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In ottocento per dire addio a Paolo
Di Fabrizio (del 16/04/2012 @ 09:34:24, in Kumpanija, visitato 2240 volte)

La provincia pavese - Casteggio, sinti da tutto il Nord Italia per i funerali del leader di Piazzale Europa di Anna Ghezzi

CASTEGGIO. Sinti ce n'erano almeno ottocento a riempire la piazza della chiesa di Casteggio, ma tra loro anche i pavesi - e non solo - che con Paolo Casagrande hanno lavorato, condiviso un pezzo di strada, progettato nuove sfide per far vivere il campo di piazzale Europa e l'integrazione con la città. Le serate di conoscenza, i progetti per i più piccoli, lui era il contatto con istituzioni e le associazioni.

Settanta corone di fiori rossi, bianchi, gialli, viola, arancio da cui, nel corteo lunghissimo, verso il cimitero, sono stati tolti i fiori, e gettati per terra, secondo la tradizione. Cappelli tradizionali,secchi di petali che le ragazze gettavano in terra al passaggio del feretro di paolo Casagrande, 52 anni, diretto successore della regina Mafalda e leader del campo nomadi di piazzale Europa. È morto potando un albero pericolante sopra la roulotte della suocera, lasciando nello sconforto tutta la comunità.

La chiesa piena, i bambini del campo vestiti da chierichetti sull'altare a cantare sulle note della chitarra dell'amico Davide Gabrieli di Trento. Sull'altare c'era don Vittorio Pisotti, parroco del Sacro Cuore: «È il nostro parroco - spiega Aurora Casagrande, la decana della famiglia, sorella di Paolo - ci vuole bene. Ha celebrato tutti i nostri funerali». Da lui un saluto commosso: «Era una persona così attenta, così piena di fede. Lascia un ricordo speciale, era sempre disponibile ad aiutare prima di tutto la sua comunità, ma non solo». A fianco di fra Franco Marocchi di Canepanova anche padre Rafaelangel Radice: «Con Paolo, chiunque arrivasse al campo era accolto come un fratello», ricorda il frate, che ora è a Busto Arsizio ma spesso tornava a Pavia. C'era anche don Massimo Mostioli, una figura di riferimento: «È uno di noi, parla la nostra lingua», raccontano amici e parenti. All'uscita dalla chiesta un corteo di fiori e canti, la musica della banda di Noceto (Parma) che scandiva il ritmo con canzoni funebri alternati a canti popolari come "Rose rosse per te". Fino al cimitero: davanti alla bara la foto di Paolo con Papa Benedetto XVI, la lettera di saluto inviata al campo dopo l'incontro a Roma. E poi la corona di rose screziate con il nome con cui lo conoscevano tutti i sinti: Zito.