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Siria
Di Fabrizio (del 19/01/2014 @ 09:06:40, in conflitti, visitato 1836 volte)

Segnalazione di 9 mesi fa

  Vol 3, article posted August 2013 - Rifugiati siriani ignorati: gli zingari by Kemal Vural Tarlan, Documentary Photographer

Il 17 dicembre 2010, in Tunisia un giovane laureato, venditore ambulante, diede inizio a quella che è conosciuta comunemente come "Primavera Araba". Questa rivolta partita da una strada araba si diffuso poi in tutto il Medio Oriente. Come risultato, diversi regimi dittatoriali nel Medio Oriente, al potere da quasi mezzo secolo, persero uno a uno il potere. Quando i disordini arrivarono nel 2011 in Siria, si ipotizzava che anche il regime Baas sarebbe caduto rapidamente. Al contrario, il regime siriano è tuttora in piedi, dati alcuni motivi come la religione, la diversità etnica della Siria, la posizione geografica, i collegamenti politici tra i diversi gruppi sotto il regime Baas e la stabilità internazionale.

Il conflitto è ora al terzo anno ed ha causato oltre 70.000 morti in Siria. Milioni tra i vari gruppi etnici hanno dovuto lasciare le proprie case e città. Oltre un milione di Siriani hanno lasciato il paese per fuggire nelle nazioni limitrofe, e alcune sono stati obbligati ad immigrare in città relativamente più sicure fuori dalla Siria. Oggi, stanno cercando di sopravvivere in campi e appartamenti nei paesi vicini. Per oltre un anno, ho condotto un documentario fotografico riguardo ai Siriani conosciuti come "ospiti" in città vicine ai confini siriani, e come rifugiati o richiedenti asilo dalla legge internazionale. Li ho fotografati mentre lavoravano nelle fattorie o mentre sudavano dalla paura attraversando quotidianamente i campi minati, nelle loro tende o in lacrime in un appartamento. Più recentemente, ho provato a fotografare ogni momento della loro vita, come testimonianza di una storia. La realtà del popolo siriano in questa stessa regione, assieme e divisi in diverse etnie, fedi e culture.

In mezzo a questi popoli e comunità, c'è un antico gruppo che non solo vive qui dal Medio Evo, ma anche diffuso in tutto il mondo. Ci sono centinaia di migliaia di zingari, conosciuti come Dom, Dummi, Nawwar, Kurbet e Zott, capaci di parlare diverse tra le lingue locali, oltre al curdo, il domari, il turco e l'arabo. Questi gruppi zingari vivono nomadicamente in tutta la Siria e si sono stabiliti, insediati ed integrati con le popolazioni locali. All'inizio del secolo scorso, furono divisi da confini artificiali tra le nazioni. Anche vivendo in paesi diversi, sono rimasti in comunicazione per via parentale, e tra parenti ci sono stati anche matrimoni. Con lo scoppio della recente guerra civile, sono stai esposti a discriminazione da parte delle altre popolazioni e hanno cercato di scappare nelle città dove vivevano altri parenti. C'è una semplice realtà per loro, anche se vivono in paesi diversi; condividono il medesimo destino. Hanno una bassa qualità di vita, sono umiliati, disprezzati, discriminati e ostracizzati sul lavoro da gruppi predominanti rispetto agli zingari.

Gli zingari che hanno vissuto in Siria negli ultimi due anni, si sono trovati in una guerra dove non avevano un lato in cui schierarsi. In un'area abbandonata, una stazione dalle parti di Gaziantep, ho incrociato un gruppo che cercava di vivere in tende di teloni e plastica. Il campo è abitato principalmente da donne e bambini. Gli uomini si sono spostati più vicino alla città, nella speranza di un lavoro. I bambini corrono all'interno delle tende, al cui interno ci sono solo alcune coperte, con un pezzo di pane secco in mano. Vengono da Aleppo. "I ribelli erano entrati in città. L'esercito ci disse che aeroplani da guerra stavano per bombardare le nostre case e che dovevamo andarcene. Così abbiamo abbandonato le nostre case e i nostri averi e siamo partiti. Le notizie arrivate sinora dicono che adesso è tutto bombardato. Non abbiamo più una casa." dice la ragazza, tatuata sul volto e sulle mani. Poi ho chiesto: "Con quale fazione stavate?" Risponde: "Per noi non faceva alcuna differenza. Le nostre case sono bombardate, eravamo tristi e miserabili, ed ora tutti siamo senza cibo."

Ho discusso con un uomo di nome Hasan sui Dom della Siria. Hasan ha 17 anni, è sposato e ha 2 figli. Ha piazzato la tenda in una quartiere di Nizip dove vivono i Dom. Lo hanno aiutato a piantare la tenda. Dentro vivono in 9 in tutto, inclusi suo suocero, sorelle e fratelli. Hasan parla fluentemente domari, curdo e arabo. Ammette di essere un Domari. Gli zingari venuti dalla Siria non possono parlare turco. Si presentano come Turchi e quelli che parlano il turco sono soprattutto Curdi e zingari del Turkmenistan. Indica un'altra tenda e dice: "Non credergli, dicono di essere Curdi, ma sono parenti miei e vivevano per strada dietro la mia casa ad Aleppo." Abbiamo continuato a parlare dei suoi parenti dentro e fuori la Siria.

Da Hasan e da altre persone con cui ho parlato, ho ottenuto queste informazioni: Latakia è dove gli zingari lottano per sopravvivere, ci sono attacchi aerei regolari. Dicono che la gente emigra nelle città della Siria Occidentale, come Sham, o in città controllate dalla comunità-società curda, come Afrin, Kobani o Qamishli. Quanti di loro sono artigiani come dentisti, fabbri, circoncisori, intessitoti di setacci, musici e lattonieri, non riescono ad esercitare i loro mestieri per l'industrializzazione, la modernizzazione della produzione e le leggi. Hasan in Siria lavorava nelle costruzioni, se c'era bisogno di lui per lavorare in Turchia ci andava. "I lavoratori turchi prendono 80 lire (1 lira turca = 0,33 euro, ndr.), però noi lavoravamo per 40, anche se per noi non c'era molto lavoro. Di solito lavoriamo una volta alla settimana. Presto, la mia famiglia si trasferirà a Mersin, dove i bambini e gli adulti raccoglieranno le fragole. Sembra che questa guerra non debba finire mai e, quando lo farà, andrò ad Aleppo."

Un affollato gruppo di richiedenti asilo, sotto un mandorlo appena fiorito ai bordi del deserto, si irrita quando mi vedono dietro all'imam Keskin della zona di Urfa. Non dicono che poche parole, anche se sono sicuri che non sono un dipendente pubblico. Le anziane lanciano maledizioni contro quanti ritengono abbiano causato "la loro situazione attuale" [...]. Mentre sto per andarmene, una di loro mi urla contro di "non fare sapere dove sono loro, scattando foto." Due giorni prima le tende degli zingari sono state date alle fiamme nel vicino distretto di Yenice, dalla polizia che agiva in seguito alle lamentele dei residenti. Nelle cronache non ci sono stati riferimenti agli zingari, solo un accenno sulla stampa nazionale a "bruciate le tende dei Siriani". I richiedenti è da due giorni che stanno cercando di scappare dalla polizia. Le autorità locali hanno impedito loro di fermarsi con le tende nel distretto, sia per i pregiudizi, che per le lamentele e l'inquinamento visivo.

Ultimamente, gli zingari in cerca di asilo che dalla Siria fuggono nel nostro paese, cercano rifugio in appartamenti non rifiniti, capannoni e nei quartieri poveri. I loro parenti, che vivono qui, hanno piantato delle tende vicino alle mura delle loro case, anche se non hanno pane da condividere. Assieme vanno per le strade a raccogliere cartoni, beni fatiscenti e un pezzo di pane. Ma molti di loro sono ancora accampati in tende di emergenza, vicino a città, paesi e villaggi lungo il confine tra Mardin e Antakya.

Sono stati accusati di furti e immoralità, discriminati dagli Arabi, Curdi e Turchi che risiedono nei campi, anche se riescono a mimetizzarsi in quegli stessi campi per la loro capacità di parlare quelle lingue, dopo essersi inseriti regolarmente. D'altra parte sono discriminati ed esposti ai medesimi pregiudizi da chi gestisce i campi, fin quando questi ultimi non riescono a demotivarli a sostare lì.

La maggior parte di loro è fuori dai campi ed è tornata nuovamente ad uno stile di vita nomade, per non essere umiliati dai "gagé" e non essere rinchiusi dietro il filo spinato. Partiranno per lavorare come joppers (braccianti o manovali senza qualificazione, ndr.) nelle regioni mediterranee ed interne anatoliche, come forza lavoro a buon mercato, quando le temperature si alzeranno. Si dice che lavorino in queste aree per 5 lire turche a testa per giorno.

Concludendo, gli zingari sono state le vittime della "guerra civile" iniziata tra diversi gruppi etnici che avevano convissuto. Gli zingari nei Balcani hanno patito particolarmente la disintegrazione dei paesi del blocco comunista. In Iraq, migliaia di zingari sono stati obbligati all'immigrazione dalle bande armate degli sciiti radicali, per "la loro insufficiente fede nell'islam". Allora, molti si rifugiarono in Siria. Durante le rivolte in Medio Oriente, entrate ora nel terzo anno, gli zingari si sono ritrovati nel mezzo dei conflitti, ripetendosi la storia. Le notizie provenienti dalla stampa riferiscono che le loro condizioni di vita stanno diventando sempre più problematiche.

Le nuove autorità di questi paesi hanno intrapreso una nuova strategia di fronte a queste rivolte: solo promesse evasive a minoranze etniche e religiose, zingari compresi. Finché queste tematiche verranno trascurate dai politici, e verranno trascurate l'uguaglianza religiosa ed etnica, oltre alla pace, la struttura multiculturale del Medio Oriente continuerà a deteriorarsi.