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Bulgaria (II puntata)
Di Fabrizio (del 26/02/2006 @ 09:29:18, in scuola, visitato 2822 volte)

[RIASSUNTO]

II puntata La strada per educare al futuro

Avvicinandosi alla scuola non ci si rende conto di cosa ci sia dentro. Posta in un angolo pulito e quieto di un altrettanto lindo villaggio, a 90 km. da Sofia in una valle circondata da montagne, la scuola Vidrare appare per quello che è: una scuola normalissima, col campo di calcio, il recinto di rose che testimoniano il lavoro di un giardiniere coscienzioso. Il campus è costituito da quattro edifici [...]

Sono circa 90 gli studenti, tra i 7 e i 16 anni. La maggioranza di loro sono Rom, che dividono le loro abitazioni col bestiame esono sparpagliati nei villaggi montani lì intorno, spesso anche distanti dai centri abitati. Per questo gruppo di studenti la lotta per l'educazione comincia da casa, con la quotidiana sfida della distanza da percorrere, della mancanza di vestiti o di nutrizione adeguata.

La scuola Vidrare è unica nel suo tentativo di rompere le barriere che incontrano questi bambini: pur non essendo un orfanotrofio (i bambini hanno i genitori), è attrezzata per ospitare gli studenti ce arrivano da lontano, provvede al mantenimento di quelli più bisognosi, fornisce quaderni, libri di testo, gessi e materiale per la scrittura.

Quattro anni fa se ne ventilava la chiusura. La caldaia centrale aveva oltre 60 anni e tutto l'impianto era a rischio incendio. La nuova direttrice, Maya Pencheva, aveva inviato una richiesta alle organizzazioni umanitarie, nel tentativo di salvare la scuola. Un'organizzazione riuscì a trovare una nuova caldaia e un'altra donò i computer. Negli anni successivi, le due associazioni hanno continuato ad investire finanziariamente e personalmente nel mantenimento della scuola.

Maya Pencheva in un'intervista ha sottolineato le barriere che circondano il suo gruppo di studenti. I loro genitori di solito sono scettici di fronte all'istituzione scolastica; ci sono eccezioni, ma di solito la scuola tradizionale non è una priorità. Maya Pencheva è convinta che la maggior parte di quei bambini vuole andare a scuola e si mostra particolarmente preoccupata per quanti vorrebbe frequentare ma trovano ostacolo nella volontà dei genitori.

Lei e il gruppo di otto insegnanti sono tutte Bulgare e risiedono nell'area del villaggio. Si ingegnano nel comprendere

  1. cosa potrebbe motivare i genitori a mandare i propri figli alla scuola e

  2. come insegnare al meglio con le scarse risorse a disposizione.

Le insegnanti a turno devono essere disponibili nottetempo per quanti si fermano a dormire. La dieta scolastica, che consiste primariamente in pane e fagioli, viene integrata coi prodotti dei loro orti. A natale si ingegnano con la vendita di cartoline d'auguri autoprodotte o altre realizzazioni artigianali.

Le ragioni del rifiuto dei genitori sono varie: uno dei fattori più comuni è la paura che i figli partano per non tornare più. I Rom sono estremamente orientati alla famiglia, creano un'unità dal combinarsi di generazioni multiple. Difatti, in molte comunità l'autorità risiede nei membri più anziani della famiglia allargata. Inoltre c'è un'innata sfiducia nel governo e verso “quelli di fuori” - sfiducia legittima, visto come i libri di storia descrivono la “piaga zingara” negli ultimi secoli. Per finire, la religione presso i Rom è una confusa miscela di tradizione, folklore e della religione dominante della cultura “patria”, che produce una gran varietà di credenze. Fondamentale, i Rom ritengono “quelli di fuori” come contaminati e rifiutano i contatti eccessivi. Tutto questo assieme, costruisce quel muro che gli insegnanti devono abbattere per dare un'opportunità ai giovani.

Le sfide che minacciano la scolarità non sono solo filosofiche, ma soprattutto pratiche. A una giovane madre è stata posta la domanda: “Cosa ti impedisce di mandare i figli a scuola?”. Nella sua risposta, la madre anticipò che i figli si alzavano e si vestivano da soli, che avevano assunto anche la responsabilità di fare i compiti e di frequentare. Ma la risposta vera era: “Non li posso mandare quando sono senza scarpe”.

Le barriere per questa generazione fondamentalmente sono simili a quelle di altri gruppi minoritari: povertà, paura, sfiducia. Come può un gruppo di insegnanti con un budget di 200 leva annui, provvedere a calzare i propri studenti perché facciano a piedi le due-tre ore di percorso verso la scuola? Come può una cultura assimilata investire in un gruppo minoritario riluttante? Basta un decennio per sovvertire secoli di barriere? Alcune certezze ci sono. Le divisioni permarranno per anni ancora e il cammino verso l'inclusione resterà in salita, ma cominciare a dare attenzione e risorse alle giovani generazioni, darà frutti in futuro. [...]


La scuola Vedrare, immagine tratta da "The Sofia Echo"

fine II puntata