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\\ Mahalla : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Fabrizio (del 23/05/2010 @ 09:15:59, in casa, visitato 2241 volte)

Segnalazione di Stojanovic Vojislav

Serana Potenza, al centro, e i ragazzi con i quali ha realizzato lo striscione di benvenuto alla famiglia rom - Repubblica Palermo

Iniziativa del Partito democratico a favore dei rom che andranno ad abitare in un alloggio confiscato alla mafia. È la stessa famiglia che il mese scorso non aveva potuto prendere possesso di un altro appartamento perché sgradita ai residenti

"Benvenuti! La Quarta circoscrizione è contro il razzismo". Sarà questa la scritta dello striscione che il Partito democratico, su iniziativa della capogruppo Serena Potenza, appenderà sulla facciata del palazzo di corso Catalafimi dove nei prossimi giorni andrà ad abitare una famiglia rom. È la stessa famiglia alla quale il mese scorso era stato assegnato un appartamento confiscato alla mafia in via Bonanno. Ma gli inquilini del palazzo si ribellarono e la consegna dell'alloggio saltò.

Ora la nuova assegnazioni, sempre di un appartamento confiscato a Cosa nostra. Lo striscione vuole essere una risposta ai cartelli "Palermo ai palermitani", esposti nei giorni scorsi dai condomini di via Bonanno, nella zona "bene" di Palermo.

(20 maggio 2010)

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Di Fabrizio (del 23/05/2010 @ 09:03:32, in casa, visitato 1555 volte)
Varese News - Martedì 18 Maggio 2010 14:51 Valeria Deste

Il comune: il tempo è scaduto GALLARATE - Il campo sinti in via Lazzaretto sta per essere smantellato. Pare proprio che per fine giugno gli occupanti saranno sfrattati dal suolo comunale. La zona, visibile dall'alto percorrendo il tratto autostradale Gallarate-Varese, conta 16 nuclei familiari, circa 50 tra bambini e ragazzini, dai 3 mesi ai 16 anni, e 5 o 6 anziani.

Ogni famiglia è più o meno composta da circa 6 persone; in totale si contano 15 case mobili e 1 roulotte. Per circa 20 anni i sinti italiani di Gallarate erano dislocati a Madonna di Campagna, poi sono stati trasferiti in via De Magri, e da 3 anni si trovano al numero 50 di via Lazaretto.

 UN CAMPO AD HOC

L'area a loro adibita, oggi appariva ordinata e pulita. Diversi bambini giocavano con la sabbia o si dondolavano sopra altalene in plastica. Le donne stavano cucinando e gli uomini chiacchieravano sul percorso asfaltato che mette in comunicazione le varie abitazioni. Alcuni di loro si sono costruiti verande, altri piccoli cortiletti in erba. I presenti sono educati e cordiali e dicono no allo sfratto.

LE MOTIVAZIONI

"Siamo sinti italiani, a Gallarate da sempre". Questo è ciò che ribadiscono, presentando la signora più anziana del campo che ha 72 anni e un volto particolarmente segnato dal proprio vissuto. "C'è gente che ha realmente bisogno di una casa – rispondono all'alternativa, proposta dall'amministrazione comunale, relativa all'assegnazione di case popolari -. Noi le nostre case mobili le abbiamo, sono dei mini appartamenti. Paghiamo l'affitto di un euro al mese per metro quadro e vogliamo poter conservare le nostre tradizioni e la nostra cultura". Pare che la proposta di una soluzione abitativa fissa e in cemento non sia condivisa dalla comunità. "Siamo stati a casa di amici, non cambieremmo mai la nostra dimora". E di fronte all`ipotesi di spostarsi in un altro comune, loro rispondono: "Non e` questa la soluzione. I sinti sono in tutta Italia, solo qui a Gallarate ci sono problemi. Mandarci in un`altro comune significa scaricare la problematica a carico di un`altro sindaco". I disagi che sottolineano, relativi al trasloco sono soprattutto legati ai più piccoli: "Spostandoci di nuovo, i bambini non potrebbero più frequentare le loro scuole. Se al comune serve l'area che ce ne dia, però, un'altra sempre pagando l'affitto". L'appello che fanno è rivolto al sindaco:"Che si metta una mano sul cuore. I sinti ci sono in tutta Italia, solo a Gallarate ci contestano. Paghiamo anche l'acqua e il gas, non diamo fastidio a nessuno. Lavoriamo in nero, raccogliendo il ferro, e ci automanteniamo".

UNA CAUSA APERTA

La comunità racconta di avere un avvocato di fiducia che ha aperto una causa contro la decisione di sfratto dell'amministrazione Mucci. "Lo sfratto di un campo nomadi non si è mai visto. Non sappiamo come andrà a finire. Non sappiamo ancora nulla da parte del nostro avvocato, al momento tutto è in mano al giudice. Abbiamo l'appoggio anche di qualche associazione locale: speriamo in bene".

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Di Fabrizio (del 22/05/2010 @ 09:11:07, in Regole, visitato 1411 volte)

In seguito ad alcuni commenti di amici su Facebook, e a questo articolo del Corriere, volevo fare alcune considerazioni a mente fredda sui fatti del Triboniano di due giorni fa:

La storia di Triboniano, come polveriera sempre pronta ed esplodere, risale indietro negli anni. Non può essere liquidata da un articolo di giornale.

I Rom PROTESTANO, occorre ricordarlo, perché da un anno quegli stessi giornali riportano notizie sul fatto che devono andarsene, ma ancora nessuno ha scritto quando, come e dove. Alcuni di loro sono a Milano da 10/15 anni, abbastanza da NON ACCETTARE di essere trattati come pacchi postali. Magari possono essere stati strumentalizzati, ma che scelta avevano?

Interpretando le cronache odierne: ALCUNI COMPONENTI dei centri sociali (metterli tutti nello stesso calderone aumenta la confusione) hanno un rapporto decennale col Triboniano, quasi dello stesso  periodo la presenza di Casa della Carità, prima su base volontaria e poi istituzionale.

Se Casa della Carità ha da sempre perseguito il rapporto col comune, individuandolo come un interlocutore NECESSARIO per affrontare i problemi, "i centri sociali" individuano nei Rom i soggetti da sempre vittime della VIOLENZA delle istituzione. Quindi, due posizioni tra loro inconciliabili.

I Rom di Triboniano vivono queste due spinte opposte in maniera ambivalente, rivolgendosi da sempre ora a questo ora a quello, col rischio perenne di finire come CARNE DA CANNONE dei diversi equilibrismi politici.

Nel merito: la proposta che loro hanno fatto al Comune (di cui non trovo traccia nelle recenti cronache), e che era alla base del presidio di ieri, era: "Tramite i fondi europei stanziati per le comunità rom e gestiti dal Comune la concessione di aree abbandonate dentro il territorio del comune di Milano, autorecuperabili a costo zero, e garantendo la continuità scolastica ai bambini."

Una proposta che se il Comune volesse mantenere le proposte di chiudere i campi per integrare gli occupanti, POTREBBE TRANQUILLAMENTE DISCUTERE (non ho scritto "accettare", ma "discutere"), e che mi ricordo era già stata avanzata più di 10 anni fa da Carlo Cuomo. Ma evidentemente è più facile sgomberare i campi e caricare gli occupanti se questi protestano. Certo, non si può più pretendere che la cosa passi sotto silenzio, ma bisogna allora fare in modo che gli aggrediti passino per aggressori.

Riguardo alla questione se il presidio avesse o no un'autorizzazione: Secondo me: in seguito a regolare richiesta, è stato fatto intendere (ma non in maniera chiara), che il presidio fosse autorizzato. Visto la risposta di massa, la polizia si è mostrata pronta a caricare (evidentemente allertata) per due ragioni:

1) Un presidio di 4 gatti poteva essere tollerato ed ignorato, non altrettanto centinaia di persone (Rom e gagé uniti) in piazza Scala. Troppe, per la pace sociale che deve regnare su Milano.
2) In questa maniera, non solo ai Rom veniva fatto capire che a loro era vietato manifestare, ma anche che i destinatari delle manganellate erano proprio loro, e non i loro amici gagé dei centri sociali. Insomma, un modo pratico per dividerli.

Cosa può succedere adesso: temo che il comune cercherà un'altra prova di forza (per sgomberare PARZIALMENTE il campo) ad agosto, quando i vari paladini sono al mare. Casa della Carità, nonostante le minacce di ritirarsi dalla gestione del campo, non lo farà e cercherà di alzare il prezzo della propria collaborazione. I "centri sociali" cercheranno nuovi momenti di contrapposizione, ma bisognerà vedere se i Rom li seguiranno ancora: dipende se il comune riuscirà ad uscire dalle parole d'ordine di repressione e sicurezza, per proporre soluzioni magari impopolari ma realistiche.

Rimane il fatto che per tutti il tempo stringe (a giugno potrebbero iniziare i primi trasferimenti) e con un'amministrazione cieca e sorda la soluzione non può risiedere nell'ennesimo convegno.

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Di Fabrizio (del 22/05/2010 @ 09:01:21, in casa, visitato 1577 volte)

Negli ultimi anni, le autorità italiane hanno adottato una serie di misure discriminatorie, che hanno contribuito alla stigmatizzazione dei rom residenti nel paese. Gli sgomberi forzati sono diventati più frequenti dopo la conclusione di accordi in materia di sicurezza tra il governo centrale e le municipalità, a seguito dei quali alcuni poteri sono stati trasferiti dal ministero dell'Interno alle autorità locali.
Nell'ambito della sua campagna "Io pretendo dignità", Amnesty International www.amnesty.it chiede ai governi di prendere tutte le misure necessarie, compresa l'adozione di leggi e procedure in linea col diritto internazionale dei diritti umani, per proibire e prevenire gli sgomberi forzati.

Per chiarire l'argomento sabato 29 maggio alle ore 21.00 all'Auditorium 'Aldo Moro' (Viale Santuario 13) di Saronno si terrà un incontro di approfondimento sul 'Piano Nomadi' varato dal Governo nella capitale. Verranno analizzati anche gli sgomberi in corso nella città di Milano e sarà presentata la situazione dei rom e sinti nel resto d'Europa. Verrà trattata la questione importante della comunicazione nei mezzi di informazione e si discuterà di quali risposte potrebbero essere fornite dalle politiche pubbliche in merito all'accesso al lavoro e alle questioni abitative.

Introduce e modera l’incontro:

  • Davide Franchi, responsabile gruppo 135 Saronno Amnesty International.

Intervengono:

  • Alessandra Meloni – Coordinatrice per il diritto all’abitare Amnesty International Sezione Italiana;
  • Dijana Pavlovic – Federazione Rom e Sinti insieme;
  • Fabrizio Casavola – Redazione Mahalla;
  • Saranno presenti testimoni rom che hanno subito l’esperienza degli sgomberi forzati.

Nel corso della serata verranno proiettati dei filmati.

Ingresso libero

Per informazioni:
gr135@amnesty.it
Cell: 3479282282

L'appuntamento su Facebook

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Di Fabrizio (del 22/05/2010 @ 08:56:02, in Kumpanija, visitato 1854 volte)

IL PAESE DELLE DONNE online

di Angelica Bertellini, Eva Rizzin Edizione speciale della Newsletter di Articolo 3 Osservatorio contro le discriminazioni di Mantova

Da tempo pensavamo al viaggio ad Auschwitz. Le occasioni sono state molte, ma non lo abbiamo mai fatto, ognuna di noi per i propri motivi; infine entrambe abbiamo deciso di partire: il momento era arrivato.

Non abbiamo mai parlato tra noi delle ragioni più profonde che ci hanno spinte ad andare, come del resto di quelle che ci avevano trattenute dal farlo in passato, se non per la parte che riguarda la nostra professione, come consulenti di Articolo 3, l’Osservatorio sulle discriminazioni nato a Mantova proprio al Tavolo permanente per le celebrazioni del 27 gennaio.

Siamo arrivate ad Auschwitz il primo maggio, con una trentina di altre persone e il presidente della Comunità ebraica di Mantova e dell’Osservatorio, Fabio Norsa. Siamo arrivate con l’esperienza del nostro lavoro – il contrasto alle discriminazioni –, con il nostro passato, ma soprattutto con quella parte della nostra identità che ci fa appartenere a minoranze colpite dal nazifascismo.

All’ingresso del campo ci aspettava una guida, a lei abbiamo chiesto di anticiparci le tappe della visita e, con grande dispiacere, abbiamo appreso che le aree dedicate al ricordo del Porrajmos o Baro Merape – il genocidio delle persone sinte e rom – non erano (e non sono) comprese. Alcune persone hanno mostrato insofferenza: “Guardiamo le cose principali, non c’è tempo”. La guida non sapeva che fare, noi insistevamo; “Dovete andare là” e ha indicato un punto che a noi pareva perso nel vuoto, il campo è grande. Abbiamo iniziato il percorso guidato e dopo un po’ ci è arrivata una traccia: “Ecco, quelle che cercavano gli ‘zingari’ possono andare al blocco 13, laggiù”.

Anche qui la minoranza sinta e rom resta a margine. Eppure sappiamo che proprio ad Auschwitz esisteva lo Zigeunerlager, un complesso di baracche destinate alle famiglie rom e sinte sterminate il 2 agosto 1944. La liquidazione del lager era stata programmata per il maggio di quell’anno, ma uno straordinario episodio di resistenza, da parte delle mamme e dei papà sinti e rom, riuscì – forse per la sua imprevedibilità – a bloccare, purtroppo solo momentaneamente, il proposito. Queste persone raccolsero le ultime forze per resistere alle SS, si lanciarono a mani nude o con piccoli oggetti contro di loro per salvare i bambini: «Abbiamo molte testimonianze anche di ebrei italiani, che hanno assistito sia allo scoppio della rivolta, sia alla liquidazione del 2 agosto. Tutti ricordano questi fatti come i più tristi e tragici [...] perché la presenza dei bambini sinti e rom dava vita all’intero campo e dopo il 2 agosto non c’era davvero più vita» 1. [1] Presso il blocco 13 di Auschwitz 1 è stata aperta al pubblico un’esposizione permanente sul genocidio dei Sinti e Rom. Il progetto è stato ideato e realizzato sotto la supervisione del Centro culturale e di documentazione sinti e rom di Germania in collaborazione con il Memoriale di Auschwitz, l’associazione dei Rom di Polonia e altre organizzazioni rom di vari paesi. A vederla eravamo in sei, mentre centinaia di persone percorrevano le stradine in mezzo agli altri blocchi, in silenzio, ognuno con le cuffie sintonizzate per sentire nella propria lingua spiegazioni e descrizioni: un aiuto tecnologico che evita di ammassarsi intorno alla guida, di farla parlare ad alta voce, e permette un ordinato flusso di persone dentro e fuori dai blocchi. Noi ci siamo dovute staccare dal nostro gruppo, rinunciare a parte della visita guidata, percorrere le stradine controcorrente, per poterci recare al blocco 13. Ci hanno seguite Fabio Norsa e Cesare, il compagno di Eva. Rabbia, angoscia e tristezza: anche lì escluse, esclusi, quasi fosse un genocidio di secondaria importanza. Nessun altro si è unito, nessuno ha sentito il bisogno (e il dovere) di includere il blocco 13 nel suo viaggio della Memoria, come se non lo riguardasse, come se sinti e rom non fossero stati perseguitati e sterminati per ragioni razziali (a qualche guida sfugge ancora un “asociali...”).

Questo è un gradino della storia che il nostro Paese ha saltato: non si può comprendere l’attuale situazione di emarginazione, esclusione e discriminazione subìta dalle minoranze rom e sinta in Italia se non si comprende quello che è avvenuto nei secoli più bui, se non si scoprono le radici dell’antiziganismo. Il genocidio dei sinti e dei rom fa parte della storia di Italia e d’Europa, tutti abbiamo il dovere di ricordare, perché è la storia di tutti. Stefano Levi Della Torre lo scorso gennaio, a Mantova, ci diceva a proposito di un grande scritto di Primo Levi: «La tregua è invece un esplicito avvertimento per il futuro. La fine dell’orrore più grande è solo una tregua. Ciò che è stato introdotto irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, proprio perché è stato potrà più facilmente prodursi di nuovo». Per i rom e per i sinti la tregua non c’è mai stata.

Il 10 luglio 2008 il Parlamento europeo ha emanato la risoluzione sul “censimento dei rom su base etnica in Italia”, che esortava le autorità italiane ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali, in quanto atto di discriminazione diretta su base razziale. Il censimento, però, era nel frattempo già iniziato e con una schedatura contenente etnia e credo religioso (newsletter n°4 e Rapporto 2008, p.40). Solo successivamente è stato bloccato.

Centinaia sono gli sgomberi senza soluzione alternativa avvenuti nella sola città di Milano, modalità in netto contrasto con la normativa internazionale (vedi newsletter di Articolo3 n°7/2010). Dal 2008 le regioni Lombardia, Campania, Lazio, Piemonte e Veneto sono state dichiarate ufficialmente in “stato d’emergenza in relazione agli insediamenti delle comunità nomadi”. In molte città italiane alcuni dei cosiddetti ‘campi nomadi’ autorizzati istituzionalmente sono recintati, video sorvegliati 24h, presidiati da punti di controllo di entrate e uscite. La vita delle persone rom e sinte è regolamentata da vere e proprie leggi speciali, i “patti di legalità”. Non sono mancati casi di cittadini italiani sinti che hanno subìto censimenti etnici nelle proprie case, costruite su terreni privati (newsletter n°69).

Siamo tornate da Auschwitz con la sensazione profonda di una memoria mutilata. [n.d.r. v. i Cenni storici di Eva Rizzin che riportiamo in nota] [2]

La notizia che ci ha accolte al rientro in Italia e al lavoro è stata quella di un modulo con intestazione di Trenitalia, gruppo Ferrovie dello Stato, Direzione regionale Lazio, ad uso del personale per rilevare la frequentazione di una fermata (Salone – Roma), che contiene una nota: “nella sezione destra della casella indicare anche eventuali viaggiatori di etnia ROM”. Le Ferrovie hanno inizialmente dichiarato di non averlo mai utilizzato, come se questo ne cancellasse l’esistenza, e dopo pochi giorni la direzione ha ammesso l’utilizzo, ma non la responsabilità: sarebbero stati alcuni non meglio specificati funzionari ad aver preso l’iniziativa; non viene detto né chi e neppure perché. Treni, binari, schede, etnia... Dentro di noi si associa, violentemente, l’immagine del binario di Birkenau visto pochi giorni fa: è così vicino a quel pezzo di terra, la zona B2, su cui rimane solo qualche camino, dove sorgevano le baracche di legno dello Zigeunerlager.

Questa memoria parziale corrisponde ad una ingiustizia totale, i cui malefici frutti siamo costretti a cogliere oggi, senza tregua. L’Italia deve fare i conti con il proprio passato e le istituzioni – politiche e culturali – devono dare pieno riconoscimento a tutte le persone colpite dal programma di persecuzione e sterminio nazi-fascista. Nessuno, mai più, deve sentirsi in alcun modo legittimato a schedare, contare, colpire un’altra persona sulla base della sua appartenenza.

E nessuno dovrebbe sentirsi libero di ignorare queste vessazioni, ma questo è un conto che ognuno deve fare con se stesso.

Angelica Bertellini - Laureata in filosofia del diritto all’Università di Bologna con uno studio sul processo di Norimberga.
Eva Rizzin - Ha conseguito un dottorato di ricerca in geopolitica all’Università di Trieste sul fenomeno dell’antiziganismo nell’Europa allargata.

Note

[1] 1. Marcello Pezzetti, docente università di studi sulla Shoah dello Yad Vashem, in A forza di essere Vento, dvd documentario curato da Paolo Finzi, A edizioni..

[2] CENNI STORICI SUL GENOCIDIO DEI ROM E DEI SINTI

Furono più di 500.000 le persone rom e sinte vittime dello sterminio pianificato e commesso dal nazi-fascismo. Questa è una storia spesso dimenticata e per lungo tempo narrata con omissioni o imprecisioni. I sinti e i rom furono perseguitati su base razziale: molti di loro furono classificati come ‘asociali’ (era il triangolo nero quello che nei lager contrassegnava le persone che, nella teoria nazista, venivano definite tali), ma in realtà, come scrive Giovanna Boursier, “furono perseguitati, imprigionati, seviziati, sterilizzati, utilizzati per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio, perché “zingari”, e secondo l’ideologia nazista, razza inferiore, indegna d’esistere” [Boursier 1995]. Il triangolo di colore marrone identificava questa “razza”. In Italia solo di recente, grazie agli studi di storici come Boursier e Luca Bravi, è stata intrapresa una rigorosa ricerca su questa tragedia, per troppo tempo taciuta.
La cosiddetta asocialità venne attribuita alla popolazione rom e sinta sulla base di presunti studi nazisti, che la volevano connessa al ‘gene dell’istinto al nomadismo’, il Wandertrieb, e molti scienziati – tra i quali ricordiamo Robert Ritter (psichiatra infantile), la sua assistente Eva Justin e, non da ultimo, il famigerato dottor Mengele, che aveva il suo studio proprio accanto allo Zigeunerlager così da accedere agevolmente ai bambini per i suoi esperimenti – si impegnarono in attente ricerche volte a dimostrare questa ributtante teoria. «La presenza di questo gene nel sangue è la dimostrazione che questi zingari sono esseri irrecuperabili», sostenne Eva Justin nella sua tesi di laurea, e da questo assunto prese l’avvio la seconda parte del ‘programma’, ossia la distinzione e separazione tra ‘puri’ ed ‘impuri’. I ‘puri’, il 10% circa, erano quelli da salvaguardare perché vivendo ancora allo ‘stadio primitivo’ – come sostenevano i nazisti – rappresentavano un patrimonio antropologico da preservare. I mischlinge, i misti, risultarono invece essere gli elementi più pericolosi, non solo perché portatori di un’ulteriore anomalia – e quindi un’imperfezione – ma anche perché, ritenendoli meno facili da individuare, rappresentavano un rischio maggiore di contaminazione. I nazisti presero così la decisione di eliminarli, una decisione dettata da motivazioni esclusivamente razziali.

Talvolta penso che se avessi avuto la sfortuna di nascere in quell’epoca le mie sorti, forse, sarebbero state fra le peggiori, visto che anche io sono una ‘meticcia’.
Dopo lo sterminio dei rom e dei sinti, il dottor Robert Ritter, che fu a capo delle ricerche scientifiche che portarono allo sterminio tornò indisturbato ad esercitare la sua professione come psichiatra infantile. Fu anche lodato dal nuovo governo tedesco per la sua profonda conoscenza in fatto di rom e sinti. Eva Justin, assistente di Robert Ritter, fu processata ed assolta.
Una sola guardia semplice di Auschwitz è stata condannata per crimini contro i sinti e i rom.
Il riconoscimento dello status di vittime della persecuzione nazi-fascista e la conseguente possibilità di ottenere i risarcimenti previsti sono state per lungo tempo ostacolati, quando non impediti. Il governo tedesco riconobbe soltanto nel 1980 che i rom e i sinti avevano subìto una persecuzione su base razziale.

La persecuzione fascista

I campi di concentramento non furono solamente un fenomeno nazista, ma anche fascista italiano, su questo penso sia importante riflettere.
Il nostro paese, l’Italia, assieme alla Germania nazista si rese responsabile della concentrazione, deportazione e sterminio di centinaia di migliaia di rom e sinti.
Non molti sanno che anche in Italia c’erano i campi di internamento dove i sinti e i rom furono imprigionati e che erano più di 50 (Agnone, Arbe, Boiano, Cosenza, Perdasdefogu, Frignano, Tossicia, Le Isole Tremiti, Vinchiatauro) .
Anche nella mia regione, il Friuli, c’è ne erano due: a Gonars e a Visco, in provincia di Udine. I campi rientravano in un’operazione pensata scientificamente, definita in ogni dettaglio organizzativo, di pulizia etnica nella ex Jugoslavia e di italianizzazione dell’area oggi compresa tra Slovenia e Croazia, autorizzata personalmente da Mussolini durante un incontro appositamente organizzato a Gorizia nel 1941. Il campo di concentramento e di sterminio di Gonars era stato pensato inizialmente per i militari russi, ma alla fine vi trovarono la morte anche civili sloveni tra i quali anche molti rom e sinti – principalmente dell’area di Lubiana – e croati [Kersevan, 2003].

Noi non ne parliamo

Molti appartenenti alla mia famiglia durante l’epoca nazi-fascista furono perseguitati e costretti ad emigrare.
Durante la stesura della mia tesi di laurea, una tesi inerente alla cultura della mia comunità, pensai di scrivere un capitolo sul genocidio, cercando di raccogliere alcune testimonianze di familiari che subirono il dramma delle persecuzione, come la zia che avevo deciso di intervistare.
Quell’intervista non si realizzò mai: parlare dei morti non era buona cosa, mi rispose che dei morti bisogna avere rispetto e che quindi non si poteva e non si doveva parlarne.
Mi trovai a vivere un forte conflitto: da una parte c’era l’esigenza di ricordare, di raccogliere le testimonianze, di scrivere quelle pagine vergognose della nostra storia; dall’altra dovevo rispettare la mia cultura, ricordare il genocidio avrebbe significato anche affrontare il delicato tema della morte, una realtà considerata sacra all’interno della mia comunità, aspetto di fronte al quale bisogna mostrare il più autentico e doveroso riguardo, un rispetto che si concretizza con il silenzio.
Il rispetto dei morti per noi sinti è uno degli aspetti fondamentali della nostra credenza religiosa e visto che il momento della morte rappresenta una situazione molto delicata, molte volte si preferisce non parlarne.
Ci tengo a sottolineare che questa è stata l’esperienza della mia comunità: non vale quindi per tutti i sinti e rom, molti sono quelli che oggi hanno deciso di raccontare.
Spesso il termine Porrajmos, traducibile come ‘divoramento’, viene utilizzato per indicare la persecuzione e lo sterminio dei rom e dei sinti, molti però sono i sinti che non si riconoscono in questo termine, tant’è che parecchi ne ignorano il significato e quando parlano del genocidio utilizzano il termine Baro Merape che il lingua ròmanes/sinto significa grande morte, sterminio.

Il genocidio dei sinti e dei rom meriterebbe un pieno riconoscimento commisurato alla gravità dei crimini commessi. E’ vergognoso, ad esempio, che nell’ex campo di internamento di Lety u Pisku (Boemia del sud, attuale repubblica Ceca) – dove i rom e i sinti subirono torture feroci identiche ai lager tedeschi – sia stata costruita un’azienda di allevamento suino, anziché un degno memoriale.
Nella risoluzione del 27 gennaio 2005 emanata dal Parlamento Europeo si invitano la Commissione Europea e le autorità competenti ad adottare tutte le misure necessarie per rimuovere tale azienda. Una risoluzione questa che condanna le opinioni revisioniste e la negazione del genocidio come vergognose e contrarie alla verità storica ed esprime preoccupazione per l’aumento di partiti estremisti e xenofobi e la crescente accettazione delle loro opinioni da parte dei cittadini.
I recenti fatti nazionali dimostrano che il sentimento anti-rom, e i numerosi pregiudizi razziali che stanno investendo massicciamente l’Italia, rappresentano una gravissima minaccia non solo per i sinti e per i rom, ma anche per i valori europei e internazionali della democrazia, dei diritti dell’uomo e dello stato di diritto e pertanto per la sicurezza di tutti in Europa.
Per l’Unione Europea il 2007 e il 2008 dovevano essere rispettivamente l’anno delle pari opportunità e del dialogo interculturale, dovevano essere anni fondamentali per promuovere la percezione della diversità come fonte di vitalità socioeconomica, una grande occasione per cambiare la percezione generale che si ha delle comunità rom e sinte.
Questi anni verranno invece ricordati dai sinti e i rom come gli anni in cui l’insofferenza diffusa, la violenza e l’intolleranza contro il diverso, l’immigrato, lo ‘zingaro’ hanno assunto i connotati espliciti della xenofobia e del razzismo. Per noi rimarranno gli anni delle schedature, degli sgomberi, dei commissari speciali e delle impronte digitali. La marginalizzazione dei rom e dei sinti ha attraversato i secoli, dalle violente persecuzioni di ieri alla ghettizzazione imperante di oggi, passando per lo sterminio, dimenticato, della seconda guerra mondiale. La nostra cultura è riuscita a sopravvivere a secoli di persecuzioni. Io non mi stanco di credere nella possibilità di una società che rispetti le differenze, che le tuteli le minoranze come patrimonio fondante di tutti e di tutte.
La memoria del genocidio dei rom e sinti è essenziale in questo processo di presa di coscienza sociale, poiché fa parte della storia comune.
Non suoni questo superfluo o retorico, in quanto la rimozione della memoria e il revisionismo sono spesso il primo passo verso nuove catastrofi.

Eva Rizzin

Bibliografia minima:

Boursier G., Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale, in Studi storici n.2, Roma, 1995
Boursier G., Gli zingari nell’Italia fascista, in Italia Romaní, vol.1, a c. d. L. Piasere, Roma, 1996
Boursier G., La persecuzione degli zingari nell’Italia fascista, in Studi storici, n.4, Roma, 1996
Boursier G., Zingari internati durante il fascismo, in Italia Romaní, vol.2, a c. d. L. Piasere, Roma, 1999
Boursier G., Rom e sinti sotto nazismo e fascismo, in Rivista anarchica, n°319, a 36, 2006
Bravi L., Altre tracce sul sentiero per Auschwitz, Roma, 2002
Bravi L.,Rom e non-zingari. Vicende storiche e pratiche rieducative sotto il regime fascista,Roma, 2007
Bravi L., Tra inclusione ed esclusione. Una storia sociale dell’educazione dei rom e dei sinti in Italia, Milano, 2009
Kersevan A, Un campo di concentramento fascista. Gonars 1942 – 1943, Udine, 2003
Williams P., Noi non ne parliamo. I vivi e i morti tra i Manuš, Roma, 2003 _ Porrajmos. Altre tracce sul sentiero per Auschwitz, mostra documentale curata dall’Istituto di cultura sinta, scaricabile all’indirizzo www.nevodrom.it
A forza di essere Vento, dvd documentario curato da Paolo Finzi, A edizioni

Sul web: Porrajmos La persecuzione e lo sterminio nazifascista dei Rom e dei Sinti, audio documentario prodotto da Opera Nomadi e Radioparole, (2004): http://www.radioparole.it/porrajmos...

University of Minnesota Driven to discover, a c. d. Ian F. Hancock: http://www.chgs.umn.edu/histories/v...

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Segnalazione di Giancarlo Ranaldi

Video di C6.tv (purtroppo non riesco a caricarlo)

Milano. Sono ormai settimane che il campo rom di Triboniano aspetta di sapere il suo futuro e per questo gli abitanti di via Barzaghi avevano organizzato un presidio davanti a Palazzo Marino. Sono le 16.15 quando dal campo nomadi cento cinquanta persone circa si muovono per raggiungere il Comune. La polizia blocca il corteo ed effetua una carica di alleggerimento all'angolo di via Barzaghi. Dopo il primo contatto i rom rientrano al campo barricandosi nelle loro case. Le forze dell'ordine isolano Triboniano bloccando gli accessi, impedendo anche ai giornalisti di entrare. Inizialmente da lontano si vedono le fiamme di una macchina che brucia e un enorme nube nera. In centinaia le forze dell'ordine in tenuta anti sommossa fronteggiano la situazione. Tre i feriti tra i rom al termine degli scontri: un bambino con il volto irritato dal gas lacrimogeno, una bambina di 7 anni colpita da una manganellata al braccio destro e un uomo colpito alla testa. Quattro i feriti tra gli agenti di plizia. Noi siamo riusciti, nel tardo pomeriggio, ad accedere e raccogliere alcune testimonianze dirette degli abitanti. Qui vi proponiamo una PRIMA parte delle immagini dei disordini e tutte le interviste realizzate nel campo. Tra queste anche quella di una signora (che ha scelto di non farsi riprendere in viso) che dall'esterno ha cercato di entrare nel campo rom per portare soccorso ed è stata bloccata. Servizo di Teo Todeschini (milanox.eu) e Angela Nittoli (c6.tv)

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Di Fabrizio (del 21/05/2010 @ 09:57:21, in Italia, visitato 1854 volte)
Segnalazione di Marco Brazzoduro

XXIII Convegno Nazionale A.I.Z.O. rom e sinti

    Rom, sinti e gagè: culture in dialogo?

28-29 MAGGIO 2010

Fondazione “Opera Campana dei Caduti”, Largo Padre Eusebio Iori Colle di Miravalle

Rovereto (TN)

28 MAGGIO

Ore 9.00: Saluto delle autorità
Lia Beltrami Giovanazzi Assessore alla Convivenza Internazionale Solidarietà Integrazione provincia di Trento
On. Prof.ssa Letizia De Torre Deputato già Vice Ministro della Pubblica Istruzione
Sen. Alberto Robol Reggente Campana dei Caduti
Sindaco di Rovereto
Presentazione del Convegno: Jonko Jovanovic Vicepresidente Nazionale A.I.Z.O. rom e sinti
La via Europea all’inserimento Juan De Dios Ramirez Heredia Già Eurodeputato gitano, Presidente Romani Union (Spagna)
Aspetti identitari della cultura romanì: Jovan Damianovic
Bajram Haliti
Deputato rom, Repubblica Serba
Avvocato rom, Kossovo
Parlare romanè Marcel Courthiade Linguista rom, Francia

Cantare le radici

h 13:00

Santino Spinelli

Pranzo

Università di Chieti


Società e valori sinti


giovani sinti



Rom e sinti: tradizioni e progresso

Kasim Cizmic

Georghita Caldararu

Osmani Bajram

U.N.I.R.S.I.

Delegato nazionale rumeni A.I.Z.O.

Giornalista I.R.U.
Conservazione e cambiamento: il ruolo delle donne
Esma Halilovic
Prof.ssa Marcella delle Donne



Università “La Sapienza” di Roma

Emergenze educative: soluzioni possibili?

On. Prof.ssa Letizia De Torre

Prof.ssa Maria Luisa Manfredi Chiarini




Presidente A.I.Z.O. - Sezione Provinciale di Cremona
Esperienze di inclusione sociale Graziano Halilovic Romà Onlus - Italia
Rom, sinti e gagè: dialogo possibile? Pierluigi Casotto

Ettore Gialdi

Don Beppino Caldera
Assessore alle Politiche Sociali Casalmaggiore

Assessore alla Cultura Casalmaggiore

Migrantes di Trento
CARITAS



Dibattito

Interventi di :
      • Ass. Sinti del Trentino
      • Nevo Drom (Trento)
      • Ass. Rom del Kossovo


Ore 20.30

Cocktail Tzigano con i Vagane Sinti

29 MAGGIO

Ore 9.00

Quando un’identità significa morte: ricordo dello sterminio Nazista e della ex Jugoslavia

VIDEO-interviste
Interviste di Carla Osella

Gnugo de Bar

Branko Sulejmanovic

Presidente Nazionale A.I.Z.O. rom e sinti
Conclusioni del convegno
Ore 11.00 Inizio cerimonia innalzamento della bandiera romani Sen. Alberto Robol Reggente Campana dei Caduti
Dott. Francesco Squarcina
Commissario di governo
Delegazione ufficiale rom e sinti
Innalzamento della bandiera del popolo romanì

Inno internazionale rom “Gelem, Gelem” eseguito da Alexian Ta Le Chave

Inno nazionale Italiano

I cento rintocchi di Maria Dolens


Ore 13.30 Pranzo

      Ore 14.30 Premiazione

      Concorso di pittura per le scuole elementari e medie “Se fossi nato zingaro”

Ore 14.30 Chiusura dei lavori


Dal 24 maggio al 6 giugno verrà allestita la mostra fotografica

Rom e sinti, il popolo degli uomini (80 fotografie)

Per informazioni:

011.749.6016 011.740.171 cellulare 348.825.7600

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Di Fabrizio (del 21/05/2010 @ 09:10:26, in musica e parole, visitato 1653 volte)

Desideriamo invitarvi a partecipare alla serata "MA GAVA PALAN LADI, PALAN BURA OT CROIUTI - IO SEGUIRO' QUESTO MIGRARE, QUESTA CORRENTE DI ALI", con cena con cibi da ricette popolari balcaniche e con I MUZIKANTI DI BALVAL - JOVICA JOVIC E MARTA PISTOCCHI in concerto - musiche tradizionali/popolari balcaniche e non solo, organizzata dall'Associazione La Conta - ONLUS, che ci sarà venerdì 28 maggio 2010 alle ore 20,00 presso la CGIL - Salone Di Vittorio, in Piazza Segesta 4 con ingresso da Via Albertinelli 14 a Milano.

Sarà una serata piacevole e conviviale con MUZIKANTI DI BALVAL con Jovica Jovic - fisarmonica cromatica e Marta Pistocchi - violino in concerto di musiche tradizionali/popolari balcaniche, rom e sinti, festose, gioiose e capaci dare emozioni uniche. Si potranno inoltre apprezzare i cibi da ricette popolari balcaniche, preparati con passione e cura dai nostri cuochi e, se lo si desidera, associarsi all' Associazione La Conta - ONLUS, per contribuire alla realizzazione del progetto associativo di solidarietà sociale e di valorizzazione della cultura popolare. Per la serata è richiesto a ciascuno un contributo all'Associazione di 25,00 euro.

MUZIKANTI DI BALVAL - Jovica Jovic, fisarmonica - Marta Pistocchi, violino

Due musicisti all'apparenza molto diversi tra loro che si incontrano nelle sonorità della musica balcanica: Jovica Jovic è un maestro della fisarmonica cromatica, musicista di lunga carriera e custode della tradizione popolare del suo paese d'origine, la Serbia; Marta Pistocchi violinista italiana appassionata di musica rom, ha raccolto e condivide questa preziosa eredità in un passaggio di saperi che supera i confini geografici e culturali.

I Muzikanti sono la realizzazione di un autentico incontro di culture, che si esprime in un linguaggio musicale originale, fantasioso, libero, vitale. Ritmi incalzanti, intervalli orientaleggianti e virtuosismi si alternano a melodie struggenti dal potere evocativo, in una combinazione di esotismo ed energia che emoziona ogni tipo di pubblico
(www.myspace.com/imuzikanti)

Per ragioni organizzative vi saremo grati se confermate la vostra presenza alla serata con cena prima possibile ma comunque entro e non oltre mercoledì 26 maggio 2010 all'indirizzo laconta@intrefree.it 

Vi saremo altresì grati se vorrete dare diffusione elettronica all'iniziativa di cui sopra e/o diffondere la stessa tra le persone che ne possono esservi interessate. Vi ringraziamo in anticipo.

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del Gruppo EveryOne

Milano, 20 maggio 2010. Mentre attendevano in piazza della Scala una delegazione di circa 300 Rom dal Triboniano (in un primo momento ce ne erano stati comunicati la metà), i rappresentanti di alcune organizzazioni per i Diritti Umani milanesi venivano raggiunti da una notizia sconcertante: "I Rom sono usciti pacificamente dal campo, senza striscioni né cartelli, senza dar vita ad alcun corteo, ma un poderoso spiegamento di forze di polizia li ha fermati, intimando loro di rientrare nell'insediamento, perché la manifestazione non era autorizzata. I Rom hanno risposto che, come liberi cittadini, avevano diritto a spostarsi liberamente e che eventualmente la polizia avrebbe potuto intervenire, sempre civilmente, perché la libertà di manifestazione è sancita dalla Costituzione, davanti a Palazzo Marino, dove un presidio era stato annunciato per le 18". Intanto alcuni operatori umanitari e difensori dei Diritti Umani chiedevano un incontro urgente con il vicesindaco o l'assessore alla sicurezza, per protestare contro l'operazione poliziesca e assicurarsi che le autorità cittadine evitassero qualsiasi azione aggressiva da parte degli agenti, in attesa che gli attivisti si spostassero presso il campo di via Triboniano. Nessun rappresentante del Comune di Milano accettava di incontrare la delegazione, mentre un portavoce dell'amministrazione comunale comunicava agli attivisti che il vicesindaco e l'assessore si trovavano già presso l'insediamento. Nel frattempo i Rom venivano pressati dalle forze dell'ordine, che con un'azione preordinata li caricavano. Pochi minuti dopo, il seguente comunicato stampa del Gruppo EveryOne riassumeva la catena di eventi presso il Triboniano:

 
Segnalazioni di azioni violente da parte delle forze dell'ordine contro famiglie Rom del Triboniano
"Ci stanno pervenendo in questi minuti numerose segnalazioni, confermate da alcuni fotoreporter di agenzie di stampa e quotidiani nazionali, secondo le quali le forze dell'ordine milanesi avrebbero caricato pesantemente gli abitanti del campo Rom di Triboniano, impedendo con la forza a 300 uomini, donne e bambini dal recarsi pacificamente e non in forma di corteo al presidio convocato oggi alle 18 dalle associazioni umanitarie di fronte a Palazzo Marino". Lo dichiarano Roberto Malini, presente al presidio di fronte al Comune di Milano, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti con lui del Gruppo EveryOne, organizzazione per i Diritti Umani. "In questo momento la Polizia è all'interno del campo. I Rom sono stati caricati da un cordone di agenti mentre tentavano di uscire dal Triboniano e recarsi pacificamente al presidio, poi la Polizia ha impedito l'accesso a noi attivisti e all'interno del campo è iniziata una tremenda caccia all'uomo tuttora in corso" ha raccontato Stefano, attivista che assiste le famiglie del Triboniano, raggiunto al telefono poco fa da Pegoraro.
Ulteriori testimonianze confermavano l'incredibile abuso: "Gli attivisti e i reporter possono vedere con i loro occhi scene da incubo: donne e uomini Rom pesti e sanguinanti, bambini feriti e intossicati dai lacrimogeni, perdita di controllo da parte degli uomini in divisa, che colpiscono alla cieca con i loro manganelli. Una bambina è stata percossa con violenza a un braccio, un giovane Rom zampilla sangue dalla fronte". 
La polizia impediva ai fotografi di fare il  loro dovere e documentare il massacro, ma foto e video girano già in rete. "Ci sentiamo di dire alla luce di quanto sta accadendo," prosegue EveryOne, "che siamo totalmente a fianco dei nuclei familiari Rom di via Triboniano, anche nel caso in cui sia in atto una ribellione alla riferita violenza da parte delle forze dell'ordine. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, infatti, sancisce la ribellione a tutte le forme di violenza e discriminazione quale diritto inviolabile dell'uomo, e come Gruppo sui Diritti Umani, ci dichiariamo pronti a scendere in campo, nella forma nonviolenta che da sempre ci caratterizza, accanto alle famiglie Rom per contrapporre - anche rischiando di ricevere gli stessi abusi - la ragione dei Diritti Umani alla violenza e alla persecuzione che le colpiscono".

 
La cronaca da parte degli Antirazzisti Milanesi (condivisibile al 100% in ogni considerazione)
Ore 16: circa 300 rom si avviano a piedi per prendere il tram 14 e recarsi al presidio indetto per le 18 sotto Palazzo Marino.
L'obiettivo del presidio era semplicemente quello di comunicare alle autorità cittadine la piattaforma rivendicativa degli abitanti (qui allegata). Una proposta di accordo che, se accettata avrebbe significato l'abbandono volontario del campo sotto sgombero. Ma percorsi neanche 200 metri uno sbarramento di Polizia bloccava la strada e con fare arrogante intimava ai rom di tornare indietro perché la manifestazione non era autorizzata (falso! dato che erano stati presi accordi precisi con la DIGOS) e spingendo affinché i rom facessero una delegazione di sette persone per andare ad incontrare l'assessore Mojoli.
I rom rifiutano la proposta e al primo accenno di proseguire vero il capolinea del 14 parte la prima carica. Come al solito le donne in prima fila, come al solito le vittime non possono combattere: una bambina di due anni ne esce con la faccia segnata dal manganello e parecchie caviglie risultano gonfiate dai calci

Ore 17: dopo un lungo e inutile parlamentare, i rom decidono di tornare indietro, agguerriti più che mai e improvvisano barricate in mezzo alla strada. la manifestazione, nei fatti, si concentra in via Triboniano. La richiesta è sempre la stessa: una risposta alle rivendicazioni unitarie di tutti e quattro i campi sotto sgombero. Anche la risposta è sempre la stessa. Decine di cellulari scaricano agenti, che con ampi cordoni in antisommossa bloccano entrambi gli accessi al campo anche a chi ovviamente  stava accedendo dal presidio ormai saltato in centro città

Ore 18,30: Scatta l'ordine di attacco. I cordoni si muovono contro i rom che cominciano ad opporre una forte resistenza. Diverse cariche violente vengono affrontate dagli abitanti del campo. Per ben tre volte l'esercito anti-rom è costretto ad arretrare perché i rom contrattaccano. Ma alla fine numeri e soprattutto violenza armata prevalgono. Lacrimogeni e manganelli costringono i rom all'interno dei campi che continuano a cercare di resistere e contrattaccare.

Da qui in poi non è dato sapere cosa stia davvero accadendo. I solidali che sopraggiungono trovano la strada sbarrata. 
Non resta che lanciare un accorato appello ad accorrere verso Triboniano. La resistenza dei rom ha assunto davvero tratti eroici e se oggi la battaglia antifascista riveste un qualche significato e valore universale questo è il momento di dimostrarlo. Il fascismo, sempre di più, è quello dello stato. La resistenza che sgorga dalle viscere della società, è l'unica vera risposta all'altezza della situazione.
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Di Fabrizio (del 20/05/2010 @ 20:04:48, in Regole, visitato 1971 volte)

Un lungo comunicato (che riporto qua sotto) mi informava che stasera alle 18.00 in piazza Scala c'era un presidio dei Rom. Ero lì per intervistare qualcuno di loro, ed avere qualche parere dai diretti interessati.

Non ho potuto farlo: in piazza c'erano solo Ventila (vecchia conoscenza dei lettori), che in effetti abita nel campo di Triboniano, qualcuno del comitato antirazzista, una delegazione del  comitato di Rubattino e Roberto Malini  del gruppo EveryOne.

Era successo che ai Rom è stato IMPEDITO CON LA FORZA  di manifestare, perché un cordone di polizia ha impedito loro di uscire dal campo di Triboniano, effettuando una carica che si è conclusa con alcuni Rom contusi.

Una delegazione ha tentato di farsi ricevere in Comune per chiedere la rimozione del blocco di polizia, ma non è stata neanche fatta entrare nel palazzo.

A questo punto da piazza Scala si sono spostati verso il campo di Triboniano, per capire quale fosse la situazione. Io son tornato a casa per darvi almeno queste scarne notizie, che lascio a voi giudicare. Vi farò sapere appena possibile se ci son aggiornamenti.


COMUNICATO STAMPATriboniano, i Rom, le Ong e gli operatori umanitari in presidio davanti a Palazzo Marino

Milano, 19 maggio 2010. Domani, giovedì 20 maggio, a partire dalle 18 si terrà un presidio pacifico davanti a Palazzo Marino, in piazza della Scala. La manifestazione è stata promossa dalla comunità Rom di via Triboniano, per protestare contro i continui sfratti che mettono sulla strada famiglie indigenti e contro il progetto dello smantellamento del campo, programmato a partire dal 30 giugno, senza alternative abitative e inclusive sufficienti all'emergenza umanitaria. Organizzazioni per i Diritti Umani e centri antirazzisti sosterranno il presidio. "E' il primo passo per la difesa del nostro diritto all'esistenza e alla dignità," affermano senza esitazioni i rappresentanti delle comunità Rom riunitesi in assemblea domenica scorsa. Il Gruppo EveryOne, che ha scritto una lettera al vicesindaco e alla Casa della Carità, chiedendo l'interruzione degli sfratti e l'avvio di politiche in linea con la Carta dei diritti fondamentali della persona nell'Ue, sarà presente al presidio. "Negli ultimi anni il Comune di Milano ha perso una grande opportunità civile," spiegano i leader dell'organizzazione Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché ha avuto a disposizione tanti milioni di euro, ma ha investito tutto quel denaro in una forsennata caccia all'uomo, attuando sgomberi irresponsabili in estate e in inverno, mettendo sulla strada bambini, donne e malati. Ha murato case abbandonate, acquistato centinaia di telecamere di sorveglianza, distolto la polizia municipale dai suoi compiti utili alla collettività per trasformarla in una milizia etnica. La Commissione europea e l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani hanno condannato tali procedure, contro cui sono state aperte procedure di infrazione. Ora tocca al Triboniano, un campo che sta per essere sacrificato alla realtà dell'Expo, attorno a cui gravita ogni genere di malapolitica e malaffare". Vi è una certa preoccupazione, da parte delle istituzioni locali, dopo i moti di protesta verificatisi al Triboniano giovedì 13, quando alcuni rappresentanti della comunità di via Triboniano hanno eretto barricate, dato fuoco a copertoni e a un'auto, messo alcune bombole in mezzo alla strada. L'Assemblea di via Triboniano e gli Antirazzisti Milanesi assicurano che il presidio si svolgerà in modo pacifico: "La manifestazione si prefigge esclusivamente lo scopo di consegnare e rendere pubblica alla una proposta di soluzione della vicenda che rappresenta la volontà di tutti gli abitanti del campo. Le famiglie si rendono infatti disponibili a lasciare l'insediamento purché vengano salvaguardati i loro diritti fondamentali: un’abitazione degna e sostenibile per i 100 nuclei familiari; la garanzia di continuità scolastica per tutti i bambini; la fine di ogni gestione esterna degli interessi e dei diritti della comunità". La Croce Rossa Italiana e la Croce Rossa Romena visiteranno il campo nei prossimi giorni con una delegazione, per verificare le condizioni di salute degli insediati, per accertare che le famiglie verranno risistemate in alloggi adeguati e che siano previsti dopo il trasferimento programmi di inclusione, come prevedono gli accordi internazionali. "Al Triboniano rischia di verificarsi una spaventosa tragedia umanitaria," comunica l'ufficio stampa della sezione Diritti Umani del Circolo "Generazione Italia" di Milano, "ed è importate evitarla. Dopo le proteste di giovedì, si è parlato dei Rom come di facinorosi e violenti. Chi conosce la situazione del campo, però, si rende conto che per i 700 esseri umani lì residenti non esistono più diritti né opportunità di vita. Quando un gruppo sociale viene perseguitato, è sancito il suo diritto alla ribellione: lo afferma la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Domani, però, la protesta si svolgerà in modo tranquillo, anche perché è auspicabile da parte delle autorità cittadine iniziare finalmente ad ascoltare i Rom del Triboniano, evitando di delegare le loro scelte e il loro destino ad associazioni che non hanno motivo di rappresentarli".

 
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
+39 393 4010237 :: 39 331 3585406
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