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Je suis tzigane et je le reste
Di Sucar Drom (del 06/05/2013 @ 09:04:09, in scuola, visitato 1288 volte)

da Chiara di notte

Da piccola Anina viveva in clandestinita'. Oggi e' una giovane donna che e' riuscita, grazie a chi ha creduto in lei, ma soprattutto per il suo impegno, a cambiare la sua vita, trasformandola in un viaggio incredibile: da quando era mendicante per i marciapiedi di Lione ad essere finalmente ammessa alla prestigiosa Universita' della Sorbona.

All'eta' di sette anni, con la sua famiglia, Anina era arrivata in Francia dalla Romania e non parlava una parola di francese. Ha vissuto nei campi Rom, ha conosciuto l'esclusione, la discriminazione, il doversi nascondere e chiedere l'elemosina per le strade per riuscire a sopravvivere. Ma il suo destino e' cambiato quando un insegnante, vedendola accattonare nelle strade di Bourg-en-Bresse, le ha porto una mano, e le ha offerto la possibilita' di frequentare una scuola.

Rifiutata inizialmente dai suoi compagni di classe per le sue origini, ha reagito attaccandosi ancor piu' allo studio. Lo ha fatto per una questione di orgoglio, per non soccombere, per dimostrare di non essere inferiore a nessuno, per non deludere chi aveva creduto in lei. E' cosi' che si e' gettata anima e corpo sui libri, e questo l'ha portata a raggiungere traguardi che altri, meno motivati, a volte non riescono a raggiungere neppure durante i consueti anni di scuola, nonostante tutti gli impedimenti, culturali e linguistici che ha dovuto superare. Perche' in modo intelligente Anina ha subito capito che lo studio, piu' di qualsiasi altra cosa, l'avrebbe potuta aiutare a ritagliarsi uno spazio tutto suo, d'indipendenza e di dignita', dove non sarebbe stata piu' disprezzata per cio' che era. Ed e' quello che ha fatto.

Oggi, a 23 anni, la sua storia viene raccontata in un'autobiografia, “Je suis tzigane et je le reste”, scritta in collaborazione con il giornalista di RTL Frédéric Veille. Oggi, finalmente, da brillante studentessa Anina puo' riscattarsi, e mitigare la vergogna di essere Rom che i suoi genitori le avevano trasmesso. Oggi, tutto quello che ha fatto per riappropriarsi della dignita' che le era stata negata a causa della sua etnia, sta dando i suoi frutti. Nel mese di settembre, infatti, Anina e' stata ammessa alla Sorbona e studiera' per diventare magistrato: il suo sogno fin da quando era bambina. Perche' come afferma lei stessa nel libro: "Il giudice e' il portavoce del diritto, e della giustizia".

Questa storia di una persona semplice, povera, umile, partita svantaggiata in tutto, che non ha trovato l'aiuto dei soldi, o dei favori politici, o le strade preferenziali che vengono offerte solo a chi appartiene a una famiglia potente, e' ancor piu' emblematica e significativa di tante altre, perche' dimostra che solo noi stessi, con l'impegno, la volonta' e l'intelligenza, possiamo riscattare la nostra condizione, e migliorarla. Ed e' per questo che Anina dovrebbe essere indicata come un esempio per tutte le giovani ragazze Rom, e non solo.