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Serbia e Montenegro
Di Fabrizio (del 04/02/2006 @ 09:35:34, in Europa, visitato 2145 volte)

Questo articolo è parte del rapporto che accompagna il programma di Media Diversity Institute (Londra) e BETA news agency: “Vedere i Rom senza pregiudizi”, nel quadro del Decennio dell'Inclusione Rom.

 

By Zoran Kosanovic

Zingara schifosa, guarda cos'hai combinato!” l'infermiera urlava contro Olgica Jasarevic, una Romnì al nono mese di gravidanza. La signora Jasarevic era nell'ospedale di Nis in attesa di controlli, sdraiata su un letto in preda ad un'emorragia.

Avevo paura e così non ho detto niente, ma quando è arrivato il dottore gli ho raccontato cos'era successo. Si è scusato e ha detto che non sarebbe più accaduto.” La signora Jasarevic ha descritto l'infermiera come una donna dai capelli rossi e corti, ma nessuna azione è stata presa.

La spiacevole esperienza di questa donna, è una delle conferme delle discriminazioni contro i Rom del servizio sanitario. I dati riportano anche che la percentuale di mortalità tra i Rom tra i 30 e i 40 anni, è del 24% superiore a quella cittadina.

Il personale medico ha diversi tipi di approccio verso i pazienti Rom. Molti li insultano o rifiutano di fornire assistenza medica,” conferma Marija Demic, ricercatrice del Centro Diritti delle Minoranze, che ha compilato un rapporto sui Rom e l'accesso ai servizi sanitari di Nis.

Osman Balic, attivista Rom del locale centro Yorum, ha un'opinione differente: riconosce che il sistema sanitario di Nis discrimina i Rom nei confronti degli altri abitanti, ma ritiene che il vero problema siano le misere condizioni di vita: “La situazione degli insediamenti rom è un pericolo costante per loro stessi e per gli altri cittadini. Occorre che lo stato intervenga”.

Demic a sua volta conferma le cattive condizioni di partenza come una delle cause, ma insiste sul fatto che i Rom non siano coperti dal servizio sanitario al pari del resto della popolazione. Aggiungendo che sono i bambini e le donne incinte quelle nella peggiore situazione.
In molti casi abbiamo ragazze incinte a 16 anni, che trascorrono tutto il periodo di gravidanza senza controlli medici. I partners raramente conoscono qualcosa sulla contraccezione. Non sono a conoscenza delle malattie trasmesse sessualmente, incluso l'HIV. I bambini non vengono visitati e quindi neanche vaccinati.”, sempre secondo il rapporto del Centro Diritti delle Minoranze.

Le Romnià che provano a cercare soluzioni a questa situazione, sono malviste dalle stesse persone a cui si rivolgono in cerca di aiuto. Quando Danijela Zekic, che aveva già tre figli, andò in farnmacia per informarsi sull'uso della pillola, la farmacista scoppiò in una risata. “Sono andata in farmacia con un'amica. Non c'era nessuno, solo noi due e la farmacista, una bella signora coi capelli scuri. Le ho chiesto cosa cercavo e lei è sbottata: “Sai cos'è la pillola contraccettiva? Da non credere. Pensavo che voi zingari non sapeste niente di contraccezione.” Shoccata, non le risposi. Presi le mie pillole ed uscii” ci dice.

Discriminazione? Non è proprio così. Conosco centinaia di casi dove gli infermieri hanno fatto più del dovuto per un Rom. E' una parola troppo grossa per il sistema sanitario. Critico piuttosto che le riforme che dovrebbe permettere l'accesso a una fascia più ampia di cittadini, progrediscano troppo lentamente”, dice Osman Balic.

Commentando un evento menzionato dal rapporto: un reclamo che dichiarava che il pronto soccorso si era rifiutato di inviare personale paramedico all'accampamento di Crvena Zvezda, dove un uomo era immobilizzato dal mal di schiena: “Il rapporto non accenna al fatto che l'accampamento è a diverse centinai di metri dal centro medico, e l'uomo avrebbe potuto cercare assistenza per conto proprio.”

Non tutti i Rom di Nis sono dello stesso avviso. I rifugiati dal Kosovo, come pure quelli rimpatriati a forza dalla Germania, sono in una situazione ancora peggiore. “La maggior parte di loro cerca sistemazione nei quattro campi disponibili. Molti non sono registrati come residenti e quindi non hanno diritto all'assistenza medica, oppure a rivolgersi all'ufficio di collocamento o di mandare i figli a scuola.” dice Marija Demic.

Lei ritiene che il governo locale dovrebbe sviluppare un piano d'azione per far partire un servizio sanitario destinato alle comunità rom, elencando i benefici. “E' anche necessario munire ogni accampamento di un coordinatore, perché i suoi abitanti esercitino il diritto alla sanità”, e poi aggiunge che il gradino successivo sarebbe la formazione del personale medico nel trattare adeguatamente i pazienti Rom.
Il censimento del 2002 indicava in 250.518 gli abitanti di Nis, tra cui 5.687 Rom. I Rom ritengono invece che il loro numero sia vicino ai 20.000. Al Centro Diritti delle Minoranze specificano che molti Rom evitano di indicare la proprie etnia, per paura della discriminazione e dei pregiudizi. Sait Balic, lui stesso Rom, dice che sono circa 2.000 quelli rimpatriati forzatamente dalla Germania. A sua volta, Dragoljub Djordjevic, docente di sociologia, afferma nel suo studio “Vivere con i Rom”, che loro risiedono da secoli nell'area di Nis.


(BETA/MDI)e stresses.