stragrande maggioranza dei rom e sinti che vivono in Italia
vogliono integrarsi. Ed è un dato di fatto. Se solo fossimo capaci di ascoltare,
ci verrebbe detto da loro stessi.
Se inoltre fossimo capaci di vedere, ci accorgeremmo che quelli che noi
etichettiamo come “zingari” sono solo una parte dei rom e sinti presenti in
Italia. Molti rom e sinti sono assolutamente “integrati” e mai si sognerebbero
di andare a dire in giro di essere “zingari”. Hanno una casa, un lavoro, le
donne non portano le gonne lunghe. Nessuna di queste caratteristiche in realtà è
fondamentale per essere rom o sinti.
Ma torniamo all’“integrazione”. Cosa intendiamo con “integrarsi”? Non facciamo
confusione. Non vuol dire assimilarsi. Se per un attimo prendiamo in
considerazione il fatto che in una società integrarsi significhi convivere
civilmente ed essere rispettati nella propria diversità, allora può andare bene.
Purtroppo le società aperte a questo tipo di integrazione sono rare. Assimilare,
invece, vuol dire pretendere dall’altro l’omologazione: un atteggiamento molto
più diffuso.
Pur essendo ottimista e considerando l’integrazione possibile in una società
aperta, quando sostengo che i rom e i sinti vogliono integrarsi provo sempre un
forte disagio. Proviamo anche solo un momento a dircelo da soli: “Sono
integrato”, “Mi sento pienamente integrato”. Deprimente. L’integrazione,
insomma, è una fregatura. Non prevede l’apertura verso l’altro, il diverso. Al
massimo lo tollera, se è disposto a sottomettersi alle leggi civili.
Famiglia e famiglie
Il nostro concetto di famiglia, poi, raggiunge il suo apice quando finalmente le
istituzioni cercano di dare risposte alle situazioni più critiche, spesso create
da loro stesse. Esempio. Un campo viene sgomberato per accorgersi solo dopo,
stranamente, che intere famiglie con bambini piccoli sono state lasciate per
strada, magari in pieno inverno. In tali casi, le istituzioni “cattive” che
hanno messo in strada le famiglie fanno un passo indietro, e subentrano quelle
“buone” – loro stesse, a volte – che per necessità devono intervenire. I bambini
vanno tutelati. Come se i bambini non fossero parte della famiglia. Come se la
tutela dei bambini non passasse attraverso i diritti dei genitori. Come a voler
dire che in realtà sarebbe meglio, per il bene dei minori, separarli dai loro
padri e madri incapaci, che forse li maltrattano e li sfruttano pure. In queste
circostanze imbarazzanti, spesso viene offerta una “soluzione” assistenziale
solo ai bambini e alle loro mamme. I nuclei familiari vengono in pratica
smembrati. I padri restano tagliati fuori e si trovano, da un giorno all’altro,
per strada. Riempiamoci la bocca di famiglia, allora, per usarla come randello e
strumento di coercizione e ordine, da tirare fuori quando è utile per poi
riporlo quando intralcia.
L’idea di integrazione di rom e sinti che coviamo nel profondo passa proprio da
questo. Dall’annullamento di ogni legame con i genitori, con il passato, con una
cultura rom e sinta che giudichiamo irredimibile.
Emergenza campi
L’assunzione dello stato di emergenza è un classico nella gestione del “problema
zingaro”. Così come sono dei classici le promesse fatte e non mantenute dalle
istituzioni. E anche la collocazione dei campi in “nonluoghi”, in prossimità di
frontiere, vicino ai cimiteri, accanto alle discariche, tra gli svincoli
autostradali. E, infine, l’utilizzo fallimentare del privato sociale per la
realizzazione di percorsi di scolarità e rieducazione.
Gli “zingari” vengono spesso trattati alla stregua di spazzatura. Nessuno li
vuole sul proprio territorio. I soldi spesi per i campi vengono buttati senza
controllo, senza alcun monitoraggio, vengono dati dalle istituzioni pubbliche al
settore del privato sociale per scaricare un problema, mai per risolverlo.
Puntualmente va a finire che la situazione non migliora per i rom, mentre il
privato sociale tende non a risolvere i problemi ma a campare di quello che ne
ricava, gestendo luoghi infami e badando bene a non criticare l’istituzione che
fornisce i finanziamenti.
Esiste un problema di logica elementare nelle politiche di “delocalizzazione”
dei rom. O si trova un luogo isolato da tutto e da tutti, oppure ci sarà sempre
qualcuno per cui la delocalizzazione è in realtà una localizzazione “a casa
propria”. Per questo si finisce sempre per destinare i campi a nonluoghi.
Andiamo al punto: chi non vuole gli “zingari” a casa propria dovrebbe ammettere
chiaramente che l’unica soluzione è sterminarli. O vogliamo ipocritamente
pensare che chi non li vuole a casa propria trovi qualcuno che li accolga
altrove?
Buone azioni o cattive pratiche?
Con queste premesse, come si può chiedere ai rom e sinti di “rispettare le
regole” in cambio della presunta concessione di diritti? Quali diritti? L’idea
di sedersi ad un tavolo e discutere con i diretti interessati per uscire da
condizioni spesso drammatiche, mettendo in gioco tutte le energie vitali
possibili, a nessuno passa nemmeno per la testa. La pianificazione nel sociale
(ovvero in ciò che ha a che fare con la dimensione della socialità, della
relazione) in Italia è quasi sempre un fallimento. Gli “zingari” rappresentano,
in questo ambito, una cartina di tornasole.
Insomma, questi esperimenti privi di strategia complessiva sembrerebbero puntare
alla rieducazione. Anche tralasciando il cupo retroterra di questo concetto, che
quantomeno rimanda ai gulag – sempre di campi si tratta – non è possibile tacere
sul fatto che la rieducazione, esplicita o implicita, è nemica del
coinvolgimento diretto. E se questo non viene perseguito è perché manca il
riconoscimento di base, quello al diritto di esistenza. Esisti, ti riconosco,
parlo con te, ti ascolto.
In questo vuoto comunicativo succede spesso che gli operatori impreparati si
fidino, per tenere sotto controllo i rom giustamente incazzati, di quei rom che
sui campi come terra di nessuno ci fanno affari. I furbi e i delinquenti che
tengono a bada coloro che si sentono schiacciati. Con il passare del tempo, i
campi diventano luoghi ingestibili, pieni di miseria e frustrazione, in cui
l’apatia è un peso che spinge sempre più in basso, là dove comandano i furbi.
Nel constatare un riprodursi perenne di problematicità, l’istituzione si
indigna. Vorrebbe che i derelitti che sta salvando fossero riconoscenti, e
vorrebbe vedere secoli di emarginazione svanire davanti ad una buona azione
caritatevole. Invece rom e sinti non accolgono la rieducazione e nemmeno
ringraziano. Magari sfasciano tutto. Nel frattempo, in genere, crescono le
pressioni da parte della “gente” e di chi alimenta l’odio per professione e, con
queste, anche l’astio e l’impotenza in chi pensava di poter risolvere il
problema. A questo punto si abbandona la via assistenzialista e si passa alla
repressione, all’espulsione, allo sgombero.
Il sospettabile mostro
Il semplice fatto di essere “zingaro” e di vivere in un campo fa cadere una
persona nella categoria dei sospettabili. Se poi un rom o un sinto infrange le
regole, i giornali, il sistema politico e l’opinione pubblica si scatenano.
Fa strano vedere come l’opinione pubblica sia scossa e spiazzata davanti al
gioco dei sospettabili. Gli “zingari” sono sospettabili. Anzi, colpevoli. Ma
quello, quello era uno dei nostri. Il marito che picchia la moglie, la signora
che uccide il figlio che frigna troppo, il figlio che uccide la madre e il
fratello, i pedofili che agiscono negli asili e tra le mura di casa.
Stranamente, mentre in Italia crescono i fatti di sangue e la violenza in
famiglia, la gente ha sempre più paura dell’altro, di chi appartiene alla
categoria dei sospettabili. Il cittadino integrato non si vuole chiedere perché
la nostra società partorisce crescente frustrazione e violenza, non si ferma a
ragionare sul tessuto sociale che si disgrega, sull’incertezza del lavoro e del
futuro, sulla banalità del successo dei meccanismi di potere che dividono i
cittadini integrati in coloro che fottono o sono fottuti, in winners or losers.
Se la paura rimane, lo sfogo si focalizza sul sospettabile, su colui che temo
possa rubarmi i privilegi accumulati, con o senza merito, o che possa rendermi
ancora più precaria ed insicura la vita.
Il nostro giudizio universale
Qualche anno fa ho lavorato ad uno studio sulla relazione tra la salute dei
bambini e le condizioni di vita in cinque campi di rom kosovari e macedoni. La
decisione di approfondire questo tema non era una mia idea, ma nasceva dal
confronto con le famiglie che vivevano nei campi: la questione della salute dei
bambini era la loro maggiore fonte di ansia. I genitori erano preoccupati per la
salute dei loro figli. Lo studio dimostrò che gli effetti di tali condizioni
sono devastanti. Non certo per colpa dei genitori. Quelle famiglie che vivevano
in campi regolari, messi in piedi dalle amministrazioni locali di cinque
capoluoghi di provincia, non potevano fare di meglio. I colpevoli erano e sono
le istituzioni, sole responsabili di un danno al futuro dei bambini rom che non
pagheranno mai.
Siamo sinceri. Possiamo dire che vi sono bambini (non necessariamente rom)
sfruttati dai loro genitori e/o da organizzazioni criminali. È tragicamente
vero. Ma attaccare i rom e i sinti su questo piano è operazione subdola e
razzista. I rom e i sinti amano i propri figli come ogni genitore. Con chiare
eccezioni, come ovunque nel mondo. Che vi siano rom e sinti che rubano è
innegabile. Il furto è sempre esistito (da sempre sanzionato) in tutte le
società e tanto più in quelle in cui è accentuato il divario tra benessere e
miseria. Poi ci sono anche gli insospettabili che rubano ben protetti in alto,
delle istituzioni (pubbliche o private) e che a molti possono persino fare
invidia per la facilità con cui accumulano successo e denaro.
La questione non è negare che vi siano rom e sinti che delinquono. Il problema è
quello di parlare di rom e sinti come dei delinquenti. Questo equivale a
stravolgere la realtà, a raccontare menzogne. I rom e sinti che vivono nei campi
sono le prime vittime di questo pensiero.
Eppure non basta mai
Intanto, comunque, i rom e sinti arrancano. Sfangarsi non è facile. La strada
per liberarsi dal peso del pregiudizio è in salita. Si può vivere come se non
esistesse? La letteratura scientifica è piena di studi sulle implicazioni
negative dell’appartenenza a gruppi emarginati, sulla difficoltà di credere
nelle proprie forze al di là dei meccanismi di oppressione. È facile chiedersi
perché i rom non escono dai campi e non trovino delle soluzioni alternative.
Ho visto un’opera di suore rifiutarsi di accettare donne rom in corsi per
collaboratrice domestica che avrebbero dato loro accesso al permesso di
soggiorno ed a un’eventuale occupazione. Le suore hanno una paura fottuta degli
“zingari” come chiunque altro. Figuriamoci un datore di lavoro medio. Un’amica
che fa la bidella ha una paura tremenda che si venga a sapere che è sinta.
Perché dovrebbe avere paura? Ha un lavoro regolare, paga le tasse. Eppure non
basta mai. Se non hai un lavoro è perché sei un disadattato, se lo hai sei
automaticamente sospettato di combinare guai. Non fa differenza se lavori, se
hai una casa, se i tuoi figli vanno alle superiori. Lo stigma dell’essere un non
integrabile continua a perseguitarti.
I rom e i sinti sono belli e brutti, intelligenti e stupidi, modesti e
arrivisti, sinceri e falsi, aperti e chiusi come tutti noi, come i nostri
parenti e i nostri vicini di casa. E si trasformano e si adattano al mondo. Ogni
volta che ho una certezza, le nuove conoscenze la spazzano via. Più vado avanti
e più mi accorgo che alle domande che mi pongono sui rom e i sinti rispondo:
«dipende». L’uomo nero è una nostra invenzione, è frutto del nostro sistema e
delle nostre proiezioni. Tocca a noi, e non a rom e sinti, comprendere cosa lo
genera e lo alimenta.
Lorenzo Monasta
Lorenzo Monasta è nato ad Embu (Kenia) nel 1969. Si è dottorato in
epidemiologia con una tesi sulla relazione tra salute dei bambini e condizioni
di vita in campi di rom macedoni e kosovari in Italia (vedi in
www.osservazione.org).
È tra i fondatori di OsservAzione, centro di ricerca azione contro la
discriminazione di rom e sinti. Sulla loro condizione ha pubblicato: Vite
Costrette (con B. Hasani, Ombrecorte 2003); Note sulla mappatura degli
insediamenti di Rom stranieri presenti in Italia (In Italia Romaní, Vol. IV., a
cura di C. Saletti Salza, L. Piasere, CISU 2004); Cittadinanze imperfette (con
N. Sigona, Spartaco 2006).
Di Fabrizio (del 01/08/2005 @ 03:52:17 in Kumpanija, visitato 3029 volte)
Rileggevo un vecchio articolo dall'archivio di Pirori, che vi ripropongo. Mi sembra interessante, alla luce di alcuni cambiamenti che stanno avvenendo in Bulgaria (ad esempio, l'affermarsi del partito nazionalista Ataka) e in Europa, come il rapporto tra tradizione e rinnovamento, il ruolo della scuola e delle OnG nell'inclusione dei Rom. Altre notizie sulla Bulgaria
9 Settembre 2004 Conversazione con gli etnologi Elena Marushiakova e Vesselin Popov sul passato, presente e futuro dei Rom di Bulgaria
Elena Marushiakova e Vesselin Popov hanno pubblicato numerosi articoli di studio sulla storia e la vita contemporanea dei Rom in Bulgaria e nell'Europa dell'Est, sono gli autori di "Zingari nell'Impero Ottomano: Un Contributo alla Storia dei Balcani". Attivamente coinvolti con diverse associazioni di studio sui Rom e progetti di ricerca internazionale, hanno fondato la Società di Studio sulla Minoranza Romani a Sofia e promuovono esposizioni su questi temi nei musei di Sofia e Budapest.
Polia Alexandrova per TOL ha discusso con loro sulle caratteristiche dei Rom bulgari, partecipazione politica, il ruolo ambiguo del settore non-profit e il pericolo di confinare le persone in riserve etniche.
TOL:Come definireste i principali gruppi Rom in Bulgaria?
Vesselin Popov: Il gruppo più caratteristico sono i cosiddetti Yerla, discendenti della prima ondata di migrazione zingara e parlano differenti dialetti nei loro villaggi Rom. Il secondo gruppo sono i cosiddetti Kardarasa o Kaldarara, ex nomadi, la maggior parte vivono in villaggi e piccole città. Un altro gruppo caratteristico sono i Rudara, che parlano un dialetto proprio e preferiscono essere identificati come Vlasi [Vlachs] o Antichi Rumeni.
Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria non sono una comunità omogenea...
Vesselin Popov: Per esempio, ci sono vasti gruppi zingari di lingua turca che non si considerano Rom. Alcuni si definiscono Turchi etnici, mentre altri non sono sicuri della propria origine. Se prendiamo il linguaggio come criterio, ci sarebbero quattro gruppi: che parlano bulgaro, turco, rumeno e romanesh. Dobbiamo poi considerare i differenti dialetti, i matrimoni misti, che alcuni gruppi sono aperti e altri chiusi ecc. Anche la religione potrebbe essere un criterio - alcuni Rom sono musulmani, altri cristiani e ce ne sono molti che seguono altre religioni.
Elena Marushiakova: Molti Rom bulgari stanno cercando di costruirsi una nuova identità propria e certamente lo farebbero trovando qualcuno che scrivesse la loro storia. Disgraziatamente, in Bulgaria la cosiddetta integrazione dei Rom è direttamente connessa con la disintegrazione dei differenti gruppi. Se poniamo tre gruppi nello stesso villaggio, presto ognuno di loro dimenticherà di essere stato di una comunità differente. Così, il gruppo più numeroso dei Rom è quello di chi ha perso la propria identità o ne conserva solo una vaga memoria.
TOL:Quali sono le caratteristiche dei Rom bulgari rispetto a quelli delle nazioni confinanti?
Vesselin Popov: Quando parliamo delle caratteristiche dei Rom dell'Est Europa in generale, dobbiamo guardare indietro alla storia di questa regione e vedere come i tre grandi imperi che si sono alternati nei secoli: Ottomano, Austro-Ungarico e Russo, hanno influenzato la comunità. Oggi i differenti gruppi hanno le loro specificità, più che altro per fattori geopolitici, ma il modello è simile ovunque.
Elena Marushiakova: D'altra parte,ciò che rende i Rom bulgari differenti da quelli di altre parti dei Balcani è che i cosiddetti zingari nomadici qui sono più numerosi, mentre lo sono di meno che nell'ex Unione Sovietica, per esempio. Lo sviluppo e l'arricchimento del sistema etno-culturale dei Rom in Bulgaria è un processo storico continuo, in relazione con una moltitudine di interazioni culturali e mutue influenze.
TOL:Non abbiamo molte notizie sui Rom bulgari in Europa Occidentale, ma si sentono molte storie sui Rom di Romania, mendicanti o in situazioni di illegalità. Perché?
Vesselin Popov: Il modello di mobilità è diverso. Non è che i Rom bulgari in Europa Occidentale siano meno di quelli rumeni, è che preferiscono spostarsi nei villaggi e lavorare nel settore agricolo, piuttosto che rimanere nelle grosse città e mendicare per strada. Nessuno conosce il numero esatto dei Rom bulgari che oggi lavorano nei vivai o nelle aziende agricole in Olanda. La loro migrazione è invisibile, ma anche vantaggiosa per i paesi occidentali. Per questo nessuno ne parla.
LA TRAPPOLA DELLA TRADIZIONE
TOL:Cosa è stato fatto a livello politico in Bulgaria a favore dei Rom?
Elena Marushiakova: La Bulgaria non è un'isola, è parte della scena internazionale. Ci sono processi internazionali che stanno andando avanti. Se non ci fossero queste influenze dall'esterno, la Bulgaria seguirebbe ancora lo stesso vecchio modello e la situazione apparirebbe completamente differente. Il vecchio e e testato modello balcanico, dove le differenti comunità etniche vivevano fianco a fianco, senza interagire l'una con l'altra, ha funzionato per secoli. Ma il nuovo modello occidentale fornisce assistenza ai membri più poveri della società. Questo modello richiede però l'identificazione dei cosiddetti poveri e da loro assistenza attraverso un sistema di previdenza. Oggi le comunità non sono più separate, isolate dal mondo. Così, non possiamo parlare realmente di un ritorno al vecchio modello di coesistenza, perché il mondo è parecchio cambiato. Ciò significa che non possiamo chiedere ai Rom, o ai Bulgari stessi, o a chiunque altro, di chiudersi in una sorta di comunità a base etnica, perché così si finisce in una specie di riserva. Disgraziatamente, questo è ciò che succede ad alcune comunità Rom in tutta Europa.
TOL:Quindi, quel che state tentando di dirci è che la comunità Rom è punita nei suoi tentativi di vivere una vita moderna, perché il resto della società sta tentando di riportarli indietro nella loro cultura?
Elena Marushiakova: Sì, la società occidentale ha questa idea romantica sui Rom. Li vede come gelosi delle proprie tradizioni, osservanti i loro rituali, indossando i loro costumi come segno di etnicità. La percezione dei Rom come una comunità super-esotica fuori dal tempo e dallo spazio è molto comune in Occidente. Ma chi vorrebbe vivere come facevano i propri antenati secoli addietro? Come ci si può aspettare che qualcuno viva attaccato alle proprie tradizioni, mentre il resto della società si sviluppa, influenzata dalla tecnologia, dalla globalizzazione e dalla modernizzazione? Qui stiamo parlando di processi naturali. Tutti i popoli del mondo, senza distinzione di età, razza o etnìa, vogliono vivere secondo la contemporanea definizione di benessere.
TOL:Se compariamo il livello di discriminazione verso i Rom in questa regione e nell'Europa occidentale, che tipo di fotografia ne otteniamo?
Vesselin Popov: In Europa occidentale i Rom non sono stati riconosciuti come cittadini sino agli inizi del XX secolo, mentre nell'Impero Ottomano erano membri a pieno titolo della società nel XIV secolo. Avevano un posto speciale in tutta l'organizzazione sociale e amministrativa dell'Impero. Da un punto di vista comparativo, in quei tempi il loro status civile era relativamente più favorevole che quello dell'Europa occidentale. Ci fu addirittura un'istanza nel XVI secolo, quando alcuni Rom fecero un appello all'Impero reclamando per i loro diritti umani violati. Noi pensiamo agli Ottomani come ai grandi invasori nella [nostra] storia, ma possono servire come buon esempio dell'osservanza dei diritti umani anche al giorno d'oggi.
Elena Marushiakova: Tanto più il livello di discriminazione è preoccupante, più lo vediamo come tema complesso. Non è dovuto solo ai cambi politici o storici, ma anche alla modernizzazione della società. Per di più, ci sono differenti tipi di discriminazione. I cosiddetti discorsi apertamente razzisti sono più comuni nell'Europa orientale, ma la discriminazione nascosta è definitivamente più forte in Occidente. Dopo i cambiamenti politici [la fine del regime comunista], quando la gente dell'ex blocco comunista ha capito di poter dire quel che voleva senza essere punita per questo, si è iniziato ad usare parole forti contro quanti non erano di gradimento. Ma in realtà il loro odio era minore di quanto si potesse supporre dalla loro comunicazione verbale. Così, parlare è una cosa, mentre le relazioni umane effettive sono qualcosa di completamente differente.
Vesselin Popov: E' difficile calcolare il livello di discriminazione e di segregazione sociale, perché ci sono criteri molto complessi. In Bulgaria, i media mantengono un'immagine stereotipata della comunità Rom o usano linguaggi sbagliati per descrivere o criticare il loro stile di vita. Nel contempo, le relazioni tra Bulgari e Rom sono migliori che in paesi come la Gran Bretagna, per esempio.
TOL:Qual'è il livello di integrazione dei Rom in questa parte del mondo?
Elena Marushiakova: In termini di integrazione sociale, l'Europa dell'Est è molto lontana dal resto del continente. I Rom nell'Europa occidentale sono più integrati e maggiormente marginalizzati. La situazione è cattiva in Europa Centrale, migliora nell'Europa del sudest, è buona nell'ex Unione Sovietica, dove le politiche specifiche verso i Rom sono state limitate o inesistenti. E' qui l'ironia: maggiori sono le politiche [d'integrazione], minore è l'integrazione sociale.
ONG SENZA FINE DI LUCRO
TOL:Come vedete il ruolo delle organizzazioni Rom in Bulgaria?
Elena Marushiakova: Lo sapete che la prima organizzazione dei Rom è nata nei Balcani? E che sono esistiti qui per più di cent'anni, senza essere sponsorizzati o pagati per le loro attività? Le organizzazioni Rom erano attive in Bulgaria anche prima che l'area diventasse profittevole [per le organizzazioni straniere].
Vesselin Popov: Ma non sarà profittevole per sempre. Alcune organizzazioni rimarranno e altre spariranno. Altre varieranno la loro attività e nasceranno nuove organizzazioni. Alcune diventeranno parte delle strutture governative, mentre altre ancora si trasformeranno in partiti politici.
TOL:La partecipazione politica dei Rom si è rafforzata negli ultimi anni, ma ci sono stati diversi tentativi di limitarla, specialmente durante le elezioni locali del 2003.
Vesselin Popov: Sì, ci sono stati questi tentativi durante le elezioni locali dell'anno scorso, ma in molte parti non erano contro i Rom, ma contro i loro partners politici. Non erano azioni su base etnica, ma influenzate politicamente. Tutti sanno che un forte movimento politico Rom diventerebbe una minaccia per tutti gli attori politici, indipendentemente dalla loro origine.
TOL:Esiste un forte partito politico dell'etnìa turca e nessun significativo partito politico Rom. Perché?
Vesselin Popov: Dipende dalla maturità delle comunità. L'etnìa turca è stata capace di scegliere il proprio percorso molto presto nel suo sviluppo come comunità.
Elena Marushiakova: Ci sono anche fattori soggettivi. All'etnìa turca è capitato di avere leaders molto buoni. La loro comunità si è mobilitata a lungo prima dei cambiamenti [la fine del regime comunista], come risultato delle repressioni patite sotto il comunismo. Mentre nel caso dei Rom, il loro tentativo di mobilitarsi ha trovato lo sfogo nel settore delle ONG.
TOL:I Rom della Bulgaria devono fidarsi delle ONG?
Vesselin Popov: Direi di no. Il nuovo approccio di presentare i Rom attraverso immagini spaventose di miseria ai margini della società e di degradazione personale, con lo scopo di impattare gli sponsor stranieri e l'opinione pubblica occidentale, serve solo ad aumentare gli stereotipi negativi sugli zingari. Nel lungo termine, sono d'ostacolo alla soluzione dei problemi. Questa nuova immagine pubblica accompagna perfettamente lo scenario del rapido sviluppo di "un'industria zingara", che oggi è diventata la politica statale nell'Europa dell'Est, supportata da diversi programmi europei.
Elena Marushiakova: In Bulgaria il settore delle ONG è qualcosa di comico. Nella società occidentale esiste una divisione di classe, quindi c'è bisogno di un sistema di organizzazioni di aiuto il cui compito principale è il bilanciamento [degli interessi in conflitto]. Ma i Balcani, particolarmente la Bulgaria, non sono mai stati una società divisa in classi. Qui un pastore può diventare primo ministro, in Occidente no. Così il modello di società che si è importato, non funziona bene, semplicemente perchénon è stato sviluppato per una società come quella bulgara. Naturalmente, la Bulgaria è molto cambiata, quindi ci sarà bisogno di questi gruppi in futuro.
TOL:Quindi sembra che i Rom bulgari non possano fidarsi tanto dei partiti che delle ONG. Cosa possono scegliere?
Elena Marushiakova: Penso che esista ancora la possibilità di una mobilitazione politica. Quando saranno stati evidenziati i problemi etnici, la gente comincerà a cercare come risolverli. Il settore ONG è stato testato e ha dimostrato di essere inefficace, quindi bisogna provare altre strade.
SUCCESSI SCOLASTICI
TOL:Una voce positiva riguarda i progressi nel programma governativo di desegregazione scolastica, per offrire ai Rom uguali opportunità. A tre anni dall'inizio, qual'è il bilancio?
Elena Marushiakova: La desegrazione scolastica era già iniziata da tempo, prima che se ne cominciasse a parlare. E' diventata una grande questione dopo che è stato coinvolto il settore delle ONG. La cosa migliore, d'altra parte, è che un precedente processo inconscio è improvvisamente diventato ufficiale.
Vesselin Popov: Il programma di desegrazione scolastica ha avuto successo nel fermare un processo molto pericoloso - che stava trasformando le scuole per Rom in ghetti. Il programma ha anche degli oppositori: molta gente, specialmente nell'Unione Europea, pensano che mandare i bambini Rom in classi miste significa imn qualche modo assimilarli. Preferirebbero che questi bambini stessero rinchiusi nella loro società, mantenendo vive le loro tradizioni. Questo conflitto di idee sarà il tema dominante nei prossimi anni.
Elena Marushiakova: I Rom in Bulgaria hanno goduto di pari opportunità per anni, incluso il diritto ad una buona educazione. Le cosiddette classi segregate cominciarono ad apparire negli anni del "socialismo sviluppato" alla metà degli anni '70. Ma la separazione in normali "classi di basso livello" e classi per l'elite, era già in auge.
Vesselin Popov: Il modello di desegrazione ha funzionato bene, ma la recente introduzione degli insegnanti-assistenti [Rom] ha lasciato il segno. Come può un bambino Rom sentirsi uguale agli altri in una classe dove c'è un assistente che interpreta la lezione per lui? Tutta l'idea è strana, perché non esiste in tutta la Bulgaria un singolo bambino Rom che non parli il bulgaro. Inoltre, se parlano bene la lingua d'origine, parlano anche il bulgaro molto bene. Quindi, chi ha bisogno di assistenti? Non è un altro tentativo di mettere i Rom in una specie di riserva sociale, di farli sentire differenti?
Elena Marushiakova: Quello che succede è un tentativo di allontanare i bambini dal loro sviluppo, metterli in classi miste con l'idea di dare loro uguali opportunità e poi farli nuovamente sentire differenti. E' una cosa talmente ovvia, che la notizia del programma degli insegnanti-assistenti è sfociata in uno scandalo. E la cosa più strana è che parte di questo programma è stato sviluppato con l'Unione Europea, attraverso il programma PHARE. Secondo me, una vera perdita di tempo e soldi.
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