\\ Mahalla : Articolo : Stampa
Addio al maestro della convivenza
Di Fabrizio (del 01/12/2012 @ 09:01:32, in Kumpanija, visitato 853 volte)

29 novembre 2012


Si sono svolti nel pomeriggio, in città, i funerali del maestro Giorgio Ferri, cofondatore dell'Opera Nomadi di Reggio e tra i primi insegnanti elementari in Italia che si occuparono dell'educazione dei bambini 'zingari'. Il maestro Ferri, che abitava in via Vasco de Gama, nel rione Cln, aveva compiuto 80 anni un mese fa. Nei giorni scorsi era stato ricoverato al Santa Maria Nuova per alcuni problemi di salute. Ieri, improvviso, il decesso.
Giorgio Ferri ha dedicato una lunga parte della sua vita all'impegno per l'integrazione dei nomadi: nel 1965, il ministero dell'istruzione istituì in nove province italiane una scuola elementare destinata ai bambini di famiglie sinte. Una venne aperta proprio a Reggio, nel quartiere di Baragalla, e toccò al maestro Ferri insegnare i rudimenti della lingua e dell'organizzazione della nostra società ai bimbi nomadi.
Una rappresentanza della comunità sinta di Reggio ha partecipato oggi alla cerimonia funebre, che si è svolta nella chiesa dell'Immacolata concezione, in via Bismatova. Quindi la tumulazione nel cimitero di Gavassa. Giorgio Ferri lascia quattro figli.

Un ricordo del maestro Ferri di Paolo Bonacini, direttore di Telereggio - Il 30 dicembre del 1996, con il termometro stabile sotto zero, Telereggio raccontò la storia di due marocchini che vivevano sotto il ponte del Crostolo, in città, lanciando un appello per trovare loro una sistemazione più dignitosa. I primi a rispondere, il giorno dopo, furono alcuni esponenti dell'Opera Nomadi di Reggio, che regalarono ai due immigrati una roulotte, memori delle analoghe sofferenze da loro patite 40anni prima. Dell'Opera Nomadi Giorgio Ferri è stato per decenni il cuore e l'ispiratore. Un reggiano doc, cattolico e altruista, che mentre tanti racoglievano firme contro gli zingari, fomentando odio, andava controcorrente lavorando per l'integrazione dei sinti, cercando cocciutamente di portare a scuola i loro ragazzi e di insegnare loro le basi per avere una prospettiva di vita e di lavoro normale, come condizione indispensabile alla convivenza. Quel giorno, quando alcuni nomadi regalarono la roulotte ai marocchini, venne anche lui davanti alle telecamere per dire senza tanti giri di parole cosa ancora mancava dopo la scolarizzazione. Giorgi Ferri era anche un bravo pescatore; all'apertura della della stagione della trota saliva con gli amici sull'appennino e ne scendeva sempre con il maggior numero di pesci o con il trofeo più pesante. Forse perchè era nelle grazie del Signore, o forse, più semplicemente, perchè era più bravo degli altri.
Ciao Giorgio, ci mancherai.